L’esercito della Guinea Bissau ha effettuato un colpo di Stato e «preso il controllo totale del Paese». Ad annunciarlo sono gli stessi militari, dopo avere scagliato un attacco nella capitale Bissau. Il golpe avviene tre giorni dopo le elezioni presidenziali e legislative, per cui entrambi i maggiori candidati hanno reclamato la vittoria; domani sarebbero stati resi noti i risultati delle elezioni, ma l’esercito ha annunciato di avere sospeso il processo elettorale «fino a data da destinarsi». I militari, inoltre, avrebbero arrestato il presidente Umaro Embalo, e i candidati di opposizione Fernando Dias e Domingos Simoes Pereira; questi ultimi starebbero venendo trasferiti in una base aerea del Paese.
L’Italia destinerà il 41% dei fondi per l’industria alla produzioni di armi
Il governo italiano ha deciso di sacrificare la crescita e lo sviluppo industriale della Penisola sull’altare del settore della Difesa. In base ai documenti di contabilità pubblica e come riportato dal Sole 24 Ore, infatti, emerge che nel triennio 2026-2028 la difesa assorbirà il 40,9% dei fondi previsti per il ministero delle Imprese e del made in Italy, vale a dire 10,29 miliardi di euro su 25,16 miliardi totali. Si tratta di dati che si ottengono incrociando gli allegati al disegno di legge di bilancio, in esame al Parlamento, con quelli dell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, dunque, è stato scelto come canale per finanziare il riarmo, secondo una linea politica che si sta affermando in buona parte degli Stati europei e fortemente caldeggiata da Bruxelles e dall’Alleanza Atlantica. Il tutto avviene proprio in un lungo periodo di declino per l’industria italiana e in generale europea.
«Per contribuire al rafforzamento della capacità di difesa europea e al consolidamento del pilastro europeo della Nato, l’Italia sta assumendo un ruolo attivo nell’aumento degli investimenti nel settore della difesa, nella maggiore integrazione industriale e nel sostegno a programmi congiunti di ricerca e sviluppo», si legge nel Dpfp. La rilevanza conferita al settore bellico è una conseguenza delle conclusioni del Vertice della NATO tenutosi nel giugno 2025, da cui è emerso l’impegno ad aumentare le spese per la difesa, prevedendo di raggiungere entro il 2035 l’obiettivo del 5% in rapporto al Pil. Secondo il Sole 24 Ore, la tendenza a fare del ministero per l’Industria un canale privilegiato per finanziare il settore del riarmo non è una novità del governo Meloni né dell’ultima manovra. Tuttavia, «solo da quest’anno il documento “Nota illustrativa sulle leggi pluriennali di spesa in conto capitale” allegato al Dpfp (che ha sostituito la vecchia Nadef) consente di fare una proporzione sul budget totale».
Il programma “Interventi in materia di difesa nazionale” da solo vale poco meno di 9,2 miliardi nel triennio, quasi quanto il programma “Incentivazione del sistema produttivo” che, tra gli altri, contiene i contratti di sviluppo (2 miliardi nel triennio), i crediti d’imposta del piano 4.0 (1,4 miliardi), la Nuova Sabatini (1,3 miliardi), gli Ipcei (i progetti di ricerca di comune interesse europeo, 850 milioni), gli Accordi per l’innovazione (300 milioni). Alla difesa sono destinati anche 1,1 miliardi, sempre nel triennio, per progetti di ricerca e sviluppo nel settore dell’industria aeronautica, parte del programma “Politiche industriali, per la competitività, il made in Italy e gestione delle crisi di impresa”. Le singole tabelle del programma offrono anche i dettagli delle risorse triennali: con oltre 7,3 miliardi si finanzieranno, ad esempio, lo sviluppo e l’acquisizione dei caccia Eurofighter Typhoon e quello delle unità navali della classe Fremm; lo sviluppo del missile Aster 30 Block 1 NT e del sistema missilistico di difesa antimissile e antiaereo FSAF PAAMS. La legge di stabilità del 2013, inoltre, concede l’autorizzazione pluriennale (555 milioni per l’ultimo triennio) per l’acquisizione di unità da trasporto e sbarco (LHD), di sei pattugliatori polivalenti d’altura, di un’unità di supporto logistico e due unità ad altissima velocità, oltre a unità operative nell’ambito del Programma navale per la tutela della capacità marittima della Difesa e a unità per il progetto Near Future Submarine.
