domenica 4 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 5

Corte Costituzionale: Green pass e restrizioni sono legittimi in pandemia

7

Le misure adottate dallo Stato italiano durante la fase più acuta dell’emergenza Covid superano il vaglio della Corte costituzionale. La Consulta ha infatti ritenuto conformi alla Costituzione sia il Green pass sia l’obbligo vaccinale per gli over 50, giudicandoli proporzionati al contesto sanitario dell’epoca e fondati sulle conoscenze scientifiche allora disponibili. I giudici hanno ritenuto proporzionata anche la sospensione dal lavoro senza stipendio per i non vaccinati. La Corte ha richiamato sentenze e pareri dell’Istituto di Sanità e dell’Agenzia Italiana del Farmaco, parlando della vaccinazione come di una «misura di prevenzione fondamentale». I cosiddetti eventi avversi gravi sono stati ritenuti dalla Corte «rari o molto rari» e comunque non in grado di superare i benefici.

La sentenza ha respinto le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Catania sulle norme che introdussero l’obbligo di certificazione verde per l’accesso ai luoghi di lavoro (dl 127/2021) e l’obbligo vaccinale per gli ultra cinquantenni (dl 1/2022). Il giudizio è stato costruito su due livelli: la valutazione della ragionevolezza e proporzionalità dell’obbligo alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili al momento dell’adozione e la verifica delle conseguenze pratiche (divieto d’accesso ai luoghi di lavoro, assenza ingiustificata e perdita della retribuzione). Sul piano scientifico e di politica sanitaria, la Consulta ha dato grande rilievo agli elementi forniti da ISS e AIFA e ai lavori preparatori della norma, sottolineando che tali misure, pur limitando libertà individuali, rispondevano all’esigenza di «tutelare la salute pubblica» e «mantenere adeguate condizioni di sicurezza» in un contesto di «gravità e imprevedibilità del decorso della pandemia». L’obbligo per gli over 50, in partico

La Corte ha ritenuto non fondata l’eccezione di violazione dell’articolo 32 Costituzione sul trattamento sanitario obbligatorio, affermando che «la vaccinazione anti-COVID-19 costituisce una misura di prevenzione fondamentale per contenere la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2» e che «la maggior parte delle reazioni avverse ai vaccini sono non gravi e con esito in risoluzione completa». I giudici affermano infatti che «le reazioni avverse gravi hanno una frequenza da rara a molto rara e non configurano un rischio tale da superare i benefici della vaccinazione». Di conseguenza, «il rischio remoto di eventi avversi anche gravi» non può «in quanto tale, reputarsi non tollerabile».

La pronuncia affronta poi i profili di dignità e lavoro sollevati dal giudice rimettente: la perdita temporanea del diritto alla retribuzione e l’esclusione dall’ambiente lavorativo non costituiscono, secondo la Corte, un vulnus tale da rendere la norma incostituzionale. La scelta di non vaccinarsi, pur legittima, determina a detta dei giudici una «sopravvenuta e temporanea impossibilità» a svolgere la prestazione lavorativa in sicurezza». In tale situazione, dunque la mancata corresponsione della retribuzione e dell’eventuale assegno alimentare si giustifica in base al «principio generale di corrispettività» del rapporto di lavoro: poiché la prestazione non può essere eseguita in condizioni sicure, viene meno il diritto al compenso. La Corte ha evidenziato che si tratta di una misura «meramente transitoria» che non comporta la perdita del posto né sanzioni disciplinari.

Occorre a ogni modo ricordare che, negli ultimi anni, sono fioccati i casi di riconoscimenti giudiziali e amministrativi rispetto a danni gravi e permanenti, da paralisi a miocarditi fino a decessi, correlati alla campagna vaccinale. Si tratta di pronunce che pongono interrogativi assai significativi sugli effetti collaterali dei vaccini e sul dovere dello Stato di tutelare chi subisce danni da misure di profilassi pubbliche. Lo scorso ottobre, il Tribunale di Asti ha stabilito in primo grado il nesso causale tra il vaccino anti-Covid Pfizer e una grave mielite che ha reso invalida una tabaccheria di 52 anni, condannando il Ministero della Salute a versarle un indennizzo permanente. A marzo la medesima decisione era arrivata per una donna di Terni di 67 anni, ad aprile per un’altra di 60 anni di La Spezia, a luglio per una terza di Pescara, 70 anni. Nel gennaio 2023, una donna italiana di 67 anni, rimasta semiparalizzata dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid (AstraZeneca) aveva ottenuto dall’ente pubblico un indennizzo mensile di 913 euro come «equa indennità». Nel gennaio 2024, una commissione medica di Messina aveva riconosciuto a una donna di 36 anni un indennizzo a vita per «danni irreversibili» da vaccino anti-Covid. Nel febbraio 2024, a Colletorto, in Molise, era stato riconosciuto il nesso causale tra la somministrazione del vaccino anti-Covid a un uomo di 72 anni e il suo decesso, avvenuto circa venti giorni dopo l’iniezione.

