Il decreto Ucraina è legge. L’approvazione definitiva è arrivata oggi, 25 febbraio, dalle aule del Senato, che con 106 voti a favore, 57 contrari e 2 astenuti ha dato il via libera alla fiducia richiesta dal governo sul decreto legge. Tra le varie cose, il provvedimento prevede una proroga dell’autorizzazione della cessione di armi a Kiev fino alla fine dell’anno, il rinnovo dei permessi di soggiorno per i cittadini ucraini fino al 4 marzo 2027 e misure per la tutela dei giornalisti freelance.
Inondazioni in Brasile, almeno 30 morti e decine di dispersi
Il discorso di Trump tra le proteste: rilancia i dazi, attacca l’Iran e si autocelebra
Donald Trump ha tenuto il discorso sullo stato dell’Unione più lungo di sempre. Fedele alle aspettative, il presidente USA ha parlato per quasi due ore al Congresso, mettendo su un vero e proprio spettacolo televisivo tra ospiti, premi e attacchi. Ai migranti, all’Iran, ai democratici, che si sono divisi tra una protesta in aula e una contro-manifestazione fuori dalle mura del Campidoglio. Trump è anche tornato sui dazi, rilanciando la sua politica commerciale pochi giorni dopo la bocciatura ricevuta dalla Corte Suprema (in parte presente al Congresso). Ampio spazio è stato dato all’autocelebrazione: il presidente USA ha parlato di un’economia forte, di un Paese che nell’ultimo anno ha «vissuto una svolta epocale», al punto da entrare in una nuova «età dell’oro».
Un’ora e cinquanta di puro trumpismo hanno segnato il discorso sullo stato dell’Unione, che annualmente tiene il presidente degli Stati Uniti di fronte al Congresso convocato a sezioni unite. L’appuntamento è stato aperto con la celebrazione della squadra di hockey maschile, dopo l’oro vinto alle Olimpiadi di Milano-Cortina, accompagnata da una medaglia speciale consegnata al portiere Connor Hellebuyck. Dopo lo show è arrivata la sfilza di attacchi: a partire dai democratici, destinatari di stoccate e insulti lungo tutto il discorso. Dai banchi dell’opposizione, Ilhan Omar e Rashida Tlaib hanno accusato Trump di «uccidere gli americani», in riferimento alle morti di Renée Good e Alex Pretti per mano dell’ICE.
Durante il suo discorso il presidente USA è poi tornato sull’Iran: «hanno già sviluppato missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi all’estero. E stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti. Hanno ucciso 32.000 manifestanti. Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma non permetterò mai al principale sponsor mondiale del terrorismo di avere un’arma nucleare». A quello che sembra una sorta di auto-endorsement per un attacco militare, Teheran ha prontamente risposto, con il Ministero degli Esteri che ha rispedito le accuse al mittente.
Toni più distesi sono stati riservati alla Corte Suprema, dopo gli attacchi degli ultimi giorni, che hanno fatto seguito alla decisione dei giudici di bollare come illegittima la politica commerciale di Trump. Di tutta risposta, il presidente USA ha cambiato base giuridica, facendo appello Trade Act del 1974 e disponendo nuovi dazi compresi tra il 10% e il 15% per un periodo di 150 giorni. Di fronte al Congresso convocato a sezioni unite, Trump ha rilanciato la sua agenda, affermando che «con il tempo i dazi pagati dai Paesi stranieri sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito». Evidentemente da qui passa un importante pezzo della nuova «età dell’oro» dipinta dal presidente USA e lanciata di pari passo a una presunta rinnovata leadership internazionale. Soltanto pochi giorni fa Washington ha ospitato la prima riunione del Board of Peace, l’organismo voluto da Trump per estromettere l’ONU dai negoziati di pace nella Striscia di Gaza.
L’orizzonte del discorso sullo stato dell’Unione è l’appuntamento elettorale di novembre, quando Trump dovrà cercare di limitare i danni della bassa popolarità (ad appena un anno dall’inizio del secondo mandato). Pena la perdita della maggioranza al Congresso.
