La Provincia autonoma di Trento ha avviato la procedura per realizzare la nuova funivia che collegherà la città al Monte Bondone, un’opera dal costo complessivo stimato di 96 milioni di euro. Poco prima di Natale è stato infatti pubblicato il bando di gara da 1,9 milioni per la progettazione della prima tratta, nel quadro di un’operazione che, sin dall’origine, ha scatenato aspre polemiche nella società civile locale. Da un lato, l’amministrazione l’ha presentata come un’infrastruttura strategica e sostenibile; dall’altro, un’ampia coalizione di cittadini e organizzazioni ambientaliste la contesta, denunciandone l’impatto paesaggistico, l’elevato consumo di suolo e la dubbia utilità economica.
Il tracciato prevede la partenza dal nuovo hub intermodale nell’area ex Sit, con una stazione intermedia in destra Adige, un parcheggio da 240 posti auto e l’arrivo a Sardagna, per poi proseguire, in una seconda fase, verso Vason sul Bondone. Le istituzioni provinciali, forti di un finanziamento statale di 37,5 milioni di euro per la prima tratta, premono sull’acceleratore. Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha definito la funivia «un’infrastruttura strategica per la città di Trento e per l’intero Trentino». L’assessore Mattia Gottardi la descrive come un «collegamento moderno, sostenibile e integrato con il sistema della mobilità pubblica», mentre l’assessore al turismo Roberto Failoni vi vede «un investimento determinante» per rafforzare l’attrattività del territorio.
Contro questo progetto si è da subito schierato un vasto network di organizzazioni che comprende Italia Nostra, Legambiente, Mountain Wilderness, Lipu, WWF e numerosi comitati locali. Le critiche sono strutturate e investono ogni aspetto dell’opera. In primo luogo, si contesta l’impatto sul paesaggio e sui beni storici. Italia Nostra osserva che «la nuova stazione intermedia di Sardagna (di arrivo da valle e di partenza verso il Bondone) e i relativi spazi esterni dedicati a parcheggio saranno posizionati in una vasta area a verde agricolo, a breve distanza dalla bellissima chiesetta cimiteriale dei SS. Filippo e Giacomo», un edificio del ‘400 di grande valore. Si denuncia inoltre una procedura valutativa ritenuta frettolosa e limitata, con conseguenze deleterie sul consumo di suolo e pesanti ricadute economiche.
Il secondo fronte di critica riguarda i costi e la funzionalità. Secondo le organizzazioni, l’opera sarebbe fallimentare in partenza, gravata da un «deficit gestionale perenne di almeno 3 milioni annui». Viene anche contestata l’effettiva capacità dell’impianto di ridurre il traffico, dato che le strade per il Bondone resterebbero aperte. Inoltre, il nodo intermodale di partenza a Trento obbligherebbe gli utenti a percorsi pedonali poco pratici. «Perché non riqualificare il solo tracciato della vecchia funivia a servizio degli abitanti di Sardagna?», si chiedono i critici, evidenziando soluzioni alternative meno invasive.
La tensione è alimentata anche da considerazioni di metodo. La consigliera comunale Martina Margoni ha accusato le istituzioni di aver creato una dinamica per cui «i cittadini vengono messi davanti alla scelta di ‘fare subito o perdere tutto’», sfruttando la pressione dei fondi pubblici disponibili. La scelta di costruire su un’area agricola pregiata a Sardagna rappresenta, secondo i critici, un inutile consumo di suolo in contrasto con gli indirizzi di tutela paesaggistica. Nonostante le proteste, la macchina amministrativa non si ferma, avvicinando Trento a un’opera estremamente divisiva, se non apertamente osteggiata dalla comunità. Secondo un dossier redatto dai comitati, è stato infatti evidenziato come l’80% della popolazione risulti contrario alla sua realizzazione.
Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell è sotto indagine penale federale per la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della banca a Washington. La notizia, riportata dal New York Times, arriva in un contesto di forti tensioni con Donald Trump, che ha più volte attaccato Powell per il rifiuto di tagliare i tassi di interesse. In una dichiarazione video, Powell ha spiegato che il Dipartimento di Giustizia ha notificato alla Fed citazioni in giudizio per ottenere documenti sui lavori, definendo l’inchiesta un pretesto legato alle scelte autonome della banca centrale sui tassi.
Sul nostro sito è finalmente disponibile il nuovo numero del mensile de L’Indipendente, la rivista rilegata e da conservare al cui interno troverete 80 pagine di contenuti esclusivi, tra inchieste e approfondimenti riguardanti ambiente, diritti, consumo critico e molto altro. Si tratta di notizie che non troverete altrove, perchè noi non ospitiamo pubblicità e non siamo dunque influenzabili da poteri politici e interessi economici, come accade per la maggior parte degli altri mezzi di informazione. Questo mese, la nostra inchiesta di copertina indaga lo stato della salute mentale dei giovani. Mentre le prescrizioni di psicofarmaci per bambini e ragazzi in Italia continua a crescere, infatti, l’attenzione di governo e istituzioni alle loro necessità sembra essere in caduta libera. E mentre la scuola è in prima linea nello stritolarli nella morsa della competizione e dell’isolamento, gli studenti non smettono di occupare le piazze per rivendicare il proprio diritto a un presente e a un futuro migliori.
Il mensile de L’Indipendente ha come sottotitolo i tre pilastri che ne definiscono la cifra giornalistica: inchieste, consumo critico, beni comuni. Ogni parola è stata scelta con cura, racchiudendo ciò che vogliamo fare e che, a differenza di altri media, possiamo fare, perché non abbiamo padroni, padrini o sponsor da compiacere. Esse rappresentano i tre punti cardinali che sono alla base del nostro impegno giornalistico: inchieste (per svelare i lati nascosti della politica e dell’economia), consumo critico (per vivere meglio, certo, ma anche per promuovere scelte consapevoli capaci di colpire gli interessi privilegiati) e beni comuni (perché la nostra missione è quella di leggere la realtà nell’interesse dei cittadini e non delle élite oligarchiche che controllano i media dominanti). All’interno del mensile ci saranno poi, naturalmente, approfondimenti sull’attualità e sui temi che caratterizzano da sempre la nostra agenda: esteri, geopolitica, ambiente, diritti sociali.
Questi sono solamente alcuni dei contenuti che potrete ritrovare nel nuovo numero:
Raffineria di Falconara: carburante per genocidio e devastazione – nelle Marche, la cessione della raffineria alla compagnia di Stato azera SOCAR consegna un territorio già devastato a nuove speculazioni fossili, tra bonifiche mancate, rischi per la salute e intrecci geopolitici.
Boicottare Spotify: ecco le alternative – sono sempre più gli artisti che abbandonano Spotify per via delle sue criticità strutturali, tra le quali vi sono le paghe misere che spettano ai musicisti e il CEO che investe centinaia milioni in armi. Vi forniamo dunque una lista di alternative più etiche tra le quali scegliere.
Trump: il bullo globale che aspira al Nobel – dallo scontro con la Cina alla militarizzazione interna, la presidenza di Trump oscilla tra metodi da “gangster” e l’ambizione paradossale di un’eredità di pace, lasciando gli USA isolati e divisi.
Casa: l’emergenza permanente – l’emergenza abitativa italiana sta diventando strutturale, tra suicidi invisibili, proposte di sfratto dopo appena due mesi di morosità e case popolari insufficienti.
Il nuovo numero del mensile de L’Indipendente è acquistabile (in formato cartaceo o digitale) sul nostro shop online, ed è disponibile anche tramite il nuovo abbonamento esclusivo alla rivista, con il quale potreste ricevere la versione cartacea a casa ogni mese per un anno al prezzo di 90 euro, spese di spedizione incluse. Per consultare le modalità dell’abbonamento ed, eventualmente, sottoscriverlo potete cliccare qui: lindipendente.online/abbonamenti.
