Scuola, sanità, trasporti pubblici locali, ma anche personale delle ferrovie e vigili del fuoco: sono alcune delle categorie che hanno aderito allo sciopero generale in programma per oggi in tutto il Paese. Lo sciopero è stato chiamato da USB e da altri sindacati di base, e intende prendere posizione «contro guerra e genocidio, carovita e sfruttamento», e contestare l’aumento delle spese militari e la crisi del welfare e degli stipendi reali: «La guerra entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie», si legge nel comunicato di USB. Significativo anche il supporto alla causa palestinese e alla missione della Global Sumud Flotilla, con lo stesso Saif Abu Keshek, uno dei due attivisti detenuti per giorni da Israele, che scenderà in piazza.
Lo sciopero promosso da USB vuole ricalcare le grandi manifestazioni nazionali del 22 settembre 2025 e del 3 ottobre del medesimo anno, lanciati sotto il motto “blocchiamo tutto”. «Bloccheremo tutto di nuovo, al fianco della Flotilla e del popolo palestinese, e verso la manifestazione nazionale del 23 Maggio, che rimette al centro il nostro ruolo di operai e lavoratori come produttori di ricchezza, al fronte di un’economia di guerra e profitti, e carovita generato anche dai conflitti internazionali più recenti», scrive USB. Anche oggi, come nelle grandi manifestazioni dello scorso autunno, sono previsti cortei e presidi in tutte le maggiori città d’Italia, con piazze segnalate in almeno 15 delle 20 regioniamministrative. A inaugurare le danze sono stati i lavoratori di Livorno, che a partire dalle 6 hanno organizzato un presidio davanti al Varco Valessini del porto cittadino; non sono da escludersi ulteriori blocchi delle infrastrutture logistiche: alle 10.30 è previsto un analogo presidio presso il Varco Ponente del porto commerciale di Salerno.
Lo sciopero riguarderà diversi settori. Per quanto riguarda quello dei trasporti, il personale del Gruppo FS Italiane, Italo e Trenord ha incrociato le braccia dalle ore 21:00 di ieri e lo farà fino alle ore 20:59 di oggi; a tal proposito, sia Trenitalia che Italo hanno pubblicato una lista dei treni garantiti. Su scala regionale è invece rimasta in vigore una fascia garantita fino alle 9, e ve ne sarà una seconda serale dalle ore 18:00 alle ore 21:00; sciopero anche per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, con disagi previsti a Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo e Roma. Lo sciopero coinvolge anche i lavoratori della sanità, toccando le visite specialistiche programmate, gli esami di laboratorio e gli interventi non urgenti. Incroceranno le braccia, infine, anche i lavoratori delle scuole e del pubblico impiego, come per esempio il personale di uffici comunali, poste, o sportelli Inps e Agenzia delle entrate.
Tra le varie motivazioni per cui è stato lanciato lo sciopero, la contestazione delle politiche di riarmo del governo Meloni e la riduzione della spesa pubblica, così come la questione dei rinnovi dei contratti nazionali. Un posto speciale è riservato anche alla causa palestinese e alla Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria che intende rompere l’assedio israeliano marittimo su Gaza; in queste stesse ore, la flotta è salpata dalle coste turche, facendo rotta verso Gaza (è possibile consultare in diretta il proseguimento della missione qui). Alle manifestazioni odierne – e precisamente a Roma – parteciperà anche Saif Abu Keshek, uno dei promotori dell’organizzazione, che, assieme a Thiago Avila, è stato arrestato e detenuto da Israele per giorni. I due sono stati rilasciati lo scorso 10 maggio, dopo l’abbordaggio illegale in acque internazionali del 30 aprile scorso. I legali degli attivisti hanno spiegato che i due sarebbero stati sottoposti ad «abusi fisici equivalenti a tortura», dopo essere stati messi in isolamento per giorni.
Le prime due ospiti saranno Kariba, elefantessa africana di circa quarant'anni rimasta sola al Pakawi Park vicino ad Anversa dopo la morte dell'unica compagna nel 2022, e Julie, ultima elefantessa da circo ancora attiva in Portogallo. Saranno ospitate nell'Alentejo, nel sud del Paese, dove sta per aprire il primo grande santuario europeo dedicato agli elefanti provenienti da zoo e circhi. A realizzarlo è l'ONG Pangea Trust, attiva dal 2017, su una tenuta di 402 ettari tra i comuni di Vila Viçosa e Alandroal.
