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OPEC+, aumento produzione petrolifera da luglio

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Al fine di garantire la “stabilità del mercato petrolifero”, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i suoi alleati (OPEC+) porterà la produzione di petrolio a 188mila barili al giorno a partire dal prossimo luglio. Si tratta del quarto aumento da quanto è iniziata la guerra, lo scorso febbraio. L’aumento non potrà tuttavia essere messo effettivamente in pratica fino a quando perdurerà il conflitto.

A Palermo si stanno moltiplicando gli attacchi intimidatori contro le imprese

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Da mesi, la situazione a Palermo è caldissima e fuori controllo. Il capoluogo siciliano ha infatti visto crescere una sequenza di episodi che hanno un tratto comune: colpire violentemente le attività economiche per mandare un messaggio di forza, paura e controllo sul territorio. Dal quartiere Zen a Sferracavallo, dal Cep fino a Carini e Monreale, il copione si ripete con incendi dolosi, colpi d’arma da fuoco, bottiglie incendiarie e perfino proiettili lasciati davanti alle saracinesche. Nel mirino finiscono imprese visibili e simboliche, dalle grandi realtà come Sicily by Car ai piccoli esercizi commerciali, in un quadro che gli investigatori leggono come un nuovo salto di qualità della criminalità organizzata nell’attacco al tessuto imprenditoriale e sociale della città.

Il caso più clamoroso è sicuramente quello di Sicily by Car, che in poche settimane è diventato il simbolo della recrudescenza intimidatoria. Nel mese di marzo, uomini incappucciati hanno esploso colpi di kalashnikov contro alcune auto nel deposito di via San Lorenzo; a fine maggio, invece, un incendio ha devastato lo showroom di Villagrazia di Carini, distruggendo e danneggiando decine di vetture. Il patron Tommaso Dragotto ha respinto ogni ipotesi di cedimento, mentre le istituzioni cittadine hanno espresso solidarietà e condanna, parlando di una «pressione criminale» che non può essere tollerata. La reazione pubblica è culminata in un sit-in di solidarietà davanti alla sede dell’azienda, con istituzioni e cittadini schierati contro mafia e pizzo.

Ma la scia non si esaurisce certo con i grandi nomi. A inizio marzo si sono verificati gravi atti intimidatori ai danni di una ditta esterna incaricata da Rap (società di gestione dei rifiuti) delle operazioni di rimozione di cataste legnose nel quartiere Zen 2.Tra il 27 e il 28 marzo, una macchina rubata è stata incendiata dentro l’autolavaggio Q8 nel quartiere Tommaso Natale; tra l’8 e il 9 aprile, 30 colpi di kalashnikov sono stati esplosi contro un’autorimessa a Sferracavallo; e alcune settimane dopo, nella notte tra il 24 e il 25 aprile, la banda del Ak-45 ha sparato altri 30 colpi contro il ristorante «Al Brigantino». Il giorno successivo, il bersaglio del raid è stato un barbiere: nella sua bottega è stata lasciata come messaggio la testa di un manichino, dopo che alcuni uomini si erano introdotti nel salone spaccando la saracinesca e rubando alcuni oggetti.

Anche il mese di maggio è stato rovente. Giovedì 7, a Sferracavallo, due bottiglie contenenti liquido infiammabile sono state lasciate davanti a una pizzeria e a un bar; il 10 maggio, allo Zen, in successione sono stati esplosi cinque colpi di fucile contro la vetrina del panificio Armanio’s Bakery e quattro colpi di pistola contro la saracinesca della macelleria da Totuccio. Pochi giorni dopo, tra il 13 e il 14 maggio, sono ricomparse le bottigliette di plastica riempite di benzina con il bigliettino «5 mila euro», questa volta lasciate davanti ad alcuni lidi di Isola delle Femmine; il 22 maggio, ancora allo Zen, colpi d’arma da fuoco hanno raggiunto le sedi di due associazioni impegnate nel volontariato e nel sostegno sociale; il 24 maggio, al Cep, un incendio doloso ha danneggiato diversi mezzi di una ditta edile; nella notte del 26 maggio, in via Don Orione, un altro rogo ha colpito l’ingresso dell’agenzia immobiliare Tecnocasa; sempre nello stesso clima di tensione, come già ricordato, il caso Sicily by Car ha continuato a catalizzare l’attenzione della città, quando tre giovani hanno scavalcato la recinsione del deposito di Carini, gettando benzina sulle auto e appiccando il fuoco: venti veicoli sono andati in fiamme in pochi minuti.

