Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Torino ha disposto i domiciliari per il 22enne sospettato di aver preso parte all’aggressione di un poliziotto durante il corteo del 31 gennaio scorso. Sono stati invece scarcerati con obbligo di firma gli altri due giovani, entrambi torinesi, fermati per gli scontri. Secondo il GIP, a Torino ci sarebbe stata una «guerriglia urbana» preceduta da un’azione «evidentemente preordinata e organizzata» da parte di una frangia dei manifestanti.
Antitrust: multa alla piattaforma di viaggi eDreams
La piattaforma di viaggi eDreams dovrà pagare all’Italia una multa da 9 milioni di euro. L’ha stabilito l’Antitrust, riscontrando pratiche commerciali scorrette. La nota piattaforma di viaggi avrebbe infatti usato tecniche ingannevoli e manipolative per spingere gli utenti a sottoscrivere l’abbonamento Prime (che oggi conta nel mondo più di 7,5 milioni di membri), mostrando sconti poco trasparenti, preselezionando l’opzione più costosa e ostacolando il diritto di recesso.
Il 30% degli hamburger da supermercato contiene batteri resistenti agli antibiotici
Tra i parametri che la filiera della carne deve rispettare per immettere in commercio un prodotto finito non figura l’assenza di batteri resistenti agli antibiotici, a differenza di quanto accade per patogeni come salmonella e listeria, nonostante questi batteri contribuiscano alla diffusione dell’antibiotico-resistenza tra le persone. In una recente indagine realizzata da Il Salvagente sono stati analizzati 12 campioni di hamburger, confezionati sottovuoto e venduti nei supermercati. 4 di questi, pari al 30% del totale, sono risultati positivi alla presenza di batteri resistenti agli antibiotici, capaci cioè di “difendersi” dai farmaci usati per combattere le infezioni. I 4 prodotti coinvolti sono: Terre d’Italia – hamburger con Marchigiana di Carrefour; hamburger di Chianina di Lidl; hamburger di Scottona di Gram e maxi hamburger di Scottona – La collina delle bontà di Eurospin.
Secondo la normativa vigente, la farmacovigilanza nella filiera della carne si interrompe negli allevamenti e nei macelli, mentre non vi è alcun obbligo nelle fasi di lavorazione e confezionamento, il che apre il dibattito su un intervento da parte del Legislatore. In questo vuoto normativo si inseriscono nel frattempo i test realizzati da Il Salvagente, che scrive: «le resistenze più gravi sono legate alla presenza di Escherichia coli beta-glucuronidasi positiva e agli stafilococchi in alcuni hamburger in grado di “sopravvivere” a medicinali moderni e molto usati in questi casi come le cefalosporine, una classe di antibiotici beta-lattamici». Nel campione di hamburger con Marchigiana di Carrefour è risultata la presenza di batteri resistenti a 5 antibiotici differenti. Discorso simile per l’hamburger di Chianina di Lidl, dove sono stati riscontrati batteri capaci di neutralizzare 6 tipi di antibiotici. Resistenze batteriche sono emerse anche negli hamburger di Scottona di Gram ed Eurospin.
Cuocere bene la carne è il miglior modo per difendersi e uccidere i batteri presenti al suo interno, limitando così la diffusione dell’antibiotico-resistenza tra le persone. Il fenomeno, che secondo i dati dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) provoca ogni anno la morte di 12mila persone, è il risultato di pratiche sedimentate negli anni: prescrizioni eccessive di antibiotici, consumi ospedalieri in aumento, utilizzo diffuso negli allevamenti intensivi, dove spesso gli antibiotici vengono somministrati in via preventiva anche su animali sani.
