Oggi è scoppiato un incendio presso l’hotel Le Bristol di Parigi, che ha costretto le autorità a evacuare l’edificio. Di preciso, il rogo è esploso nella cucina dell’albergo, situata nel piano interrato del palazzo; l’hotel è una struttura di ricezione di lusso, spesso frequentata da esponenti della politica internazionale. Due membri dello staff sono rimasti feriti cercando di domare le fiamme, che sono state spente nel pomeriggio dai vigili del fuoco.
Raccolta batterie esauste: l’Italia è lontana dagli obiettivi UE
Il sistema italiano di recupero delle batterie portatili resta sotto le attese europee, con una raccolta che nel 2025 si ferma al 31% del totale. Secondo il Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori, sono stati raccolti circa 8,9 milioni di chili. Un calo del 14,6% rispetto al 2024, da attribuire soprattutto a nuove regole europee che hanno ridefinito la categoria. La rete di raccolta comunque cresce a oltre 15mila punti, con espansione più rapida nel Sud, mentre il Nord resta dominante nei volumi. Il settore è in transizione verso norme più stringenti e punta a colmare il divario con gli obiettivi europei.
OpenAI chiude con Sora, il suo generatore di video
Dal debutto di ChatGPT, OpenAI sembrava avviata a un dominio incontrastato nel campo dell’intelligenza artificiale generativa. Dopo aver conquistato il grande pubblico con il suo chatbot, l’azienda aveva continuato a sorprendere con il generatore di immagini DALL·E e, nel 2024, con il modello video Sora. Eppure, senza preavviso, un post su X annuncia ora la fine del progetto: a soli due anni dal lancio, Sora è ufficialmente morto. OpenAI ha promesso chiarimenti a breve, tuttavia molti osservatori suggeriscono che l’azienda stia ripiegando per concentrarsi sulle attività che hanno maggiori possibilità di essere monetizzate.
L’arrivo di Sora aveva segnato un momento di svolta per il settore delle GenAI. Il debutto di un generatore video è sempre un evento spettacolare: l’azienda diffonde alcune clip dimostrative, il pubblico rimane incantato e, nel giro di poche ore, la rete si riempie di esperimenti creativi che alimentano un tam‑tam virale sui social. Con Sora 2 questo effetto si era amplificato ulteriormente: la piattaforma era stata sommersa da video sempre più caotici e surreali. Primo tra tutti quello in cui Spongebob fugge dalla polizia in un inseguimento automobilistico, spezzone allucinato che ha immediatamente ottenuto lo status di meme.
Il fatto è che Sora 2, insieme all’app a esso dedicata, era stato lanciato da OpenAI il 30 settembre 2025. Appena pochi mesi fa. Non solo: l’azienda sembrava aver investito con decisione in questa direzione, siglando accordi di alto profilo per servizi e joint venture. Complice la tendenza degli utenti a generare brevi video in cui personaggi coperti da copyright venivano catapultati in contesti surreali, uno dei partner più rilevanti era diventato la Disney Corporation. Il colosso dell’intrattenimento aveva stretto un patto di sangue con OpenAI: l’accesso contingentato ai propri marchi in cambio della possibilità di utilizzarne i risultati, nonché il diritto di sperimentare con i modelli di generazione video dell’azienda.
L’abbandono del progetto è arrivato dunque come un fulmine a ciel sereno, in barba ai contratti miliardari già in essere e senza fornire – almeno per ora – alcuna spiegazione effettiva. Solo scuse di circostanza e la promessa che gli utenti riceveranno a breve indicazioni su come salvare i lavori realizzati con Sora 2. In mancanza di giustificazioni ufficiali, resta spazio soltanto per ipotesi e speculazioni. Tuttavia, non serve molta immaginazione per intuire che il principale motore di una svolta così drastica sia con ogni probabilità di natura economica.
Le piattaforme generative di OpenAI sono estremamente costose da mantenere e, allo stato attuale, operano tutte in perdita. Nel caso specifico di Sora, le stime indicano che la generazione di una clip di 10 secondi costasse all’azienda tra 1,30 e 5 dollari, per un passivo complessivo che avrebbe raggiunto i 15 milioni di dollari al giorno. Un’emorragia economica difficilmente giustificabile dalle prospettive di crescita del servizio. Perché sì, generare un video può essere divertente e appagante… ma solo sul breve periodo. Secondo i dati riportati da TechCrunch, sia il numero di download dell’app sia la spesa degli utenti al suo interno hanno registrato negli ultimi mesi un crollo compreso tra il 32% e il 45%. Una vera e propria desertificazione dell’interesse.
We’re saying goodbye to the Sora app. To everyone who created with Sora, shared it, and built community around it: thank you. What you made with Sora mattered, and we know this news is disappointing.
We’ll share more soon, including timelines for the app and API and details on…
— Sora (@soraofficialapp) March 24, 2026
Sora 2, come molti suoi omologhi, mostra inoltre limiti evidenti nell’impiego professionale: le sue clip possono essere spettacolari, ma gli utenti dispongono di margini di controllo molto ridotti, soprattutto quando l’obiettivo finale è quello di produrre filmati coerenti che – tramite montaggio – si estendano per diversi minuti di ripresa. In sostanza, manca una reale destinazione d’uso capace di giustificare l’enorme dispendio di risorse richiesto a OpenAI, la quale sarebbe peraltro arrivata a comunicare internamente l’intenzione di non dedicarsi più a “missioni secondarie”. Mentre la competizione di Anthropic si sta progressivamente focalizzando su strumenti corporate, OpenAI avrebbe imboccato una molteplicità di direzioni, dissipando il suo vantaggio iniziale nella ricerca di un caso applicativo che, però, continua a eludere le sue strategie di marketing. Alcuni esperti hanno recentemente stimato che, in assenza di una svolta significativa, l’azienda potrebbe trovarsi a toccare la bancarotta già a metà del 2027. La chiusura di Sora si pone dunque come il primo passo strategico per scongiurare la concretizzazione di quanto profetizzato.
