mercoledì 18 Febbraio 2026
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Caso Almasri, vittima denuncia l’Italia alla CEDU

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Nuovi sviluppi nel caso Almasri mettono ancora sotto pressione l’Italia. Dopo la riconsegna alla Libia del torturatore e il diniego del Parlamento all’autorizzazione a procedere contro i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, una presunta vittima ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Assistita dalle avvocate Angela Bitonti e Lucia Galletta, la donna accusa il governo di “diniego di giustizia”, ritenendo sproporzionata e ingiustificata l’immunità ministeriale. L’eventuale procedimento si aggiungerebbe a quello già aperto davanti alla Corte penale internazionale.

Per la prima volta il Viminale dovrà risarcire un migrante trasferito nel CPR in Albania

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Il Tribunale di Roma ha deciso che il Ministero dell’Interno dovrà risarcire un uomo algerino trasferito in maniera illegittima da un Centro di permanenza per il rimpatrio italiano a una delle strutture fatte costruire in Albania dopo il protocollo siglato con Tirana. È la prima volta che accade. Il dicastero guidato da Matteo Piantedosi sarà dunque tenuto a corrispondere 700 euro al migrante – che avrebbe dovuto essere trasferito a Brindisi ma è stato invece portato in Albania – per il mese in cui, come attestato dai giudici, è stato detenuto illegalmente all’interno del centro di Gjader.

Il trasferimento del migrante, un individuo di cinquant’anni in quella fase ristretto al Cpr di Gradisca d’Isonzo (Gorizia), risale allo scorso 10 aprile. Gli venne riferito che sarebbe stato portato nel cpr di Brindisi, ma in realtà la sua destinazione fu il centro per migranti in Albania. L’uomo, che si rese conto di dove realmente si trovava soltanto 48 ore dopo il suo arrivo, non ricevette alcun avviso formale e non ebbe la possibilità di mettersi in contatto con il suo legale né con i membri della sua famiglia. Il 50enne vive in Italia da circa 20 anni, con una compagna italiana e due figli minorenni, che però nel periodo di detenzione non riuscì a sentire. Significativo, dunque, l’impatto sull’uomo, specie per il fatto che ques’ultimo sta conducendo un percorso di valutazione delle capacità genitoriali, con incontri periodici o telefonate con i figli, che vivono con i nonni materni. Stando a quanto trapela dalla sua testimonianza, il trasferimento sarebbe inoltre avvenuto in condizioni degradanti, essendo stato questi costretto a indossare per tutto il tempo le fascette ai polsi.

Il Protocollo Italia-Albania, ratificato a febbraio 2024, stabilisce che i centri di Shëngjin e Gjadër, pur situati in Albania, siano sotto giurisdizione italiana. Si tratta di un caso unico in Europa, in quanto è la prima volta che la gestione dei richiedenti asilo di uno Stato viene affidata a un Paese terzo. Secondo il programma, qui devono essere trasferiti uomini adulti soccorsi in mare da autorità italiane e provenienti da Paesi ritenuti “sicuri”, ai quali viene applicata la procedura accelerata di frontiera: vengono trattati come se fossero ancora alla frontiera italiana e restano trattenuti durante l’esame della domanda d’asilo, con l’obiettivo di pervenire a decisioni più rapide. Tuttavia, dal momento che vari giudici non hanno convalidato numerosi trattenimenti, le strutture sono rimaste in gran parte vuote. Per questo, a marzo 2025 il governo ha esteso con decreto-legge i trasferimenti anche a migranti già nei CPR italiani, irregolari in attesa di rimpatrio, per superare gli ostacoli giudiziari e rendere i centri davvero operativi. L’esecutivo ha inoltre rinnovato l’accordo per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei CPR di Gijader e Shengjin, assegnando per due anni al Rafaelo Resort, struttura a cinque stelle, il servizio di alloggiamento e ristorazione per il personale di polizia, per un costo stimato di oltre 18 milioni di euro.

