È morto a 84 anni il reverendo Jesse Jackson, storico attivista per i diritti civili e due volte candidato alla presidenza USA. La famiglia, annunciandone la scomparsa a NBC, lo ha ricordato come un leader al servizio degli oppressi e degli emarginati. Nato a Greenville, nella Carolina del Sud, emerse accanto a Martin Luther King Jr. negli anni Sessanta. Fondò a Chicago Operation PUSH e la National Rainbow Coalition e fu inviato speciale in Africa per il presidente Bill Clinton. Nel 2017 aveva reso pubblica la diagnosi di Parkinson.
Board of Peace, governi e speculatori riuniti a decidere il futuro di Gaza: Italia “osservatrice”
Napoli, in fiamme la cupola del Teatro Sannazaro
Nella notte si è sviluppato un incendio a Napoli, interessando il quartiere Chiaia. È andata in fiamme la cupola del Teatro Sannazaro. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del rogo. All’origine dell’incendio, che ha interessato un condominio vicino, vi sarebbe un corto circuito. Intossicate per il fumo alcune persone, resta da capire l’entità del danno per il teatro fondato nel 1847, tra i simboli del panorama artistico napoletano.
È morto Robert Duvall
Oggi, lunedì 16 febbraio, è morto l’attore Robert Duvall. Duvall, 95 anni, era noto per avere interpretato Tom Hagen, l’avvocato di Vito Corleone nel film il Padrino di Francis Ford Coppola, e William “Bill” Kilgore in Apocalypse Now. A dare la notizia della sua scomparsa, la moglie Luciana in un post sul social network Facebook. È morto nella sua casa a Middleburg, in Virginia.
Sottopagato, insicuro, a cottimo: un nuovo rapporto fotografa il lavoro dei rider
È passato in sordina l’ultimo rapporto che fotografa le condizioni lavorative dei rider, a pochi giorni dallo scandalo Glovo. Paghe basse, alti tassi di infortunio e ritmi elevati riassumono lo status di decine di migliaia di lavoratori in Italia, impiegati nel settore delle consegne del cibo. Nell’indagine condotta dalla NIDIL CGIL viene posta l’attenzione sul guadagno medio per consegna, compreso tra i 2 e i 4 euro: «non esistono indennità aggiuntive automatiche per il tempo di viaggio, per le attese o per le spese sostenute». La retribuzione è solo uno dei risvolti della precarietà strutturale cui vanno incontro i rider, inquadrati quasi sempre con contratti di lavoro autonomo e, in via residuale, attraverso rapporti di lavoro parasubordinato.
«Attorno al lavoro dei rider si è strutturato un vero e proprio sistema di illegalità e sfruttamento, spesso definito “caporalato digitale”, che colpisce in modo particolare i lavoratori migranti», circa la metà della forza lavoro totale impegnata nel settore. Lo afferma la NIDIL CGIL, commentando l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al controllo giudiziario di Foodinho-Glovo con gravi accuse di sfruttamento del lavoro e paghe sotto la soglia di povertà. Nell’indagine “La condizione di lavoro dei rider del food delivery”, condotta su 500 persone impegnate nel settore, emergono «salari a cottimo e non dignitosi, condizioni contrattuali senza tutele attraverso l’utilizzo improprio del lavoro in autonomia e allarmanti condizioni di insicurezza sul lavoro». Quasi il 40% dei rider intervistati dichiara di aver subito almeno un infortunio durante il lavoro; soltanto una minoranza ha scelto di denunciare l’accaduto alle autorità competenti per il timore di ritorsioni economiche imposte dagli algoritmi delle piattaforme. A causa delle paghe basse — si parla di una cifra compresa quasi sempre tra i 2 e i 4 euro a consegna — circa la metà dei rider è costretto a lavorare per più aziende, impegnando 6/7 giorni a settimana anche per 10 ore al giorno.
«Qui emerge che il tempo non pagato è un elemento cruciale: le attese al ritiro nei ristoranti possono superare i 10-20 minuti (nel 50,5% dei casi è questa la media dichiarata) e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso», si legge nell’inchiesta della NIDIL CGIL. Per questo motivo, per superare il sistema del cottimo che retribuisce in base al numero di consegne, i rider chiedono l’introduzione di minimi garantiti. Le altre richieste spaziano da una maggiore valorizzazione economica del lavoro all’introduzione di rimborsi per carburante e manutenzione dei mezzi, passando per i contratti di subordinazione che cancellino i falsi autonomi. Parte di queste istanze sono contenute nella direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme, che l’Italia deve ancora recepire.