Piantedosi reinventa il “rischio eversione” per giustificare un nuovo DL Sicurezza
Il governo lo dichiara senza mezzi termini: la distinzione tra manifestanti violenti e non violenti non è possibile. Non nel contesto della manifestazione dello scorso 31 gennaio di Torino, dove tra le 20 e le 50 mila persone si sono ritrovate in piazza a sostegno di Askatasuna e per la tutela degli spazi sociali. Con un linguaggio che rievoca scenari degli anni ’70, il ministro dell’Interno Piantedosi dipinge nelle intenzioni della piazza «una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni», con modalità che richiamano «dinamiche terroristiche e squadristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato». Una «vera e propria sistematica strategia dell’eversione dell’ordine democratico», insomma. Che offre l’assist perfetto per introdurre l’ennesimo decreto Sicurezza, che (salvo ulteriori slittamenti) approderà in Consiglio dei Ministri già domani.
L’obiettivo della piazza, dichiara il ministro nel corso dell’informativa urgente di ieri alla Camera, sono puri disordini e violenze, portate in piazza col pretesto di rivendicazioni di carattere sociale. D’altronde, a poche ore dai fatti, lo stesso ministro della Difesa Crosetto aveva dichiarato la necessità di combattere queste «bande armate» allo stesso modo in cui «sono state combattute le Brigate Rosse». Piantedosi sottolinea poi come con il governo Meloni il numero di manifestazioni sia aumentato in frequenza e partecipazione proprio perchè pienamente garantito il diritto a manifestare – non, insomma, per un crescente scontento da parte della cittadinanza. In quest’ottica, «va valutato il sostegno alla manifestazione da coloro i quali intendono rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti». Sarebbe ipocrita, insomma, pretendere una separazione tra «cosiddetti “manifestanti pacifici”» e gruppi violenti.
Paventato il rischio eversivo dei cortei, dipinti anche i cittadini comuni come potenziali terroristi, il terreno è spianato per l’introduzione del nuovo decreto Sicurezza, che contiene due misure fondamentali. La prima è il fermo di polizia per «soggetti potenzialmente pericolosi, di cui siano già conoscibili intenzioni ed attitudini». Il secondo è l’ampliamento dello scudo penale a favore dei poliziotti, «baluardo della democrazia», che devono poter operare «senza una costante e sistematica presunzione di colpevolezza». Prevista poi la possibilità per le Prefetture di procedere con lo sgombero degli immobili occupati, in base a criteri di priorità da esse (ovvero, dal ministero dell’Interno) stabiliti. Il provvedimento sarebbe dovuto arrivare in Consiglio dei Ministri già oggi, ma il rischio di frizioni con il Quirinale ha portato a rimandare di un giorno la discussione. Le norme, per essere approvate, devono infatte essere rese digeribili al presidente della Repubblica Mattarella, motivo per il quale nella serata di ieri si è svolta una riunione dei tecnici incaricati di redarre le norme. Il rischio che si manifestino profili di incostituzionalità è infatti alto – uno tra tutti: le norme potrebbero cozzare con l’art. 13 della Costituzione, che stabilisce l’inviolabilità della libertà personale, la quale può essere momentaneamente sospesa unicamente dall’autorità giudiziaria (e dunque non dalla polizia, come vorrebbe il decreto).
Nel frattempo, il corteo di sabato, partecipato da decine di migliaia di cittadini, viene spogliato di qualunque valenza critica e politica, per diventare un’accozzaglia di persone il cui unico scopo sarebbe devastare il centro di Torino e scontrarsi con la polizia. E il tutto grazie anche a «coperture politiche ben identificabili», che offrono ai «delinquenti» una «prospettiva di incolumità» dichiara Piantedosi, alludendo alla presenza di AVS e Rifondazione Comunista in piazza. «Sarà massimo l’impegno affinchè questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dello Stato».