In Europa, secondo l'associazione, ci sono ancora circa 600 elefanti in cattività. Una...
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Nella giornata di venerdì 15 maggio, si è verificato un attentato nello Stato nigeriano di Yobe, nel nordest del Paese. L’attacco è stato reso noto oggi dal portavoce della polizia dello Yobe, che ha spiegato che è avvenuto presso la Scuola delle Forze Speciali dell’Esercito nigeriano a Buni Yadi. Almeno 17 agenti che stavano seguendo un addestramento operativo sono stati uccisi dall’attacco. Nessun gruppo ha ancora rivendicato l’attentato, ma i sospetti ricadono sulle milizie islamiste attive nella zona. La Nigeria è da anni al centro di una insurrezione islamista che si concentra proprio nell’area nordorientale del Paese.
C’è qualcosa di ironico nel destino dell’Austria. Un paese che la storia ha sempre trattato con una certa antipatia, eppure capace, in un’epoca non molto lontana, di dar prova di straordinaria abilità in quella che oggi chiamiamo “narrazione”. Qualcuno lo definì “l’ufficio stampa migliore del mondo”, e non a torto. Fu quello, in sintesi, che riuscì a convincere il resto del mondo che Ludwig Van Beethoven fosse austriaco e Adolf Hitler tedesco. Convinzione ormai passata alla storia. Anche se, in realtà, è esattamente il contrario.
Anche all’Eurovision, che quest’anno si è tenuto proprio in Austria, è importante saper gestire la propria comunicazione. Lo sa bene lo Stato di Israele che, negli ultimi anni, in particolare dopo il 7 ottobre 2023, ha investito milioni di euro per convincere il mondo a votare per i propri cantanti. Nel 2024, come ricostruito da un’inchiesta del New York Times, il ministero degli esteri di Tel Aviv spese più di ottocentomila euro per promuovere il proprio artista in gara. Operazione puntualmente ripetuta nel 2025, quando Israele arrivò secondo nella classifica finale e addirittura primo nel televoto. Il tutto mentre dalle piazze di mezza Europa si chiedeva la sua esclusione dalla competizione per via di quella piccola questione irrisolta che gli esperti di diritto internazionale si ostinano a chiamare genocidio.
Tra le nazioni da cui arrivarono più voti per l’esibizione di Israele ci fu addirittura la Spagna, un paese talmente lontano dalle posizioni di Netanyahu e soci che quest’anno ha preferito non partecipare all’Eurovision pur di non condividere il palco con loro. Anche Islanda, Paesi Bassi, Irlanda e Slovenia si sono rifiutate di partecipare. Ma la loro protesta non è stata accolta dagli altri paesi. «Il governo israeliano si è appropriato dell’Eurovision», ha dichiarato il presidente della tv islandese Stefan Jon Hafstein. Come se si trattasse di una Cisgiordania qualunque.
A svelare il meccanismo usato da Israele per gonfiare il voto è stata la televisione pubblica finlandese Yle. Nel 2025 l’artista israeliana in gara, Yuval Raphael, pubblicò su Youtube una serie di video promozionali nella lingua di ciascuno dei paesi partecipanti. In ogni clip compariva un invito esplicito: «Puoi votare fino a venti volte». Gli spazi pubblicitari erano stati acquistati dall’Israeli Government Advertising Agency, la stessa agenzia che in precedenza aveva comprato annunci su Google per screditare Francesca Albanese, accusandola di connivenza con il terrorismo.
Anche le ambasciate israeliane in tutta Europa avevano condiviso i video sui propri canali ufficiali. Mentre a New York, Times Square ospitava un cartellone luminoso che invitava i passanti a votare Israele. Perché lo fanno? Ovviamente non per vincere una competizione canora, bensì per dimostrare che il mondo è dalla loro parte. Se così tante persone votano per loro, significa che approvano quanto fatto da Israele in questi anni. Ai giorni nostri si dice “soft power”, perché “propaganda” ormai risulta scortese.