Mentre i fondi destinati allo sviluppo industriale vengono dirottati al settore della Difesa, il quadro dell’industria italiana continua a rimanere cupo: sebbene a settembre 2025, la produzione abbia registrato segnali di ripresa con un aumento del 2,8% rispetto al mese precedente e dell’1,5% su base annua, i problemi che affliggono l’economia italiana e europea sono lontani dall’essere superati. Dal febbraio 2023 la produzione industriale è calata per 26 mesi consecutivi, prendendo in considerazione la sua variazione tendenziale, ossia in relazione allo stesso mese dell’anno precedente, mentre l’indice PMI del settore manifatturiero è sotto la soglia dei 50 punti da tre anni, tranne qualche piccola variazione in positivo, l’ultima ad agosto, quando è stato a 50,4 per tornare poi di nuovo sotto i 50 punti a settembre. Tra le cause di questa stagnazione economica ci sono gli alti costi energetici, il difficile contesto internazionale, le politiche “green” dell’Ue e i recenti dazi introdotti da Donald Trump. Ma anche la recessione dell’economia tedesca che si riversa su quella italiana. Uno dei problemi più urgenti però è quello del costo dell’energia, mediamente più cara rispetto agli altri Paesi europei: secondo uno studio di Confindustria nel 2024 le imprese italiane hanno pagato l’elettricità l’87 per cento in più rispetto alla Francia, il 72 per cento in più della Spagna e quasi il 40 per cento in più della Germania.
A fronte di questo contesto, il governo italiano ha fatto ben poco per diminuire i prezzi dell’energia e risollevare il settore industriale, mentre sembra aver puntato tutto sul settore della Difesa, rispondendo a esigenze e logiche sovranazionali più che alle necessità del Paese reale e della sua economia.
Incendio a Hong Kong: almeno 13 morti
Oggi pomeriggio a Hong Kong è scoppiato un incendio che ha investito diversi grattacieli residenziali. A venire colpito dalle fiamme è il complesso residenziale di Wang Fuk, che ospita circa 2.000 appartamenti, suddivisi in otto blocchi. Da quanto comunicano i vigili del fuoco, le operazioni di soccorso sono ancora in corso, ma il numero di persone ancora all’interno delle strutture interessate dalle fiamme risulta ignoto. Almeno 13 persone sono morte, tra cui anche alcuni vigili del fuoco intervenuti per domare l’incendio. Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio si sarebbe propagato a partire dalle impalcature in legno di bambù all’esterno dei grattacieli; ancora ignote le cause scatenanti.
ChatGPT introduce la modalità vocale e cambia il modo di interagire con l’IA
ChatGPT, il chatbot di intelligenza artificiale più noto al grande pubblico, compie un ulteriore passo verso la facilità d’uso integrando direttamente nella sua interfaccia principale la voice mode. Questo aggiornamento rende ancora più immediato l’invio di prompt vocali: gli utenti possono avviare una “conversazione” senza essere reindirizzati in aree terze dell’app, basta toccare l’icona dedicata e la propria voce viene convertita in testo, mentre le risposte del sistema possono apparire sullo schermo anche sotto forma di testo, mappe, immagini o altri elementi visivi.
Secondo quanto riportato nell’annuncio di martedì 25 novembre, la novità rende l’interazione più naturale, eliminando le interruzioni nel flusso comunicativo e favorendo una migliore integrazione tra audio e contenuti visivi. Chi preferisce la modalità “classica” può comunque ripristinare la vecchia interfaccia: nelle impostazioni dell’app mobile è stata introdotta l’opzione Separate mode.
Non è difficile comprendere come sia giustificata questa evoluzione. In passato il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha espresso più volte il suo apprezzamento per il film distopico Lei, assumendolo come punto di riferimento cardine per orientare lo sviluppo tecnologico dell’azienda. Il tacito scopo di questo passo avanti sembra quindi quello di simulare con maggior efficacia un confronto “umano” con il chatbot, senza però compromettere le sue capacità multimodali né la possibilità di soddisfare esigenze pratiche e aspettative degli utenti.
