mercoledì 11 Marzo 2026
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Mosca: “Uccisi in 24 ore 1.255 soldati ucraini”, colpiti 143 siti di lancio droni

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Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che nelle ultime 24 ore le forze ucraine avrebbero perso circa 1.255 militari nell’area delle operazioni militari. Secondo Mosca, le perdite ammonterebbero a circa 235 soldati nel settore del gruppo tattico Nord, 180 in quello Ovest, oltre 150 nell’area Sud e 345 nel settore Centro. Altri 265 militari sarebbero caduti nella zona controllata dal gruppo tattico Est e fino a 80 nell’area del gruppo Dnepr. Il ministero afferma inoltre che aviazione, droni, missili e artiglieria russi hanno colpito siti di lancio di droni ucraini e basi temporanee di truppe e mercenari stranieri in 143 aree.

Il referendum oltre la propaganda: cosa si vota (davvero) il 22 e 23 marzo

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Il referendum del 22 e 23 marzo si avvicina, cresce il lavoro propagandistico di comitati e partiti ma i dubbi restano, come dimostrano gli alti livelli di indecisione. Ciò che è certo è che si parla della riforma della magistratura. A latitare, in mezzo a un mare di fake news, attacchi gratuiti e ricostruzioni parziali, sono i contenuti. Maggioranza e opposizione hanno semplificato il confronto fino a renderlo mero motivo di sostegno o contrasto al governo. Sotto c’è tanto altro e riguarda l’organizzazione della magistratura, titolare del potere giudiziario, che insieme a quello legislativo ed esecutivo tiene in piedi lo Stato moderno. Di fronte alla peggior campagna elettorale di sempre, suscettibile di minare il diritto a essere informati di oltre 50 milioni di elettori, la redazione de L’Indipendente ha deciso di pubblicare un articolo che faccia una volta per tutte chiarezza in vista del voto.

La riforma della magistratura

Domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle 23, e il giorno successivo dalle 7 fino alle 15, gli elettori saranno chiamati a esprimersi su un unico quesito referendario. Si tratta di un referendum confermativo, che non prevede cioè alcun quorum da raggiungere per la validità del voto (come invece successo nei recenti appuntamenti di natura abrogativa). A dover essere confermata dai cittadini è la legge costituzionale n. 253/2025, meglio nota come riforma della magistratura. Quest’ultima è stata approvata in Parlamento, ottenendo la maggioranza assoluta dei voti. Non è stato invece raggiunto il quorum dei due terzi dei membri di ciascuna Camera; per questo motivo è stato possibile chiedere l’indizione del referendum confermativo, previa raccolta delle canoniche 500mila firme.

Si tratta di una riforma articolata, come dimostra la formulazione del quesito che gli elettori si troveranno di fronte su scheda verde: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?». Sbarrando la casella del sì si voterà a favore delle nuove disposizioni, mentre con il no ci si opporrà alla riforma, che interviene su 7 articoli della Costituzione. Vengono sostanzialmente modificati i meccanismi di autogoverno della magistratura e rimarcata la distinzione dei percorsi professionali voluta ai tempi dalla riforma Cartabia. Vediamo nel dettaglio cosa cambia con la legge costituzionale voluta dal governo.

La divisione del Consiglio Superiore della Magistratura

Attualmente il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è l’organo di autogoverno dei magistrati, sia giudici che pubblici ministeri. Al CSM la Costituzione affida “le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati” (art. 105). Funzioni che la legge costituzionale n. 253/2025 intende assegnare a tre nuovi organi. Nel caso in cui al referendum trionfasse il sì, nascerà un Consiglio Superiore dei giudici (magistrati giudicanti) e un Consiglio superiore dei pubblici ministeri (magistrati requirenti) — che si occuperanno del governo delle carriere. La competenza sui provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati verrà invece affidata all’Alta Corte Disciplinare, di rango costituzionale. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare sovrapposizioni tra funzioni amministrative e giurisdizionali. La nuova corte sarà composta da 15 membri: 9 togati e 6 laici.

La riforma promossa dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio non si limita allo spacchettamento del CSM ma ne supera anche gli attuali criteri selettivi. Al momento, infatti, i membri del Consiglio Superiore della Magistratura “sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio” (art. 104 Cost.). Con la prima elezione vengono scelti i cosiddetti togati, mentre con la seconda i membri laici.