Nel settembre 2023, inoltre, il giudice monocratico del Tribunale del lavoro dell’Aquila, Giulio Cruciani, aveva emesso una pronuncia con cui aveva dichiarato illegittima la sospensione dal lavoro per la mancata vaccinazione Covid dei lavori sottoposti all’obbligo. Il caso era relativo a un ultracinquantenne che si era rivolto al tribunale a seguito della sua sospensione dal lavoro. Oltre a dichiarare il fatto illegittimo, la sentenza aveva imposto al datore di lavoro il pagamento dei mancati stipendi e di un risarcimento per il «danno biologico causato dallo stress al lavoratore». Rispetto ad altre sentenze simili che già erano intervenute, il giudice era entrato maggiormente nel merito delle motivazioni, specificando che le caratteristiche stesse dei vaccini anti-Covid disponibili non rispettano «il fondamento per imporre l’obbligo vaccinale», in quanto non conferiscono «la garanzia della prevenzione dall’infezione». Segno evidente che su questi temi, nel corso del tempo, si sono alternate pronunce giudiziarie assai contrastanti.

Manovra, ok definitivo alla Camera con 216 sì

0

In seguito al via libera arrivato a Palazzo Madama lo scorso 23 dicembre, oggi la Camera dei deputati ha ufficialmente dato l’ok definitivo alla Legge di Bilancio 2026. In tutto, 216 deputati hanno votato a favore, 126 hanno votato no e 3 si sono astenuti. Il provvedimento, approvato dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni lo scorso ottobre, modificato in sede di commissione al Senato e arrivato blindato a Montecitorio, diventerà così legge dello Stato. In aula erano presenti molti esponenti del governo, tra cui il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani e i ministri Giancarlo Giorgetti, Carlo Nordio, Gilberto Pichetto Fratin e Luca Ciriani.

La grande abbuffata del riarmo: dalle aziende 5 miliardi di utili agli azionisti

0

Il settore della difesa europeo sta vivendo una stagione di guadagni senza precedenti, con gli azionisti dei principali gruppi che nel 2025 incasseranno una remunerazione record di 5 miliardi di euro, la cifra più alta degli ultimi dieci anni. Secondo un’analisi svolta da Vertical Research Partners per il Financial Times, la crescita è spinta dall’impennata della spesa militare globale dopo l’invasione russa dell’Ucraina, un contesto che si traduce in un flusso continuo di commesse per i produttori di armamenti. L’analisi segnala anche un aumento degli investimenti in produzione e ricerca e sviluppo, mentre negli Stati Uniti i dividendi del settore difensivo sono in calo.

Fra i gruppi che hanno fatto registrare i maggiori guadagni figurano Bae Systems, Thales, Dassault, Rheinmetall, Leonardo, Babcock, Saab e Hensoldt. Aziende che stanno anche rinforzando gli investimenti: Vertical Research stima che la quota di ricavi destinata a spesa in conto capitale e ricerca e sviluppo sia salita dal 6,4% al 7,9% rispetto al periodo precedente l’invasione russa. In Italia, il caso più emblematico è Leonardo: nei primi nove mesi del 2025 il gruppo ha riportato ricavi per 13,4 miliardi di euro (+11,3%), un EBITA di 945 milioni (+18,9%) e un utile netto ordinario di 466 milioni (+28%); il portafoglio ordini è stato riportato a circa 47,3 miliardi, con una copertura produttiva superiore a due anni e mezzo. Sempre nel 2025 Leonardo ha staccato una cedola (a valere sul bilancio 2024) di 0,52 euro per azione. 