La situazione è calda anche sul fronte sovranazionale. Recentemente, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato una nuova stretta sulla gestione della migrazione, che allarga la lista dei Paesi “sicuri”, facilitando le pratiche di respingimento ed espulsione. Allo stesso tempo, sono state aggiornate le norme sui cosiddetti Paesi terzi sicuri, dove gli Stati europei potranno ora più agilmente spedire i richiedenti asilo, anche nel caso in cui questi non abbiano alcun legame con quel Paese, aprendo contemporaneamente la strada al “modello Albania” – ovvero alla costruzione, in questi Stati, di hub per la gestione della migrazione, su modello dell’accordo tra Roma e Tirana. La nuova lista approvata dal Parlamento UE comprende ora anche Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. I cittadini provenienti da questi Paesi che presentino domanda di asilo potranno ora essere respinti o rimpatriati più rapidamente grazie a procedure semplificate, in caso non riuscissero a dimostrare di trovarsi in pericolo e di provare un fondato timore di persecuzione.

Gaza, nuovi raid israeliani nella notte: 8 morti

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Secondo quanto riferito dall’emittente Al-Jazeera, almeno otto palestinesi sono stati uccisi in nuovi attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, in quella che l’emittente definisce un’ulteriore violazione del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti a ottobre. Quattro vittime si sono registrate a Khan Younis, nel sud, come riportato dall’ospedale Nasser, in un attacco avvenuto oltre la cosiddetta “Linea Gialla”. Altre quattro persone sono morte nel nord, ad al-Faluja, colpita una tenda per sfollati secondo l’ospedale al-Shifa. Il Times of Israel parla di raid aerei e riferisce che l’Idf non ha commentato l’accaduto.

Napoli: in migliaia al corteo per i centri sociali

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Migliaia di persone sono scese in strada a Napoli per manifestare a sostegno dei centri sociali presenti in Campania. Nelle scorse settimane il centro sociale Officina 99, tra le prime esperienze autogestite sorte in città, è stato minacciato di sgombero, così come il GRIDAS di Scampia. Il corteo “Amore che resiste” è stato lanciato dagli attivisti contro «sgomberi, guerra e repressione». I promotori hanno poi sottolineato come «gli spazi occupati e autogestiti siano da decenni luoghi di pratiche vive e necessarie: mutuo soccorso; controcultura».

Trump ha deciso chi metterà le mani sul petrolio venezuelano: c’è anche ENI

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Dopo alcune settimane di riflessione, il presidente USA Donald Trump ha deciso quali multinazionali estrarranno profitto da petrolio e gas venezuelani. Ad accaparrarsi le licenze per l’esplorazione, la lavorazione e la messa in commercio degli idrocarburi di Caracas sono state l’americana Chevron, seguita dai colossi britannici BP e Shell, dalla spagnola Repsol e dall’italiana ENI. Le cinque multinazionali riprenderanno le attività in Venezuela sotto la supervisione politica ed economica di Washington. In cambio degli investimenti iniziali, Trump ha fornito garanzie di sicurezza alle società coinvolte, forte del cambio di regime “soft” realizzato a Caracas dopo il sequestro del presidente Maduro. Cade così senza clamori, nel silenzio internazionale, il pilastro delle nazionalizzazioni del petrolio e del gas su cui si era retta per vent’anni la Rivoluzione Bolivariana.

A poco più di un mese dal golpe silenzioso a Caracas, Donald Trump conclude un primo turno nella caccia, scevra di qualsiasi regola del diritto internazionale, alle risorse naturali. Il presidente USA, dopo le sessioni fiume con le società interessate, ha scelto le cinque multinazionali straniere che estrarranno profitto dalle riserve petrolifere più abbondanti del mondo, quelle venezuelane. BP, Shell, Repsol ed ENI si vedono dunque ammorbidite le sanzioni disposte dalla Casa Bianca nei mesi scorsi, unendosi all’americana Chevron che già godeva di un regime commerciale speciale. Viene confermato il periodo particolarmente positivo per l’ENI di Claudio Descalzi, che proprio in questi giorni ha siglato un accordo per lavorare il gas argentino. L’Italia chiude così il cerchio con gli alleati di Buenos Aires e Washington, traendo profitti dalla fedeltà politica a tutti i costi, anche se ad esserci di mezzo c’è il diritto internazionale.