Parallelamente, l’attenzione crescente in questa direzione evidenzia un trend più ampio: le imprese che operano nell’intelligenza artificiale mirano a trasformare questi strumenti in assistenti vocali capaci di sollecitare l’empatia dei consumatori. Una tendenza che può portare gli utenti ad abbassare la guardia, condividendo informazioni intime che finiscono registrate sui server, o affidandosi con eccessiva fiducia a suggerimenti potenzialmente fuorvianti, con il rischio di nuove forme di dipendenza o psicosi.
Relazioni parasociali di questo tipo sono infatti al centro di un numero crescente di nuove app e servizi. Ha suscitato clamore, per esempio, Friend, un dispositivo da indossare come una collana che permette di interagire verbalmente con un’app dedicata sullo smartphone. Inizialmente concepito come Tab, un agente di IA pensato per ottimizzare il lavoro, il progetto è stato riorientato dal suo giovane creatore, Avi Schiffmann, verso un prodotto che fa leva esplicitamente sul desiderio umano di avere compagnia — o almeno un surrogato convincente.
Friend ha però ricevuto riscontri estremamente negativi, sia per le sue campagne pubblicitarie provocatorie, sia per l’elevato costo a fronte di funzionalità limitate. Eppure, lo stesso spirito imprenditoriale è riscontrabile altrove. X, ad esempio, ha introdotto chatbot dotati di avatar con cui è possibile, in modo non dissimile da un videogioco, sviluppare livelli di amicizia e persino relazioni sentimentali o erotiche. Intanto continuano a moltiplicarsi le app secondarie che simulano relazioni affettive di vario tipo.
Nel presentare l’IA al mondo, le aziende hanno spesso sostenuto che le criticità attuali — inquinamento, consumi elettrici, aumento dei costi dei device — siano ampiamente compensate dal potenziale di annientare ogni malattia, risolvere il cambiamento climatico e liberare l’umanità dal giogo del lavoro. Tuttavia, i manager che hanno promosso queste visioni ambiziose sembrano, almeno per il momento, più interessati a costruire prodotti capaci di instaurare una condizione per cui i consumatori si legano emozionalmente al prodotto, piuttosto che a realizzare i grandi obiettivi promessi.
Matteo Renzi è entrato nel CDA di un’azienda biotecnologica israeliana
Matteo Renzi entra ufficialmente nel Consiglio di amministrazione di Enlivex Therapeutics, società biotecnologica israeliana quotata al Nasdaq e alla Borsa di Tel Aviv. Il senatore e leader di Italia Viva assume un incarico strategico all’interno di un’azienda che intreccia ricerca medica, finanza digitale e tecnologie predittive basate su blockchain. L’ingresso dell’ex presidente del Consiglio nel board coincide con l’avvio di una strategia ambiziosa: un aumento di capitale da 212 milioni di dollari destinato in gran parte a finanziare un progetto basato su criptovalute e mercati predittivi.
Enlivex, nota per lo sviluppo di terapie sperimentali, ha deciso di affiancare all’attività scientifica una svolta radicale: puntare su criptovalute e “prediction market”. In particolare, l’azienda lancerà una strategia di tesoreria basata su asset digitali, utilizzando il token RAIN come elemento centrale di un portafoglio che si affida a mercati predittivi decentralizzati. L’idea, secondo i vertici dell’azienda, è trasformare il valore futuro delle previsioni (su eventi economici, politici o di mercato) in un asset digitale, in un’ottica che unisce finanza, tecnologia e innovazione. L’operazione prevede che la raccolta dei 212 milioni di dollari possa avvenire anche attraverso stablecoin (USDT) e non solo valuta tradizionale, segno che Enlivex punta sull’ibridazione tra biotech e finanza decentralizzata, cercando di dare vita a una “bio-fintech” ibrida.