Un gregge per un borgo alpino che rinasce: a Paraloup si cerca un pastore
Paraloup, che in occitano significa “al riparo dai lupi”, è una borgata alpina sospesa tra storia e futuro, tra memoria e vita di comunità. A 1.360 metri di quota, in Valle Stura, questa borgata di baite in pietra è stata per secoli luogo di alpeggio e vita pastorale, poi divenne rifugio partigiano durante la Resistenza, e nei decenni successivi cadde nel silenzio dell’abbandono. Oggi, a oltre settant’anni di distanza, Paraloup torna a pulsare come luogo vivo, con sempre più persone che scelgono di abitare la montagna non come eremo, ma come terreno da coltivare, custodire e rigenerare. La recente ricerca di un/a pastore/a con gregge – aperta dall’Associazione Fondiaria Valli Libere insieme alla Fondazione Nuto Revelli e al Comune di Rittana – è proprio un invito a far rivivere definitivamente questa terra con attività concrete, dalla cura del bestiame alla produzione casearia, dalla tutela della biodiversità alla collaborazione con la comunità locale.
La storia di Paraloup come progetto di rinascita è un intreccio di impegno culturale, sociale e territoriale. Tutto nasce oltre vent’anni fa, quando nel 2006, poco dopo la scomparsa dello scrittore e partigiano Nuto Revelli, la sua famiglia e un gruppo di amici e studiosi creano la Fondazione Nuto Revelli Onlus con l’idea di recuperare la borgata. Nel 2008 partono i primi lavori di restauro, seguiti da una crescita costante di iniziative: nel 2011 il festival dedicato ai luoghi abbandonati e la nascita della Rete del Ritorno, nel 2012 la conclusione dei principali interventi edilizi, e la nascita dell’Impresa sociale per la gestione dei servizi. Negli anni successivi Paraloup diventa sede di progetti culturali e formativi – dalla scuola per giovani agricoltori alla digitalizzazione degli archivi – e crea un teatro all’aperto, un museo dei racconti e spazi dedicati all’accoglienza e al coworking. Un lungo cammino che testimonia un percorso organico che coniuga memoria storica, sostenibilità ambientale e economia di montagna, restituendo a questa borgata alpina un ruolo attivo nel presente e nel futuro.
Oggi è un luogo che narra una doppia memoria: quella della guerra partigiana e quella della vita contadina che si praticava prima dell’abbandono. «Le baite sono state ricostruite con un progetto architettonico innovativo e sostenibile, armonicamente inserito nel paesaggio, che oggi ospita un centro turistico-culturale e un rifugio escursionistico con un ristorante, un teatro e due baite per dormire», raccontano i fondatori nello spiegare che «il progetto ha ricevuto il Premio Gubbio per il Paesaggio, la Bandiera verde di Legambiente, il Premio Architetti Arco Alpino e la menzione speciale al Premio Konstruktiv per la migliore architettura sostenibile delle Alpi».

La Fondazione in questi anni ha lavorato per mettere a punto uno dei più importanti archivi di storia orale d’Italia: «Conserva e valorizza più di mille ore di registrazioni, di recente restaurate e digitalizzate, oltre a settanta metri lineari di fotografie, lettere, testimonianze sulla seconda Guerra Mondiale, sulla Lotta di liberazione dal nazifascismo, sugli Alpini in Russia, sul mondo contadino», sottolinenano. Inoltre organizza ogni anno un concorso per le scuole dal titolo Ricordando Nuto e un premio nazionale per i cittadini, immigrati e non, intitolato Scrivere altrove, in collaborazione con Mai Tardi – Associazione amici di Nuto. Gli spazi sono rappresentati da il rifugio con terrazza e da tre baite ad uso foresteria, Cita, Grosa e Palco, il forno di comunità, la baita Perona come spazio espositivo, la baita Barberis con biblioteca, video-mediateca e coworking e infine l’orto didattico, oltre ai già citati museo e teatro.

