La prova più eloquente del rapporto tra l’ex stratega di Donald Trumo, Steve Bannon, e Jeffrey Epstein è il tempo in cui si colloca la loro relazione. I loro scambi fitti e continuativi avvengono nel 2018-2019, ben dopo la prima condanna del finanziere in Florida e alla vigilia dell’arresto federale. Non si tratta, dunque, di contatti remoti o inconsapevoli, ma di un dialogo mantenuto fino alla fine, quando il nome di Epstein era già sinonimo di scandalo. Nei messaggi tra i due emergono toni alterni – dall’ironia alle discussioni politiche – e soprattutto un metodo: l’“accesso” come moneta di ...
Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.
Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.
L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.
È stato fermato con l’accusa di omicidio volontario Carmelo Cinturrino, il poliziotto che lo scorso 26 gennaio ha sparato un colpo di pistola alla tempia di Abderrahim Mansouri, morto poco dopo. L’omicidio è avvenuto nel bosco di Rogoredo, nella periferia di Milano. Secondo quanto si apprende, il fermo è basato su quanto emerso dagli interrogatori dei colleghi di Cinturrino, oltre che sull’analisi di telecamere e telefoni e agli accertamenti condotti dalla scientifica sul posto. La posizione di Cinturrino e dei colleghi si era aggravata nei giorni scorsi con l’emergere di un numero sempre maggiore di elementi in contrasto con la versione da loro fornita.
Centrale nell’indagine è la ricostruzione dei minuti successivi allo sparo. Mentre Mansouri era a terra, ancora agonizzante, uno degli agenti si allontanava verso il commissariato. Al suo rientro, sarebbe spuntata la pistola finta — una riproduzione di una Beretta 92 — che Cinturrino ha sempre indicato come l’arma che la vittima gli avrebbe puntato contro, spingendolo a sparare «per paura». Le analisi scientifiche hanno tuttavia offerto elementi dissonanti rispetto a questa versione: sulla pistola, infatti, sarebbero stati isolati due profili genetici diversi, senza che siano state rinvenute impronte riconducibili a Mansouri. Il poliziotto che si era recato al commissariato ha poi raccontato sotto interrogatorio: «Mi ha detto di tornare in commissariato a prendere lo zaino. Non l’ho aperto, non sapevo cosa ci fosse dentro». L’autopsia ha inoltre evidenziato che il colpo è entrato dall’osso parietale destro, segno che il 28enne fosse girato al momento dello sparo, e sul suo volto sono state riscontrate ecchimosi e lividi, compatibili con una caduta a faccia in avanti. Sul giubbotto, inoltre, sarebbe ben visibile l’impronta di una scarpa. A insospettire ulteriormente gli inquirenti vi era poi il fatto che i soccorsi sono stati chiamati con ben 23 minuti di ritardo, elemento determinante nella morte di Mansouri.
Si sono concluse, accompagnate dal corteo di protesta della Rete Olimpiadi No Grazie, le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. L’evento, iniziato lo scorso 6 febbraio, è stato segnato per tutto il suo svolgimento da proteste e sabotaggi, in un contesto di militarizzazione dei centri urbani interessati e mancato raggiungimento delle aspettative di afflusso all’evento – con migliaia di biglietti rimasti invenduti e appartamenti sfitti, anche a causa dei prezzi estremamente elevati. Così, mentre la viabilità di Verona veniva modificata per via dello svolgersi della cerimonia di chiusura presso l’Arena, alcune centinaia di cittadini si sono ritrovati in piazza per ricordare «quanto rappresentano queste Olimpiadi», tra insostenibilità ambientale e spreco di risorse economiche.
Mentre all’arco della pace a Milano veniva spento il braciere olimpico, a Verona sfilavano artisti, atleti e bandiere. All’interno delle mura dell’Arena presenti diverse figure istituzionali, come la prima ministra Giorgia Meloni, che hanno assistito alla cerimonia di chiusura e al passaggio di consegne alla Francia, che ospiterà i prossimi giochi invernali. All’esterno, invece, un corteo formato da molteplici realtà attiviste: i manifestanti si sono ritrovati alle 15:30 presso Porta Palio, per poi muoversi verso Piazza Sacco e Vanzetti, davanti all’arsenale. Per l’occasione sono state schierate decine di agenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno blindato le strade accompagnati dalle camionette.