In caso di esito positivo al referendum, i nuovi Consigli Superiori saranno composti da giudici non eletti in modo diretto bensì sorteggiati. Ciò vale sia per i togati sia per i membri laici. Nel primo caso, il sorteggio avviene tra i magistrati della rispettiva carriera (giudicante o requirente), secondo modalità che stabilirà la legge. Nel secondo caso invece il campione si restringe a un limitato numero di persone (avvocati e professori ordinari di materie giuridiche) scelto dal Parlamento. Per approvare il “listino” non è prevista alcuna maggioranza qualificata, rafforzata — che nella pratica si traduce in una garanzia, seppur minima, per la minoranza di turno, coinvolta in qualche modo nella decisione.

Il sorteggio è previsto anche per definire la composizione dell’Alta Corte Disciplinare. Dei 9 membri togati, 6 saranno estratti tra i giudici e 3 tra i pm. In entrambi i casi, i funzionari dovranno avere almeno 20 anni di esperienza. Per quanto riguarda i membri laici, 3 saranno nominati dal Presidente della Repubblica e 3 sorteggiati tra professori ordinari di materie giuridiche e avvocati, presenti nel famoso listino parlamentare. Anche in questo caso saranno obbligatori i venti anni di esercizio della professione.

Le ragioni del sì e del no

Il sorteggio dei magistrati è stato proposto dalla maggioranza guidata da Fratelli d’Italia con l’obiettivo di superare le cosiddette correnti interne, che l’avvocato Mario Cicala qualifica come «centri di potere, espressione politica, strumenti di dibattito ideale». Ogni corrente ha la propria visione circa il ruolo della magistratura ed esercita un’influenza affinché quella visione sia predominante. Una dinamica non troppo distante da ciò che accade in politica con i partiti. I sostenitori del no al referendum affermano che il sorteggio dequalifichi l’istituzione, sollevando problemi di responsabilità e competenze, il tutto senza assicurare l’effettivo superamento delle correnti. La nuova modalità selettiva viene poi accusata di rendere la magistratura più vulnerabile alle pressioni politiche: se un terzo dei magistrati sarà pescato da un listino ristretto, i restanti due terzi verranno sorteggiati tra migliaia di funzionari (salvo eventuali requisiti che la legge ordinaria potrà introdurre, magari a seguito della pressione organizzata dei magistrati).

La separazione delle carriere

La distinzione dei Consigli Superiori viaggia di pari passo al consolidamento della tanto chiacchierata separazione delle carriere, già oggi in vigore de facto. La riforma Cartabia ha infatti introdotto una rigida separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri, consentendo un solo passaggio di carriera nei primi 10 anni. Si tratta di un’opzione storicamente scelta da meno dell’1% dei magistrati, come evidenziato dal Consiglio Superiore della Magistratura nella delibera dell’8 gennaio 2025. Nel 2023, ad esempio, si sono registrati appena 8 passaggi da giudice a pm e 26 nella direzione opposta, per un totale di 34 magistrati su 8851 (0,38%) in servizio. Il progetto normativo voluto dal guardasigilli Carlo Nordio elimina anche questa possibilità residuale. I magistrati saranno obbligati a scegliere la funzione giudicante o quella requirente all’inizio delle loro carriere, senza possibilità di cambiamenti successivi.

Tabella elaborata dal Consiglio Superiore della Magistratura nella delibera 8 gennaio 2025.

Le ragioni del sì e del no

Per i sostenitori della riforma e del sì al referendum, separare in modo definitivo le carriere tra chi giudica e chi accusa è funzionale a un processo equo e imparziale. In altre parole, si intende evitare la vicinanza culturale o professionale tra il giudice e l’accusa.

Seppur al centro di dibattiti e scontri tra le parti, la separazione delle carriere resta elemento secondario rispetto alla modifica del CSM. Come affermato dalla Corte Costituzionale, alla separazione tra pm e giudici si sarebbe potuto giungere attraverso una legge ordinaria, senza passare per la più articolata revisione costituzionale. Per questo motivo, il fronte contrario alla riforma afferma che le modifiche alle carriere dei magistrati siano uno “specchietto per le allodole”, utile a portare avanti altri cambiamenti, come l’immediato spacchettamento del CSM.

Allo stesso tempo, c’è preoccupazione per possibili passaggi successivi alla riforma, che tuttavia non sono automatici. Una volta isolati in modo definitivo giudici e pm — sostiene il fronte del no — si procederà con l’introduzione di forme di coordinamento tra pm e governo. In questo modo il lavoro del pubblico ministero e dunque dell’accusa si muoverà nei confini tracciati dal Ministero della Giustizia di turno. Non si tratta però di uno scenario consequenziale e per attuarlo saranno necessarie nuove leggi.