L’Autorità garante per le comunicazioni (AGCOM) ha inflitto nei giorni scorsi una multa da 14 milioni di euro a Cloudflare per non aver eseguito il blocco degli indirizzi web segnalati nell’ambito delle attività contro la pirateria di film, serie TV ed eventi sportivi. La reazione del co‑fondatore e CEO Matthew Prince è stata immediata: ha denunciato pubblicamente la decisione definendola una forma di censura e ha minacciato di ritirare i servizi dell’azienda dal mercato italiano, compresi quelli di sicurezza informatica previsti per le Olimpiadi invernali di Milano‑Cortina.
La sanzione deriva dal mancato rispetto, da parte di Cloudflare, degli obblighi imposti dal controverso Piracy Shield, il sistema “anti‑pezzotto” criticato da anni per i suoi costi elevati, l’efficacia limitata e la tendenza a causare vittime collaterali. Prince, però, non contesta tanto gli aspetti tecnici della piattaforma adottata da AGCOM, quanto piuttosto il quadro politico e istituzionale che la sostiene. E lo fa ricorrendo a una retorica che richiama apertamente le narrazioni vittimiste padroneggiate dai movimenti alt‑right statunitensi.
Il dirigente ha dato sfogo alla sua strategia comunicativa in un lungo post su X, lasciando intendere fin dall’inizio che non avrebbe affatto adottato toni concilianti. Prince ha infatti evocato la presunta esistenza di una “cabala oscura di élite mediatiche europee” che, a suo dire, eserciterebbero forme di censura contro tutto ciò che “ritiene contrario ai propri interessi”. Una forma di oscurantismo “DISGUSTOSO” che, per come è strutturata, finisce per colpire l’intera infrastruttura di internet, senza tenere conto dei confini nazionali.
L’uomo annuncia quindi l’intenzione di presentare ricorso, non tanto per il bene dell’azienda, bensì per difendere i “valori democratici”. Un percorso che, con ogni probabilità, richiederà tempi lunghi. Nel frattempo, però, Cloudflare minaccia conseguenze immediate, articolate in quattro possibili azioni:
La sospensione del servizio di cybersicurezza “pro bono” erogato alle Olimpiadi di Milano-Cortina;
La sospensione dei servizi gratuiti di cybersicurezza forniti correntemente agli utenti italiani;
L’eliminazione di ogni server presente sul territorio italiano;
La rinuncia a ogni progetto di investimento interno ai confini nazionali.
La promessa ricattatoria di abbandonare i Paesi che introducono norme sgradite agli interessi aziendali rientra nel repertorio più elementare delle Big Tech e nella maggior parte dei casi si rivela un bluff privo di reale fondamento. Prince, però, sceglie di colpire un nervo scoperto quando sostiene esplicitamente di voler creare difficoltà alle Olimpiadi, arrivando a interfacciarsi direttamente con il Comitato Olimpico Internazionale. L’evento, già di per sé gravato da contestazioni, ritardi e potenziali abusi di varia natura, non può permettersi ulteriori complicazioni: è quindi plausibile immaginare che il Governo non sarebbe affatto disposto a rimettere mano all’intera infrastruttura informatica a meno di un mese dall’avvio delle competizioni. Il Senatore Claudio Borghi (Lega), si è per esempio già detto pronto a verificare con l’AGCOM eventuali “malintesi” così da evitare “casini inutili”.
