mercoledì 25 Marzo 2026
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Per la prima volta, nel mondo, i bambini obesi sono più di quelli sottopeso

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Per la prima volta nella storia recente della nutrizione globale il problema non è più soltanto la fame: oggi, nel mondo, i bambini obesi hanno superato quelli sottopeso. A certificarlo è un rapporto dell’UNICEF che racconta meglio di qualsiasi statistica quanto siano cambiati i sistemi alimentari negli ultimi anni.

I numeri raccontano una trasformazione profonda. Oggi circa 188 milioni di bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni nel mondo, pari a quasi un ragazzo su dieci, vivono con obesità. Nel frattempo la diffusione del sottopeso nella stessa fascia d’età è scesa al 9,2%, mentre l’obesità ha raggiunto il 9,4%, invertendo una tendenza che per decenni aveva visto la malnutrizione dominare il quadro.

Il fenomeno non riguarda solo i Paesi ricchi. Se in passato il sovrappeso infantile era associato soprattutto alle economie più sviluppate, oggi cresce rapidamente anche nelle nazioni a reddito medio e basso. Nel mondo, circa 391 milioni di bambini e adolescenti risultano in sovrappeso, un dato più che raddoppiato negli ultimi vent’anni.

Alla base di questa trasformazione c’è un cambiamento radicale nei sistemi alimentari. L’accesso sempre più diffuso a cibi ultraprocessati, bevande zuccherate e snack ad alto contenuto calorico ha modificato le abitudini nutrizionali di intere generazioni. In molti contesti urbani il cosiddetto cibo spazzatura è diventato più economico e disponibile rispetto agli alimenti freschi, mentre la pubblicità rivolta ai più giovani e la crescente sedentarietà amplificano il problema.

Le conseguenze, in prospettiva, potrebbero essere catastrofiche. L’obesità infantile è associata a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione e disturbi metabolici, patologie che fino a pochi decenni fa colpivano soprattutto gli adulti. In molti casi, inoltre, il sovrappeso sviluppato durante l’infanzia tende a persistere nell’età adulta, con ripercussioni sulla salute e sulla qualità della vita. Anche l’Italia non è immune. Secondo diverse rilevazioni, più di un bambino su quattro è in sovrappeso e circa uno su dieci è obeso, numeri che collocano il Paese tra quelli con le percentuali più alte in Europa.

Di fronte a questo scenario, gli esperti insistono sulla necessità di interventi strutturali. Tra le soluzioni proposte figurano politiche che limitino la diffusione di cibi ultraprocessati nelle scuole, regolamentazioni più severe sulla pubblicità rivolta ai minori, promozione dell’attività fisica e accesso facilitato a diete sane e sostenibili. Anche l’educazione alimentare nelle famiglie e nei sistemi scolastici viene indicata come uno strumento chiave per invertire la tendenza.

Nel frattempo, c’è chi in Europa sta già provando a cambiare la situazione, con leggi che tentano di arginare il problema. La Norvegia nel 2025 ha approvato una legge che vieta la pubblicità di alimenti e bevande non salutari rivolta ai minori di 18 anni. Il Portogallo nel 2019 ha introdotto una legge che limita la pubblicità di cibi ad alto contenuto di zuccheri, sale e grassi ai minori di 16 anni, definendo soglie nutrizionali precise per stabilire cosa è “cibo non salutare”. Il Regno Unito ha introdotto una legge all’inizio di quest’anno con il divieto di pubblicità di junk food in TV prima delle 21:00 e restrizioni online per proteggere i minori. In Belgio dal 2026 sono entrate in vigore regole più severe sulla pubblicità alimentare rivolta ai minori, che vietano la promozione di prodotti considerati non salutari ai minori di 16 anni. Un’iniziativa simile è stata proposta in Danimarca nel 2025, ma non è ancora stata approvata. La Svezia non ha una legge specifica sul junk food, ma ha una delle normative più severe in Europa sulla pubblicità ai minori: quella diretta ai bambini sotto i 12 anni è vietata, indipendentemente dal prodotto. Infine l’Ungheria dopo aver introdotto una tassa variabile su questi alimenti nel 2011, l’anno scorso ha introdotto il divieto di vendita di energy drink ai minori di 18 anni. In Italia l’unico provvedimento è la tassa sulle bevande zuccherate, introdotta con la legge di bilancio del 2020, ma mai entrata in vigore a causa dei continui rinvii.