Il profilo Instagram di Netanyahu che invita a votare Israele
Colpisce che sia stata proprio la Finlandia a smascherare questa operazione. Un paese che con l’Eurovision ha un rapporto particolare, a causa di una esibizione avvenuta 20 anni fa che inizialmente scatenò diverse proteste e che si concluse con un trionfo.
Siamo nel 2006. Il festival si svolge ad Atene e la Finlandia, a sorpresa, decide di uscire dalle solite formule collaudate. Niente bionda eterea che canta dell’amore per le foreste innevate, niente ballerini seminudi accompagnati da un violino elettrico, niente elettrodance con dei ciccioni che fanno la sauna. Sul palco salgono i Lordi, una band heavy metal i cui componenti sono vestiti da mostri. Indossano armature di gomma, trucco da creature infernali e cantano una canzone dal contenuto vagamente blasfemo intitolata Hard Rock Hallelujah. Alla voce c’è Mr. Lordi, leader del gruppo, nei panni di un’orrenda creatura dal volto deturpato con ali di pipistrello. Lo affiancano Amen la mummia eterna alla chitarra, Awa la contessa fantasma alle tastiere, Ox il minotauro al basso e naturalmente Kita, il guerriero alieno che suona la batteria. Un’estetica che non aveva mai calcato il palco dell’Eurovision. Intendiamoci: siamo di fronte a un metal molto annacquato, nulla lontanamente paragonabile ai generi estremi che imperversano nei paesi scandinavi. Un norvegese medio lo userebbe tranquillamente come musica di sottofondo nei supermercati. Ma per l’Eurovision, evidentemente, basta e avanza a scatenare le proteste.
La band ”I Lordi”
I mostri sul palco non piacciono. Già prima del festival, in Finlandia, alcuni leader religiosi avevano espresso preoccupazione per l’immagine che il paese avrebbe proiettato all’estero. I costumi e il testo apocalittico venivano interpretati come un segnale di decadenza morale dal messaggio vagamente diabolico. Le proteste più accese si verificarono tuttavia una volta arrivati in Grecia. Un gruppo di attivisti noto come Hellenes lanciò un appello formale al governo finlandese e agli organizzatori del concorso per impedire l’esibizione. Nel comunicato, i Lordi venivano definiti una band malvagia e satanica e dichiarati non graditi in terra ellenica. Terra ellenica la cui mitologia millenaria è popolata da mostri di ogni tipo, dalle Arpie a Cerbero passando per i Ciclopi, ma che evidentemente non può sopportare neanche per pochi minuti la visione di un minotauro che suona il basso. Alla fine i Lordi salirono sul palco lo stesso. Ed ebbero ragione.
Il successo è immediato. Il brano, a dispetto dell’iconografia terrificante della band, è un heavy metal melodico e allegro, con un ritornello orecchiabile a metà tra i Kiss e i Twisted Sister. La combinazione di riff martellanti, fuochi d’artificio e maschere spaventose cattura l’attenzione del pubblico e i Lordi vincono a mani basse la semifinale, qualificandosi per la serata finale del sabato.
Quello che accade dopo entra nella storia non tanto dell’Eurovision, ma dell’intera nazione. Hard Rock Hallelujah travolge la concorrenza con un punteggio record, stacca nettamente il secondo classificato e la Finlandia vince l’Eurovision per la prima volta nella sua storia. I Lordi tornano in patria da eroi nazionali, nel senso più letterale del termine. Il nome della piazza principale della loro città natale, Rovaniemi, viene ufficialmente cambiato in Piazza Lordi. Al centro viene installata una statua con le impronte dei cinque mostri, che si trova lì ancora adesso, tra la neve e i turisti diretti al villaggio di Babbo Natale. Un po’ come se piazza Navona fosse stata ribattezzata piazza Maneskin.