Il CEO prosegue il suo post lodando le posizioni di Elon Musk, proprietario della piattaforma social, uomo vicino all’establishment e imprenditore che, facendo leva proprio sulla necessità di “proteggere la libertà di parola”, da tempo muove guerra contro le leggi europee che minano lo strapotere delle Big Tech. Non manca poi un richiamo diretto all’Amministrazione Trump, con Prince che sostiene di voler incontrare prossimamente i politici USA, il particolare JD Vance, il quale, taggato, viene celebrato per aver “assunto un ruolo di leadership nel riconoscere come questo tipo di regolamentazioni rappresentino fondamentalmente una forma di concorrenza sleale che mette a rischio i valori democratici”. Il tutto viene coronato da un’immagine prodotta attraverso la GenAI in cui l’azienda si autodipinge come la paladina dell’internet libero che deve lottare contro gli orribili burocrati di Roma.
Basta un minimo di consapevolezza politica e storica per rendersi conto che le argomentazioni ideologiche del suo sfogo siano, nel migliore dei casi, contraddittorie e basate su assunti pregni di ipocrisia. Tralasciando il fatto che gli Stati Uniti hanno recentemente condotto un’operazione militare per catturare una figura politica in violazione di qualsiasi norma, internazionale e non, non serve nemmeno andare troppo indietro nel tempo per ricordare che, proprio in nome della lotta alla pirateria, l’FBI fece chiudere i portali Megavideo e Megaupload, di base a Hong Kong. Queste contraddizioni contano poco, però, in un contesto in cui gli USA hanno ormai rinunciato a qualsiasi pretesto narrativo, imponendo la propria volontà in modo sempre più esplicito attraverso l’uso della forza, economica e militare.
L’esercito israeliano ha condotto una serie di attacchi nel sud del Libano tra domenica e lunedì, affermando di avere colpito obiettivi riconducibili a Hezbollah. Secondo Al-Manar, un motociclista è stato colpito nei pressi di Tiro, mentre un drone ha bombardato un edificio ad Ain al Adisa causando gravi danni. Israele ha inoltre dichiarato di aver ucciso un miliziano a Bint Jbeil, ma il ministero della Salute libanese ha confermato la morte di un consigliere comunale. L’agenzia NNA ha segnalato oltre dieci raid a Kfar Hatta. Gli attacchi seguono il disarmo di Hezbollah a sud del Litani, giudicato però insufficiente da Israele.
La scorsa settimana l’amministrazione Trump ha presentato ufficialmente le nuove linee guida alimentari statunitensi che incoraggiano gli americani a consumare più proteine, meno zuccheri e meno cibi altamente trasformati (quelli che la Scienza oggi definisce “cibi ultra-processati”). Le linee guida includono anche nuove raccomandazioni sull’alcol, consigliando di limitarne l’assunzione in generale e specificamente per alcune categorie di persone. Il documento ufficiale USA merita una attenta riflessione, in quanto sebbene in teoria riguardi soltanto la dieta degli americani e non quella di noi italiani, emergono tuttavia delle implicazioni di carattere scientifico molto importanti che vanno a toccare l’alimentazione e la prevenzione di tutti in generale.
Il Segretario della Salute degli Stati Uniti, Robert Kennedy Jr., ha affermato che le linee guida aggiornate, che includono anche una nuova piramide alimentare invertita che privilegia il consumo di proteine, latticini, grassi sani, verdura e frutta, sottolineano l’importanza di mangiare cibo “vero”. «Nulla è più importante per la salute, la produttività economica e la prontezza militare», ha dichiarato Kennedy in una conferenza stampa alla Casa Bianca. Le linee guida riflettono infatti molte delle posizioni di Kennedy in materia di nutrizione e le priorità del suo movimento Make America Healthy Again. Nel documento ufficiale si leggono dati incredibilmente preoccupanti sulla salute generale del popolo statunitense: «America is sick, the data is clear» (L’America è malata, i dati sono chiari): «il 50% degli americani ha diabete o pre-diabete, il 75% degli adulti presenta almeno una patologia cronica, il 90% della spesa sanitaria nazionale riguarda i trattamenti per malattie croniche, che sono in gran parte dovute alla dieta e allo stile di vita».
