Un drone israeliano «ha sganciato una granata a circa 30 metri dalle forze di pace». Lo denuncia la missione ONU in Libano (Unifil), riferendo che l’episodio è avvenuto ieri ad Adeisse, nel sud del Paese, vicino alla Blue Line, durante un’operazione dei caschi blu. I peacekeeper, avvertiti da residenti di un possibile pericolo in un’abitazione, avevano individuato un ordigno e creato un cordone di sicurezza. Poco dopo, un drone ha sganciato una granata nelle loro vicinanze. Nessun militare è rimasto ferito. Unifil ha inviato una formale richiesta di cessazione del fuoco alle Forze di Difesa israeliane, sottolineando che azioni che mettono a rischio i caschi blu violano la Risoluzione 1701 dell’ONU e minano la stabilità della regione.
L’economia cinese vola nonostante i dazi: surplus di 1.200 miliardi di dollari
Nonostante i dazi imposti da Donald Trump alla Cina e il conseguente calo delle esportazioni verso gli USA, l’economia del gigante asiatico ha registrato nel 2025 risultati record, contrariamente alle aspettative. Il surplus commerciale dell’anno appena trascorso, infatti, ha raggiunto la cifra eccezionale di 1.189 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo e le importazioni stabili. Sebbene l’export verso gli USA sia diminuito a doppia cifra durante l’anno, il Dragone ha incrementato le spedizioni verso altri mercati, aumentando lo squilibrio commerciale con i principali partner, tra cui l’UE. Un risultato dovuto anche al successo della BRI (Belt and Road Initiative), l’ambizioso progetto infrastrutturale per incrementare le connessioni commerciali e politiche, lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013. Secondo He Yongqian, portavoce del Ministero del Commercio cinese (MOFCOM), infatti, gli scambi commerciali con i paesi partner della BRI rappresentano il 51,9% del totale. Solo nel mese di dicembre, il surplus commerciale di Pechino si è attestato a livello globale a 114,1 miliardi, con l’export a +6,6% e l’import a +5,7%.
La portavoce del ministero del commercio cinese ha anche evidenziato che i partner commerciali della Cina sono aumentati: il Dragone, infatti, ha esteso le sue importazioni ed esportazioni a oltre 190 Paesi e regioni. Il funzionario cinese ha inoltre sottolineato che lo slancio innovativo nella nazione asiatica ha continuato a rafforzarsi: le esportazioni di prodotti meccanici ed elettronici sono cresciute del 9%, con una quota che ha superato per la prima volta il 60%. La competitività internazionale dei “prodotti verdi” e a basse emissioni di carbonio è migliorata notevolmente, mentre nuovi modelli di business come l’e-commerce transfrontaliero si stanno affermando rapidamente.
I risultati dell’economia cinese sono il frutto di una strategia ben precisa formulata dal Partito comunista cinese , il quale intende fare del Dragone un Paese autosufficiente, capace di produrre tutto internamente in modo da ridurre al minimo ogni tipo di dipendenza dall’estero. A questo si aggiunge, come anticipato, l’estensione del commercio grazie alla BRI e all’instaurazione di buoni rapporti politici e commerciali con gran parte delle nazioni euroasiatiche. Grazie a un’economia pianificata e a un insieme di sussidi e agevolazioni, la Cina sta riuscendo nell’impresa di espandere la sua produzione interna, rendendola sempre più competitiva a livello globale. Questo quadro economico rischia di creare però anche un problema di sovrapproduzione, motivo per cui Pechino esporta sempre di più beni all’estero. In questo contesto, le esportazioni verso il sud-est asiatico sono cruciali, in quanto – secondo alcuni analisti – permetterebbero alla Cina di aggirare i dazi di Trump: nazioni come la Thailandia o il Vietnam sono usati, infatti, come Paesi intermedi dai quali le merci cinesi vengono poi spedite negli Stati Uniti.
Non è un caso che, come riporta il Financial Times (FT), il surplus della Cina con la regione del sud-est asiatico sia stato di 245 miliardi di dollari per i primi 11 mesi del 2025, ben al di sopra dei 191 miliardi di dollari registrati per l’intero anno del 2024. Ma il sud-est asiatico non è l’unica regione verso cui il Dragone ha aumentato le sue esportazioni: altri mercati importanti sono l’Africa, l’UE e l’America latina. Nel dettaglio, il surplus con l’Africa relativo ai primi 11 mesi del 2025 è aumentato di 27 miliardi di dollari rispetto ai dati del 2024 per l’intero anno, guidato da Nigeria, Liberia ed Egitto. Il surplus con l’Ue, invece, è aumentato di quasi 20 miliardi e quello con l’America latina di 20 miliardi. Allo stesso tempo, il surplus commerciale con gli Stati Uniti è diminuito di oltre 100 miliardi nel 2025 rispetto al totale del 2024. Se, dunque, da un lato, i dazi di Trump hanno avuto effetto nel ridurre il deficit commerciale con Pechino, dall’altro, hanno contribuito a creare nuovi mercati spostando il polo commerciale verso il sud-est asiatico e incrementando gli scambi con Ue e America latina.