Secondo la nota ufficiale di Enlivex, l’ingresso di Matteo Renzi nel board ha l’obiettivo di «creare valore per gli azionisti» grazie alla sua esperienza politica e di leadership. Renzi stesso ha definito l’operazione come un’opportunità per guardare al futuro: «Vedo un potenziale reale nelle tecnologie blockchain e nei modelli predittivi», ha dichiarato, sottolineando che l’innovazione deve essere «responsabile e mirata». L’incarico di Renzi in Enlivex sarà gratuito, diversamente dai precedenti contratti milionari stipulati nel mondo arabo, in linea con le norme più restrittive sugli affari privati dei parlamentari, che gli consentono solo collaborazioni non retribuite o con aziende europee. Resta, però, per il leader di Italia Viva il vantaggio strategico di accedere a reti di potere e mercati ad alto valore. Nel progetto compare come senior strategy advisor di Rain Treasury anche Ofer Malka, imprenditore israeliano già vicino a Renzi, citato ben 104 volte in una relazione della Guardia di Finanza che la Procura di Firenze inviò al Parlamento nel 2022, quando il Copasir voleva capire se qualcosa degli incarichi privati di Renzi avesse rilevanza per la sicurezza nazionale. In quel dossier, si delineavano diversi rapporti tra il “Giglio magico” e Israele, tramite un intricato intreccio che ruotava attorno allo storico amico e finanziatore di Renzi, Marco Carrai, che gestisce diverse società, tra cui la Wadi Ventures Management Company con sede a Tel Aviv. Malka, ex socio di Carrai nella società di cybersicurezza Cys4, aveva tentato in passato di coinvolgere Renzi in iniziative imprenditoriali, tra cui una società cripto che gli aveva offerto la presidenza, poi ufficialmente rifiutata. In aprile, Malka aveva lanciato la società di criptovalute Elio Capital, offrendo proprio a Renzi, tramite Carrai, la presidenza, poi rifiutata. Oggi i due tornano a incrociarsi all’interno dell’ecosistema che unisce biotecnologie, criptovalute e blockchain.
L’impatto mediatico e finanziario non si è fatto attendere. Dopo l’annuncio, il prezzo del token RAIN è schizzato – con un rialzo oltre il 120% nelle 24 ore successive – e le azioni di Enlivex hanno registrato un incremento sensibile, anche se su valori inferiori al +40%. La reazione dei mercati rivela la curiosità degli investitori, anche se l’intreccio tra ricerca sanitaria e logiche speculative legate ai mercati predittivi appare tutt’altro che lineare. La scelta di inserire un politico italiano in carica nel consiglio di amministrazione di una società straniera apre interrogativi che vanno oltre la mera opportunità, toccando il tema della trasparenza e mettendo in discussione l’equilibrio tra ruolo pubblico, interessi privati e responsabilità istituzionale. Nel board di Enlivex, Renzi si ritrova accanto a figure legate a percorsi istituzionali e reti di potere , che rafforzano l’idea di una continuità non più confinata alla cerchia fiorentina del fu “Giglio magico”, ma ormai proiettata su scala internazionale. Un sistema che, nato a Firenze, sembra oggi essersi spostato e ampliato verso Tel Aviv, trasformando un circuito di relazioni locali in una struttura transnazionale dove politica, finanza e influenza si intrecciano fuori dal perimetro del controllo democratico.
Carboidrati a lento assorbimento: gli alleati dell’alimentazione e della dieta
Le diete per il dimagrimento sono però varie, anche se negli ultimi anni quelle che hanno preso il sopravvento – anche per meriti scientifici e dati a loro favore emersi dalla sperimentazione clinica in tutto il mondo – sono quelle che prevedono il taglio o una forte riduzione nell’apporto di carboidrati (e di zuccheri, a maggior ragione ovviamente). In questo contesto, può essre utile quali siano gli alimenti che contengono carboidrati a lento assorbimento, spesso più salutari e che garantiscono un maggior senso di soddisfazione durante la giornata.
Attuare una perdita di peso (o meglio di grasso corporeo) attraverso una dieta che toglie o riduce al lumicino i carboidrati è una strategia efficace e molto veloce per dimagrire, dal momento che l’organismo in questo modo è costretto (forzato cioè da un punto di vista metabolico) ad utilizzare quasi esclusivamente i grassi di riserva per ricavare l’energia necessaria al suo funzionamento. Fintanto che, invece, si continua a fornire quotidianamente una dose importante di carboidrati e zuccheri, l’organismo utilizzerà in via preferenziale soltanto i carboidrati come fonte di cibo da cui ricavare energia, dal momento che si tratta di un “carburante” di più rapido utilizzo per l’organismo. I tempi di digestione di carboidrati e zuccheri sono infatti più brevi di quelli di grassi e proteine. In questo modo, i grassi accumulati come riserve adipose nel corpo non verranno mai intaccati, a meno che non si faccia tanta attività sportiva su base quotidiana (come avviene per gli sportivi professionisti). Da questo se ne deduce che tutti i regimi alimentari che impostano una riduzione corposa delle quantità di carboidrati e zuccheri hanno effetti sicuri ed efficaci sulla perdita di peso.