Le Olimpiadi sono iniziate lo scorso 6 febbraio, segnate da militarizzazione, prezzi alle stelle e biglietti invenduti. Nonostante le celebrazioni, non sono andate come sperato: all’inizio dell’evento, era prevista la vendita di 1,5 milioni di biglietti, ma ne erano stati strappati solo 1,2 milioni, di cui 300mila destinati agli sponsor; il mancato raggiungimento della soglia prevista ha costretto gli organizzatori a lanciare promozioni come il “compri 2 e paghi 1” e agevolazioni ai volontari. Il tema dell’invenduto è stato denunciato anche dall’Associazione italiana gestori affitti brevi, che al posto del boom turistico sperato si è ritrovata il tasso di occupazione delle case peggiore degli ultimi 11 anni. Nei mesi, tra i proprietari c’è chi ha scommesso sulla buona riuscita dell’evento, arrivando a chiedere fino a 180mila euro per due settimane a Milano. Presto, tuttavia, si è dovuto scontrare con la realtà; a gennaio la bolla speculativa è esplosa, con cali dei prezzi medi per gli affitti nelle località interessate pari al 30%.
«La manifestazione non è una protesta generica, ma un atto di accusa contro un modello che privatizza i profitti e socializza i costi, che distrugge territori in nome dell’evento, che riduce gli spazi democratici, che normalizza guerra e distruzione ambientale sotto la copertura dello sport», si legge in un comunicato della Rete Olimpiadi No Grazie. Quello del danno ai territori è stato sin da subito uno dei temi più criticati alle opere in programma per le Olimpiadi Milano-Cortina. Il progetto simbolo di tali contestazioni è stato quello della pista da Bob di Cortina, per la quale sono stati tagliati oltre 20mila m2 di bosco e 500 larici secolari, assieme a un altro migliaio di piante. In generale, la costruzione delle opere è stata corredata da scandali, sprechi e malagestione: numerose opere non hanno visto la luce in tempo per l’inizio dell’evento, e più di una volta la Fondazione si è trovata costretta a chiedere prestiti aggiuntivi alle regioni; l’ultima volta, a poco più di una settimana dall’inaugurazione.
L’altro volto delle Olimpiadi sono state proprio le proteste. Oltre ai danni ambientali e sociali ai territori coinvolti, i vari cortei che hanno sfilato contro l’evento hanno criticato la partecipazione di Israele alla kermesse sportiva. La risposta della politica è stata quella di militarizzare le principali città coinvolte, specie in coincidenza con lo svolgimento degli eventi, così come successo ieri a Verona; la prima ministra Meloni, invece, ha rilasciato accese dichiarazioni contro i dimostranti affermando che chi manifestasse contro le Olimpiadi fosse contro l’Italia.
In questi giorni, infine, si sono moltiplicati gli episodi di sabotaggio nelle ferrovie, contro cui il governo ha schierato l’antiterrorismo. Il primo episodio risale al 7 febbraio, quando è stato incendiato un tratto della linea Ancona-Rimini: «Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo spettacolo delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina ’26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, ENI, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista», si legge in un comunicato apparso su La nemesi, blog di area anarchica. Nelle stesse ore, nei pressi di Bologna, un incendio ha tranciato i cavi di un deviatoio, portando alla chiusura temporanea della linea ferroviaria. Una settimana dopo si sono verificati altri tre atti di sabotaggio, uno tra le stazioni di Abbadia e Mandello del Lario, un secondo sulla linea AV Roma-Napoli, e un altro sulla linea AV Roma-Firenze, fra Tiburtina e Settebagni.