Tale tendenza segna una differenza rispetto alla dinamica osservata negli Stati Uniti, dove, dopo il picco del 2023, i rendimenti per gli azionisti dei principali contractor sono diminuiti e gli investimenti hanno registrato un lieve calo. Oltreoceano, il settore è finito sotto accusa con il sospetto di privilegiare i riacquisti di azioni a scapito della capacità produttiva. L’ex presidente Donald Trump ha sollecitato i contractor a investire di più, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato di aziende «gravemente in ritardo nelle consegne» e invocato «un po’ più di ricerca e un po’ meno riacquisti di azioni». Secondo gli analisti di Vertical Research, tuttavia, l’idea che l’industria Usa stia sottoinvestendo o «facendo profitti eccessivi» «non è supportata dai fatti», dal momento che «i riacquisti di azioni e i dividendi, come quota della capitalizzazione di mercato, si sono quasi dimezzati negli ultimi due anni».

In Europa, il quadro è trainato da piani di riarmo monumentali. La Germania, ad esempio, ha varato un maxi-piano decennale da 1.000 miliardi di euro per le forze armate, con investimenti stabilmente superiori al 2% del Pil. L’Italia, dal canto suo, ha richiesto 14,9 miliardi di euro di prestiti al fondo europeo Safe per potenziare la propria industria della difesa. Questi sforzi nazionali si inseriscono in un contesto più ampio: la Commissione Europea programma investimenti per circa 6.800 miliardi entro il 2035, mentre la Nato ha fissato l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil degli alleati entro la stessa data.

Nel frattempo, però, la società civile non sta a guardare. Da mesi, infatti, numerose organizzazioni europee sono impegnate nella campagna “Stop ReArm Europe”, evidenziando come il piano di riarmo «andrà solo a beneficio dei produttori di armi in Europa, negli Stati Uniti e altrove». In Italia, nell’ambito della medesima iniziativa, una vasta coalizione composta da 500 organizzazioni sociali, sindacali e politiche ha tenuto lo scorso 18 dicembre un’assemblea online dal titolo emblematico “Se vuoi la Pace, prepara la Pace“, prima tappa di un percorso che culminerà in un’assemblea nazionale a Bologna i prossimi 24 e 25 gennaio. Finalità dei promotori – tra cui Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Greenpeace e Arci – è creare una convergenza per fermare quella che definiscono una pericolosa spirale di militarizzazione, che sottrae risorse allo stato sociale e minaccia la pace stessa.

L’Italia ha prorogato gli aiuti all’Ucraina per tutto il 2026

0

Il sostegno italiano all’Ucraina proseguirà anche oltre il 2025. Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri, approvando un decreto che estende fino alla fine del prossimo anno l’autorizzazione all’invio di aiuti militari a Kiev. Il testo conferma esplicitamente la natura “militare” degli aiuti, nonostante i tentativi della Lega di ridimensionarne la portata a favore di interventi civili. Il decreto prevede anche il rinnovo dei permessi di soggiorno per i cittadini ucraini e misure per la sicurezza dei giornalisti freelance. Con questo atto salgono a tredici i decreti sugli aiuti militari dall’inizio del conflitto, in linea con le scelte degli alleati europei e atlantici.

Italia: il Paese che non sa ascoltare le montagne

0

Un monte a 1600 metri di quota scampato, per ora, a una nuova cementificazione grazie alle proteste degli attivisti è la perfetta sintesi dell’approccio che continuiamo ad avere nei confronti della montagna, del turismo d’alta quota e delle persone che queste terre le abitano. Lo stesso che le istituzioni hanno avuto per le Olimpiadi che prenderanno il via a breve, tra promesse mancate, sprechi annunciati e nuovi sfregi ai massicci italiani che osservano silenziosi i ferventi preparativi. E per tanti che si adoperano per aumentare servizi e turisti, senza avere una vera idea a lungo termine, a...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Cina lancia razzi vicino a Taiwan durante esercitazione militare

0

Nel corso della seconda giornata dell’operazione militare “Justice Mission 2025”, la Cina ha condotto intense esercitazioni militari con fuoco reale intorno a Taiwan, sparando razzi e dispiegando oltre 130 aerei e numerose unità navali volte a simulare un blocco dei porti chiave e potenziali attacchi marittimi. Il presidente taiwanese Lai Ching-te ha assicurato che Taipei “non intensificherà il conflitto” e agirà con responsabilità per evitare un’escalation, pur mantenendo alta la vigilanza.

