Il presidente del Consiglio presidenziale di transizione (CPT) di Haiti, Laurent Saint-Cyr, ha trasferito il mandato al primo ministro Alix Didier Fils-Aimé. Il CPT era stato istituito nel 2024 con il compito di indire elezioni e riportare sicurezza nel Paese, colpita da scontri tra bande armate; ieri è scaduto il suo mandato, e oggi il presidente ha ceduto la guida del Paese al premier. Con tale decisione, il presidente rinvia ulteriormente la chiamata dei cittadini alle urne, che era prevista per agosto. L’ultima tornata elettorale si è tenuta nel 2016.
In Abruzzo sono stati abbattuti almeno 90 ulivi secolari per il gasdotto SNAM
«Questo è un reato contro la natura, contro le persone, contro la civiltà». Così commenta Vincenzo Virtù lo sradicamento di almeno 90 ulivi secolari, abbattuti nel suo terreno durante i lavori del gasdotto SNAM in Abruzzo. A quanto pare, per un tubo dal diametro di 40cm sarebbe stato aperto un varco largo diversi metri. La temporanea e coatta servitù di passaggio notificata al contadino abruzzese ha così comportato danni irreparabili alla sua proprietà e al paesaggio di Paglieta, nella Val di Sangro. Virtù ha quindi lanciato un appello a istituzioni e società civile, affinché veglino sui territori. Nel frattempo i lavori di potenziamento del gasdotto SNAM fanno discutere anche nelle altre regioni interessate, sollevando non pochi dubbi sul loro impatto ambientale.
«Il permesso ce l’hanno, ma non quello di fare il maggior danno possibile», dice Vincenzo Virtù ai microfoni di Telemax, in riferimento alla coatta servitù di passaggio notificatagli per i lavori di potenziamento del gasdotto SNAM. Quest’ultimo attraversa attualmente la Puglia e termina in Abruzzo. Il progetto della Linea Adriatica prevede un prolungamento fino a Minerbio, in provincia di Bologna. I lavori sono in corso, nonostante la bocciatura della giunta abruzzese, e Paglieta si è ritrovata lungo la strada per Torino di Sangro e Casalbordino, prossimi snodi abruzzesi verso nord. Contrada San Nicola, dove Vincenzo Virtù possiede due terreni, si è vista cambiare volto, con lo sradicamento di almeno 90 ulivi secolari. Di fronte alla vicenda, il presidente dell’associazione ambientalista Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, ha parlato di schema ricorrente, dove le società «cercano di risparmiare e velocizzano il lavoro a scapito del territorio». Lo spettro di cause risarcitorie milionarie fa il resto, spingendo i proprietari all’inazione mediatica e giuridica. Virtù ha invece deciso di esporsi, denunciando e appellandosi alle istituzioni, affinché vigilino su quanto accade sui propri territori.
L’ampliamento del gasdotto SNAM semina preoccupazione lungo il suo nuovo percorso. Nelle Marche, il comitato Voci dalla Valle ha ad esempio chiesto controlli indipendenti sui lavori della Linea Adriatica, preoccupato dalle modifiche al paesaggio e dalle criticità ambientali. Queste ultime sono diverse, a partire dalle stime che prevedono per la realizzazione della Linea Adriatica l’abbattimento di ben due milioni di alberi. C’è poi la questione del dissesto idrogeologico, col tracciato del gasdotto SNAM in una zona ad alto rischio. Tra le associazioni ecologiste in prima linea contro la grande opera figura il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che ne mette in discussione persino l’utilità, citando la dotazione italiana di infrastrutture sovradimensionate rispetto al fabbisogno nazionale, sempre più slegato dal gas. A questo punto la Rete Adriatica diventerebbe sì strategica, ma «soltanto per gli interessi economici del Gruppo ENI e del Gruppo SNAM».
Si dimette il CEO del Washington Post
Will Lewis, editore e Amministratore Delegato del Washington Post, noto giornale statunitense, ha annunciato che lascerà il giornale. L’annuncio arriva dopo che l’azienda ha deciso di licenziare circa 300 persone tra giornalisti e altri membri dello staff, che corrispondono a oltre un terzo dei dipendenti del WP. Nel suo comunicato, Lewis scrive di avere scelto di dimettersi «per assicurare un futuro sostenibile» al giornale. Al suo posto subentrerà temporaneamente Jeff D’Onofrio, attuale direttore finanziario del quotidiano.
Sabotaggi, occupazioni e cortei: le proteste travolgono le Olimpiadi invernali
La notizia è di questa mattina: intorno alle 8.30, la circolazione dei treni nella stazione di Bologna è andata in tilt per via di quello che sembrerebbe essere stato un atto di sabotaggio ai cavi lungo la linea. A danneggiarli sarebbe stato un incendio di natura dolosa. Sulla linea Bologna-Padova, poi, è stato ritrovato un ordigno rudimentale, che ha imposto lo stop alla circolazione del traffico. Alla stazione di Pesaro, invece, è andata a fuoco una cabina elettrica. Tutti gli episodi sono molto simili a quelli verificatisi durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, quando una serie di incendi danneggiò strutture nevralgiche per la circolazione dei treni della capitale. Per questo, il ministero dei Trasporti italiano ipotizza che dietro ai gesti vi sia, anche stavolta, la volontà di boicottare l’evento in svolgimento a Cortina. E a nemmeno 24 ore dalla cerimonia inaugurale le contestazioni sono già numerose: tra sabotaggi, occupazioni e cortei, una parte di cittadinanza sta cercando di gridare con forza la propria contrarietà ai Giochi e alla presenza, tra gli altri, di delegazioni USA e israeliane e della polizia federale antimmigrazione statunitense (ICE).