Nel concedere le nuove licenze, il Dipartimento del Tesoro americano ha messo nero su bianco le regole del gioco: tutti i contratti che le multinazionali stipuleranno con la compagnia di Stato venezuelana PDVSA saranno regolati dalle leggi degli Stati Uniti. Allo stesso modo, le eventuali controversie legate ai contratti verranno risolte nel territorio statunitense. Il Dipartimento del Tesoro specifica poi che «tutti i pagamenti delle tasse su petrolio o gas al governo del Venezuela o a PDVSA devono essere versati nei fondi di deposito del governo estero o in qualsiasi altro conto secondo le istruzioni del Dipartimento del Tesoro americano. L’autorizzazione non consente, inoltre, transazioni con aziende in Russia, Iran o Cina, né con entità controllate da joint venture con persone provenienti da quei Paesi». La macchina amministrativa statunitense ha chiarito dunque le affermazioni vaghe di Trump, che aveva palesato la volontà di «dividere i profitti tra Venezuela, Stati Uniti e multinazionali».

Il governo di Caracas, retto ad interim dalla vicepresidente Delcy Rodríguez, ha deciso di accettare le interferenze USA nella propria sovranità nazionale. Trump vanta così garanzie di sicurezza nei confronti delle società petrolifere coinvolte nell’affair latinoamericano, a cui è stato chiesto un investimento complessivo di 100 miliardi di dollari per ammodernare il settore. Le promesse di Trump dovranno tuttavia fare i conti con lo storico sentimento antimperialista del popolo venezuelano. Alle proteste già in atto non si possono escludere azioni di sabotaggio e resistenza verso il nuovo sistema estrattivo messo in piedi da Washington. Ad avvalorare l’ipotesi del protagonismo popolare è il crollo dei consensi verso il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), uscito con le ossa rotta dalle recenti interferenze USA.

Gaza, l’Italia parteciperà al “Consiglio di pace” di Trump

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che l’Italia parteciperà in qualità di Paese osservatore al “Consiglio di pace” di Donald Trump. Il nuovo organismo internazionale, cui hanno aderito per il momento circa 20 Stati, tenta di ritagliarsi un ruolo diplomatico, scalzando le Nazioni Unite. Si riunirà per la prima volta a Washington il 19 febbraio e discuterà la seconda fase del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

Crollo cantiere Esselunga, chiuse le indagini: “Gravi errori per massimizzare i profitti”

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A distanza di due anni esatti dalla consumazione della tragedia, la Procura di Firenze ha chiuso l’inchiesta sul crollo nel cantiere di via Martiri per la costruzione del centro commerciale Esselunga, che provocò la morte di 5 persone. La ricostruzione dei pm è assai eloquente: l’avviso di conclusione indagini è stato notificato a cinque persone e a tre attività, e nel documento si legge che il disastro sarebbe avvenuto a causa di «gravi errori di progettazione per inseguire la massimizzazione del profitto». Agli indagati sono contestati a vario titolo i reati di omicidio colposo, lesioni personali, disastro doloso e numerose violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro.

Nello specifico, i pm hanno notificato l’avviso di conclusione indagini a Alfonso D’Eugenio, ex amministratore unico della RdbIta, a Carlo Melchiorre, autore del progetto e delle schede di produzione dei prefabbricati, a Marco Passaleva, direttore dei lavori strutturali nel cantiere, a Luca Garini, legale rappresentate dell’azienda Attività Edilizia Pavesi e a Riccardo Papi, collaudatore dell’opera. Risultano indagate anche le società RdbIta spa, Italprefabbricati spa e Attività Edilizie Pavesi per illecito amministrativo. A causare la tragedia fu l’errore di progettazione di una trave, realizzata da Rdb, che cedette provocando il collasso dei solai. Secondo la Procura, Rdb Ita e Italprefabbicati avrebbero «omesso di adottare un modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire i reati della specie di quelli verificati», così come «una una mappatura dei rischi connessi alle attività svolte e un’indicazione delle regole comportamentali». Non avrebbero poi predisposto un piano «per evitare che la progettazione e l’esecuzione dei prefabbricati venisse reiteratamente eseguita frettolosamente e con gravi, palesi errori di progettazione ed esecuzione». Un bilancio pesantissimo che, se confermato in sede giudiziaria, non lascerebbe margine a giustificazioni di sorta.