La Manovra di bilancio è legge: le principali misure contenute

0

Dopo settimane di trattative serrate e l’approvazione in Senato, la manovra approda a Montecitorio dove la Camera concede la fiducia al governo con 219 voti favorevoli e 125 contrari, una scelta che riaccende le tensioni già emerse in commissione Bilancio. Le opposizioni denunciano una compressione del confronto parlamentare, richiamando anche prese di posizione del passato dell’attuale premier. In Aula Nicola Fratoianni (Avs) e Giuseppe Conte (M5s) hanno chiesto di ridurre la spesa militare per destinare maggiori risorse alla sanità pubblica, denunciando il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale. Gli emendamenti, sui quali il governo ha espresso parere contrario, sono stati respinti dalla maggioranza. Via libera all’ordine del giorno della Lega che chiede di congelare l’aumento dell’età pensionabile. Il governo ha dato parere favorevole all’impegno a valutare la sospensione dell’incremento dei requisiti dal 2027, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. Archiviato il voto di fiducia, l’Aula si avvia a una lunga seduta fiume per l’esame dei 239 ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizioni.

La manovra prevede misure su fisco, welfare e imprese: taglio dell’IRPEF per il ceto medio, revisione dell’ISEE, rottamazione delle cartelle, bonus scuola e congedi parentali. Inclusi anche incentivi alle aziende, riforma del TFR per i neoassunti e aumento delle spese militari. Nel passaggio in Aula sono state stralciate cinque misure simbolicamente rilevanti, tra cui l’esonero per le aziende dal pagamento delle differenze retributive ai lavoratori sottopagati che avessero fatto causa, per dubbi sulla costituzionalità. La linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti resta improntata alla prudenza: una manovra da circa 22 miliardi per contenere la spesa, accelerare l’uscita dalla procedura di infrazione europea e riportare il deficit sotto il 3% del PIL, in un contesto internazionale instabile e con un debito pubblico oltre i 3.000 miliardi.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Il taglio dell’IRPEF

Una delle pietre miliari della manovra è il taglio dell’IRPEF per i redditi medio-bassi e medi: la seconda aliquota, che fino a oggi gravava al 35%, scende al 33% per i redditi fino a 50.000 euro lordi. Questa riduzione, calcolata in circa 3 miliardi di euro annui, interessa oltre 13 milioni di contribuenti e si traduce in un beneficio medio di circa 210 euro all’anno per chi ha redditi nella fascia intermedia. La misura si inserisce nel quadro di una riforma fiscale graduale, avviata con interventi sugli scaglioni più bassi nel 2024. Anche se il taglio avvantaggia in particolare i lavoratori dipendenti, l’effetto netto varia in funzione delle situazioni individuali e si attenua per chi supera la soglia dei 200.000 euro lordi.

Pensioni: aumenti modesti e regole nuove

Sul fronte previdenziale, la manovra introduce modestissimi incrementi per le pensioni minime, con un aumento di circa 20 euro al mese a partire dal 2026 per i pensionati delle fasce più disagiate. Misure di flessibilità come Opzione donna non sono state prorogate, mentre la APE sociale continua a esistere, seppure con platee più ristrette. Inoltre, l’età pensionabile subirà un incremento graduale: un mese in più nel 2027 e altri due mesi nel 2028, anche se alcune categorie particolari potrebbero vedersi applicate regole differenziate. Dal 1° luglio 2026 è prevista l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti nel settore privato, con possibilità di opt-out entro 60 giorni.

Famiglie, bonus e welfare: tra proroghe e limiti

La manovra conferma diversi bonus per le famiglie e per la casa, come il bonus ristrutturazioni al 50% per la prima abitazione e proroghe di incentivi come il Sismabonus e il bonus mobili fino a un tetto massimo di spesa agevolabile. La cedolare secca sugli affitti brevi resta al 21% per il primo immobile e sale al 26% per il secondo, mentre oltre due appartamenti l’attività è considerata d’impresa. Vi sono nuove esenzioni ISEE, con l’esclusione della prima casa dal calcolo della soglia per determinati benefici, fissata fino a 91.500 euro (e 200.000 euro nelle città metropolitane). Arriva un fondo di 20 milioni per il sostegno abitativo ai genitori separati e uno a sostegno del caregiver familiare con una dotazione di 1,15 milioni di euro per il prossimo anno. Sale da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto.