Raccomandazioni nutrizionali e nuova piramide invertita
Si consiglia di limitare significativamente il consumo di alimenti altamente trasformati, che Kennedy ha ripetutamente indicato come fonte di quella che definisce l’epidemia di malattie croniche in America. Il termine “alimenti altamente trasformati” viene riferito agli alimenti «ricchi di carboidrati raffinati, zuccheri aggiunti, sodio in eccesso, grassi nocivi e additivi chimici». Le linee guida incoraggiano inoltre il consumo di quantità maggiori di proteine, anche di origine animale come carne rossa, pollame, pesce e uova, rispetto a quanto raccomandato dalle linee guida precedenti, e raccomandano di consumare latticini interi (non scremati) e di cucinare con burro e grasso di manzo. Questi alimenti contengono grassi saturi, che le precedenti linee guida dietetiche raccomandavano di evitare. Il documento ufficiale del governo USA sostiene che i grassi saturi sono stati ingiustamente denigrati e sono in realtà essenziali per una dieta sana. «Stiamo ponendo fine alla guerra ai grassi saturi», ha dichiarato Kennedy. Un’altra fortissima presa di posizione, che possiamo definire storica da parte del governo USA, consiste nell’addebitare all’industria alimentare e al suo enorme sviluppo e produzione di cibi trasformati, gran parte dei problemi di salute e sanitari che riguardano oggi gli americani: «Per decenni siamo stati ingannati da linee guida che davano priorità agli alimenti altamente trasformati e ora ci troviamo ad affrontare tassi di malattie croniche senza precedenti».
La nuova piramide alimentare USA non è una dieta di solo carne
Analizzando nel dettaglio la nuova piramide alimentare e le raccomandazioni dietetiche, mi preme subito dire che al contrario di quanto alcuni stanno già sostenendo in rete, non si tratta di una nuova dieta a base di carne o basata principalmente sulla carne. Le linee guida 2025–2030 firmate dal Dipartimento dell’Agricoltura degli USA e dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti segnano sicuramente un cambio di paradigma che ribalta decenni di raccomandazioni dietetiche, ma non vanno semplificate o distorte.
Si suggerisce di dare meno spazio a cereali raffinati e zuccheri (oltre che a cibi ultra-processati in genere), ma i cereali integrali rimangono comunque nello schema della piramide, per una piccola quota, quindi non si tratta di incoraggiare diete Paleo o similari. Si consiglia di assumere più proteine di qualità, più verdure e grassi buoni. Le proteine consigliate sono sia quelle di origine animale che quelle vegetali come i legumi, la frutta secca, i semi e le arachidi, pertanto non si tratta di una dieta carnivora, a scanso di equivoci. Il documento ufficiale afferma infatti: «Consumare una varietà di alimenti proteici di origine animale, tra cui uova, pollame, frutti di mare e carne rossa, nonché una varietà di alimenti proteici di origine vegetale, tra cui fagioli, piselli, lenticchie, legumi, noci, semi e soia». Questo nuovo modello alimentare dà centralità tanto alle proteine quanto alle verdure, che sono tutti posti alla base della piramide, cioè come i cibi di riferimento su cui basare principalmente la dieta (nota bene: graficamente la piramide viene presentata come invertita, ossia sottosopra, rispetto alle rappresentazioni grafiche passate, per dare un segnale di discontinuità e rottura. Tuttavia, alla base della assunzione vanno visti quei cibi rappresentati nella parte alta del disegno).
Sempre per quanto riguarda le proteine, se ne raccomanda comunque un’assunzione maggiore, in quanto la Scienza ora supporta un fabbisogno proteico più elevato per il raggiungimento di uno stato di salute ottimale, utile a mantenere la massa magra corporea (muscoli e ossa), ridurre la fame e stabilizzare la glicemia. La quota giornaliera consigliata è di 1,2-1,6 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, adattando tale quota poi a seconda delle necessità e del fabbisogno energetico individuale (es. una persona di 70 chili ne deve assumere 84-112 grammi al giorno).