Tra le opposizioni sollevatesi dopo il discorso di Piantedosi, le più incendiate sono state proprio quelle di Bonelli (AVS), che ha commentato come i «criminali» che hanno dato il via agli scontri più violenti con le forze dell’ordine «li condanniamo perchè sono nostri nemici». «Lei da ministro degli Interni doveva tutelare i manifestanti pacifici, perchè voi sapete chi sono coloro i quali vanno a fare quegli scontri, ma gli avete consentito di fare tutto ciò», ha dichiarato, aggiungendo: «quei teppisti sono vostri amici, se c’è una complicità è con voi».
Gaza, continuano gli attacchi israeliani: almeno 9 vittime
Nella notte l’esercito israeliano ha effettuato nuovi bombardamenti sulla Striscia di Gaza, colpendo più località, come i quartieri Tuffah e Zeitoun di Gaza City. Sono state uccise almeno 9 persone, tra cui un bambino di cinque mesi, cui si aggiungono 31 feriti. Si registra un raid anche nella città di Gerico, a est della Cisgiordania occupata. Il Ministero della Salute ha dichiarato che Saeed Na’el al-Sheikh, 24 anni, è stato ucciso dopo essere stato colpito dal fuoco israeliano, mentre altri 3 palestinesi sono rimasti feriti.
Ginostra: la scuola per una sola alunna che sfida lo spopolamento
A Ginostra, frazione dell’isola di Stromboli, a settembre riaprirà una scuola chiusa da 20 anni che, con un’unica alunna, sarà la più piccola d’Europa. La bimba, che prossimamente compirà 6 anni, è figlia di una delegata comunale originaria dell’isola, e di un imprenditore tunisino che vive lì da 8 anni.
L’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia ha approvato l’apertura del plesso, all’interno del piano di riorganizzazione previsto per il 2026/2027 nella provincia di Messina, prevedendo anche l’autorizzazione per una scuola dell’infanzia a Leni, sull’isola di Salina.
La proposta arriva dalla giunta comunale di Lipari, con il sindaco Riccardo Gullo che ha sposato l’iniziativa nell’ottica di garantire il diritto all’istruzione anche nella piccola comunità. Ora resta da decidere dove sarà aperta la nuova classe, oltre ad identificare l’insegnante che lavorerà in loco.
Fino ad oggi il primato della scuola più piccola d’Europa era della vicina isola di Alicudi, che è frequentata da 2 alunni. Le strutture fanno parte dell’Istituto Comprensivo Statale delle Isole Eolie, con 17 plessi totali distribuiti sull’arcipelago e copre i cicli dell’infanzia, della primaria e della scuola secondaria di primo grado. La dirigente scolastica, Patrizia Muscolino, all’avvio dell’anno scolastico ha rivolto un messaggio agli studenti invitandoli ad affrontare senza timore le difficoltà, ricordando che ogni sfida rappresenta una tappa fondamentale del percorso di crescita e che ogni obiettivo raggiunto contribuisce a rafforzare consapevolezza e resilienza.
I genitori hanno accolto con felicità la notizia, raccontando che l’isola è un paradiso e confidando la speranza che la nuova scuola possa spingere altre persone a trasferirsi lì. Sull’isola di Stromboli sono circa 500 gli abitanti stabili, mentre nella frazione di Ginostra sono tra 30 e 40. Nonostante la legge italiana preveda che servano almeno 15 alunni per formare una classe, nelle aree marginali o a rischio spopolamento possono essere richieste delle deroghe, come avvenuto in questo caso, dove l’apertura di una scuola anche per una sola alunna assume un valore che va ben oltre il dato numerico. Garantire istruzione, continuità educativa e servizi di base significa dare futuro ai territori, permettendo alle famiglie di restare e alle comunità di continuare a esistere.
Il figlio di Gheddafi è morto
Saif al-Islam Muammar Gheddafi, figlio dell’ex dittatore libico Muʿammar Gheddafi, è morto. A dare la notizia Abdullah Othman, consigliere e capo del team politico di Gheddafi, che tuttavia non ha specificato se si sia trattato di morte naturale o di omicidio, come riportato da diversi media. La notizia è stata riportata da media libici.