Sanità: risorse insufficienti e scontro con i sindacati

La legge di bilancio stanzia risorse aggiuntive per il Servizio sanitario nazionale, con incrementi destinati alla prevenzione, alle cure palliative, alla stabilizzazione del personale impiegato durante la pandemia e al potenziamento dei servizi territoriali. Tra le novità approvate al Senato, cresce il tetto della spesa per acquisti diretti di farmaci, misura che potrebbe alleviare la pressione finanziaria delle aziende sanitarie, ma è finanziata riducendo il Fondo per farmaci innovativi, scelta che ha suscitato critiche perché potrebbe limitare l’accesso alle nuove terapie. Vengono inoltre promossi fondi per programmi di screening e prevenzione specifici, inclusa la celiachia e l’HIV, e misure per il potenziamento dei servizi territoriali e della medicina di precisione. Nel complesso, la manovra segna passi avanti su alcuni fronti essenziali, ma non mancano le polemiche per le risorse frammentate e i tagli ad ambiti strategici come l’innovazione farmacologica. Secondo i sindacati dei medici e dei dirigenti sanitari, questi interventi restano insufficienti e frammentati: la manovra viene definita “un disastro per il SSN”, soprattutto per il mancato accoglimento degli emendamenti che avrebbero destinato risorse significative al personale, dagli aumenti retributivi extra-contrattuali al sostegno delle condizioni di lavoro, mentre le carenze strutturali e le liste d’attesa continuano ad aggravarsi.

Lavoro e impresa: incentivi fiscali e nuovi contributi

Nel mondo del lavoro, la manovra introduce agevolazioni per i rinnovi contrattuali e per i premi di produttività, con aliquote agevolate al 5% sugli incrementi salariali per i redditi più bassi e detassazione per maggiori compensi legati a produttività o turni. Per le imprese, proseguono incentivi come iperammortamento e crediti d’imposta per investimenti, estesi fino al 2028, mentre iniziative per l’innovazione e le zone economiche speciali restano nel pacchetto. Rimodulato il PNRR: la revisione permette di dirottare le risorse da interventi che hanno incontrato difficoltà o ritardi verso misure più efficaci, come Transizione 4.0, le Zone Economiche Speciali (ZES) e i contratti di filiera, garantendo così il pieno utilizzo delle risorse stanziate. Fondo da 1,3 miliardi per il 2026 per aumentare i limiti del credito d’imposta sugli investimenti effettuati entro il 2025.

Nuove tasse e adeguamenti

Accanto alle misure di sollievo, la manovra introduce nuove imposte e adeguamenti che non mancano di suscitare critiche. Tra queste, una tassa di 2 euro su pacchi di e-commerce extra-UE e poi estesa ai pacchi UE, il raddoppio della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, e aumenti di accise su gasolio e sigarette. Banche e assicurazioni vengono colpite da un aumento strutturale della pressione fiscale e da anticipi forzosi di imposta che riducono margini e liquidità. Viene prorogata a tutto il 2026 la sterilizzazione di sugar tax e plastic tax.

Christine Lagarde, presidente della BCE, ha bocciato l’emendamento avanzato da FdI, ricordando che l’oro detenuto da Bankitalia fa parte delle riserve ufficiali dell’Eurosistema.

Grandi opere: rifinanziato il Ponte sullo Stretto

La sforbiciata alla spesa pubblica incide su ministeri e grandi opere, con fondi cancellati o rinviati oltre il triennio per alleggerire nell’immediato il bilancio dello Stato. A farne le spese sono soprattutto i territori e i progetti infrastrutturali, come il Ponte sullo Stretto di Messina, le cui risorse già stanziate vengono fatte slittare in avanti a causa dei ritardi nell’iter amministrativo. La manovra rifinanzia l’opera con 780 milioni complessivi nel biennio 2032-2033, spostando 320 milioni al 2032 e 460 milioni al 2033, dopo il mancato perfezionamento degli impegni previsti per il 2025 su residui del 2024. Una rimodulazione che lascia formalmente invariato l’ammontare complessivo delle somme autorizzate, ma rinvia nel tempo la loro effettiva disponibilità.

Bankitalia e l’oro di Stato

Più delicata, e politicamente esplosiva, la norma sulla riserva aurea di Banca d’Italia: un emendamento stabilisce che l’oro “appartiene al Popolo Italiano”, pur nel rispetto dei trattati europei. Una formulazione che ha acceso il faro della Banca Centrale Europea, la quale ha espresso perplessità chiedendo chiarimenti formali. Un passaggio che va oltre la tecnica normativa e tocca il cuore del rapporto tra sovranità nazionale e architettura monetaria europea, trasformando una riga di bilancio in una dichiarazione politica.