I grassi ora rivestono anch’essi un’importanza cruciale della dieta, e derivano da olio d’oliva, uova, avocado, burro, latticini interi, pesce ricco di Omega-3, e carni. Per le cotture si consiglia di utilizzare grassi come l’olio d’oliva, il burro e il sego (grasso bovino o ovino), e di evitare altri oli che sono invece raffinati come olio di girasole, di semi, di soia ecc.
Raccomandazioni sull’alcol
Il consiglio è di «consumare meno alcol per una migliore salute generale. Le persone che dovrebbero evitare completamente l’alcol includono le donne incinte, le persone che si stanno riprendendo da un disturbo da uso di alcol o che non sono in grado di controllare la quantità di alcol che bevono, e le persone che assumono farmaci o soffrono di patologie che possono interagire con l’alcol. Per coloro che hanno una storia familiare di alcolismo, è necessario fare attenzione al consumo di alcol e ai comportamenti di dipendenza associati».
Conclusioni
In linea di massima le nuove Linee Guida alimentari USA sono senz’altro al passo coi tempi e con la Scienza, e hanno diversi punti di forza. Infatti le diete con meno carboidrati raffinati e più proteine, con grassi buoni e un apporto abbondante di verdure e frutta, sono collegate a una miglior salute cardio-metabolica. Ne deriva una riduzione dell’infiammazione corporea, più energia mentale e fisica. L’obiettivo di queste raccomandazioni è molto chiaro: meno picchi glicemici, meno diabete e obesità, più nutrienti veri (“eat real food”, nelle parole del Segretario Robert Kennedy). Se ben seguite, queste raccomandazioni favoriscono sazietà, stabilità ormonale, prevenzione di malattie croniche. Insomma, più verdure e proteine ma meno cereali e zuccheri è uguale a più salute.
Alcuni medici e nutrizionisti hanno affermato di approvare in generale il consiglio di consumare meno zucchero e meno cibi altamente trasformati. Il dott. Bobby Mukkamala, presidente dell’American Medical Association, ha dichiarato in una nota che il gruppo ha applaudito le linee guida aggiornate «per aver messo in luce gli alimenti altamente trasformati, le bevande zuccherate e l’eccesso di sodio che alimentano malattie cardiache, diabete, obesità e altre malattie croniche».
Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati in Venezuela e si trovano ora alla sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, precisando che i due connazionali sono in buone condizioni e presto torneranno nel nostro Paese. La premier Giorgia Meloni ha espresso «gioia e soddisfazione» per il risultato, ringraziando le autorità venezuelane per la collaborazione. Trentini e Burlò erano detenuti rispettivamente da oltre un anno nelle carceri di Caracas; la loro scarcerazione segue la liberazione, avvenuta negli ultimi giorni, di altri italiani come Luigi Gasperin e Biagio Pilieri.
Dopo il raid in Venezuela, le pressioni sulla Groenlandia e il riaccendersi del dossier iraniano, nel mirino di Donald Trump finisce anche Cuba. Il presidente USA ha lanciato un ultimatum a L’Avana, invitandola a «raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi». Un messaggio che colpisce un nervo scoperto della politica americana: il rapporto con Cuba, centrale per una parte dei falchi neocon repubblicani. A incarnare questa linea è il Segretario di Stato Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, che Trump ha evocato come possibile futuro leader dell’isola, rilanciando un post di un utente conservatore, Cliff Smith, datato 8 gennaio, che lo indicava come prossimo «presidente di Cuba». «Mi sembra un’ottima idea!», ha commentato il tycoon, trasformando una provocazione in segnale politico.