Se per decenni la sfida globale, mai vinta, è stata sconfiggere la fame, oggi il problema è diventato molto più complesso e il sorpasso dell’obesità sul sottopeso tra i più giovani racconta proprio questo: non stiamo semplicemente mangiando di più, stiamo mangiando peggio.

Parigi, vincono i socialisti: Grégoire nuovo sindaco

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Emmanuel Grégoire sarà il nuovo sindaco di Parigi. Battuta la principale avversaria Rachida Dati, ex ministra della Cultura di Macron ed ex ministra della Giustizia di Sarkozy. I socialisti hanno conquistato la capitale alle urne, nonostante la concorrenza a sinistra operata dal partito di Jean-Luc Mélenchon. Coi turni di ballottaggio alle spalle, il Partito Socialista si conferma prima forza della sinistra a livello amministrativo. Si registra tuttavia una crescita delle destre, soprattutto di quella conservativa.

Referendum sulla giustizia: affluenza alta, si vota anche oggi fino alle 15

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Si è attestata al 46% l’affluenza alle urne di ieri, domenica 22 marzo, prima delle due giornate in cui è possibile votare per il referendum sulla riforma della magistratura. Il dato è alquanto disomogeneo, con differenze notevoli tra le Regioni: a registrare l’affluenza più alta è stata l’Emilia-Romagna (53,7%), seguita da Toscana (52,5%) e Lombardia (51,8%), mentre Sicilia (35%), Calabria (35,7%) e Campania (37,8%) segnano il dato più basso. Il dato è il più alto tra gli ultimi referendum realizzati in Italia: nel giugno 2025, per i referendum abrogativi, non raggiunse il 30%, mentre nel 2022 superò appena il 20%. Il dato rimane comunque ancora parziale: gli elettori potranno infatti recarsi alle urne anche oggi, lunedì 23 marzo, fino alle ore 15.

Il referendum è confermativo, ovvero non è necessario raggiungere il quorum affinchè il voto sia valido. I cittadini sono chiamati a votare per confermare la legge costituzionale n.253/2025, che intende riformare la magistratura – approvata in Parlamento con la maggioranza assoluta dei voti, ma che non ha raggiunto il quorum dei due terzi dei membri per ciascuna Camera, motivo per il quale è stato indetto il referendum. Votando “sì” si voterà a favore delle nuove disposizioni, che modificano sette articoli della Costituzione; con il “no” ci si opporrà alla riforma. Il voto non influenzerà tempi ed efficienza amministrativa, ma solamente la riorganizzazione delle modalità lavorative della magistratura.

Nel caso in cui vincesse il Sì, verrà istituito un Consiglio Superiore dei Giudici (magistrati giudicanti) e un Consiglio Superiore dei Pubblici Ministeri (magistrati requirenti), che si occuperanno del governo delle carriere. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare sovrapposizioni tra funzioni amministrative e giurisdizionali. I Consigli sarebbero inoltre non più composti da giudici non eletti in modo diretto, bensì sorteggiati. Il cambio è stato proposto da Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di superare le “correnti interne”, ognuna delle quali ha una propria visione circa il ruolo della magistratura ed esercita un’influenza affinchè quella visione sia dominante. I sostenitori del No, tuttavia, ritengono che il sorteggio dequalifichi l’istituzione, sollevando problemi di responsabilità e competenze, senza assicurare l’effettivo superamento delle correnti. Per comprendere ragioni del Sì e del No e cosa cambia in caso di vittoria di uno o dell’altro, vi rimandiamo al nostro approfondimento dedicato alla questione.

BAOL, la biblioteca che elimina il prezzo dei libri per chi non può permetterseli

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baol biblioteca offerta libera milano

In una città dove il costo della vita continua a salire, entrare in libreria e comprare un libro non è più un gesto alla portata di tutti. Considerando che leggere non dovrebbe dipendere dal portafoglio, a Milano, nel quartiere Calvairate-Molise-Ponti, è nata BAOL - Biblioteca a Offerta Libera - un piccolo spazio di 35 metri quadrati dove i libri si possono prendere in prestito gratuitamente oppure portare a casa lasciando un contributo volontario, anche simbolico. È il lettore a decidere quanto può e vuole dare.
Chi entra può richiedere una tessera gratuita e prendere fino a cinque libri al m...