Dentro questa sequenza, la lettura che emerge dalle cronache è quella di una pressione più esposta e più aggressiva, che – almeno per il momento – intende superare la logica “sommersiva” intrapresa negli ultimi decenni dalla criminalità siciliana. Non a caso si parla da tempo di un sempre più evidente cambio generazionale dentro Cosa Nostra, con le giovani leve dell’organizzazione dedite (come in altre regioni del Meridione) a rendere sempre più esplicite le azioni intimidatorie, anche verso realtà imprenditoriali di primo piano. Il Comune di Palermo ha annunciato misure straordinarie di aiuto economico, mentre prosegue l’intensa attività investigativa delle forze dell’ordine, chiamate a ricostruire un mosaico di episodi che, presi uno per uno, potrebbero sembrare isolati, ma letti insieme raccontano un allarme vasto e assai preoccupante. La Direzione distrettuale antimafia, infatti, sta indagando per comprendere se dietro a questa indata di intimidazioni vi sia una regia comune.

Guida inefficiente ai concerti gratis per l’estate

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Nel settembre 2025, Michael Rapino, amministratore delegato di Live Nation, ha detto che i biglietti dei concerti dovrebbero costare di più. Non era una provocazione. Era un obiettivo.

Non è bastato un aumento medio del 146% in vent’anni. Non bastano i pacchetti VIP a 400 euro. Non basta il dynamic pricing che fa schizzare i prezzi dei concerti manco fossero futures del petrolio. Secondo Rapino, un nome una garanzia, c’è ancora margine. Si può fare ancora peggio.

L’esempio da seguire, ha detto sempre il capo di Live Nation, è quello degli eventi sportivi. Se un posto a bordo campo per una partita dei New York Knicks può costare migliaia di dollari, allora pagare la metà per un concerto non dovrebbe turbare nessuno. Il ragionamento, in fondo, è lineare. Se l’intrattenimento diventa status sociale, il prezzo smette di misurare un’esperienza e comincia a certificare un privilegio. Il problema è che questo criterio finisce per somigliare sempre più a una selezione all’ingresso e, soprattutto porta agli estremi il principio tossico per cui la musica vale di più se diventa un bene esclusivo. Da qui la retorica del posto premium, dell’accesso prioritario, dell’esperienza differenziata. La visione della musica come linguaggio popolare finisce così parcheggiata in corsia VIP, con laccetto al collo e drink tiepido compreso nel pacchetto.

Nel frattempo, per chi non avesse voglia di accendere un mutuo per vedere il proprio artista preferito da una distanza compatibile con l’anatomia umana, resta una specie in via di estinzione ma che ancora, nonostante tutto, lotta orgogliosamente per sopravvivere: il festival gratuito. In Italia esiste ancora una geografia alternativa del live fatta di piazze, parchi, spiagge, periferie, arene improvvisate e amministrazioni locali che, almeno per qualche sera, considerano la musica un bene pubblico e non un asset da spremere fino all’ultima commissione.

Ecco quindi una veloce panoramica dei festival dove andare a sentire qualche bel concerto senza dover controllare prima il limite della carta di credito.

Beaches Brew 9-11 giugno, Marina di Ravenna

Uno dei rari festival italiani che negli anni si è costruito una reputazione vera sulla musica da scoprire. Non sui grandi nomi messi in cartellone per inerzia. D’altronde lo spazio non lo permetterebbe: siamo, a tutti gli effetti, in uno stabilimento balneare, con un palco ricavato tra il bar e le cabine coi lettini. Anche quest’anno si guarda molto alla scena internazionale, con artisti che arrivano da tutto il mondo come Fulu Miziki, Joshua Idehen, M(h)aol, The Zawose Queens e Julián Mayorga. Se nessuno di questi nomi vi dice niente è assolutamente normale. Anche quando suonarono su quello stesso palco i Big Thief o i King Gizzard and the Lizard Wizard nessuno sapeva chi fossero. C’è sempre molto da scoprire. Il consiglio è lasciarsi trasportare senza stare troppo a guardare il cartellone. Con i piedi nella sabbia e il mare lì davanti, anche l’ennesimo “festival experience” suona un po’ meno come una brochure immobiliare.