Sabato sera si è conclusa l’edizione 2026 dell’Eurovision. Ha vinto la Bulgaria con un brano che incarna perfettamente lo stile musicale bulimico di questi tempi. L’idea, cioè, che ogni tipo di ritmo e ogni tipo di suono possano tranquillamente convivere insieme, in quanto parte non di una composizione, bensì di una coreografia. La coreografia di sé stessi. Israele non ha vinto, nonostante i milioni spesi anche quest’anno in pubblicità coordinata dallo Stato, che evidentemente si dedica alle competizioni canore con lo stesso entusiasmo con cui pratica lo sterminio di massa. Un sollievo anche per gli organizzatori, almeno sul piano logistico: se Israele avesse vinto, la prossima edizione avrebbe dovuto tenersi a Tel Aviv. O forse, a questo punto, direttamente a Mordor. I Lordi, nel frattempo, hanno continuato a pubblicare dischi e a fare concerti. La piazza di Rovaniemi porta ancora il loro nome. Le impronte dei mostri sono ancora lì, tra la neve del circolo polare artico. Di tanto in tanto, durante le loro apparizioni, c’è ancora qualcuno che si indigna per la presenza di esseri umani travestiti da mostri su un palco televisivo. Vent’anni dopo continuiamo ancora ad avere paura dei mostri sbagliati.
Questa è Ipertraccia. Rubrica domenicale che parla di musica. Se vi piace consigliatela ai vostri amici. Se non vi piace consigliatela ai vostri nemici. Se volete scriverci fatelo a musica@lindipendente.online
Nel pomeriggio di ieri, 16 maggio, a Modena, un’auto si è lanciata a tutta velocità su Via Emilia Centro, travolgendo i pedoni. Dopo essersi schiantato contro la vetrina di un negozio, colpendo in pieno una donna, il conducente, un 31enne italiano proveniente da una famiglia marocchina, è uscito dalla vettura e ha provato a fuggire; placcato da una persona, l’ha aggredita con un coltello, per poi venire definitivamente bloccato e portato in Questura. Al termine dei fatti, otto persone sono rimaste ferite, di cui quattro gravemente. Le indagini sulla vicenda sono ancora in corso, ma il caso è presto diventato politico: Giorgia Meloni ha rimandato la propria visita a Cipro, in programma per oggi, per recarsi insieme al presidente Mattarella a Modena e fare visita ai feriti; sui fatti si sono espressi tutti i maggiori politici del Paese e c’è già chi ha strumentalizzato le origini della persona coinvolta per promuovere politiche di remigrazione.
I fatti sono avvenuti attorno alle 16.30 di ieri, nel pieno centro di Modena. Salim El Koudri era a bordo di una Citroen, quando è sbucato da Largo Garibaldi a piena velocità entrando in Via Emilia Centro. Giunto sull’arteria cittadina, ha seguito una traiettoria serpentina, “a zigzag”, colpendo alcuni pedoni e mancandone altri, che hanno schivato la macchina; è poi andato a schiantarsi contro la vetrina del negozio Dallari Abbigliamento colpendo in pieno una donna. Dopo avere sbattuto contro il negozio, è uscito dalla vettura; anch’egli ferito, ha iniziato a correre, ma è stato bloccato da un uomo che ha aggredito con un coltello; è stato infine fermato in Rua Pioppa da altre due persone presenti sul posto, che hanno soccorso la persona aggredita. Sul posto sono arrivati ambulanze, polizia, e Primo Cittadino. A ieri sera, si legge sulla Gazzetta di Modena, due persone risultavano ricoverate all’ospedale Maggiore di Bologna, entrambe in Rianimazione con prognosi riservata; a Baggiovara erano invece ricoverati due donne in condizioni gravi e un uomo con un trauma al polso; al Policlinico, infine, i feriti più lievi, una donna per trauma cranico, un uomo per attacco di panico e un secondo uomo per ferita da taglio. La donna rimasta schiacciata tra la macchina e il negozio avrebbe perso le gambe e almeno due persone si troverebbero in pericolo di vita. Tre delle persone ricoverate sono state dimesse.