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Referendum, alle 19 affluenza oltre il 38%

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Il dato delle 19, diffuso dal Viminale, registra un’affluenza del 38,6% alle urne per il voto sul referendum per la riforma della magistratura. Tra le Regioni a maggiore affluenza vi sono Emilia-Romagna (oltre il 46%), Lombardia (44,8%) e Friuli-Venezia Giulia (42,2%), mentre Sicilia, Campania e Calabria registrano il dato più basso (intorno al 29%). Oggi si potrà votare ancora fino alle ore 23, mentre domani le urne saranno aperte dalle 7 alle 15.

Semi di libertà: l’insurrezione silenziosa contro i padroni del cibo

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Per millenni, il destino delle civiltà è rimasto custodito nel palmo di una mano: un pugno di semi, salvati di stagione in stagione, capaci di adattarsi al mutare dei venti, del suolo, dell’acqua e del sole. Era un patto di fiducia tra l’uomo e la natura, un “codice sorgente” libero e condiviso che ha garantito la sopravvivenza della nostra specie. Oggi, però, quel gesto millenario è diventato un atto di frontiera, una forma di resistenza silenziosa contro un sistema che ha deciso di trasformare il cibo, e la vita nel suo insieme, in una proprietà privata.
Quello che un tempo veniva celebrato ...

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Roma, crolla palazzina dopo esplosione bombola di gas

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A Piana del Sole, sudovest di Roma, l’esplosione di una bombola di gas ha fatto crollare una palazzina e danneggiato tre villette, ferendo gravemente due persone. Circa settanta residenti sono stati fatti evacuare, mentre i vigili del fuoco sono impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza. Sul luogo si è recato anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per monitorare la situazione.

Il potere di ridere in faccia al potere

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Joseph E. Foreman, meglio noto come “Afroman”, è un rapper americano che non ha mai fatto mistero della sua passione per la marijuana. Divenuto famoso nel 2001 con il singolo Because I Got High ha raccontato del suo consumo di cannabis in tantissime canzoni facendone quasi un genere letterario. I Smoke Weed, Marijuana Music, Hit This Blunt With Me sono solo alcuni dei numerosi esempi della sua cifra poetica. Un continuo riferimento alle droghe, insomma. Atteggiamento che, col tempo, ha finito per attirare l’attenzione di alcuni soggetti poco raccomandabili. Quei soggetti poco raccomandabili sono la polizia degli Stati Uniti.

Premessa necessaria: i fatti riportati in questo articolo, per quanto assurdi, sono realmente accaduti e la loro veridicità è stata confermata da un procedimento giudiziario che si è appena concluso.

Agosto 2022. 7 agenti della polizia della contea di Adams, in Ohio, fanno irruzione nella casa di Afroman. Il mandato di perquisizione parla di sospetti di traffico di droga e, addirittura, sequestro di persona. L’irruzione non è pacifica. I poliziotti entrano con la forza, sfondano la porta e mettono la casa a soqquadro. Nelle immagini delle telecamere di sorveglianza, che diventeranno poi materiale pubblico, si vedono gli agenti aggirarsi per casa con fucili e pistole spianate in cerca di prove di reato. Tra queste, oltre alla droga, nel mandato si legge anche della “possibile presenza di donne incatenate nel seminterrato”. Seminterrato che, in realtà, non esisteva. Alla fine non trovano niente di tutto ciò. Se ne vanno portandosi via 2mila dollari in contanti e lasciando la casa danneggiata, con porta e cancello sfondati. La perquisizione non porterà ad alcun tipo di incriminazione. Afroman non era nemmeno presente durante il raid. In casa c’erano la moglie e i figli, di 10 e 12 anni, circondati da agenti armati.

È quello il momento in cui il genio artistico prende il sopravvento. «Mi sono chiesto, da uomo di colore in America, cosa potessi fare ai poliziotti che avevano sfondato la mia porta e rubato i miei soldi davanti ai miei figli – ha raccontato Afroman – E l’unica cosa che mi è venuta in mente è stata di scrivere una canzone rap divertente su di loro». In realtà Afroman non si è limitato a un brano. Ha scritto un intero album.Pochi mesi dopo, nel gennaio 2023, esce Lemon Pound Cake, un disco di 14 brani in cui Afroman ricostruisce nei minimi dettagli il blitz dei poliziotti nella sua abitazione. Ma il rapper non si ferma qui, nei testi prende palesemente in giro gli agenti, trasformando ogni momento dell’irruzione in un episodio ridicolo. Il tutto corredato dalle immagini della videosorveglianza, che documentano l’incursione nei minimi dettagli e che vengono pubblicate su YouTube come se fossero videoclip. Il primo brano condiviso online ha un titolo piuttosto eloquente: Will You Help Me Repair My Door?