Lars Rock Fest 10-12 luglio, Chiusi

Il Lars Rock Fest è il complemento ideale del Beaches Brew. Meno centrato sulla sola scoperta e più disposto a chiamare anche nomi già importanti della galassia indie e alternative. Quest’anno c’è Geordie Greep, ex leader dei Black Midi, ci sono i Cardinals, ma soprattutto ci sono i Deerhoof, che chiudono la prima giornata. Da più di vent’anni la band di Greg Saunier e Satomi Matsuzaki continua a fare musica tenendo insieme rumore e gioco, precisione e caos con un’ostinazione quasi commovente. Averli al Lars significa portare in un festival gratuito un gruppo che non è solo un piccolo oggetto di culto, ma uno di quei rari nomi capaci di ricordare quanto il rock più irregolare, intelligente e felicemente storto possa ancora suonare vivo.

Apolide Drops 17 maggio – 23 ottobre, Piemonte

All’inizio era Apolide Festival. Tre giorni di concerti alla vecchia maniera, location fissa, diversi palchi, centinaia di artisti, campeggio esterno. Poi l’aumento, guarda un po’, dei costi ha costretto a cambiare formato. È nato così Apolide Drops: concerti distribuiti lungo tutta l’estate, in mezzo alle montagne, con location spesso raggiungibili solo a piedi. L’accesso, anche se gratuito, è a numero chiuso e bisogna prenotare. Nel caso vi venisse voglia di farvi una passeggiata nel bosco insieme ai Ministri.

Italian Party 24-25 luglio, Umbertide

È la festa dell’etichetta indipendente To Lose La Track, diventata negli anni un punto di riferimento per gli appassionati della scena post-hardcore italiana. Suonano le band dell’etichetta ma spesso anche ospiti da fuori. Quest’anno Crash of Rhinos dal Regno Unito e Totorro dalla Francia, insieme a Fine Before You Came e Stegosauro. Non esiste alcun tipo di divisione tra musicisti e pubblico. Tanto che la domenica si pranza tutti insieme.

Arci Roma Incontra il Mondo 6-21 giugno, Roma

È la festa annuale dei circoli Arci di Roma, che si traduce in un cartellone abbastanza ampio da coprire territori musicali molto diversi. Sei serate di concerti all’Arena Rino Gaetano del Parco delle Valli. Serve, manco a dirlo, la tessera Arci.Si parte con Selton e Giulia Mei, si passa per Bandabardò e Frankie Hi-Nrg Mc, si arriva a Sarafine e 47 Soul. La data del 17 giugno che vale un appunto a parte, con 99 Posse e Asian Dub Foundation nella stessa serata. Due progetti che hanno costruito, su sponde geografiche diverse, la stessa idea di musica come strumento politico prima che estetico. Metterli insieme nel 2026, gratis, in un parco pubblico, ha qualcosa di anacronistico nel senso migliore del termine.

Altri festival gratuiti in ordine sparso

Questi sono solo alcuni dei posti dove nessuno vi chiederà di scegliere tra il posto in piedi con vista parziale e il pacchetto premium con accesso anticipato al merchandise. Ancora in Italia ci sono tante persone che, in barba a ogni cautela finanziaria, decidono di sbattersi perchè la musica dal vivo possa essera ancora alla portata di tutti. Suonare e ascoltare musica insieme, gratis, in un parco o su una spiaggia o nel centro storico di una città piccola è in fondo una cosa semplice. Chissà perché, ultimamente, sembra un atto di resistenza.

Michael Rapino probabilmente la chiamerebbe inefficienza. Noi la chiamiamo estate.

Questa è Ipertraccia. Rubrica domenicale che parla di musica. Se vi piace consigliatela ai vostri amici. Se non vi piace consigliatela ai vostri nemici. Se volete scriverci fatelo a musica@lindipendente.online

Dalla strage di Bologna al Brasile: la vita criminale e i misteri di Paolo Bellini

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Una vecchia foto di Paolo Bellini

Le tante vite del fu Roberto Da Silva, al secolo Paolo Bellini, paracadutista, aviere, ladro di quadri e di mobili antichi, finto brasiliano ma soprattutto estremista di destra, stragista, killer per la 'ndrangheta e pedina dei servizi, è un lungo rosario di violenza e di delitti feroci e spesso insensati. Come precipitare in un pozzo nero senza fondo: comincia negli anni '70, quando per prendersi qualche rivoltellata bastava indossare una maglietta sbagliata, passa attraverso la strage di Bologna e arriva quelle degli anni '90, e da lì fino ai tempi nostri, alla trattativa Stato-Mafia e alle ...