Le proteste promettono di essere frequenti e di seguire l’intero svolgersi delle Olimpiadi. Nel pomeriggio di oggi, circa diecimila persone, secondo gli organizzatori, si sono radunate a Milano in piazza Medaglie d’Oro, con direzione Corvetto. Il corteo nazionale ha sfilato per i quartieri a sud-est della città e le zone maggiormente coinvolte dalla «devastazione del grande evento», costeggiando anche la zona dove sorge il Villaggio Olimpico. A partecipare sono stati «movimenti che difendono le montagne dalla cementificazione, reti dello sport popolare, spazi sociali, comitati per l’acqua pubblica che contestano il saccheggio idrico per l’innevamento artificiale, associazioni ambientaliste, comunità locali espulse dal turismo tossico, movimenti per la casa e sindacalismo conflittuale», riferisce il Comitato popolare Insostenibili Olimpiadi (CIO), organizzatore. Nella serata di ieri, sempre il CIO, insieme ad altre realtà, aveva organizzato una fiaccolata di protesta nella zona popolare di San Siro, in concomitanza con l’inizio della cerimonia inaugurale. Per «riportare coi piedi per terra la narrazione di chi vive quotidianamente problemi e difficoltà delle periferie milanesi», scrivono i comitati. Al centro delle proteste anche la presenza dell’ICE, che ha scortato gli atleti statunitensi. Nel mentre, a San Siro, migliaia di spettatori fischiavano l’arrivo del vicepresidente statunitense Vance e della delegazione israeliana. Alcune ore prima, membri dello stesso CIO avevano occupato l’ex Palasharp, struttura milanese ora abbandonata che in passato ha ospitato diversi eventi sportivi. Qui gli attivisti hanno dato il via a tre gionate di Utopiadi, tra sport popolare e iniziative di stampo politico contro le Olimpiadi.
«Crediamo che lo sport sia un patrimonio popolare e che debba avere come prima missione quella accessibilità a tutt*, a prescindere dalla classe, dal genere, dalla provenienza o dalla condizione fisica o sanitaria», riporta un comunicato. «Le Olimpiadi di Milano e Cortina sono il contrario di tutto ciò: costi insostenibili, militarizzazione delle città che ospitano i giochi e un clima che dice chiaramente che questo è un evento esclusivo». In aggiunta a ciò, «un evento sportivo non può di certo giustificare la devastazione dei territori o l’abbattimento e l’allontanamento delle persone che abitano le aree interessate dai giochi».
Da mesi, il CIO denuncia la devastazione compiuta in nome delle Olimpiadi invernali, che, oltre ad avere un enorme impatto sull’ambiente, hanno comportato anche un ingente spreco di risorse pubbliche e fondi – per poi finire con buona parte delle opere fondamentali per l’evento non terminate. Nel frattempo, una grossa parte dei biglietti è rimasta invenduta e molte delle case sfitte (in entrambe i casi per via dei prezzi astronomici), mentre il territorio è stato devastato e militarizzato, le scuole sono state chiuse, gli indigenti espulsi e il traffico per i residenti mandato completamente in tilt.
Valtellina, un morto e un disperso per valanga
Nei pressi del Comune di Albosaggia, sull’alpe Meriggio, in Valtellina, una valanga ha travolto tre scialpinisti: uno di loro sarebbe deceduto, mentre un altro sarebbe riuscito a tirarsi da solo fuori dalla neve e un terzo risulta disperso. Sul luogo stanno operando il Aoccorso Alpino e la Guardia di Finanza, mentre elicotteri dei vigili del fuoco stanno sorvolando l’area.
“Siamo sotto assedio”: Cuba lancia l’appello al Sud Globale contro l’imperialismo USA
Referendum giustizia: Cdm integra quesito, data resta 22-23 marzo
Non cambia la data del referendum: il Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, ha infatti deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere. La decisione è frutto di un Cdm convocato oggi con urgenza dopo che l’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione ha approvato un nuovo quesito, proposto da un comitato di 15 cittadini capace di raggiungere le 500mila firme in poche settimane.
Nevicate in Giappone: dal 20 gennaio 45 morti e 500 feriti
Le intense nevicate che colpiscono il Giappone dal 20 gennaio hanno provocato almeno 45 morti e oltre 500 feriti in tutto il Paese, secondo l’Agenzia per la gestione degli incendi e dei disastri. La situazione più grave si registra nella prefettura di Niigata, dove si contano 17 vittime e più di 170 feriti. Forti accumuli di neve sono stati segnalati anche ad Aomori e Wakkanai, con numerosi veicoli bloccati. L’Agenzia meteorologica prevede nuove nevicate nel fine settimana e invita alla massima prudenza, mentre il Paese si avvicina alle elezioni generali di domenica.