Oltre duecento detenuti politici in Venezuela hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere una nuova legge sulla amnistia. La protesta è stata lanciata in risposta all’approvazione dell’ultima norma sulla questione, che li esclude dalla scarcerazione. Lo sciopero è iniziato nel carcere di Rodeo I, circa 40 chilometri a est della capitale Caracas, dove sono detenuti diversi militari. A scioperare sia venezuelani che stranieri.
Negli ultimi dieci anni il numero di ragazze sottoposte a mutilazioni genitali femminili è diminuito in modo significativo. Oggi, nei Paesi dove questa pratica è diffusa, si stima che una ragazza su tre venga sottoposta a mutilazione, mentre negli anni Novanta erano circa una su due. La metà dei progressi registrati dal 1990 è concentrata proprio nell’ultimo decennio, segnale che le campagne di prevenzione, l’istruzione e l’impegno delle comunità stanno iniziando a produrre effetti più visibili.
Le mutilazioni genitali femminili, spesso indicate con la sigla MGF, comprendono diverse procedure ...
Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.
Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.
L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.
Gli studenti iraniani sono tornati a protestare all’interno di numerose università in tutto il Paese. Nelle giornate di ieri e oggi, numerosi campus si sono riempiti di giovani che commemoravano i caduti durante le mobilitazioni di gennaio, che il governo ha represso nel sangue. Il numero di morti è incerto a causa delle scarse informazioni dirette a disposizione, ma potrebbe aggirarsi intorno ad alcune migliaia. Le commemorazioni si sarebbero presto trasformate in manifestazioni contro il regime: al momento, secondo quanto riportato dai media locali, le forze militari sarebbero entrate in alcuni campus, mentre nella città di Mashhad sono stati segnalati scontri.
Le proteste sono iniziate ieri, sabato 21 gennaio. Alcuni video di attivisti online mostrano immagini di studenti che marciano vestiti di nero, intonando slogan quali “Morte ai tre gruppi corrotti: i mullah, la sinistra e Mujahedin-e Khalq”. A Teheran, le forze armate avrebbero violentemente attaccato gli studenti con proiettili e gas lacrimogeni. Le proteste hanno coinvolto alcuni dei principali campus del Paese, come la Sharif University of Technology della capitale, la Ferdowsi di Mashhad e l’Università Khajeh Nasir di Teheran, ma come già capitato per le proteste esplose all’inizio di quest’anno (quando il governo ha bloccato internet e arrestato centinaia di persone), le informazioni sono poche e frammentate. Le proteste erano iniziate per via dell’aumento dei prezzi e del crollo del valore della valuta locale ed avevano presto coinvolto tutto il Paese. Secondo la ONG Iran Human Rights, al momento sarebbero almeno 26 i manifestanti condannati a morte, mentre altre centinaia sono a rischio – inclusi bambini.
Secondo il mezzo di informazione Iran International, che ha sede a Londra, gli universitari sono scesi in piazza per commemorare le vittime del regime. I paramilitari del gruppo Basij starebbero già cercando di identificare i soggetti coinvolti. Non è chiaro come il governo intenda reagire al momento, ma il vicepreside dell’Università di Teheran ha dichiarato che “non sosterrà in alcun modo gli studenti” se le proteste si faranno “violente” e che “gli slogan contro l’establishment” fanno solo “perdere tempo”. Il ministero della Scienza ha dichiarato: “non permetteremo che l’ambiente universitario diventi insicuro”, condannando alcuni degli scontri all’università di Sharif.
Le proteste sono scoppiate in un momento molto delicato per il Paese. I negoziati tra Teheran e Washington, volti a trovare un accordo sul nucleare, procedono molto a rilento, mentre gli USA ammassano sempre più mezzi militari intorno al Paese. Nella serata di ieri, inoltre, il governo iraniano ha deciso di designare le forze armate aeree e marine dell’Unione Europea come “organizzazioni terroristiche”, in base al “principio della reciprocità”. La decisione segue un provvedimento analogo dell’Unione, la quale, lo scorso 19 febbraio, ha designato come entità terroristica le Guardie della Rivoluzione iraniane – sulla scia di quanto già fatto dagli USA nel 2019. Il pretesto è stata proprio la repressione contro i movimenti antigovernativi di gennaio.