I pm ritengono che tali inazioni siano state finalizzate a perseguire «un risparmio di spesa ottenuto con il mancato affidamento della progettazione a professionisti esterni e con impiego di personale numericamente inadeguato, nonostante le numerose e reiterate sollecitazioni provenienti dalla committenza e dall’appaltatore e nonostante la particolare difficoltà dell’opera da realizzare». La Procura evidenzia come siano stati utilizzati «quantitativi di ferro inferiori a quello a quello che sarebbe stato necessario per la produzione dei prefabbricati», spiegando che Attività Edilizie Pavesi avrebbe «risparmiato sulle spese relativi ai costi da sostenere per effettuare le verifiche necessarie sui prefabbricati prodotti dai subappaltatori».

Nei mesi successivi al crollo del cantiere emersero le prime irregolarità. Secondo un ordine di servizio del 28 dicembre 2023 firmato da Marco Passaleva, direttore dei lavori strutturali nominato dalla committente Villalta per conto di Esselunga, si registravano infatti ritardi, prefabbricati di scarsa qualità e gravi imprecisioni nel montaggio che avrebbero provocato lesioni al calcestruzzo. Gli appunti puntavano il dito verso Rdb Prefabbricati, subappaltatrice dell’appaltatore Attività Edilizia Pavesi. I consulenti della Procura evidenziarono come il cedimento fosse imputabile a un errore progettuale riguardante la trave TL309-2P: carichi calcolati in modo errato, armatura insufficiente e un “dente” mal realizzato avrebbero reso la trave incapace di reggere il proprio peso. Progressivamente, le indagini hanno rilevato una esperienza e una organizzazione insufficienti della Rdb, pressioni per rispettare tempi e una progettazione frettolosa dei prefabbricati. Passaleva, incaricato anche di verificare progetti e schede di produzione, avrebbe richiesto documentazione ma, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe comunque autorizzato il montaggio della trave incriminata. Il primo atto concreto della Procura era andato in scena un anno fa, con perquisizioni e il sequestro dell’azienda costruttrice della trave.

«Siamo convinti che sia necessaria una legge che introduca il reato di omicidio e lesioni gravi e gravissime sul lavoro: troppo spesso le misure di sicurezza vengono aggirate per risparmiare, aumentando i profitti e speculando sulla vita di chi lavora -, aveva dichiarato il sindacato USB a margine della tragedia in un comunicato -. Serve quindi una forma di deterrenza adeguata come quella che garantirebbe l’introduzione di questa nuova fattispecie di reato. Chiediamo che la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro Paese siano messi al centro dell’interesse pubblico e siano tutelati da leggi che devono essere applicate».

Ora esistono anche i videogiochi a uso esclusivo delle IA

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È nato SpaceMolt, un ambiente digitale costruito attorno a un sistema di gioco essenziale, con i partecipanti che devono esplorare lo spazio, colonizzare sistemi solari e raccogliere risorse da reinvestire in beni e servizi per ampliare la propria potenza commerciale. Il tutto ricorda molto lo schema dei browser game che vent’anni fa animavano forum e social network, ma introduce una svolta perfettamente contemporanea: non prevede alcun giocatore umano, perché l’universo di gioco è popolato esclusivamente da agenti di intelligenza artificiale.