Nel video si vedono diversi episodi dell’irruzione. Porte e cancelli distrutti, movimenti sospetti di denaro, agenti impegnati a cercare improbabili “prove di rapimenti” tra i CD. Ma è un dettaglio apparentemente marginale a rubare la scena: uno sceriffo che osserva con curiosità una torta al limone appoggiata sul tavolo. Proprio quell’immagine diventerà il centro poetico di tutto il concept album, Lemon Pound Cake, in cui viene raccontato il momento in cui l’agente, arma in mano, sembra quasi tentato di prendere una fetta di torta per fare merenda. («They found no kidnapping victims, just some lemon pound cake»). Il risultato è talmente assurdo da essere degno della musica del miglior Frank Zappa. Non tanto per il semplice gusto del bizzarro ma per la capacità di trasformare il grottesco in una piccola, impeccabile beffa.

Nell’album Afroman inveisce per oltre un’ora contro gli agenti, attingendo a piene mani dal più classico vocabolario denigratorio del rap. Li prende di mira uno per uno, tra insulti, caricature e soprannomi, arrivando anche a ribattezzare l’intera Adams County come “Adam KKKounty” e a paragonare uno di loro a Peter Griffin. Il tutto però sempre senza perdere di vista il nodo centrale della vicenda: la prepotenza e la goffaggine con cui si sono presentati in casa sua cercando prove di reati che non esistevano. Inutile dire che i poliziotti non l’hanno presa bene. I 7 agenti hanno intentato causa contro il rapper accusandolo di diffamazione e chiedendo un risarcimento di 3,9 milioni di dollari per aver causato loro “imbarazzo e perdita di reputazione. Durante il processo, l’accusa ha affermato che Afroman «ha diffuso intenzionalmente e ripetutamente menzogne su internet per oltre tre anni e mezzo riguardo a questi sette coraggiosi vice sceriffi». Un agente ha testimoniato che le affermazioni contenute in un video riguardanti sua moglie gli avevano causato “un dolore immenso”. Alcuni di loro, in aula, sono scoppiati in lacrime.

A sinistra l’agente in tribunale in lacrime, a destra invece la stessa agente visibilmente euforica a casa di Afroman

Il team legale di Afroman, dal canto suo, ha smontato l’impianto accusatorio rivendicando, innanzitutto, la libertà di parola e poi sottolineando che quei video non erano verbali di polizia, ma satira. «Sono contenuti chiaramente comici – ha spiegato la difesa – in parte anche critica sociale, ma non fatti. E questo è evidente a chiunque». Del resto, la realtà da cui tutto nasceva era già abbastanza surreale di per sé. Lo stesso Afroman ha ribadito che il raid gli aveva lasciato in eredità danni concreti e parecchia amarezza. Una casa devastata, oggetti fuori posto e 400 dollari che alla fine sono magicamente spariti dai 2mila che gli erano stati sottratti e poi restituiti. La polizia ha giustificato il tutto con un “errore di conteggio” confermando ancora una volta la goffaggine dell’intera operazione. In aula, Afroman ha scelto di non arretrare di un millimetro, rivendicando il diritto di trasformare l’assurdo in racconto.

Afroman in tribunale

Alla fine il tribunale gli ha dato ragione. Il 19 marzo 2026 Joseph E. Foreman è stato assolto da tutte le accuse. Il giudice ha riconosciuto che i contenuti dei brani e i video pubblicati su YouTube erano frutto della legittima libertà di espressione dell’imputato. Inoltre ha specificato che gli agenti al momento della perquisizione agivano come pubblici ufficiali e che chi ricopre questo ruolo deve essere in grado di tollerare un più alto livello di critica, per quanto aspra e ridicolizzante. Nonostante l’assoluzione e il tempo passato a difendersi da accuse assurde, Afroman non ha ricevuto alcun risarcimento. Del resto, non aveva mai sporto denuncia. Di fronte alla rabbia e al senso di impotenza provocati dall’irruzione della polizia, aveva scelto di sfogare la sua frustrazione attraverso la musica. Anche i poliziotti, derisi dal rapper, avevano provato rabbia e frustrazione, e avevano reagito con l’unico modo che conoscono: la repressione. Questa volta però hanno fallito.

Afroman mentre festeggia l’assoluzione

Dopo il verdetto, Afroman è uscito dal tribunale accolto dai suoi sostenitori, con i quali ha festeggiato la vittoria. Alla domanda sul perché abbia fatto tutto questo, ha risposto:«Per trasformare qualcosa di brutto in qualcosa di bello».