Cosa non è la riforma

Dopo aver visto i punti nodali della riforma della magistratura è utile, per un voto libero e informato, soffermarsi su cosa non è, sviluppando così degli anticorpi alla propaganda delle parti. Partiamo dalla definizione. Parlare di riforma della giustizia è improprio e punta a fare leva su un sentimento di generale insoddisfazione circa i tempi e l’efficienza dell’apparato giudiziario. La legge costituzionale n. 253/2025 interviene sulla magistratura, che è diverso. Riguarda infatti il modo in cui lo Stato intende organizzare coloro che applicano la legge, non incidendo su tempi ed efficienza amministrativa. Quest’ultimo aspetto lo ha sottolineato lo stesso Carlo Nordio durante un convegno alla Camera dei Deputati.

Eppure, come ampiamente argomentato in un articolo sul tema, più che ruotare intorno ai contenuti concreti, questa campagna referendaria si è concentrata su insulti, linguaggio divisivo e logica dello scontro. Al punto da richiedere un insolito intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha invitato le parti al «rispetto vicendevole». Se i sostenitori del sì “confondono” giustizia e magistratura, strumentalizzando episodi di cronaca, quelli del no non sono da meno, invocando imminenti scenari da regime totalitario.

Norvegia, esplosione nell’ambasciata USA a Oslo nella notte

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Un’esplosione ha colpito nelle prime ore del mattino l’ambasciata degli Stati Uniti a Oslo, senza provocare feriti. La detonazione è avvenuta intorno all’1 di notte e ha causato soltanto lievi danni materiali a uno degli ingressi dell’edificio. La polizia della capitale norvegese ha avviato un’indagine, impiegando cani, droni ed elicotteri alla ricerca di uno o più possibili responsabili. Gli investigatori non hanno ancora chiarito l’origine dell’esplosione, anche se ritengono l’episodio particolarmente grave. Il comandante della polizia Michael Dellemyr ha spiegato che non verranno diffusi ulteriori dettagli perché l’inchiesta è ancora in una fase iniziale. L’area attorno all’ambasciata è stata successivamente dichiarata sicura.

Epstein Files: pubblicati documenti su Trump con le accuse di abusi su una minorenne

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«Lascia che ti insegni come dovrebbero comportarsi le bambine». La frase, attribuita a Donald Trump, compare in uno dei documenti dell’FBI appena pubblicati nell’ambito del rilascio degli Epstein Files. Il Dipartimento di Giustizia ha diffuso tre interviste dell’FBI con una donna che sostiene di essere stata aggredita sessualmente dal presidente USA quando era appena adolescente, dopo essergli stata presentata da Jeffrey Epstein. I memo, redatti nel 2019, contengono dichiarazioni non verificate che non hanno portato ad alcuna incriminazione. Tuttavia, il ritardo nella loro pubblicazione, insieme alla natura delle accuse riportate, ha riacceso il dibattito pubblico e riportato sotto i riflettori i rapporti tra il tycoon e il finanziere condannato per traffico sessuale di minori.

I fascicoli emergono mentre i democratici indagano per accertare se il Dipartimento di Giustizia abbia deliberatamente omesso o trattenuto documenti contenenti accuse di violenza sessuale contro Trump. I documenti diffusi sono rapporti di interrogatorio dell’FBI – FD-302 – redatti nel 2019 dopo una serie di colloqui con una donna che afferma di essere stata abusata da Epstein a partire dai 13 anni. Secondo il racconto riportato nei memo, Epstein l’avrebbe portata in un edificio tra New York e il New Jersey, dove le avrebbe presentato Donald Trump. La donna ha affermato che erano presenti altre persone, senza ricordare chi. Trump avrebbe chiesto loro di uscire dalla stanza. A questo punto, il tycoon si sarebbe abbassato la cerniera dei pantaloni e avrebbe spinto la testa della ragazza verso il suo pene. La donna ha raccontato di aver reagito mordendolo. In risposta, ha riferito, lui le avrebbe tirato i capelli e dato un pugno sulla tempia, gridando: «Portate subito via questa stronzetta da qui».