Uno degli ultimi tasselli che manca è quello di restituire al borgo un pastore con il suo gregge ovino e/o caprino, che sia interessato a trasformare in formaggi il latte ricavato per la vendita diretta e che collabori con le realtà locali nel rispetto dell’ecosistema ibrido e multidisciplinare locale. In cambio l’offerta è quella di mettere a disposizione 20 ettari di pascolo collinare e bosco, una stalla coperta che può ospitare circa 100 capi di bestiame, un container ad uso caseificio (da attrezzare) e soluzioni abitative immediate rappresentate da roulotte e casa mobile. La ricerca è per la stagione estiva in arrivo, ma con la possibilità di proseguire il rapporto e di inserirsi nelle attività della comunità locale raccontando il proprio lavoro a scuole e turisti in sinergia con la programmazione culturale e di ospitalità della Borgata Paraloup.
India, sequestrate tre petroliere legate all’Iran
Nel corso di queste mese, l’India ha sequestrato tre petroliere inserite nella lista di imbarcazioni sanzionate dagli USA nell’ambito dei provvedimenti contro l’Iran. L’annuncio è stato dato oggi, lunedì 16 febbraio, e ripreso da testate internazionale; l’India avrebbe inoltre intensificato le autorità di sorveglianza all’interno della sua area marittima con lo scopo dichiarato di contrastare il commercio illegale. L’annuncio arriva in un momento di distensione tra USA e India, che hanno recentemente trovato un accordo sui dazi.
Ferrovie, continuano i sabotaggi contro le Olimpiadi: il governo schiera l’antiterrorismo
Le Olimpiadi di Milano-Cortina continuano a far parlar di sé non solo per i risultati sportivi ma anche per il dissenso sociale che le contorna. Ai presidi e ai cortei si sono presto aggiunti i sabotaggi contro le infrastrutture ferroviarie, per uno schema già visto alle ultime Olimpiadi di Parigi. Per quanto riguarda le indagini, il Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale ha schierato il reparto antiterrorismo, innalzando il livello d’allerta. Alle indagini si affianca un nuovo piano di prevenzione: sarà rafforzato il pattugliamento degli snodi meno videosorvegliati, così come il monitoraggio online, volto a intercettare eventuali rivendicazioni e collegamenti tra i cinque sabotaggi recenti, dislocati tra Pesaro, Bologna, Milano, Livigno e Roma.
Treni cancellati e ritardi superiori ai 120 minuti. Si possono riassumere così gli ultimi giorni della mobilità ferroviaria italiana, alle prese con sabotaggi legati presumibilmente alle proteste contro le Olimpiadi invernali, come indica la rivendicazione dell’incendio avvenuto sabato 7 febbraio sull’Ancona-Rimini, all’altezza di Pesaro. «Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo spettacolo delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina ’26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, ENI, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista», si legge in un comunicato apparso su La nemesi, blog di area anarchica. Nelle stesse ore, nei pressi di Bologna, un incendio ha tranciato i cavi di un deviatoio, portando alla chiusura temporanea della linea ferroviaria.
Esattamente una settimana dopo si sono verificati «due atti dolosi che hanno interessato la rete ferroviaria nazionale. Uno sulla linea AV Roma-Napoli, fra Salone e Labico. I tecnici hanno riscontrato alcuni cunicoli scoperchiati contenenti i cavi che gestiscono la circolazione ferroviaria e la bruciatura degli stessi. Un altro sulla linea AV Roma-Firenze, fra Tiburtina e Settebagni. I tecnici intervenuti sul posto hanno riscontrato alcuni cavi bruciati», scrive Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Nel mezzo, tra martedì e mercoledì, sono stati bruciati alcuni cavi tra le stazioni di Abbadia e Mandello del Lario, lungo la cosiddetta ferrovia delle Olimpiadi.
Per provare a unire i pezzi, risalire ai responsabili ed evitare ulteriori sabotaggi, il Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale ha schierato il reparto antiterrorismo, che affiancherà le procure (e i pool specializzati) di Milano, Bologna e Roma nelle indagini. Di fronte a quello che il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito «un riemergente tentativo eversivo di alcuni gruppi anarchici che continuano a inondarci con lo stillicidio di piccoli ma gravi attentati che si cerca di fare sulle linee ferroviarie», il governo Meloni rafforza il pattugliamento delle aree meno videosorvegliate e il monitoraggio online. Ulteriori dettagli e contromisure dovrebbero essere resi noti nelle prossime ore, quando si riunirà al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, cui parteciperanno i vertici delle forze di polizia, dell’intelligence e del gruppo Ferrovie dello Stato.