USA: abbattuto drone iraniano
L’esercito degli Stati Uniti ha annunciato di avere abbattuto un drone iraniano che seguiva una petroliera americana attiva nel Mar Arabico. Ancora poco chiare le dinamiche dell’evento: secondo le ricostruzioni mediatiche, la petroliera sarebbe stata avvicinata da navi della guardia costiera iraniana perché troppo vicina alle acque territoriali del Paese; dopo essere fuggita, sarebbe stata raggiunta dalla portaerei statunitense Abraham Lincoln, ma sarebbe stata raggiunta da droni iraniani. La stessa portaerei ha abbattuto il drone. Ancora assente una risposta da parte iraniana. La notizia arriva in un momento di tensione tra USA e Iran, mentre i due Paesi paiono avvicinarsi a imbastire un tavolo di negoziati sul nucleare.
Cavagna, il piccolo comune che ha detto no alla speculazione edilizia
A Cavagna non si costruirà. La località di pregio naturalistico del comune di Lecco è stata salvata dalla speculazione edilizia grazie alla mobilitazione degli abitanti, guidati dall’associazione Giuseppe Bovara. I cittadini si sono opposti alla variante al Piano di governo del territorio (PGT) che stava mettendo in discussione la destinazione a “verde pubblico” di Cavagna, prevedendo l’edificabilità. Il dietrofront della maggioranza di centrosinistra è avvenuto a seguito di una petizione che ha raggiunto, prima del Consiglio comunale monotematico, 6mila firme, superando le 20mila in queste ore. La mobilitazione ha infatti valicato i confini di Lecco, con l’obiettivo di tutelare un’area rurale rimasta intatta nel tempo, oggi uguale a come la osservava nel XIX Secolo Alessandro Manzoni, che l’ha celebrata nel componimento Addio ai Monti.
A Lecco il lungo confronto tra maggioranza, opposizione e società civile si è concluso con la tutela di Cavagna, confermando la destinazione a “verde pubblico” prevista nel PGT del 2014 e minacciata dalla recente Variante del 2026, che in prima battuta fissava a 0,03 l’indice di edificabilità. Tradotto: per ogni metro quadro di terreno è possibile costruire 0,03 metri cubi di volume, quindi per un ettaro si parla di 300m³ edificabili (consistente in un’abitazione da 100mq alta 3 metri). Con un emendamento, la maggioranza ha ristabilito l’azzeramento dell’indice di edificabilità dell’area. Sulla scorta di quanto previsto già dal PGT del 2014, ai proprietari dei terreni è stata contestualmente data la possibilità di maturare i crediti edilizi altrove, giovando di un indice pari a 0,1 in aree già urbanizzate o ex industriali dismesse.
Il dietrofront della maggioranza — descritto dal consigliere dem Pietro Regazzoni in termini di ascolto dei cittadini e della capacità di «saper fare un passo indietro rispetto alle proprie scelte iniziali» — è stato preceduto da un’intensa mobilitazione popolare. L’associazione Giuseppe Bovara è stata affiancata nelle attività di sensibilizzazione e di pressione politica dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi, Italia Nostra, Officina Gerenzone, Legambiente e dal Coordinamento Difendiamo la Montagna. Alla questione si è anche interessata la Soprintendenza. In pochi giorni la petizione popolare che chiedeva la tutela paesaggistica di Cavagna ha raggiunto le 6mila firme. «Dopo il fiabesco lieto fine della vicenda — scrive l’associazione Giuseppe Bovara — la petizione ha cominciato improvvisamente a crescere in modo esponenziale, raggiungendo poco più di 20mila firme! Un piccolo miracolo, un risultato travolgente e inaspettato: meglio ancora, un vero e proprio “fiume di bene” che conferma, ancora una volta, la giusta strada intrapresa ovvero la tutela di uno fra gli ultimi genuini brani di quello che ai tempi di Manzoni era “un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città”».