Analizzando i settori da cui deriva maggiormente l’eccedenza commerciale, al primo posto troviamo quello automobilistico: in quest’ambito l’avanzo è aumentato di 22 miliardi di dollari nei primi 10 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, portando il suo totale a 66 miliardi di dollari. Al secondo posto c’è la produzione di batterie, ambito nel quale il Dragone ha registrato un’eccedenza commerciale di 64 miliardi di dollari nel primi dieci mesi del 2025. Cosa che ha anche permesso un impulso ai veicoli elettrici a livello nazionale, trasformando i principali produttori di auto elettriche del paese come BYD in nomi conosciuti a livello mondiale.
La rapida espansione del commercio cinese e la sua sovrapproduzione, unitamente ai prezzi competitivi di Pechino, stanno suscitando seria preoccupazione nei Paesi occidentali e da parte del FMI (Fondo monetario internazionale): a dicembre la direttrice del Fondo, Kristalina Georgieva, ha affermato che «Come seconda economia del mondo, la Cina è troppo grande per creare tanta crescita tramite le esportazioni, e continuare a dipendere da una crescita generata dalle esportazioni rischia di aumentare le tensioni commerciali globali». I Paesi occidentali, in particolare europei, non hanno ancora trovato una strategia commerciale efficace e continuano a dipendere eccessivamente dalle importazioni estere, senza sviluppare un piano economico interno per risollevare il crollo della produzione industriale. Da parte sua, la Cina ha dichiarato che intensificherà gli sforzi per promuovere lo sviluppo integrato del commercio e degli investimenti e per sviluppare nuovi motori di crescita anche nel 2026.
Accelera l’inflazione: +1,5% nel 2025
A dicembre 2025 l’inflazione è tornata a salire. Secondo l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), al netto dei tabacchi, cresce dello 0,2% rispetto a novembre e dell’1,2% su base annua, in lieve accelerazione. In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% in accelerazione dall’1% nel 2024. La risalita di dicembre è trainata soprattutto dai servizi di trasporto, dagli alimentari non lavorati e dai servizi vari. Restano invece stabili o rallentano altri comparti, mentre prosegue il calo dei prezzi degli energetici regolamentati. L’inflazione di fondo rimane sostanzialmente stabile.
Fermare traffico e inquinamento sui valichi alpini: la protesta di 67 associazioni
Una coalizione di 67 organizzazioni, guidata da CIPRA International, ha inviato una lettera aperta al commissario europeo Apostolos Tzitzikostas e ai ministri dei trasporti degli Stati alpini, sollecitando di mantenere e rafforzare gli interventi adottati contro la crescente pressione esercitata dal traffico di transito sulle regioni alpine. La mobilitazione nasce in risposta al ricorso presentato dall’Italia nel 2024 contro le misure di regolamentazione del traffico merci attuate dal Land del Tirolo, il cui esito, atteso per il 2026 dalla Corte di giustizia europea, rischia di diventare un precedente pericoloso per tutta la gestione ambientale dei valichi alpini. Le associazioni chiedono di non far venir meno gli strumenti di contenimento del traffico, indispensabili per proteggere ecosistemi fragili e comunità locali già sotto stress per inquinamento e cambiamenti climatici.
Il caso specifico riguarda il Passo del Brennero, dove l’Austria ha introdotto limitazioni al transito dei mezzi pesanti – quali divieti di circolazione notturna e nei fine settimana, divieti settoriali e contingentamenti orari dei camion sulla A12 – che l’Italia contesta in nome della libera circolazione delle merci. Secondo i firmatari della lettera, l’abolizione di queste misure aprirebbe la strada a un traffico illimitato, con conseguenze insostenibili per la salute delle popolazioni e l’integrità ambientale non solo lungo quel corridoio, ma su tutte le direttrici transalpine. Viene paventato un «effetto domino» che potrebbe portare alla revoca di tutele analoghe su altri valichi, privilegiando definitivamente il trasporto su gomma a scapito della ferrovia.
Per ottenere un volume di traffico che non sia dannoso per l’uomo e la natura, le organizzazioni sostengono la necessità di «promuovere una politica dei trasporti coordinata che favorisca i mezzi di trasporto rispettosi dell’ambiente e delle risorse, aumenti l’efficacia e l’efficienza dei sistemi di trasporto e riduca il volume di traffico in conformità con gli accordi internazionali del protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi». Tra le proposte concrete avanzate figura l’introduzione di una “borsa dei transiti alpini”, un sistema di aste per l’allocazione delle fasce orarie di transito ai camion, capace di distribuire il traffico in base alle capacità effettive e di applicare il principio “chi inquina paga”. La lettera elenca anche una serie di misure complementari: dall’aumento dinamico dei pedaggi stradali per internalizzare i costi esterni (inquinamento, rumore, usura infrastrutturale), al potenziamento dei controlli, dall’armonizzazione delle norme transfrontaliere per il trasporto su rotaia alla modernizzazione della rete ferroviaria senza nuovi ampliamenti stradali. Centrali sono anche il completamento operativo del tunnel di base del Brennero e l’abolizione dei sussidi al gasolio.