I servizi segreti degli USA hanno riferito di aver ucciso un uomo “che sembrava trasportare un fucile e una tanica di benzina” e che avrebbe violato il perimetro della residenza di Trump di Mar-a-Lago, in Florida. Il presidente al momento si trova a Washington. L’uomo, sui vent’anni, è statto ucciso intorno all’1.30 di mattina, ora locale, ma la sua identità non è ancora stata rivelata. L’incidente “è oggetto di indagine da parte dell’FBI, dei servizi segreti statunitensi e dell’ufficio dello sceriffo della contea di Palm Beach”, ha dichiarato il responsabile della comunicazione dei servizi segreti, Anthony Guglielmi.
Le nanoplastiche possono interferire con i neuroni che regolano pubertà e fertilità, alterando meccanismi chiave del sistema riproduttivo. È questo il risultato di un nuovo studio coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università di Torino e la Queen Mary University of London, che aggiunge nuovi preoccupanti elementi al dibattito sull’impatto dell’inquinamento da plastica sulla salute umana.
Le nanoplastiche sono frammenti inferiori a 0,001 millimetri, 50-100 volte più piccoli del diametro di un capello. Proprio per le loro dimensioni riescono a superare barriere organiche fondamentali e a penetrare nei tessuti. La ricerca si è in particolare concentrata sull’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, il sistema biologico che controlla la funzione riproduttiva nei mammiferi e che dipende dai neuroni produttori dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH). Se questi neuroni non si sviluppano o non funzionano correttamente, si può verificare un deficit di GnRH, condizione associata a pubertà ritardata e infertilità. Il gruppo di ricerca ha utilizzato due modelli cellulari in vitro: le cellule GT1-7, che secernono GnRH, e le cellule GN11, che simulano la migrazione dei neuroni durante lo sviluppo embrionale. I risultati mostrano che le nanoplastiche entrano nelle cellule, attraversando la membrana cellulare, mediante un meccanismo chiamato “endocitosi non classica”. Una volta all’interno, alterano la funzione neuroendocrina nelle GT1-7 e compromettono la capacità migratoria delle GN11, passaggio essenziale per il corretto posizionamento dei neuroni GnRH nel cervello.
L’analisi trascrittomica delle cellule esposte – cioè lo studio dell’insieme dei geni attivi in un determinato momento – ha evidenziato un’alterazione dell’espressione di geni chiave per lo sviluppo e la funzione dei neuroni GnRH. Integrando questi risultati con i dati di sequenziamento dell’esoma – la porzione del genoma che codifica per le proteine – di pazienti affetti da deficit noto di GnRH, i ricercatori hanno individuato varianti rare in un gene coinvolto nella regolazione trascrizionale e nei ritmi circadiani in due maschi con grave ritardo puberale. È noto dalla letteratura clinica – come hanno spoiegato le prime autrici dello studio – che le cause genetiche attualmente identificate spiegano circa il 50% dei casi di deficit di GnRH. Una quota significativa rimane quindi priva di una spiegazione genetica chiara, circostanza che ha portato a ipotizzare un possibile contributo di fattori esterni. In questo contesto, i risultati dello studio suggeriscono che l’interferenza delle nanoplastiche possa rappresentare un potenziale fattore di rischio ambientale.