Washington sostiene che l’asse Caracas-Avana sia definitivamente rotto e invita Cuba a scegliere tra riforme e apertura democratica o il collasso economico: «Per molti anni Cuba ha vissuto grazie alle ingenti quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba ha fornito “servizi di sicurezza” agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più». Da qui, il messaggio diretto alla leadership cubana: il governo dell’isola deve negoziare un accordo con gli Stati Uniti, oppure affrontare le conseguenze. Domenica, di ritorno verso Washington, di fronte alla domanda di una giornalista che gli chiedeva di un possibile sequestro delle petroliere che si dirigono verso Cuba, Trump non ha negato la possibilità: «Molte persone del settore petrolifero sono davvero interessate», ha affermato, sorridendo. La risposta di L’Avana è stata immediata. «Cuba non riceve e non ha mai ricevuto alcun compenso monetario o materiale per i servizi di sicurezza forniti a nessun Paese», ha scritto su X il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla respingendo le accuse sulla natura delle relazioni con Caracas. Nel suo post, ha accusato gli Stati Uniti di comportarsi «come un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza», in «tutto il mondo». Il presidente Miguel Díaz-Canel ha rivendicato la sovranità dell’isola e promesso resistenza: «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci dice cosa fare», ha scritto Diaz-Canel su X, aggiungendo che l’isola caraibica è «pronta a difendere la patria fino all’ultima goccia di sangue».
Prima della rivoluzione, gli Stati Uniti controllavano settori chiave dell’economia cubana e assorbivano la maggior parte del suo commercio estero. Dopo il 1959, fallito il tentativo di rovesciare il nuovo governo con l’operazione della Baia dei Porci, Washington impose nel 1962 l’embargo come strumento permanente per strangolare l’isola e mettere fine al sistema socialista nato dalla rivoluzione. Le minacce di Trump contro Cuba non sono un episodio isolato, ma si inseriscono in un decennio di politiche sempre più aggressive verso l’isola. Già durante la sua prima presidenza, il tycoon aveva fortemente rafforzato l’embargo economico e le restrizioni commerciali contro l’isola, invertendo la politica di riavvicinamento dell’era Obama. Anche sotto l’amministrazione Biden sono state mantenute molte di queste misure e, con il memorandum del 30 giugno 2025, intitolato “National Security Presidential Memorandum/NSPM-5”, la Casa Bianca ha rafforzato l’embargo, irrigidendo limitazioni ai flussi finanziari, divieti su commercio, rimesse e viaggi, con l’obiettivo dichiarato di “promuovere libertà e democrazia” e quello implicito di destabilizzare il governo cubano. Parallelamente, la stretta economica si è incrociata con una serie di interventi militari e operazioni di sicurezza nel continente, che ha avuto un impatto diretto sulle relazioni regionali e ha giocato un ruolo nel nuovo giro di vite verso l’isola caraibica.
L’ultimatum della Casa Bianca segna una svolta apertamente interventista: ora Trump non si limita più a minacciare l’isola, ma immagina già una Cuba “post-comunista” plasmata da Washington, arrivando a indicare Marco Rubio come “leader ideale” dell’isola. Una figura, quella dell’attuale Segretario di Stato, costruita politicamente sul mito familiare dell’esilio dopo l’ascesa al potere di Fidel Castro, smentito però da un’inchiesta del Washington Post, che nel 2011 collocava l’arrivo dei suoi genitori negli Stati Uniti ben due anni e mezzo prima della rivoluzione. La retorica della libertà mostra così il suo vero volto: non uno slancio democratico, ma il paravento di un progetto di ingegneria politica imposto dall’esterno, alimentato da una propaganda che da anni dipinge L’Avana come «una minaccia diretta per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti» al solo scopo di legittimare l’ennesima operazione di cambio di regime.
La Chiesa spagnola fa marcia indietro sugli abusi sessuali commessi e accetta un accordo con il governo per collaborare a un sistema di risarcimento condiviso con lo Stato e assumendosi l’onere di indennizzare le vittime di pedofilia.
L'intesa è stata firmata dal Ministro della Presidenza Félix Bolaños, dal Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) Luis Argüello e dal Presidente della Conferenza Spagnola dei Religiosi (Confer) Jesús Díaz Sariego, e prevede che le richieste di risarcimento possano essere presentate entro un anno e che sia il Defensor del Pueblo (funzionario governat...