Ma anche altre strade sono possibili per dimagrire, e in particolare si può perdere peso continuando ad assumere una certa quota di carboidrati ogni giorno. Tuttavia bisogna avere una conoscenza ben precisa di quali e quanti carboidrati si possono assumere senza ricadere nella spirale dell’aumento di peso o del raggiungimento del plateau, cioè di quella situazione metabolica per la quale si va in stallo e non si riesce a perdere peso, pur non aumentando i chili sulla bilancia. Anche per dimagrire, dunque, il punto è ancora una volta trovare il giusto equilibrio nella dieta, personalizzandola ai propri fabbisogni individuali specifici (sempre diversi da persona a persona) e scegliere le giuste tipologie e quantità di carboidrati.
Carboidrati a lento assorbimento

Quando pensiamo ai carboidrati, immaginiamo subito il pane e la pasta, ma in realtà i veri carboidrati a lento assorbimento sono quelli dei legumi. Ceci, fagioli, piselli, lupini e lenticchie non sono “proteine” alternative alla carne, come spesso si sente dire, ma alimenti con una netta prevalenza di carboidrati al loro interno e solo una piccola quota di proteine. I legumi contengono infatti amido, lo stesso che troviamo nel pane e nella pasta. Ma al contrario di questi ultimi, sono un cibo molto più ricco di nutrienti, in quanto possiedono quantitativi minori di amido e dosi maggiori di fibra, vitamine, minerali e sostanze antiossidanti. I cereali in chicco, invece, si avvicinano al profilo dei legumi, pur mantenendo un quantitativo più elevato di amido e quindi di carboidrati. Le farine di cereali e i cibi da esse ricavati come il pane e la pasta, sono più poveri di nutrienti rispetto al cereale in chicco da cui la farina deriva, a causa dei processi di lavorazione e raffinazione del chicco, e questo vale anche per le farine integrali. Un altro esempio di carboidrati a lento assorbimento sono le castagne.
In sostanza, esistono carboidrati che il nostro corpo assorbe più rapidamente (come gli zuccheri e gli amidi delle farine) e carboidrati che necessitano di più tempo per trasformarsi in energia (come quelli dei legumi). Quelli lenti sono i migliori per il nostro organismo, quelli veloci invece entrano in circolo rapidamente e possono portare a sovrappeso e obesità, specie se costituiscono la base della nostra alimentazione (ovvero un 50-70% dei nostri pasti nella dieta giornaliera) e specialmente se sono assunti in quantitativi eccessivi. Quando se ne consumano troppi, tipicamente non associati oppure associati male a fibre e proteine, c’è il rischio che la glicemia si alzi troppo, affaticando il pancreas e mandando il tilt il metabolismo del glucosio. Questo predispone a sviluppare diabete di tipo 2 e infiammazioni ed espone a continui cali energetici, irritabilità, fame nervosa e comparsa di adipe addominale. Quando invece assumiamo cibi più completi come i legumi, il “carburante” dei carboidrati si diffonde nel sangue lentamente e in modo equilibrato. Ci sentiamo piacevolmente sazi e pieni di energie più a lungo (ciò evita anche la necessità di fare spuntini e merende tra i pasti).
Altri carboidrati di qualità e a lento assorbimento sono quelli contenuti in latte e yogurt. Ne contengono solo una piccola quantità (4 grammi su 100g) e sono miscelati a proteine e grassi, che ne garantiscono un rilascio graduale nel sangue. Infine anche la frutta secca a guscio (mandorle, noci, nocciole) contiene una piccola dose di carboidrati (molto piccola) combinata a fibre, proteine e grassi, il mix perfetto della Natura in pratica, che non sbaglia mai. E anche in questo caso è difficile ingrassare se si includono questo genere di carboidrati al posto di quelli delle farine e dei derivati come la pasta e il pane. Anzi, solitamente una dieta a basso apporto di farine e derivati porta inesorabilmente ad una perdita del grasso adiposo in eccesso.