Una delle definizioni più limpide che si possano dare di “arte”. Assieme al titolo di questo articolo.

Sci, Coppa del Mondo di SuperG per Sofia Goggia

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A Lillehammer, in Norvegia, Sofia Goggia si è guadagnata la Coppa del Mondo di SuperG, dopo averne vinte altre quattro di discesa. Si tratta della seconda coppa vinta dall’Italia in questa stagione, dopo quella conquistata sabato scorso in discesa da Laura Pirovano. Goggia diventa così la seconda sciatrice italiana, dopo Federica Brignone, a vincere sia un titolo in discesa che in SuperG.

L’Iran avrebbe rivelato le proprie condizioni per la fine della guerra

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Mentre la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran entra nella quarta settimana, senza che da nessuna delle due parti si intravedano segni di cedimento, Teheran avrebbe iniziato a delineare le proprie condizioni per porre fine alla controffensiva. In un’intervista rilasciata al quotidiano Al Mayadeen, un alto funzionario iraniano avrebbe infatti riferito che Teheran starebbe portando avanti una strategia preparata «con mesi di anticipo» e portata avanti «con grande pazienza strategica»: ora che questa è stata messa in atto, l’Iran avrebbe pronte sei condizioni che dovrebbero essere soddisfatte affinchè si possa arrivare alla fine della guerra.

Il funzionario, il cui nome non è stato riportato, ha riferito al quotidiano che il Paese intende perseguire una politica di «punizione dell’aggressore», fino a che questo non subirà una «lezione storica». In aggiunta a questo, Theran avrebbe pronte sei condizioni affinchè si delinei «un nuovo quadro giuridico e strategico» che possa portare alla fine delle ostilità. Queste prevedono garanzie affinchè la guerra non si ripeta, la chiusura di tutte le basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento alla Repubblica Islamica, la fine della guerra su tutti i fronti regionali, l’istituzione di un nuovo quadro giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale ed amministrativo di tutte le «personalità dei media» ritenute ostili al regime.

L’intervista è stata rilasciata poche ore dopo che, in un post sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono «ormai molto vicini» al raggiungimento dei propri obiettivi in Iran e stanno «valutando la possibilità di ridurre gradualmente i nostri imponenti sforzi militari nel Medio Oriente nei confronti del regime terroristico iraniano». Tra gli obiettivi raggiunti vi sarebbero l’indebolimento della capacità missilisica iraniana «e di tutto ciò che vi è correlato», la distruzione della base industriale della difesa iraniana, l’eliminazione della marina e dell’aviazione del Paese, «non permettere che l’Iran possa mai avvicinarsi minimamente alla capacità nucleare» e la protezione «al massimo livello» degli alleati di Washington in Medio Oriente. Ciò che sfugge a questa narrazione sono i danni ingenti che la controffensiva iraniana sta causando tanto agli Stati Uniti quanto ad Israele, che sta provvedendo a censurare le immagini degli attacchi subiti.

La fine delle ostilità non giungerà comunque a breve, come ammesso dallo stesso funzionario intervistato da Al Mayadeen, dal momento che gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche hanno segnato una nuova escalation nel conflitto. Nelle scorse ore, inoltre, Iran e Israele si sono scambiati attacchi ai rispettivi siti nucleari: Washington e Tel Aviv hanno colpito il sito nucleare iraniano di Natanz (utilizzato per l’arricchimento dell’uranio, oggetto di raid anche nel corso della guerra dei 12 giorni, scatenata dagli USA contro l’Iran lo scorso anno), mentre un missile iraniano ha colpito la città israeliana di Dimona, nel deserto del Negev, dove ha sede il più importante impianto nucleare del Paese. Nessuno degli attacchi sembra aver comportato danni. Trump ha inoltre lanciato un ultimatum all’Iran, avvisandolo di avere a disposizione 48 ore per una riapertura «completa e senza minacce» dello Stretto di Hormuz, prima che gli Stati Uniti provvedano ad annientare le infrastrutture energetiche, «a partire dalle più grandi». La risposta dell’Iran non si è fatta attendere: in caso Trump metta in atto le proprie minacce, verranno colpiti tutti i siti idrici dell’area del Golfo. Una minaccia forse ben peggiore degli attacchi ai siti petroliferi, dal momento che le popolazioni dell’area dipendono interamente da queste strutture per l’approvvigionamento di acqua potabile e quindi per la propria sopravvivenza.