Nei documenti si afferma anche che la madre della donna, nel frattempo deceduta, avrebbe scontato circa due anni di carcere federale in South Carolina per appropriazione indebita. Secondo la testimone, il reato sarebbe stato collegato a un presunto ricatto da parte di Epstein e di un uomo identificato come Jim Atkins, che avrebbero utilizzato fotografie esplicite della figlia. La testimone ha inoltre riferito agli agenti di aver sentito Trump ed Epstein parlare di come il finanziere di Brooklyn ricattasse alcune persone e di aver sentito Trump discutere di riciclaggio di denaro attraverso i casinò. Ha inoltre riferito di aver ricevuto nel corso degli anni numerose minacce da persone che riteneva legate a Epstein o ai suoi collaboratori. Le telefonate anonime sarebbero iniziate quando aveva circa 16 o 17 anni e sarebbero proseguite con messaggi intimidatori come: «È meglio che tieni la bocca chiusa». La donna ha precisato di non aver mai riconosciuto le voci. Nei documenti vengono citati anche episodi in cui l’accusatrice sostiene di essere stata quasi fatta uscire di strada da altre auto.

Come nel caso dei precedenti memo rilasciati il 30 gennaio, le nuove accuse contenute nei documenti sono esplicitamente indicate come non corroborate. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che i memo sono stati pubblicati perché presenti negli archivi dell’indagine Epstein, ma che non esistono elementi che confermino il racconto. Gli investigatori non hanno mai avviato procedimenti sulla base di queste dichiarazioni e non è stata aperta alcuna incriminazione nei confronti del presidente. Trump ha già affrontato in passato accuse di violenza e molestie sessuali, tra cui quelle avanzate da diverse donne durante la campagna presidenziale del 2016. Nel 2023, una giuria federale lo ha ritenuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll, che lo aveva accusato di averla aggredita in un grande magazzino di Manhattan negli anni ’90 e che Trump aveva poi definito “bugiarda”.

La pubblicazione dei memo ha immediatamente provocato una reazione politica. I portavoce di Trump hanno respinto le accuse definendole «false» e prive di credibilità, sottolineando che non sono mai state supportate da prove né utilizzate in procedimenti giudiziari. Il Dipartimento di Giustizia ha spiegato che i documenti erano stati inizialmente classificati come duplicati e, quindi, esclusi dalla prima fase di pubblicazione prevista dall’Epstein Files Transparency Act, prima di essere individuati durante una revisione interna. Intanto, il Congresso chiede chiarimenti sulla gestione degli archivi: migliaia di file legati all’indagine Epstein restano ancora non pubblicati.

AVS registra i fuori sede rappresentanti di lista per farli votare

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Alleanza Verdi Sinistra ha lanciato la piattaforma “votofuorisede.it” per permettere a coloro che vivono lontano dalla città dove risiedono di votare da dove abitano, registrandoli come rappresentanti di lista. Il rappresentante di lista è una figura con il compito di assistere alle operazioni dei seggi, che ha il diritto di votare presso il seggio in cui è stato designato. Ogni partito può nominare un rappresentante di lista e un sostituto per seggio. La mossa è pensata per l’imminente referendum sulla magistratura, e ha la potenzialità di interessare qualche migliaio di persone nelle maggiori città italiane: Roma, città più popolosa d’Italia, ha circa 2.600 seggi. Le iscrizioni alla piattaforma chiuderanno il 15 marzo.

Nigeria, scontri tra esercito e banditi: 48 morti

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Oggi, 7 marzo, il governo nigeriano ha annunciato di avere ingaggiato uno scontro con un gruppo di banditi nell’area di Danmusa, nello Stato di Katsina, uccidendo almeno 45 persone, e perdendo tre soldati. Da quanto spiega il governo, lo scontro sarebbe scoppiato ieri in seguito a una incursione da parte di una banda armata proveniente dallo Stato di Zamfara. Lo scorso giovedì, il medesimo gruppo avrebbe fatto irruzione nel villaggio di Alhazawa a Musawa, tentando di rubare il bestiame; è tornato il giorno dopo, trovando tuttavia dei soldati che l’esercito aveva inviato sul posto per sorvegliare la zona.

L’architettura del caos: settant’anni di interventi USA in Medio Oriente

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US Army (USA) M1A1 Abrams MBT (Main Battle Tank), and personnel from A Company (CO), Task Force 1st Battalion, 35th Armor Regiment (1-35 Armor), 2nd Brigade Combat Team (BCT), 1st Armored Division (AD), pose for a photo under the "Hands of Victory" in Ceremony Square, Baghdad, Iraq during Operation IRAQI FREEDOM. The Hands of Victory monument built at the end of the Iran-Iraq war marks the entrance to a large parade ground in central Baghdad. The hand and arm are modeled after former dictator Saddam Hussein?s own and surrounded with thousands of Iranian helmets taken from the battlefield. The swords made for the guns of dead Iraqi soldiers, melted and recast into the 24-ton blades.