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Dalla fine di dicembre vasti incendi boschivi stanno colpendo l’area andina del sud dell’Argentina, in Patagonia, costringendo migliaia di persone all’evacuazione e distruggendo abitazioni, infrastrutture e foreste. La zona più colpita è quella di Epuyen, nella provincia di Chubut dove le fiamme, alimentate da temperature elevate, siccità prolungata e forti venti, hanno raggiunto in poche ore zone le zone abitate, sorprendendo residenti e turisti e rendendo necessario l’intervento delle brigate antincendio e dell’esercito.
Secondo le autorità locali, il rogo che ha colpito Epuyén è uno dei più gravi registrati negli ultimi anni. Le operazioni di spegnimento sono rese difficili dalle condizioni climatiche estreme e dalla vastità dell’area interessata. Un’emergenza che si inserisce in una stagione segnata da incendi sempre più frequenti e intensi, sullo sfondo di una crisi climatica che colpisce duramente i territori del sud dell’Argentina.
Il panorama è apocalittico, con colonne di fumo che si alzano da entrambi i lati del monte Cerro Pirque e una costante pioggia di cenere, mentre le fiamme hanno già devastato più di 6500 ettari di territorio. Secondo i media locali l’incendio ha riguadagnato forza ieri pomeriggio, quando i forti venti hanno alimentato il fuoco spingendolo sul versante orientale della montagna, verso la Route 40, una delle arterie stradali più importanti dell’Argentina che, nel tratto che passa da Epuyén, svolge una funzione chiave di collegamentodella Patagonia andina. Sono diverse le testimonianze di persone costrette a fuggire, mentre l’incendio dalla Route 40 si spostava verso Coihue Hill, tra la laguna di El Plesiosaurio e il ranch Las Mercedes.
Abel Nievas, Segretario delle Foreste della provincia di Chubut, ha raccontato a La Nacion che: “La situazione è complessa; l’incendio è estremamente attivo. Stiamo cercando di contenere le fiamme che avanzano lungo il fianco sinistro, nella zona di Pedregoso. Abbiamo tentato di evacuare tutti dalla zona e l’incendio l’ha attraversata. Probabilmente diverse case saranno colpite”. E poi racconta che: “Abbiamo anche due grandi fronti di incendio: uno vicino a El Monasterio, il fianco destro dell’incendio, sopra il lago Epuyén, che minaccerà l’area intorno a Puerto Bonito. E poi un altro fronte che brucia attraverso il ranch di Leleque, che sta avanzando rapidamente verso sud-est. Stiamo lavorando lì con macchinari pesanti, cercando di contenere quel fianco”. Nel frattempo Ignacio Torres, governatore di Chubut, ha ordinato l’evacuazione di oltre 3mila turisti e lanciato un appello: “Dobbiamo fare di tutto per proteggere la Cordigliera delle Ande e i suoi abitanti”.
Secondo Nievas: “La gente è piuttosto esausta. Ora stanno arrivando altri 75 vigili del fuoco da Córdoba ed Entre Ríos. Attualmente, circa 550 persone stanno lavorando per combattere l’incendio, tra vigili del fuoco e personale di supporto”. Per il Segretario delle foreste il problema principale: “È la siccità estrema; l’avevamo previsto. Sapevamo che la situazione era complessa, ma non immaginavamo che sarebbe stata così”. Le autorità hanno diramato avvisi spiegando che la città di Epuyén potrebbe dover essere presto evacuata se le fiamme dovessero raggiungere Puerto Bonito.
“Il problema che abbiamo oggi è l’enorme quantità di vegetazione disponibile per essere bruciata, che è sconcertante. La siccità è un fattore chiave. Faccio questo lavoro da quasi 35 anni, sono un vigile del fuoco da 40, ho dedicato tutta la mia vita al fuoco e non abbiamo mai vissuto una situazione simile”, ha dichiarato Nievas.
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