Spese militari in aumento

La Manovra 2026 fotografa con chiarezza l’accelerazione della spesa per la difesa, che nel 2026 raggiungerà circa 32,4 miliardi di euro, con un incremento di 1,1 miliardi rispetto all’anno precedente. Un aumento che, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, non è comunque sufficiente a centrare gli obiettivi fissati dalla NATO, che spinge i Paesi membri verso un progressivo riallineamento delle spese militari a quote sempre più elevate del Pil nei prossimi anni, entro il 2035. La manovra va oltre il semplice incremento degli stanziamenti: tra gli emendamenti compare anche una norma che punta esplicitamente a favorire la produzione e il commercio di armamenti, rafforzando il ruolo dell’industria bellica nazionale attraverso incentivi, semplificazioni e sostegno ai progetti legati ai materiali d’armamento. Una scelta che ha suscitato forti critiche da parte di opposizioni e associazioni pacifiste, che denunciano una torsione sempre più marcata verso il riarmo e l’industria militare, a scapito di investimenti in sanità, welfare e servizi civili.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Caccia, la misura che introduce il “ritorno alle riserve”

Nel corso dell’esame della Legge di Bilancio 2026 in Senato è tornato a far discutere un tema che va oltre il fisco e tocca ambienti e passioni radicate: la caccia e le cosiddette riserve faunistico-venatorie. Con emendamenti presentati da esponenti di Fratelli d’Italia e Lega è stata inserita nella manovra una norma che di fatto ripristina – almeno sul piano giuridico – la possibilità di gestire riserve di caccia a pagamento e di trasformare le aziende faunistico-venatorie in attività con scopo di lucro, abolendo un divieto che era in vigore dal 1978 e che mirava a evitare finalità commerciali nella gestione del patrimonio faunistico statale. La proposta ha già ottenuto l’ok in Commissione e ha suscitato forti critiche da parte di associazioni ambientaliste e di opposizione, che denunciano rischi per la biodiversità e per la tutela della fauna selvatica, e preoccupazioni circa l’impatto sul patrimonio naturale italiano.

Nella Legge di Bilancio è stata introdotta la misura di FdI e Lega per il ritorno alle riserve di caccia.

Critiche, consenso e scenari futuri

La Manovra 2026 si presenta come un intervento complesso e prudente, frutto di ampie mediazioni politiche. Ha ottenuto il via libera istituzionale, con la Commissione europea che ne ha riconosciuto il rispetto dei vincoli di bilancio, pur sollecitando riforme strutturali. Restano però forti critiche interne e proteste sociali: sindacati e opposizioni segnalano rischi di maggiore precarietà, salari in crescita insufficiente e risorse per la sanità non adeguate ai bisogni a discapito di ingenti spese militari e per la difesa. Il provvedimento tenta di bilanciare la riduzione della pressione fiscale sul ceto medio con la tutela dei servizi pubblici, in un contesto europeo che limita i margini di manovra. Pur garantendo l’equilibrio dei conti, manca una visione strutturale capace di affrontare le fragilità economiche e sociali. Le risorse sono frammentate e orientate al breve periodo, mentre investimenti in innovazione, istruzione e produttività risultano insufficienti. Ne deriva un equilibrio fragile tra crescita, equità e sostenibilità, che il prossimo governo dovrà affrontare con scelte più incisive nel 2026.

I musei come “terapia culturale” per ridurre ansia e disagio psicologico

1
museo terapia studio italiano ansia

Visitare un museo ha un impatto positivo sul benessere individuale. Ci ha pensato il centro OMS per la ricerca in Salute Mentale dell’Università di Verona , in collaborazione con Palazzo Maffei, a mettere i benefici nero su bianco, all'interno di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers Psychology. Il progetto MINERVA (acronimo di Museo Innovazione Neuroscienze Impatto Emotivo al Valore dell’Arte) ha riscontrato nel campione una generale riduzione del disagio psicologico e dei sintomi ansioso-depressivi, a seguito di un percorso museale strutturato, composto cioè da tre visite...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Pesticidi: col pretesto di risparmiare l’UE prepara la deregolamentazione

0

Con il nono pacchetto di semplificazione normativa, la Commissione europea ha proposto un allentamento delle regole su pesticidi e prodotti chimici agricoli, presentato come misura per ridurre costi e burocrazia. Secondo la Commissione europea, il pacchetto consentirebbe risparmi annui per oltre 1 miliardo di euro alle imprese e alle amministrazioni. Tra le misure figurano l’estensione a tempo indeterminato di alcune autorizzazioni fitosanitarie, il raddoppio dei periodi di tolleranza per pesticidi vietati fino a tre anni e procedure accelerate per i biopesticidi. Le organizzazioni ambientaliste denunciano una deregolamentazione pericolosa, mentre Bruxelles difende la riforma come risposta alle richieste degli Stati membri e del settore agricolo.