Un ipotesi che non è la prima volta che fa capolino tra la comunità scientifica internazionale. Negli ultimi anni si sono anzi moltiplicate le evidenze sulla presenza di micro e nano plastiche nel corpo umano e sul loro possibile impatto sulla fertilità. Uno studio pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment ha rilevato microplastiche in 6 campioni su 10 di liquido seminale di uomini sani residenti in un’area altamente inquinata della regione Campania. I frammenti, di dimensioni comprese tra 2 e 6 micron, sono stati individuati in soggetti non fumatori e senza patologie note. Secondo gli autori, gli organi riproduttivi maschili sono particolarmente sensibili agli interferenti chimici e le cellule spermatiche rappresentano un indicatore precoce dell’impatto dell’inquinamento. Secondo dati citati dalla Società Italiana di Andrologia, negli ultimi decenni la concentrazione media di spermatozoi si è ridotta drasticamente a livello globale, con un’accelerazione dopo il 2000. Le cause sono sicuramente multifattoriali, ma l’esposizione cronica a inquinanti ambientali è considerata uno dei fattori rilevanti. Altri studi hanno poi documentato microplastiche nelle urine, nel sangue e nella placenta umana, mentre un gruppo di ricerca internazionale ha dimostrato che particelle di dimensioni nanometriche possono superare la barriera emato-encefalica, raggiungendo il cervello.
L’inquinamento da plastica rappresenta una delle principali emergenze ambientali globali. Ogni anno vengono prodotte oltre 380 milioni di tonnellate di plastica, circa la metà destinate al monouso. Una parte consistente di questi materiali, mal gestiti o dispersi, si frammenta progressivamente in microplastiche attraverso meccanismi primari – quando rilasciate direttamente nell’ambiente, ad esempio dal lavaggio di tessuti sintetici o dall’abrasione degli pneumatici – o secondari, quando derivanti dalla degradazione di oggetti più grandi come bottiglie, buste e reti da pesca. L’ONU stimava già nel 2017 la presenza di circa 51mila miliardi di particelle di microplastica negli oceani. Queste particelle, persistenti per natura chimica dei polimeri, entrano anche nella catena alimentare attraverso organismi marini e possono arrivare sulle nostre tavole. Sono state rilevate in acqua potabile, diversi alimenti, e persino in Antartide. Di fronte a questo scenario, l’Unione Europea sta tentando di alzare un argine con l’obiettivodi ridurre del 30% il rilascio di microplastiche nell’ambiente entro il 2030, nell’ambito di una strategia più ampia contro l’inquinamento. Il Parlamento europeo ha ad oggi sostenuto il divieto di alcuni prodotti in plastica monouso e l’eliminazione della plastica oxo-degradabile, fino al divieto al glitter, alle microsfere e, in generale, all’aggiunta intenzionale di microplastiche in prodotti quali cosmetici, detergenti, fertilizzanti o materiali utilizzati su superfici sportive artificiali.
«Finché l’Ucraina non riprenderà il transito del petrolio verso Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, non permetteremo che decisioni importanti per Kiev vengano portate avanti»: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, che ha annunciato l’intenzione del suo Paese di bloccare il ventesimo pacchetto di sanzioni UE contro Mosca. Le misure dovrebbero essere discusse domani, nell’ambito della riunione del Consiglio degli Affari Esteri UE.
C’è una teoria piuttosto diffusa tra gli appassionati di cucina secondo cui le melanzane non sarebbero veramente melanzane. Non subito, almeno. Una volta raccolte necessiterebbero di un’ulteriore trasformazione per compiere il loro destino. Un ultimo, fondamentale, salto evolutivo. Questo processo consiste nell’immergerle nell’olio bollente. In pratica le melanzane vanno prese e, contestualmente, fritte. Solo dopo questo rito di iniziazione possono dirsi, finalmente, melanzane.