La storia statunitense è costellata da una sfilza di colpi di Stato e aggressioni militari contro Paesi che hanno osato portare avanti il proprio interesse, sfidando la volontà imperiale USA. Ci sono esempi di interventi, diretti o per procura, che riguardano ogni regione del mondo. Per rimanere entro una lunghezza di lettura accettabile per un singolo articolo, ci concentreremo in quella parte di mondo che oggi è tornata ad essere teatro di una guerra allargata a tutta la regione: il Medio Oriente e regioni limitrofe. 
1953: il colpo di stato in Iran
Soldati iraniani circondano il palazz...

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Gli italiani spendono oltre 5 miliardi per le cure fuori casa: è la cifra più alta di sempre

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Nel 2023 gli spostamenti interregionali per le cure hanno raggiunto il loro massimo storico, con una spesa complessiva di 5,15 miliardi di euro. Lo ha attestato il nuovo rapporto della Fondazione Gimbe, presentato in occasione dell’apertura del trentennale dell’ente, disegna una geografia sanitaria a due velocità, evidenziando le pesanti conseguenze sui bilanci familiari e sull’equità del Servizio Sanitario Nazionale. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano da sole il 95% del saldo attivo complessivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna assorbono quasi l’80% del passivo. La Fondazione avverte che, ormai, per centinaia di migliaia di cittadini la mobilità sanitaria non è più una scelta, ma una necessità. «I saldi regionali – ha dichiarato il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio. La mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria: il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». Il rapporto mostra come la mobilità attiva, ovvero i crediti vantati dalle Regioni che curano malati provenienti da altri territori, vede ai primi posti Lombardia (23,2% del totale), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, la mobilità passiva – i debiti contratti verso altre Regioni per far curare i propri assistiti – grava in particolare su Lazio, Campania e Lombardia, ciascuna con oltre 400 milioni di euro di esborso. In termini di saldo, spiccano i positivi rilevanti di Lombardia (645,8 milioni), Emilia-Romagna (564,9 milioni) e Veneto (212,1 milioni), mentre i passivi più pesanti toccano Calabria (-326,9 milioni), Campania (-306,3 milioni) e Puglia (-253,2 milioni). La mobilità coinvolge per lo più ricoveri e prestazioni specialistiche: l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, Agenas, ha rilevato che circa l’80% della mobilità per ricoveri è «effettiva», cioè dipende dalla scelta del paziente; quella legata all’urgenza o alla discrepanza di domicilio vede invece quote assai più contenute. Per quanto concerne le prestazioni ambulatoriali, la mobilità riguarda in particolare terapie, diagnostica strumentale e analisi di laboratorio. Il dato più significativo è quello che vede oltre la metà del denaro investito fuori regione finire nelle casse di strutture private accreditate: 1.966 milioni (54,5%) contro 1.643 milioni (45,5%) destinati al pubblico. In Molise, addirittura, il privato assorbe il 90,2% della mobilità attiva. Seguono Lombardia (71,1%) e Lazio (63,8%). «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – spiega Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Nelle scorse settimane, un altro importante report – pubblicato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA) – ha attestato come, nell’arco degli ultimi 40 anni, la spesa sanitaria privata delle famiglie italiane sia più che raddoppiata, attestandosi a una cifra pari a 43 miliardi di euro. Secondo la ricerca, nel medesimo periodo la copertura pubblica della spesa sanitaria è scesa dall’81% al 72,6%. Oltre il 70% dei nuclei familiari sostiene oggi costi di tasca propria, una quota cresciuta di 19 punti percentuali dagli anni Ottanta. L’aumento ha colpito soprattutto le famiglie più povere e meno istruite, che spendono fino al 6,8% del loro reddito in sanità, contro il 4,3% delle famiglie benestanti. La quota di spesa sanitaria privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è infatti cresciuta dal 27,6% al 37,6% dell’intera spesa privata, indicando un impatto regressivo.