Dopo l’investimento, Salim El Koudri è stato portato in Questura e sottoposto a interrogatorio, mentre gli agenti della Digos e dell’antiterrorismo hanno perquisito la sua abitazione. Il movente che ha spinto El Koudri a investire i pedoni non è ancora chiaro. Al momento non si esclude alcuna ipotesi, ma non paiono essere stati trovati elementi che riconducano a moventi di natura terroristica, né che il giovane fosse sotto sostanze al momento dell’investimento. El Koudri è un 31enne italiano nato da una famiglia marocchina: è nato a Seriate, in provincia di Bergamo ed è residente a Ravarino, in provincia di Modena. Secondo le ricostruzioni mediatiche, nel 2021 dopo una laurea in Economia Aziendale, si sarebbe iscritto al Corso di Laurea Magistrale in International Management a Modena, per lasciare gli studi l’anno seguente. Nel frattempo, riporta il Resto del Carlino, sarebbe stato in cura psichiatrica a Castelfranco Emilia, dove sarebbe rimasto almeno fino al 2024; da quanto si apprende dalle dichiarazioni del sindaco alla stampa, il giovane sarebbe stato affetto da disturbi della personalità e personalità schizoide. El Koudri, inoltre, non sembra avere alcun precedente penale; è accusato di strage e lesioni aggravate dall’uso di arma.
Viste le origini della persona coinvolta – che si prestano facilmente a strumentalizzazioni politiche – è verosimile che il caso dominerà le prime pagine di cronaca dei prossimi giorni. In poche ore, dopo tutto, è stato commentato dall’intero ventaglio della politica parlamentare: Giorgia Meloni ha disdetto la sua visita a Cipro per visitare i feriti con Mattarella, e ha rilasciato un comunicato dai toni istituzionali in cui esprime vicinanza ai feriti e alle loro famiglie e in cui ringrazia le persone intervenute per risolvere la situazione; analoghe le parole di Tajani e dei leader dell’opposizione. Matteo Salvini, invece, è passato all’attacco sottolineando le origini marocchine di El Koudri; la Lega ha in seguito diffuso una nota in cui comunica che «Salvini ha dato mandato a un gruppo di giuristi di rifinire le proposte sulla sicurezza presentate nei giorni scorsi dalle europarlamentari leghiste, a partire dalla revoca del permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati, con immediata espulsione». Tajani ha subito commentato il comunicato con tono polemico: «Togliere il permesso di soggiorno a chi delinque? Chi è stato protagonista dell’evento di ieri non aveva un permesso di soggiorno, è cittadino italiano». Anche Vannacci ha approfittato del caso per promuovere politiche di remigrazione, mentre Calenda ha criticato la strumentalizzazione della vicenda: «Vedo tanti sciacalli a due zampe cercare di sfruttare la rabbia per quanto accaduto per fini elettorali», ha scritto. Lo scontro politico, insomma, è già iniziato, anche all’interno della stessa coalizione di governo. Il caso è arrivato anche a Bruxelles, commentato dalla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, e in Israele, con il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar che ha parlato di «vile attentato».
L’Ucraina ha scagliato quello che i media stanno definendo come il maggiore attacco con droni contro la Russia dell’anno corrente. Secondo l’agenzia di stampa russa governativa Tass, sarebbero stati lanciati 120 droni in direzione della capitale Mosca e dei sobborghi attorno alla città, e almeno 81 sarebbero stati intercettati. In seguito all’offensiva sono state uccise 4 persone, mentre altre 12 sono rimaste ferite, per lo più vicino all’ingresso della raffineria di petrolio della città. Inoltre, sono state danneggiate tre abitazioni; la raffineria, invece, non avrebbe subito danni.
«La proroga del cessate il fuoco e l’istituzione di un percorso di sicurezza facilitato dagli Stati Uniti offrono un respiro fondamentale ai nostri cittadini, rafforzano le istituzioni statali e promuovono un percorso politico verso una stabilità duratura». Recita così il comunicato della delegazione libanese a Washington che qualche giorno fa ha concordato una estensione del cessate il fuoco con Israele di 45 giorni; nonostante gli accordi, lo Stato ebraico non ha fermato le proprie operazioni nel Paese, emanando ordini di evacuazione e bombardando le aree a sud del fiume Leonte. Nella sola giornata di ieri, 16 maggio, gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso almeno 18 persone. Parallelamente, le IDF hanno portato avanti anche i propri raid su Gaza: venerdì le bombe israeliane hanno colpito Gaza City, uccidendo sette palestinesi; tra di essi, anche Izz al-Din al-Haddad, capo del braccio armato di Hamas, ucciso in un attacco assieme alla figlia e alla moglie.