Nel 2021 il musicista jazz turco Önder Focan era chiuso in casa a causa del Covid. Come molti, soffriva la solitudine del lockdown e cercava di riempire le giornate facendo ciò che in quel periodo sembrava un’attività universale: cucinare ricette trovate su YouTube. Un giorno, immerso come tutti nella lenta lievitazione della sua esistenza, gli venne un’illuminazione. Decise di comporre un disco interamente dedicato alle melanzane. Sei tracce per sei diverse ricette. Ogni brano racconta una preparazione, partendo dalla melanzana più essenziale fino a piatti più complessi. Le composizioni seguono i tempi della cucina: l’attesa, il calore che sale, il momento esatto in cui bisogna girare la fetta prima che bruci. La musica non accompagna la ricetta: èla ricetta. L’album, uscito nel 2022, si intitola Aubergine, che in turco significa proprio melanzana. La scaletta comprende, tra gli altri, Moussaka, canzone dedicata all’omonimo sformato greco a base di melanzane, Patlıcan Beğendi, piatto turco realizzato creando una crema fatta con le melanzane arrosto e Melanzane alla parmigiana, canzone dal titolo direttamente in italiano per cui non servono altre spiegazioni. La prima traccia si chiama Karnıyarık, uno dei piatti nazionali turchi a base di melanzane ripiene. Si inizia con un riff saltellante di contrabbasso a cui si aggiungono batteria e un pizzico di pianoforte. Poi si butta dentro la chitarra, con i suoni che si intrecciano mentre il ritmo sale, sfumando poi il tutto con un’abbondante assolo di tromba. Per la ricetta, invece, si parte da un soffritto di cipolla e aglio, si aggiungono pomodori, peperoni e carne, e si lascia cuocere fino a ottenere un ripieno compatto. A quel punto le melanzane vengono svuotate, farcite e passate in forno.
Prima però, naturalmente, devono essere fritte.
Musica e cucina. Due elementi ormai difficili da separare nel mondo moderno. Basti pensare al fenomeno, spesso controverso, a volte apertamente contestato, della musica nei ristoranti. Ne sa qualcosa il celebre compositore giapponese Ryūichi Sakamoto, fondatore della Yellow Magic Orchestra e autore di colonne sonore iconiche come quelle dell’Ultimo Imperatore, Revenant e Cime Tempestose (la versione del 1992), che qualche anno fa scrisse una mail di protesta al suo ristorante preferito di New York, il Kajitsu, per lamentarsi della musica che veniva diffusa nel locale. La playlist era composta da un misto di pop brasiliano, cantautori folk americani e un po’ di jazz stile Miles Davis. Brani perfettamente dignitosi ma, a detta di Sakamoto, totalmente inadatti a dialogare con l’eleganza silenziosa di un ristorante giapponese. «Amo il vostro cibo – scrisse allo chef Hiroki Odo – e adoro questo ristorante, ma non sopporto la musica che mettete. Chi l’ha scelta? Chi ha deciso di mettere insieme una simile accozzaglia?» Per Sakamoto la musica di un locale non poteva essere un semplice riempitivo, ma qualcosa che andava pensato con la medesima attenzione con cui lui stesso sceglieva i suoni per accompagnare le immagini dei film. Così come una scena al cinema richiede un certo equilibrio di timbri, silenzi e intensità, anche il suo ristorante preferito meritava una colonna sonora capace di aderire allo spazio fisico e al tempo che vi scorre dentro. La musica, nella sua visione, doveva adattarsi alle dimensioni della sala e alla luce che filtra dalle finestre, fondersi con il chiacchiericcio sommesso dei clienti e con il tintinnio dei bicchieri, fino a intrecciarsi con il gusto dei piatti, senza mai sovrastarlo.
Ryuchi Sakamoto a un tavolo del Kajitsu, foto del New York Times
Sakamoto nella lettera non si limitò a protestare, proponendo allo chef Odo di creare lui stesso una playlist per accompagnare pranzi e cene: «Lascia che ci pensi io. Perché il tuo cibo è buono quanto è bella la villa imperiale di Katsura, mentre la musica del tuo ristorante sembra quella della Trump Tower». Fu così che Ryuichi Sakamoto, uno dei compositori più celebrati al mondo, abituato a lavorare con orchestre sinfoniche, ensemble sperimentali e registi premi Oscar, si ritrovò a fare quella che fino a pochi anni fa veniva umilmente chiamata la “cassettina”. Compilata però con la stessa meticolosità con cui avrebbe orchestrato una scena madre. Ne venne fuori una lista di circa 50 canzoni per più di 3 ore di musica. La scaletta alternava con equilibrio diversi linguaggi sonori. Il jazz, suonato soprattutto al pianoforte, costituiva l’ossatura principale, con interpreti celebri come Bill Evans e Thelonious Monk. A questi si affiancavano le sperimentazioni di John Cage e la musica ambient di Brian Eno. Non mancavano poi le incursioni nell’elettronica contemporanea, ad esempio con brani tratti dall’album Drukqs di Aphex Twin.