Effetto referendum: Meloni abbandona Delmastro, Bartolozzi e Santanché per limitare i danni
La sconfitta al referendum produce i primi effetti nella maggioranza. Nonostante tutte le premesse e le mani avanti, un segnale andava dato ai cittadini: la scelta è ricaduta su Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto, e Andrea Delmastro, il sottosegretario travolto di recente da uno scandalo giudiziario. Bartolozzi e Dalmastro, spinti da Fratelli d’Italia, hanno rassegnato le dimissioni, ben accolte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Quest’ultima ha poi auspicato la stessa «sensibilità istituzionale» per la Ministra del Turismo Daniela Santanché, rinviata a giudizio per truffa aggravata, che da Milano leva gli scudi e prova a resistere, sfruttando l’amicizia col presidente del Senato Ignazio La Russa. Le opposizioni presentano nel frattempo una mozione di sfiducia, su cui Fratelli d’Italia potrebbe astenersi nel tentativo estremo di cacciare la propria ministra, restituendo uno scenario surreale alla politica italiana. Nel frattempo il guardasigilli Carlo Nordio, promotore della fallita riforma della magistratura, resta in bilico.
Doveva essere un referendum “tecnico”, almeno negli auspici della maggioranza, che sperava di evitare qualsivoglia ripercussione politica. Poi la sconfitta con 2 milioni di voti di scarto, i primi malumori e le intenzioni di voto che rivelano come una preferenza su dieci per il no sia arrivata dal centrodestra. Le dichiarazioni pacate, da vecchia scuola democristiana, rilasciate subito dopo l’esito referendario hanno presto ceduto il passo alle tensioni, che ora potrebbero trasformarsi in un vero e proprio terremoto politico per la maggioranza. Il primo capro espiatorio è stato Andrea Delmastro, il sottosegretario alla Giustizia finito al centro di diverse critiche durante il mandato: prima la diffusione di alcune conversazioni di Alfredo Cospito coperte dal segreto d’ufficio, costata 8 mesi al militante di Fratelli d’Italia, poi la società aperta con la giovane figlia di Mario Caroccia, condannato in via definitiva come prestanome della camorra.
Le dimissioni di Delmastro sono state subito seguite da quelle di Giusi Bartolozzi, la forzista capo di gabinetto. È diventata famosa per aver definito i magistrati dei plotoni d’esecuzione durante le ultime battute della campagna referendaria, arricchita da una dichiarazione rivelatasi poi dai toni semiprofetici: «se vince il no vado via dall’Italia». A febbraio Bartolozzi era stata raggiunta da un avviso di conclusione delle indagini, con la Procura di Roma che le contesta il rilascio di dichiarazioni false nel caso Almasri, il generale libico perseguitato dalla Corte Penale Internazionale che l’Italia ha deciso di rimettere a piede libero, fino a casa sua con un volo di stato.
A giocare un ruolo cruciale nel caso Almasri è stato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Per difendere la scarcerazione del torturatore libico ha stravolto le carte della Corte Penale Internazionale (CPI), che ne chiedeva l’arresto. Essendo Nordio anche il promotore della riforma della magistratura, bocciata due giorni fa dal popolo, si comprende la precarietà che al momento avvolge Palazzo Piacentini, soprattutto intorno alla figura del guardasigilli.
Se Nordio resta in bilico, la collega di partito Daniela Santanché sembra avere un destino politico già scritto. L’anno scorso, di fronte agli scandali giudiziari, la Ministra del Turismo si era detta pronta alle dimissioni solo in caso di una richiesta proveniente direttamente da Giorgia Meloni. Ora che questa è arrivata, l’ex proprietaria del Twiga prende tempo, aggrappandosi all’amicizia con La Russa. All’orizzonte si staglia il voto di sfiducia depositato dalle opposizioni in Parlamento, che a questo punto potrebbe passare con l’astensione di Fratelli d’Italia. Tutto per lasciarsi alle spalle il caso di insubordinazione, provare a limitare i danni del referendum e tirare avanti, almeno fino all’approvazione della legge elettorale che a fine mese inizierà il suo iter in commissione.
Ivrea, violenze in carcere: 8 agenti condannati per falso
Un anno e sei mesi (otto, in un caso) di reclusione per falsità in atti nell’ambito del procedimento per le violenze avvenute nel carcere di Ivrea nel 2016: questa la pena decretata dai giudici per otto agenti della polizia penitenziaria, che avrebbero coperto quanto stava avvenendo contro i detenuti con falsi rapporti che citavano cadute e altri “incidenti”. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha definito “fondamentale” il ruolo dell’associazione e della società civile nella vicenda. I reati contestati agli autori delle violenze (accusati di lesioni, in quanto all’epoca dei fatti non esisteva ancora il reato di tortura) sono andati in prescrizione.
Bruxelles, indietro tutta: rinviata la proposta per vietare il gas russo
Danimarca, elezioni: socialdemocratici primi ma senza maggioranza
Le elezioni parlamentari in Danimarca hanno confermato i socialdemocratici come prima forza politica. Calano però i consensi: il partito guidato dalla premier Mette Frederiksen ha ottenuto il 21,9% dei voti (a fronte del 27,5% del 2022). I partiti della coalizione di sinistra hanno conquistato 84 dei 179 seggi del Parlamento, dunque al di sotto della maggioranza assoluta. Per governare dovranno stringere un accordo coi moderati, ma non si esclude lo stallo politico.