L’estensione del cessate il fuoco in Libano è stata concordata dalle autorità libanesi e israeliane dopo gli incontri tenutisi a Washington tra il 14 e il 15 maggio. La tregua era stata originariamente siglata lo scorso 17 aprile, dopo uno storico incontro diretto tra delegazioni, il primo in decenni; inizialmente, sarebbe dovuta durare 10 giorni, ma il 23 aprile è stata prolungata di altre tre settimane. La nuova estensione durerà 45 giorni. Il Dipartimento di Stato degli USA ha inoltre comunicato che «il 29 maggio verrà avviato al Pentagono un percorso di dialogo sulla sicurezza con delegazioni militari di entrambi i Paesi», che preparerà la strada ai nuovi colloqui politici, previsti il 2 e il 3 giugno. Nonostante la tregua, Israele continua a violare i propri medesimi accordi. Ieri, le IDF hanno emesso nuovi ordini di evacuazione dal sud del Paese, che hanno interessato nove villaggi del Libano meridionale; l’aviazione dello Stato ebraico, intanto, ha bombardato almeno cinque città meridionali. Se ieri sono state uccise 18 persone e ne sono state ferite altre 124, in totale, dal 2 marzo, Israele ha ucciso 2.969 libanesi ferendone altri 9.112.
Malgrado i continui rinvii della scadenza del cessate il fuoco, Israele non pare volere fermare la propria aggressione sul Libano: agli attacchi e agli ordini di evacuazione sul sud del Paese dei Cedri si aggiungono anche i piani di governo ed esercito dello Stato ebraico. Qualche giorno fa, Israele ha approvato un finanziamento da 700 milioni di dollari per la produzione di difese anti-drone; assieme a esso è stata disposta anche la costruzione di una nuova fabbrica per la costruzione di droni suicidi di natura offensiva. «L’obiettivo della creazione della fabbrica è quello di industrializzare e ampliare significativamente l’arsenale di droni suicidi delle IDF, al fine di aumentare le capacità sul campo di battaglia», spiega Doron Kadosh, corrispondente militare di GLZ Radio.
Nel frattempo, continuano le aggressioni israeliane anche sul fronte gazawi. Venerdì 15 maggio, Israele ha lanciato un bombardamento su Remal, quartiere occidentale di Gaza City, uccidendo almeno 7 persone: tra di esse, riporta l’emittente qatariota Al Jazeera citando fonti mediche locali, tre donne e un neonato. Il raid ha preso di mira Izz al-Din al-Haddad, capo delle brigate di al Qassam, il braccio armato di Hamas; i vertici del gruppo hanno confermato la sua morte il giorno seguente. I bombardamenti sono andati avanti anche ieri, quando Israele ha ucciso 13 persone ferendone altre 75. Dall’inizio del cessate il fuoco dello scorso ottobre, il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani ha raggiunto quota 870, e il numero dei feriti è salito a 2.543.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato una emergenza sanitaria internazionale per il focolaio di ebola che si è sviluppato in Repubblica Democratica del Congo. Fino a ieri, nella provincia della RDC di Ituri, erano stati segnalati 80 decessi sospetti, 8 casi confermati in laboratorio e 246 sospetti contagi in almeno tre zone sanitarie. Secondo l’OMS al momento non ci sarebbe un’emergenza pandemica, ma i Paesi confinanti con la RDC risultano ad alto rischio di diffusione del virus; un numero ignoto di casi è stato segnalato anche in Uganda.
Erano le 16.30 del pomeriggio quando una Citroen C3 si è lanciata a tutta velocità in via Emilia Centro, a Modena, falciando chiunque si trovasse sulla sua strada. Il bilancio è di otto persone ferite, quattro in modo grave – una di queste avrebbe perso entrambe le gambe dopo essere rimasta schiacciata contro un muro. L’uomo alla guida – Salim Elkoudri, 31 anni – è stato successivamente arrestato mentre cercava di scappare a piedi, minacciando col coltello chiunque tentasse di fermarlo. Non sono chiare le motivazioni alla base del gesto, ma l’uomo non risulterebbe avere precedenti penali nè sarebbe stato sotto l’effetto di droghe.