Se la scena vi sembra familiare, non allarmatevi, è normale. Ian Langworth, l’ingegnere informatico che ha ideato il progetto, riconosce apertamente che l’idea sia stata direttamente ispirata da Moltbook, il social in stile Reddit riservato esclusivamente alle intelligenze artificiali. Dopo aver osservato gli effetti di quell’esperimento, il tecnico ha deciso di dar sfogo alle proprie passioni videoludiche per creare un universo simulato in cui gli agenti autonomi potessero esplorare mappe digitali, riducendo il ruolo umano perlopiù alla consultazione di un diario di bordo in cui i bot registrano le proprie mosse o a un più attivo compito di “coaching”, utile a direzionare il proprio agente verso strategie e missioni specifiche.

Il portale dedicato al progetto ospita attualmente online più di 200 agenti, tuttavia è facile prevedere un incremento significativo man mano che l’iniziativa guadagnerà visibilità pubblica. È però opportuno avvicinarsi a questa forma di intrattenimento con una certa cautela: l’intero progetto è costruito per mettere l’intelligenza artificiale al centro, fin dalle sue fondamenta. SpaceMolt, infatti, è stato sviluppato tramite vibe coding, ovvero delegando la stesura dell’algoritmo ai modelli generativi Claude Code e Opus 4.5/4.6. Il programmatore umano ha mantenuto un ruolo di semplice verifica a posteriori del codice prodotto. 

Si tratta dello stesso approccio adottato da Moltbook, il quale è però incappato in gravi falle di sicurezza: una gestione superficiale del suo algoritmo ha esposto alcuni dati sensibili degli agenti, rendendoli vulnerabili a interferenze esterne. Al momento non sono emersi problemi altrettanto rilevanti nel lavoro di Langworth, ma l’autore ha spiegato che ogni bug segnalato – sia dagli agenti, sia dagli utenti umani – viene affidato direttamente a Claude e il modello è stato incaricato di individuare l’origine dell’errore e applicare in autonomia le correzioni necessarie. Un approccio che, se attuato per come è stato descritto, rischia di stratificare elementi di rischio, rendendo complessa ogni futura forma di riparazione.

A seconda di come si voglia definire il concetto di “intelligenza artificiale”, non è certo la prima volta che due sistemi automatici vengono messi uno contro l’altro in un contesto ludico. La novità sta altrove: la proliferazione di servizi concepiti esclusivamente per agenti sintetici è un fenomeno squisitamente contemporaneo che è ormai esploso in modo evidente ed enfatizzato. La crescente facilità d’uso degli strumenti agentici ha dato vita a contesti surreali e spesso di dubbia utilità, ma irresistibilmente curiosi, come Shellmates, la piattaforma di incontri pensata unicamente per algoritmi.

In attesa che il mercato individui un impiego realmente utile e finanziariamente sostenibile per i modelli generativi destinati al grande pubblico, utenti con livelli di competenza molto diversi stanno sperimentando senza freni, approfittando del fatto che, in questa fase storica, molti sistemi di IA siano offerti a costi irrisori o addirittura gratuitamente. È un momento particolarmente favorevole per questo tipo di divertissement, ma che probabilmente è destinato a non durare, motivo per cui la sperimentazione sta raggiungendo derive parossistiche.

Danni da maltempo, Calabria chiede stato di emergenza

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La Regione Calabria ha chiesto al governo il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale dopo i gravi danni causati dal maltempo degli ultimi giorni. Il presidente Roberto Occhiuto ha convocato una giunta straordinaria che ha deliberato anche la richiesta di stato di calamità naturale per i settori agricolo, zootecnico e della pesca, duramente colpiti. Dopo il ciclone Harry, nuove perturbazioni hanno provocato frane, esondazioni e cedimenti di argini. I danni sono ingenti, ma non si registrano vittime. Il governatore ha ringraziato cittadini e istituzioni per la gestione coordinata dell’emergenza.