Napoli, ospedale gestito dalla camorra: 4 arresti
L’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli sarebbe nelle mani del clan camorristico Contini. È quanto emerge dall’indagine condotta da carabinieri e guardia di finanza, conclusasi all’alba con l’arresto di quattro persone. Attraverso uno schema di complicità e minacce, il clan avrebbe gestito i servizi di bar e distributori automatici, nonché gli accessi in ospedale e il trasporto delle salme. Una parte dell’indagine si concentra sulle «numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, simulando incidenti stradali con falsi testimoni e perizie mendaci», con l’aiuto di medici compiacenti.
Ucraina, l’Assemblea Generale dell’ONU vota la risoluzione per la pace, gli USA si astengono
La guerra tra Ucraina e Russia è entrata nel quinto anno di ostilità. Mentre le delegazioni portano avanti un lavoro diplomatico finora privo di risultati, sul campo di battaglia si registra uno stallo. La linea del fronte oscilla da mesi senza particolari vittorie per uno o per l’altro schieramento, comportando come unico risultato l’aumento delle vittime. Ieri l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione che chiede «una pace giusta e duratura, lo scambio dei prigionieri di guerra e il ritorno dei civili trasferiti con la forza, compresi i bambini». Diverse le astensioni, tra cui Stati Uniti e Cina, segno di una divisione che si è riproposta qualche ora dopo durante una riunione del Consiglio di Sicurezza sul tema.
Con 107 voti a favore, 12 contrari e 51 astenuti, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione, promossa da Kiev, sulla fine della guerra in Ucraina, entrata ieri nel quinto anno di ostilità. Gli Stati Uniti, che si sono astenuti, avevano proposto di votare separatamente su due paragrafi della risoluzione. Questi facevano riferimento all’integrità territoriale dell’Ucraina e al rispetto del diritto internazionale. L’obiettivo della mozione di Washington (poi bocciata) era quello di votare una risoluzione politicamente “neutra”, in linea col Piano Trump presentato a novembre.
Dopo il voto si è riunito il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Anche in questa sede sono emerse le spaccature sulla risoluzione della guerra tra Mosca e Kiev. I Paesi europei spingono per nuove sanzioni, mentre da USA e Cina viene invocata maggiore cautela in nome della realpolitik. «Alla luce delle divisioni – si legge nel comunicato stampa – il percorso verso la pace dipende da un cessate il fuoco e da percorsi diplomatici esterni, piuttosto che da un’azione unificata del Consiglio di Sicurezza». Al momento i tavoli negoziali tra le parti sono mediati da Washington, mentre sul campo di battaglia si registra da diverse settimane uno stallo. Il bilancio delle vittime si aggrava: secondo quanto dichiarato dall’ONU, il 2025 è stato l’anno più mortale per la popolazione civile dall’inizio del conflitto.
Soltanto pochi giorni fa le divisioni sulla guerra in Ucraina erano emerse anche in seno all’Unione europea, la grande esclusa dai negoziati nonostante il sostegno incondizionato verso Kiev profuso negli ultimi 4 anni. L’UE, a causa del veto di Slovacchia e Ungheria, non è infatti riuscita ad approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, che tra le altre cose prevedeva l’attivazione dello “strumento anti-elusione”. L’obiettivo, dichiarato dall’Alta Rappresentante dell’UE Kaja Kallas, era quello di «impedire che prodotti sensibili raggiungano la Russia». Ungheria e Slovacchia hanno anche bloccato l’accordo per erogare un prestito da 90 miliardi di euro a Kiev, minacciando di porre il veto sull’ingresso del Paese nell’UE.
Esplode palazzina a Verona: tre feriti e un disperso
Oggi attorno alle 18:30, in una frazione di Negrar, a pochi chilometri a nord di Verona, un’esplosione ha fatto crollare una palazzina. Da un primo bilancio pare che vi siano tre feriti lievi e una quarta persona che dovrebbe ancora essere intrappolata nelle macerie. Ignote le cause dell’esplosione, che dovrebbe essere stata causata da una bombola di gas. Lo scoppio si è verificato nel primo dei tre piani dell’edificio, che è collassato. Sul posto sono attivi i vigili del fuoco.