«Il mantenimento della regolamentazione del trasporto merci al Brennero e l’attuazione di una gestione sostenibile del traffico stradale e ferroviario sulle direttrici di transito alpino sono fondamentali per garantire un traffico di transito rispettoso dell’ambiente e del clima e, allo stesso tempo, delle persone e dell’ambiente naturale!», ribadisce con forza la lettera. Solo con un trasferimento modale effettivo verso la ferrovia, concludono le associazioni, sarà possibile conciliare la mobilità con la protezione degli ecosistemi alpini e della qualità di vita dei loro abitanti.
Il Parlamento italiano ha approvato nuovi aiuti militari all’Ucraina
«Continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione Europea, i Paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europео». Recita così la mozione sugli aiuti all’Ucraina approvata ieri, 15 gennaio, dal Parlamento. La risoluzione è frutto di una mediazione tra Lega e Fratelli d’Italia, e arriva dopo giorni di tensioni interne tra gli alleati di governo. Il testo, oltre a rinnovare gli aiuti, impegna l’esecutivo a perseguire una soluzione diplomatica, a contribuire a mantenere stabile l’economia ucraina, a fornire sostegno civile e umanitario, e a tenere aggiornato il Parlamento sulle iniziative di pace e sull’attuazione del decreto che proroga l’invio di armi. Proprio questi ultimi due punti paiono essere il risultato della mediazione con la Lega, che ha anche ottenuto la cancellazione dell’espressione «aiuti militari» dal testo, salvo poi spostarla nelle premesse.
A testimonianza delle frizioni interne, durante le fasi di votazione, la risoluzione di maggioranza ha ottenuto due voti contrari da parte di deputati della Lega, mentre al Senato il leghista Claudio Borghi non era presente alla consultazione. In ogni caso, dopo giorni di mediazione e schermaglie tra alleati, è arrivata l’approvazione, non priva di stoccate da parte del ministro della Difesa Crosetto, che si è detto «orgoglioso» di inviare armi all’Ucraina, nonostante «qualcuno di voi si vergognerà». Il contenuto della mozione si sviluppa su cinque punti preceduti da una lista di premesse, in cui viene ribadito il supporto militare fornito dall’Italia all’Ucraina appoggiandosi sullo stesso decreto che rinnova l’invio di armi.
Il Parlamento impegna il governo a continuare a sostenere l’Ucraina; a «proseguire l’azione diplomatica dell’Italia, lavorando per favorire le iniziative volte a un cessate il fuoco ed al compimento del processo negoziale in corso» che si fondino sul rispetto della «sovranità dell’Ucraina»; a «rafforzare il contributo italiano in materia di resilienza energetica, di ricostruzione sviluppo, e stabilizzazione macro-finanziaria dell’Ucraina» in coordinazione con le piattaforme del G7 e attraverso forme di cooperazione industriale; a «coinvolgere il Parlamento sull’attuazione del decreto e sugli sviluppi dei negoziati internazionali in corso, assicurando pieno rispetto delle prerogative parlamentari e trasparenza nei limiti imposti dalla necessaria tutela delle informazioni a carattere classificato»; e infine a «valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario».
La votazione arriva un giorno dopo la proposta di prestito all’Ucraina avanzata dalla Commissione Europea, che prevede di erogare un prestito di 90 miliardi a Kiev. Di questi, 30 sarebbero rivolti a sostenere il bilancio statale ucraino al fine di garantire servizi pubblici e stabilità economica al Paese; gli altri 60, invece, sarebbero destinati al supporto militare contro la Russia. La Commissione spera di approvare tale programma in modo da erogare la prima parte di fondi entro aprile. Nel frattempo, sono già iniziate le discussioni per anticipare parte dei finanziamenti al primo trimestre di quest’anno, in modo da coprire il deficit che in questo momento sta affrontando Kiev.
USA: accordo commerciale con Taiwan
Gli USA hanno siglato un accordo commerciale con Taiwan: l’isola si impegna a investire 250 miliardi di dollari nei settori dei semiconduttori, dell’energia e delle tecnologie IA statunitensi, ottenendo in cambio una riduzione dei dazi sulle importazioni dell’isola, che passeranno dal 20% al 15%. Il governo di Taiwan, inoltre, fornirà altri 250 miliardi in garanzie di credito alle imprese taiwanesi per supportare le aziende statunitensi della filiera dei chip.
Turchia: aerei nel Baltico e in Romania
Il ministero della Difesa turco ha annunciato che il Paese schiererà aerei da combattimento in Estonia e in Romania nell’ambito delle missioni di sorveglianza della NATO. La Turchia prevede di effettuare un dispiegamento di quattro mesi in Estonia tra agosto e novembre 2026, seguito da un’altra rotazione in Romania da dicembre 2026 a marzo 2027. L’annuncio arriva dopo che diversi Paesi hanno denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte di droni non identificati, accusando la Russia di condurre una “guerra ibrida” contro l’Europa. Mosca ha sempre rigettato le accuse.