Le modifiche più allarmanti toccano il ciclo di vita delle autorizzazioni. Attualmente, i pesticidi ricevono un primo via libera della durata di 10 anni, con un rinnovo possibile dopo 15 anni previa una nuova valutazione dei rischi. Nella bozza trapelata a novembre la Commissione aveva ipotizzato scenari in cui molte autorizzazioni sarebbero state estese senza i cicli di revisione ordinari; tale bozza parlava di una copertura molto ampia (si è citato anche «a circa il 90 per cento delle sostanze attive approvate») ma questa formulazione proveniva da un documento non definitivo e ha suscitato forti contestazioni. La nuova proposta introduce la possibilità di autorizzazioni a tempo indeterminato per una vasta gamma di sostanze. Dopo le proteste della comunità scientifica e della società civile, la Commissione ha in parte moderato la formulazione ufficiale, prevedendo ora una «rivalutazione mirata» per le sostanze con lacune nei dati o classificate come «candidate alla sostituzione», ma rimane la preoccupazione che il principio della rivalutazione periodica obbligatoria venga indebolito.

Altro punto critico è il raddoppio del cosiddetto “periodo di tolleranza”. Oggi, quando un pesticida viene vietato, può rimanere sul mercato per un certo periodo prima di essere ritirato. La Commissione propone di estendere questo termine a due anni per la distribuzione e la vendita, più un anno supplementare per l’utilizzo delle scorte esistenti, portando il totale a un massimo di tre anni. Questa estensione è giustificata dall’esecutivo con la necessità di dare tempo agli Stati membri di trovare alternative praticabili, ma è fortemente contestata da ONG e scienziati per il rischio di prolungare l’esposizione a sostanze pericolose. La proposta contiene inoltre una clausola particolarmente ambigua che limita l’autonomia degli Stati membri. Essa stabilisce che «gli Stati membri dovranno basarsi sull’ultima valutazione condotta a livello dell’UE», impedendo di fatto alle autorità nazionali di considerare studi scientifici indipendenti e più recenti non ancora integrati nei pareri dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) o dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).

Il pacchetto non contiene solo elementi di deregolamentazione. Una misura presentata in positivo è l’accelerazione delle procedure per l’accesso al mercato dei biopesticidi, strumenti alternativi alla chimica di sintesi. Il commissario per la Salute, Olivér Várhelyi, sottolinea che così gli agricoltori «avranno a disposizione strumenti più numerosi e migliori per proteggere efficacemente le loro culture e i loro prodotti». Tuttavia, gli esperti di PAN Europe mettono in guardia: la proposta introduce «un’ampia definizione di sostanze di controllo biologico» che include anche analoghi sintetici progettati per imitare i composti naturali, i quali possono avere «diversi profili di tossicità o impatti ecologici».

Nello specifico, Bruxelles presenta l’intervento come un insieme di misure «volte a razionalizzare e semplificare la legislazione dell’UE in materia di sicurezza alimentare e dei mangimi», evidenziando il potenziale effetto sui costi (oltre un miliardo in costi di conformità, 428 milioni di euro all’anno di risparmi per le imprese e 661 milioni per le amministrazioni nazionali). Il vicepresidente Valdis Dombrovskis, tra le altre cose, sostiene che le proposte «eliminano le sovrapposizioni nei requisiti e nella rendicontazione, affrontano le incertezze giuridiche ed eliminano le procedure che avevano scarso valore aggiunto». Anche il commissario per la Salute incoraggia l’innovazione: gli agricoltori — dice Olivér Várhelyi — «avranno a disposizione strumenti più numerosi e migliori per proteggere efficacemente le loro culture e i loro prodotti».