La resistenza di Cuba all’assedio USA, tra blackout e scarsità di risorse
Blackout, scarsità di cibo, ospedali in affanno. L’inasprimento del bloqueo da parte degli Stati Uniti sta stritolando Cuba e spingendo il suo popolo ai limiti della sopravvivenza. Nonostante ciò, l’isola non sembra intenzionata a piegarsi: insieme alle misure straordinarie che riguardano sanità e servizi fondamentali, contenute nel pacchetto varato pochi giorni fa, la resistenza isolana passa anche per quella forma “creativa” che da decenni accompagna l’immagine di Cuba nel mondo. Così, l’espressione artistica e l’ingegno diventano un mezzo per opporsi a un contesto segnato dalle difficoltà e dalle ingiustizie. Non è certo la soluzione definitiva, ma un mezzo per andare avanti, in attesa che la solidarietà internazionale faccia il suo corso. Tra un blackout e l’altro, i teatri, i cinema, le sale da ballo, le palestre restano aperti, offrendo svago e socialità in uno dei momenti più bui per il popolo cubano.
A inizio febbraio il presidente Miguel Díaz-Canel, nel lanciare un allarme globale contro l’assedio USA, fece innanzitutto appello al popolo cubano, chiedendo di rispondere alle minacce di Washington con l’atavica “resistenza creativa”, quella dell’espressione artistica, delle manifestazioni al limite tra sacro e profano, dell’ingegno. Così è stato. Gli eventi sportivi, i concerti, gli spettacoli non si fermano, ma si adattano al nuovo ritmo dettato dall’inasprimento delle sanzioni americane. L’associazione Hermanos Saiz, «la giovane avanguardia artistica e intellettuale di Cuba», continua ad esempio a organizzare dibattiti e concerti al Vedado, quartiere dell’Avana. Si punta, coi limitati mezzi a disposizione, a mitigare gli effetti della crisi, che tra le altre cose ha messo a dura prova gli spostamenti e lo svago, impattando sulla qualità della vita.
Per diminuire la pressione sugli ospedali vengono tenuti aperti anche gli ambulatori di base, che oggi sono in grado di fornire prestazioni minime esclusivamente grazie alle donazioni. Nelle farmacie pubbliche gli scaffali sono quasi vuoti. A compensare — e qui torna l’ingegno della resistenza creativa — c’è la medicina naturale, una tradizione secolare che ha reso Cuba un laboratorio, un caso di studi, basato sull’uso terapeutico di circa 2000 piante medicinali facente capo alla Santeria.
Quelle messe in campo dal popolo cubano sono risposte emergenziali, di resistenza verso l’imperialismo USA che da fine gennaio ha praticamente azzerato i rifornimenti energetici dell’isola. Cuba resiste, ma attende la solidarietà internazionale. Mentre vengono tenute aperte le porte del dialogo tra l’Avana e Washington, una coalizione di movimenti e associazioni ha lanciato la “Nuestra América Flotilla“. Seguendo l’esempio della Global Sumud Flotilla, che proprio in questi giorni sta preparando una nuova spedizione per Gaza, un convoglio di navi umanitarie salperà a marzo dai Caraibi, direzione Cuba. Se la solidarietà dal basso prende forma, nella comunità internazionale si registrano posizioni ambigue e un generale stato di inerzia. Il Messico ha inviato due navi con viveri e medicinali (ma su pressione americana ha interrotto le esportazioni energetiche), mentre dal Cremlino fanno sapere di «star aiutando Cuba» ma di non voler rivelare ulteriori dettagli. Dall’Italia arriva invece un endorsement ai progetti di Trump e quindi a un’implosione senza intervento militare. «È meglio cambiare senza violenza, ma un cambiamento è necessario. Cuba è un regime comunista», ha dichiarato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Canada, 185 milioni all’Ucraina
Il Canada erogherà all’Ucraina un pacchetto di aiuti da 300 milioni di dollari canadesi, corrispondenti a oltre 185 milioni di euro. A dare la notizia è stato il ministro della Difesa del Paese David McGuinty che ha spiegato che il Canada imporrà anche sanzioni a 100 navi della cosiddetta “flotta ombra” della Russia, la supposta flotta di navi battenti falsa bandiera che la Federazione utilizzerebbe per eludere le sanzioni agli idrocarburi. I nuovi aiuti canadesi rientrano nell’ambito di un pacchetto da 2 miliardi di dollari canadesi (circa 1,25 miliardi di euro) presentato dallo stesso McGuinty lo scorso novembre.