Tornado in Michigan, almeno 4 morti e ingenti danni

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Nel pomeriggio di ieri, 6 marzo, un violento tornado ha colpito Union City, nello stato americano del Michigan, causando morti, feriti e gravi danni. Il fenomeno si è sviluppato durante una forte ondata di maltempo che ha interessato il Midwest degli USA, distruggendo abitazioni, sradicando alberi e abbattendo linee elettriche, lasciando molte persone senza corrente. Secondo le autorità locali, almeno tre persone sono morte nell’area vicino a Union Lake e diversi residenti sono rimasti feriti. Squadre di emergenza e volontari sono intervenuti per soccorrere la popolazione. Altri tornado hanno colpito il sud del Michigan, portando il bilancio complessivo ad almeno quattro vittime.

”Saluterò di nuovo il sole”, una poesia di Forugh Farrokhzād (1962)

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Saluterò di nuovo il sole
e il torrente che mi scorreva in petto,
saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le aride stagioni.
Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in dono
l’odore dei campi notturni.
Saluterò mia madre, che viveva nello specchio,
immagine della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.
Arrivo, arrivo, arrivo,
con i miei capelli come odori
che sgorgano dal sottosuolo
e gli occhi miei, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi oltre il muro.
Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.

Forugh, la giovane poetessa di Teheran, influente ma scandalosa nella sua patria perché paladina di una specifica, indipendente visione femminile, adorata prima e dopo la morte come un profeta, come chi sa abbracciare l’universale e insieme a questo l’intimità, la tenerezza e l’intransigenza, la visione e l’incantesimo.

“Salutare”, “arrivare” sono dichiarazioni prima di tutto di un esserci, questione non da poco per una donna iraniana che fa poesia prima ancora che si affermi la rivoluzione islamica guidata dall’āyatollah Khomeini. 

La sua voce poetica ha assunto una vasta fama nel suo Paese che è tanto, per tradizione, sensibile alle parole dei cantori, una voce che sa essere lirica e insieme sociale, politica, come se la poesia fosse declamata durante un comizio o una preghiera collettiva. La poesia che in Persia-Iran ha il respiro dei cori della tragedia greca, che funziona come un oracolo seducente e combattente, araldo di verità sottaciute che il potere vorrebbe amministrare come sua proprietà, schiacciandole nella obbedienza cieca a norme arcaiche.

No, no, la poetessa è seducente, non perché è donna, e le spetterebbe tale prerogativa, lei è seducente perché l’amore non è un sentimento ma una energia necessaria a ottenere una visione convincente delle cose. Fuori dall’amore, fuori dagli urti della tragedia, c’è soltanto sopravvivenza, indifferenza, apatia.

Averro è, il filosofo arabo commentatore di Aristotele, scrive intorno al 1180 d.C. sull’alternanza di finito e infinito, sui confini dell’anima e del corpo, sulla consistenza e inconsistenza della realtà. “L’esperienza densa del buio”, “il ventre infiammato” della terra, in questa poesia sembrano attinenti al clima oscuro da lei vissuto, ai contorni insicuri del quotidiano, a una vita libera – per quanto era possibile –- carica di insidie dal punto di vista di una donna. «Tutti temono,/ tutti hanno paura, ma io e te/ siamo legati alla fiamma all’acqua allo specchio/ e non temiamo nulla… parlo delle nostre mani innamorate/ che sopra le notti han costruito un ponte» (scrive in La Conquista del Giardino).

La sua  indole ‟personale, spregiudicata e ribelle’’, gli atteggiamenti anticonformisti sono ben noti alla poesia iraniana e alle sue scrittrici (si veda l’accurato studio di Nahid Norozi, La mia spada è la poesia, WriteUp, Roma 2023). «Il paradosso è che se da un lato le spinte moderniste… invitavano a sviluppare, per la prima volta nella storia della letteratura persiana,…un sentimento lirico personale, il canone socio-letterario prescriveva che il corpo della donna fosse rappresentato come unico oggetto erotizzabile», ha scritto D. Ingenito, curatore della summa della sua opera (Giunti-Bompiani).

«Quando la mia fede era impiccata/ alle fragili corde della giustizia/ e in tutta la città/ facevano a pezzi il cuore dei miei occhi» (canta Forugh in Una finestra).

Un’altra grande voce iraniana, Simin Behbahâni declamava così con passione il pianto per una giovane donna, martire della libertà: «Non era piombo che la mano della Tirannia/ aveva scaricato sulla sua veste // ma una stella che dal tetto del cosmo/ era stillata nel calice del suo corpo…» (Dodici fontane di sangue, giugno 1985). 

Risuona ancora, sempre l’urlo della poesia…