Dieci associazioni italiane, tra cui Greenpeace, WWF e LIPU, denunciano invece che queste riforme fanno parte di «un più ampio atteggiamento dell’attuale Commissione Von der Leyen, che si sta piegando alle richieste dell’agroindustria, dando priorità ai profitti a breve termine di pochi». In un appello congiunto, chiedono ai cittadini di mobilitarsi per fermare la deriva deregolamentatrice e chiedere all’Europa di rafforzare, anziché indebolire, la transizione verso un’agricoltura libera dai pesticidi.

Amazon rinuncia alle consegne con i droni in Italia dopo le indagini per frode

1

Amazon ha stabilito che, almeno in Italia, la consegna dei pacchi tramite droni non s’ha da fare. Lo stop è arrivato all’improvviso, in netto contrasto con i risultati apparentemente positivi registrati nell’ultimo anno presso il centro logistico di San Salvo, in Abruzzo. L’azienda parla di una normale “revisione strategica”, ma da più parti si sospetta che la decisione sia una risposta ai contrasti sviluppatisi con il fisco italiano, il quale le contesta una frode da 1,2 miliardi di euro legata all’IVA non versata da rivenditori cinesi attivi sulla sua piattaforma di e-commerce.

La notizia è emersa sabato 27 dicembre, quando David J. Carbon, vicepresidente e general manager di Amazon Prime Air, la divisione dedicata al drone delivery, ha comunicato al presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC), Pierluigi Di Palma, che il colosso avrebbe sospeso in Italia i propri piani di consegna commerciale tramite droni. “Nonostante il coinvolgimento positivo e i progressi compiuti con le autorità aerospaziali italiane”, si legge nel comunicato, “il più ampio contesto in cui operiamo in Italia non offre, al momento, le condizioni necessarie per i nostri obiettivi di lungo periodo per questo servizio”.

Il gigante statunitense non chiarisce quali siano gli ostacoli incontrati a livello nazionale, tuttavia ci tiene a sottolineare che le operazioni con i droni proseguono regolarmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, lasciando intendere silentemente che lo stop sul territorio abruzzese non dipenda affatto da limiti di natura tecnica. A far pensare a un attrito con le istituzioni è piuttosto il fatto che Amazon chiuda la propria nota ricordando il peso delle sue attività nel Paese: “con oltre 25 miliardi di euro investiti in Italia negli ultimi 15 anni, oltre 19.000 dipendenti diretti in più di 60 siti distribuiti nel Paese, continuiamo a servire i nostri clienti in Italia e offrire loro un’esperienza di acquisto eccellente”.

Le cause del dissapore sembrerebbero riconducibili a una vicenda emersa a inizio mese, ovvero l’accordo siglato da Amazon con l’Agenzia delle Entrate per chiudere le contestazioni relative a presunte irregolarità fiscali risalenti al 2019: secondo la procura di Milano, il gruppo sarebbe stato coinvolto in una frode che, tra sanzioni e interessi, avrebbe potuto tradursi in una multa stimata intorno ai tre miliardi di euro. L’intesa raggiunta ha risolto la questione — almeno sul piano fiscale — con un versamento di 511 milioni di euro.

Questo accordo ha preso però forma a pochi giorni di distanza da un alto scontro con le istituzioni, questa volta per un ammontare di circa 180 milioni di euro. Amazon Italia Transport ha infatti contribuito con tale somma per chiudere un’ulteriore presunta frode ed evitare un’interdittiva sul divieto di pubblicità. Come conseguenza di quest’ultima indagine, l’azienda ha inoltre dovuto rinunciare all’algoritmo utilizzato per monitorare i fattorini dei suoi cosiddetti “serbatoi di manodopera”. Ulteriori pressioni giungono dunque da un recente servizio di Report, il quale ha messo sotto i riflettori alcuni comportamenti di dubbia legittimità che la Big Tech impone ai suoi dipendenti.

Non serve ricorrere a indiscrezioni interne per intuire il malcontento dell’azienda statunitense nei confronti del trattamento ricevuto in Italia, basta consultare la nota dell’aviazione civile riportata da La Repubblica per avere un quadro del contesto: “pur confermando un indiscusso apprezzamento del proficuo lavoro svolto insieme ad ENAC, per motivi di policy aziendale e come conseguenza delle recenti vicende finanziarie che hanno coinvolto il gruppo, Amazon ha ritenuto di avviare il lancio delle operazioni commerciali e la richiesta di certificazione come operatore in un altro Stato membro dell’Unione europea”.