E poi c’era la meravigliosa voce della cantante brasiliana Gal Costa. Altro che Smell like teen spirit fatta con la bossanova.
Sakamoto e la moglie passarono diverse settimane al ristorante, cenando assieme allo chef Odo e testando i brani direttamente in sala per capire se si adattassero bene all’atmosfera del posto. Alla fine si arrivò ad una scaletta, che però non fù mai definitiva. Così come un ristorante aggiorna sempre i suoi menù, anche Sakamoto continuò negli anni a modificare la playlist aggiungendo o togliendo i brani. Questa strana collaborazione tra lo chef Hiroki Odo e Ryuchi Sakamoto proseguì fino al 18 settembre 2022, quando venne annunciata la chiusura Kajitsu a causa della scadenza del contratto di affitto. Sakamoto morì pochi mesi dopo, nel marzo 2023.
Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nell'informativa sulla privacy.
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la navigazione nel sito. Di questi, i cookie che sono classificati come necessari sono memorizzati sul tuo browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito web. Utilizziamo anche cookie di terze parti che ci aiutano ad analizzare e capire come utilizzi questo sito web. Questi cookie vengono memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Hai anche la possibilità di rinunciare a questi cookie, Ma l'opt-out di alcuni di questi cookie può influenzare la tua esperienza di navigazione.
I cookie necessari sono assolutamente indispensabili per il corretto funzionamento del sito web. Questi cookie assicurano le funzionalità di base e le caratteristiche di sicurezza del sito web, in modo anonimo.
Cookie
Durata
Descrizione
__cf_bm
1 hour
This cookie, set by Cloudflare, is used to support Cloudflare Bot Management.
cookielawinfo-checkbox-advertisement
1 year
Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category .
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 mesi
Il cookie è impostato dal consenso dei cookie GDPR per registrare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Funzionale".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Necessario".
cookielawinfo-checkbox-others
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Altro".
cookielawinfo-checkbox-performance
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Performance".
CookieLawInfoConsent
1 year
CookieYes sets this cookie to record the default button state of the corresponding category and the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie.
csrftoken
1 year
This cookie is associated with Django web development platform for python. Used to help protect the website against Cross-Site Request Forgery attacks
JSESSIONID
session
New Relic uses this cookie to store a session identifier so that New Relic can monitor session counts for an application.
viewed_cookie_policy
11 mesi
Il cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent e viene utilizzato per memorizzare se l'utente ha acconsentito o meno all'uso dei cookie. Non memorizza alcun dato personale.
wpEmojiSettingsSupports
session
WordPress sets this cookie when a user interacts with emojis on a WordPress site. It helps determine if the user's browser can display emojis properly.
I cookie funzionali aiutano ad eseguire alcune funzionalità come la condivisione del contenuto del sito web su piattaforme di social media, la raccolta di feedback e altre caratteristiche di terze parti.
Cookie
Durata
Descrizione
yt-player-headers-readable
never
The yt-player-headers-readable cookie is used by YouTube to store user preferences related to video playback and interface, enhancing the user's viewing experience.
yt-remote-cast-available
session
The yt-remote-cast-available cookie is used to store the user's preferences regarding whether casting is available on their YouTube video player.
yt-remote-cast-installed
session
The yt-remote-cast-installed cookie is used to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
yt-remote-connected-devices
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-device-id
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-fast-check-period
session
The yt-remote-fast-check-period cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences for embedded YouTube videos.
yt-remote-session-app
session
The yt-remote-session-app cookie is used by YouTube to store user preferences and information about the interface of the embedded YouTube video player.
yt-remote-session-name
session
The yt-remote-session-name cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY
never
The cookie ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY is used by YouTube to store the last search result entry that was clicked by the user. This information is used to improve the user experience by providing more relevant search results in the future.