Nuovi “sabotaggi” alla linea dell’Alta Velocità: bloccata la circolazione in metà del Paese

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Questa mattina, la circolazione sulle principali linee dell’Alta Velocità è stata fortemente rallentata dopo due «atti dolosi» segnalati da Rete Ferroviaria Italiana: uno tra Salone e Labico sulla Roma–Napoli e un altro tra Tiburtina e Settebagni sulla Roma–Firenze; un terzo episodio è ora in fase di accertamento tra Capena e Gallese. I tecnici intervenuti in loco hanno rilevato danni ai cunicoli che ospitano i cavi e la bruciatura degli stessi, che hanno reso necessari interventi di ripristino. I convogli provenienti da e diretti verso grandi nodi nazionali hanno accumulato fino a un’ora e mezza di ritardi. Se fosse confermato che si tratta di sabotaggi, non sarebbero i primi di questi giorni: in occasione dell’inizio delle Olimpiadi, sono stati numerosi episodi analoghi che governo e autorità hanno ricondotto direttamente alle proteste contro i Giochi.

Ferrovie dello Stato, all’interno di un comunicato, ha precisato che la sala operativa di RFI ha segnalato l’anomalia e che l’autorità giudiziaria sta effettuando rilievi al fine di stabilire la natura e la dinamica degli avvenimenti. Sul posto sono intervenuti agenti della polfer e della Digos della Questura di Roma per effettuare i controlli e gli accertamenti del caso: in via di Salone, alla periferia di Roma, la circolazione è stata temporaneamente bloccata per consentire i sopralluoghi. A Capena, invece, al momento si segnala un possibile guasto tecnico, ancora da confermare. Gli effetti sulla rete sono immediati e diffusi: ai tabelloni della Stazione Termini un Frecciarossa in arrivo da Milano registrava un ritardo dell’ordine di un’ora e mezza, mentre altri convogli — tra cui partenze o arrivi da Napoli e Mantova — segnavano ritardi intorno ai 60 minuti. Molti treni registrano scostamenti più contenuti, di 20–30 minuti. Rete Ferroviaria Italiana ha fatto sapere che, terminate le verifiche dell’autorità giudiziaria, sarà possibile procedere al completo ripristino dell’infrastruttura da parte dei tecnici.

La vicenda ha suscitato una forte reazione politica e istituzionale: il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha commentato duramente quanto accaduto, affermando che si tratta di «odiosi atti criminali contro i lavoratori e contro l’Italia», dichiarando che «è stata aumentata la vigilanza» e sono stati «incrementati i controlli» per «stanare» i «delinquenti» che li avrebbero perpetrati, «sperando che nessuno minimizzi o giustifichi gesti criminali che mettono a rischio la vita delle persone». Le autorità hanno annunciato l’intensificazione dei controlli e verifiche sulla sicurezza delle tratte; nel frattempo, si cerca di riportare al più presto la normalità per limitare l’impatto sui viaggiatori e sul sistema ferroviario.

Questa vicenda, su cui i tecnici daranno presto un responso più preciso, si inserisce in un’atmosfera di forte tensione: la settimana scorsa un presunto sabotaggio ha mandato in tilt la circolazione a Bologna per l’incendio doloso dei cavi, del ritrovamento di un ordigno rudimentale sulla linea Bologna–Padova e dell’incendio di una cabina elettrica a Pesaro — episodi paragonati agli incendi che colpirono la rete ferroviaria di Parigi durante le Olimpiadi 2024. Il ministero dei Trasporti ha subito ipotizzato la volontà di boicottare le Olimpiadi di Milano-Cortina. Il tutto avviene mentre le contestazioni anti-Giochi sono sfociate in mobilitazioni diffuse, con diecimila persone che a Milano, cortei e occupazioni — anche dell’ex Palasharp — e iniziative pubbliche lanciate da un fronte organizzato che raccoglie «movimenti che difendono le montagne dalla cementificazione, reti dello sport popolare, spazi sociali, comitati per l’acqua pubblica che contestano il saccheggio idrico per l’innevamento artificiale, associazioni ambientaliste, comunità locali espulse dal turismo tossico, movimenti per la casa e sindacalismo conflittuale», con l’obiettivo, come scrivono i comitati, di «riportare coi piedi per terra la narrazione di chi vive quotidianamente problemi e difficoltà delle periferie milanesi».