Oltre a pane e pasta, altre fonti di carboidrati “ingrassanti” sono anche fette biscottate, gallette, focacce, pizzette, grissini e crackers. Un altro carboidrato favorevole con cui si può tranquillamente dimagrire sono le banane e le patate, ma un po’ tutta la frutta in genere, mentre i succhi di frutta hanno un effetto opposto tendente all’aumento repentino della glicemia e dell’insulina nel sangue. La frutta fresca non è ingrassante, a meno che non si assuma una dose eccessiva ovviamente. Due o tre frutti al giorno sono perfettamente in equilibrio all’interno di una dieta sana, e andrebbero mangiati da tutti in sostituzione di altri alimenti ingrassanti come crackers o biscotti. Volendo allargare il discorso ad altri “carboidrati” buoni vi sono fonti eccellenti come la zucca o il topinambur, ma si tratta di alimenti più stagionali e quindi utili solo in alcuni periodi dell’anno. Inutile sottolineare che fonti di carboidrati e zuccheri come biscotti, budini, gelati, succhi e bevande zuccherate, bevande alcoliche, marmellate, sono cibi che se assunti su base quotidiana non possono favorire il dimagrimento ma semmai all’opposto farci ingrassare.
La patata dolce

Infine come fonte di carboidrati molto sani è consigliabile anche la patata dolce (o batata), perché ha delle caratteristiche diverse dalla patata tradizionale che viene coltivata in Italia. Originarie del Centro America, le patate dolci sono tuberi commestibili della pianta Ipomoea batatas, che si distinguono dalle patate comuni per il sapore più zuccherino e per non appartenere alla stessa famiglia botanica. Al contrario di quello che il suo nome potrebbe suggerire, non è un cibo troppo zuccherino, ma è ricco di una fibra solubile chiamata lignina, contenuta in dose doppia rispetto alla patata comune. Sono inoltre ricche di nutrienti come vitamina C, potassio, fibre e betacarotene. Questo è il suo primo “superpotere”, infatti i carboidrati con molta fibra come la patata dolce sono migliori rispetto ad altri perché svolgono una azione di pulizia intestinale, ci saziano e ci aiutano a non introdurre calorie in eccesso. Queste fibre vanno a nutrire i batteri buoni dell’intestino, il famoso microbiota, contribuendo alla salute del sistema immunitario. E anche l’indice glicemico della batata è inferiore rispetto a quello delle patate comuni, proprio perché sono composte da carboidrati a lento rilascio e più fibra. Oggi la batata si trova in commercio in tutti i supermercati.
Bolsonaro: condanna definitiva a 27 anni per tentato golpe
L’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha esaurito ogni via di ricorso: la sua condanna a 27 anni di carcere per il tentato colpo di Stato è ora definitiva. La Corte Suprema del Brasile ha disposto l’esecuzione della pena: Bolsonaro si trova in detenzione cautelare da sabato scorso, dopo che la polizia federale ha accertato un suo tentativo di liberarsi del braccialetto elettronico che monitorava i domiciliari concessi la scorsa estate. Anche gli ex ministri coinvolti nel complotto, Anderson Torres e Alexandre Ramagem, hanno visto confermate le loro condanne.
Gaza, Israele proroga il divieto di ingresso ai giornalisti
Israele ha deciso di prorogare ancora una volta il divieto di accesso per i giornalisti internazionali alla Striscia di Gaza. La decisione arriva dopo che la Corte Suprema israeliana ha rinviato a lunedì prossimo, 4 dicembre, la decisione sul permesso d’ingresso libero alla stampa. Da oltre un anno la Fpa, Foreign Press Association, che rappresenta circa 400 testate, ha presentato una petizione all’Alta corte di Gerusalemme per ottenere l’accesso indipendente dei media internazionali a Gaza. Di fatto, la Striscia resta ancora inaccessibile ai media indipendenti. L’unico accesso consentito resta quello “embedded”, cioè a giornalisti accompagnati dalle forze dell’IDF nelle zone di confine, una modalità che limita fortemente l’autonomia giornalistica.