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Amministrative, oggi al ballottaggio 42 Comuni

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È in calo l’affluenza alle urne nei 42 Comuni chiamati oggi a votare per il ballottaggio delle amministrative, con un 13,55% registrato alle ore 12 (rispetto al 15% del primo turno, svoltosi il 24 e il 25 maggio). Le urne saranno aperte oggi, domenica 7 giugno, fino alle 23 e domani, lunedì 8, dalle 7 alle 15. Tra i Comuni coinvolti vi sono sei capoluoghi: Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Agrigento e Trani.

Israele bombarda il Libano nonostante la tregua: fosforo bianco contro i civili

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Sono almeno cinque le persone uccise in due distinti attacchi condotti dall’esercito israeliano in Libano in queste ore, mentre altre 22 (tra i quali tre bambini) sono rimaste ferite. Nella giornata di ieri, tre membri dell’esercito regolare sono stati uccisi dall’IDF in quello che il governo libanese ha definito un «raid aggressivo e barbaro». Nel frattempo, una nuova indagine del New York Times confermerebbe l’uso esteso di fosforo bianco da parte di Israele contro la popolazione civile del Paese. L’analisi è l’ultima che si aggiunge a una lunga lista di accuse contro l’esercito israeliano di impiegare quest’arma, che ha effetti micidiali sulla popolazione.

La tregua in Libano è stata mediata lo scorso 17 aprile e rinnovata successivamente con accordi tra le autorità libanesi e quelle israeliane, che non hanno coinvolto Hezbollah. Solamente pochi giorni fa, Libano e Israele avevano raggiunto l’ennesimo accordo farsa, mediato da Washington, i cui termini avrebbero avuto l’effetto di bloccare le negoziazioni con l’Iran (che vuole la fine dell’aggressione israeliana in Libano per iniziare le negoziazioni), legittimare l’aggressione israeliana, autorizzando Tel Aviv ad attaccare Hezbollah, e attribuire la responsabilità di stallo e violazioni alla controparte, vietando a Hezbollah di rispondere alle aggressioni. Non ha sorpreso, dunque, che Hezbollah (che non è chiamata a partecipare ai colloqui) abbia rifiutato l’accordo.

Gli attacchi israeliani non si sono così fermati e ieri hanno ucciso tre membri dell’esercito regolare, che non è formalmente in guerra con Tel Aviv. «La continuazione dell’aggressione israeliana selvaggia, intenzionale e ripetuta contro il Libano e il suo popolo e contro l’esercito, ci rende più saldi, più fiduciosi e più determinati a fronteggiare questi tentativi aggressivi, mirati a far fallire tutti gli sforzi per giungere a una soluzione che consenta il ripristino della stabilità, il cessate il fuoco completo e il ritiro israeliano dai territori libanesi occupati», ha scritto l’esercito libanese, dopo l’uccisione di tre dei propri militari, due dei quali ufficiali.

Ma l’aggressione di Israele continua a prendere di mira soprattutto la popolazione civile. Secondo una nuova inchiesta del NYT, le scie bianche caratteristiche degli attacchi con fosforo bianco sono state avvistate appena una settimana fa, lo scorso 30 maggio, nella città di Nabatieh, che conta circa 40 mila abitanti. Altri video, verificati dalla testata, mostrerebbero l’impiego di quest’arma anche nei pressi della città di Tiro, oltre che delle piccole località di Qlayaa, Khiam e Yohmor. Interrogato dal Times circa l’uso recente di tali armi in queste città, l’esercito israeliano non ha commentato. In merito alle proprie linee guida sull’uso del fosforo bianco, ha dichiarato che «le procedure dell’IDF richiedono che tali proiettili non vengano utilizzati in aree densamente popolate, salvo alcune eccezioni. Ciò è conforme e va oltre i requisiti del diritto internazionale». ONG per i diritti umani come Human Rights Watch documentano da tempo un «impego esteso» da parte di Israele di armi al fosforo bianco, a partire almeno dal 2023, incluso contro aree a densa popolazione civile. L’ultima denuncia della ONG risale allo scorso marzo, quando HRW ha dichiarato di aver «verificato e geolocalizzato» le immagini che mostrano munizioni al fosforo bianco lanciate su zone residenziali della città di Yohmor, nel Libano meridionale. Accuse analoghe sono giunte anche dall’UNIFIL in un report del 2024. Di per sè, il fosforo bianco non è un’arma illegale, ma il suo uso in contesti di guerra è soggetto a stringenti regolamentazioni per via degli effetti micidiali che può avere sui civili. Esso infatti si incendia a contatto con l’aria, dando fuoco a tutto ciò con cui entra a contatto e causando potenziali lesioni a lungo termine, spesso mortali, nelle persone.