I cookie di performance sono utilizzati per capire e analizzare gli indici di performance chiave del sito web che aiuta a fornire una migliore esperienza utente per i visitatori.
Cookie
Durata
Descrizione
SRM_B
1 year 24 days
Used by Microsoft Advertising as a unique ID for visitors.
I cookie analitici sono utilizzati per capire come i visitatori interagiscono con il sito web. Questi cookie aiutano a fornire informazioni sulle metriche del numero di visitatori, la frequenza di rimbalzo, la fonte del traffico, ecc.
Cookie
Durata
Descrizione
_clck
1 year
Microsoft Clarity sets this cookie to retain the browser's Clarity User ID and settings exclusive to that website. This guarantees that actions taken during subsequent visits to the same website will be linked to the same user ID.
_clsk
1 day
Microsoft Clarity sets this cookie to store and consolidate a user's pageviews into a single session recording.
_ga
2 years
The _ga cookie, installed by Google Analytics, calculates visitor, session and campaign data and also keeps track of site usage for the site's analytics report. The cookie stores information anonymously and assigns a randomly generated number to recognize unique visitors.
_ga_*
1 year 1 month 4 days
Google Analytics sets this cookie to store and count page views.
_gat_gtag_UA_178106852_1
1 minute
Set by Google to distinguish users.
_gid
1 day
Installed by Google Analytics, _gid cookie stores information on how visitors use a website, while also creating an analytics report of the website's performance. Some of the data that are collected include the number of visitors, their source, and the pages they visit anonymously.
bugsnag-anonymous-id
never
BugSnag/Juicer sets this cookie for bug reporting and other analytical purposes.
CLID
1 year
Microsoft Clarity set this cookie to store information about how visitors interact with the website. The cookie helps to provide an analysis report. The data collection includes the number of visitors, where they visit the website, and the pages visited.
MR
7 days
This cookie, set by Bing, is used to collect user information for analytics purposes.
SM
session
Microsoft Clarity cookie set this cookie for synchronizing the MUID across Microsoft domains.
vuid
1 year 1 month 4 days
Vimeo installs this cookie to collect tracking information by setting a unique ID to embed videos on the website.
I cookie pubblicitari sono utilizzati per fornire ai visitatori annunci pertinenti e campagne di marketing. Questi cookie tracciano i visitatori attraverso i siti web e raccolgono informazioni per fornire annunci personalizzati.
Cookie
Durata
Descrizione
_fbp
3 months
This cookie is set by Facebook to display advertisements when either on Facebook or on a digital platform powered by Facebook advertising, after visiting the website.
_tt_enable_cookie
1 year 24 days
Tiktok set this cookie to collect data about behaviour and activities on the website and to measure the effectiveness of the advertising.
_ttp
1 year 24 days
TikTok set this cookie to track and improve the performance of advertising campaigns, as well as to personalise the user experience.
ANONCHK
10 minutes
The ANONCHK cookie, set by Bing, is used to store a user's session ID and verify ads' clicks on the Bing search engine. The cookie helps in reporting and personalization as well.
fr
3 months
Facebook sets this cookie to show relevant advertisements by tracking user behaviour across the web, on sites with Facebook pixel or Facebook social plugin.
MUID
1 year 24 days
Bing sets this cookie to recognise unique web browsers visiting Microsoft sites. This cookie is used for advertising, site analytics, and other operations.
test_cookie
16 minutes
doubleclick.net sets this cookie to determine if the user's browser supports cookies.
VISITOR_INFO1_LIVE
6 months
YouTube sets this cookie to measure bandwidth, determining whether the user gets the new or old player interface.
VISITOR_PRIVACY_METADATA
6 months
YouTube sets this cookie to store the user's cookie consent state for the current domain.
YSC
session
Youtube sets this cookie to track the views of embedded videos on Youtube pages.
yt.innertube::nextId
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.
yt.innertube::requests
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.