Il TAR della Toscana ha respinto 19 ricorsi contro il regolamento del Comune di Firenze che impone limiti agli affitti brevi turistici, confermando la legittimità delle restrizioni introdotte dall’amministrazione. Dopo l’ok della Consulta al Testo Unico della Toscana sul turismo, i giudici amministrativi hanno stabilito che la tutela dell’ambiente urbano, del patrimonio storico e degli equilibri sociali giustifica limitazioni alla libertà d’impresa. Bocciate, dunque, le contestazioni di operatori del settore e proprietari, che avevano impugnato il provvedimento approvato da Palazzo Vecchio nella primavera del 2025 denunciando violazioni del diritto di proprietà e delle norme UE. Il TAR ha ritenuto legittimo anche il sistema di autorizzazione quinquennale previsto dal Comune di Firenze, oltre ai vincoli su sicurezza, standard igienici, raccolta differenziata, key box e codice identificativo degli alloggi turistici.
I giudici amministrativi, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 186/2025 (che aveva già validato la legge regionale toscana) e la giurisprudenza europea (in particolare la sentenza Cali Apartments del 2020), hanno costruito una motivazione solida. «La protezione dell’ambiente urbano e gli obiettivi di politica sociale e culturale, insieme alla conservazione del patrimonio storico e artistico, costituiscono motivi imperativi di interesse generale che giustificano restrizioni della libertà di iniziativa economica». Quanto al regime autorizzatorio, il TAR ha chiarito: «Nessuna impropria limitazione al diritto di proprietà discende dunque dall’esercizio della facoltà, attribuita ai Comuni ad alta densità turistica e comunque ai capoluoghi di provincia, di regolamentare le locazioni turistiche brevi, sottoponendole ad autorizzazione preventiva: infatti, una tale regolamentazione riveste semmai una valenza conformativa del diritto, e non sostanzialmente espropriativa, con l’ulteriore conseguenza che nessun indennizzo è dovuto ai proprietari interessati». Il TAR ha altresì legittimato i vincoli relativi alla qualità dell’offerta: prevenzione incendi, conformità degli impianti, dispositivi di rilevazione dei gas combustibili, standard igienico-sanitari, limiti all’uso delle key box, istruzioni per la raccolta differenziata e adempimenti connessi al codice identificativo nazionale (CIN).
La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha accolto la decisione con entusiasmo: «Oggi è una giornata storica, abbiamo vinto su tutta la linea e su tutte le azioni che abbiamo messo in campo sugli affitti brevi», «una vittoria non solo a livello locale, ma anche nazionale». Il TAR, ha aggiunto, «stabilisce che le amministrazioni hanno diritto a regolamentare per mantenere l’equilibrio tra la residenzialità e le politiche a favore dei residenti cittadini» da un lato «e le politiche dell’accoglienza turistica» dall’altro. Palazzo Vecchio intende ora estendere i limiti anche ad altre zone fuori dal centro storico. Di segno opposto il commento di Property Managers Italia, che ha accolto «con sorpresa e amarezza la decisione del Tar della Toscana». Anche Forza Italia ha annunciato il sostegno a un ricorso al Consiglio di Stato: «Non è tartassando il comparto degli affitti brevi che si tutela il decoro», hanno affermato i capigruppo Marco Stella e Alberto Locchi, secondo cui «le norme comunali non tengono in nessuna considerazione il turista “mordi e fuggi”, che è il vero responsabile dell’overtourism».
La Toscana è stata in assoluto la prima regione italiana ad approvare una legge per regolamentare gli affitti brevi e contrastare il turismo di massa. Nello specifico, nel dicembre 2024 il Consiglio regionale aveva dato l’ok al Testo unico del turismo, che ha introdotto misure specifiche per limitare gli effetti negativi del turismo di massa e tutelare le comunità più colpite. La normativa ha assegnato ai Comuni con alta densità turistica il potere di porre limiti o vietare del tutto gli affitti brevi in alcune aree, con la facoltà di fissare tetti massimi per il numero di giorni in cui le locazioni brevi sono consentite, con l’obiettivo di bilanciare le esigenze del turismo e della residenzialità. Nel marzo 2025, il governo Meloni ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la norma si ponga «in contrasto con la normativa statale ed europea in materia di libertà di impresa, concorrenza, ordinamento civile e penale, tutela del patrimonio culturale e professioni». A distanza di alcuni mesi, però la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità della normativa toscana, respingendo il ricorso dell’esecutivo.
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