Braccianti uccisi, 3mila in corteo nel cosentino

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Mentre i due caporali accusati di aver ucciso quattro braccianti restano in carcere, nella serata di ieri si è svolta una manifestazione di protesta ad Amendolara, nel cosentino, organizzata dalla CGIL, per chiedere leggi più dure sul caporalato e tutele ai lavoratori. Al corteo hanno partecipato oltre 3mila persone tra cittadini e politici, inclusi il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, quello del sindacato di categoria dei lavoratori agricoli, Giovanni Minnini, la segretaria del PD Elly Schlein e il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, oltre a centinaia di lavoratori agricoli provenienti da altre regioni.

In Messico le proteste degli insegnanti stanno minacciando i Mondiali di calcio

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Tra cinque giorni tutti i riflettori sportivi saranno puntati su Città del Messico, che al Mexico City Stadium ospiterà la partita inaugurale dei prossimi Mondiali di calcio. Alla vigilia dell’evento, mentre nel Paese arrivavano i primi tifosi internazionali, è però esplosa la rabbia degli insegnanti, che chiedono l’aumento dei salari e la riforma del sistema pensionistico. Oggi il Messico entra nel sesto giorno di sciopero nazionale. A organizzare blocchi e cortei è il sindacato Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE). Sul Paseo de la Reforma, i manifestanti hanno abbattuto e dato fuoco ai manichini dei giocatori impegnati ai Mondiali, promettendo di bloccare l’evento in caso di mancate risposte governative.

«Migliaia di lavoratrici e lavoratori scendono in piazza per i nostri diritti, per l’istruzione pubblica e per un futuro dignitoso». Con queste parole il sindacato CNTE ha dato inizio allo sciopero del 1° giugno, guidando un corteo nel centro della capitale messicana. Sono state bloccate diverse arterie di Città del Messico e non sono mancati gli scontri con la polizia, col sindacato CNTE che denuncia l’utilizzo di proiettili di gomma e il ferimento di due manifestanti. La tensione ha raggiunto l’apice nei pressi della piazza (militarizzata) dello Zocalo, trasformatasi nel cuore commerciale e pubblicitario dei prossimi Mondiali, che il Messico ospiterà insieme a Stati Uniti e Canada. Sono 13 le partite che si disputeranno nel Paese, a partire da quella inaugurale, in programma giovedì prossimo. I manifestanti, giunti al sesto giorno di mobilitazione, promettono di bloccare l’evento nel caso in cui il governo guidato da Claudia Sheinbaum dovesse rimanere inerte di fronte alle loro istanze.

Lamentando condizioni di vita insostenibili, gli insegnanti chiedono importanti aumenti salariali e l’abrogazione della Ley del ISSSTE del 2007, che tra le altre cose ha innalzato l’età pensionabile per i dipendenti pubblici. Da anni il sindacato CNTE manifesta per ottenere una riforma del settore; il 15 maggio scorso, in occasione della Festa degli insegnanti, si è mobilitato per denunciare la condizione di precarietà in cui vivono migliaia di docenti della scuola pubblica. Più volte il governo Sheinbaum ha definito impossibile l’abrogazione della Ley del ISSSTE del 2007, considerando la situazione precedente come insostenibile per le casse dello Stato. Sono stati avanzati alcuni tentativi di compromesso, come un aumento salariale del 9%. Sindacati e lavoratori hanno però tirato dritto, organizzando e dando continuità allo sciopero del 1° giugno.

Per «un salario dignitoso e giusto» e per il superamento dell’attuale sistema pensionistico restano le parole d’ordine della protesta, che dopo aver bloccato Città del Messico minaccia ora lo svolgimento dei Mondiali di calcio in programma nel Paese. L’evento viene definito dai manifestanti come una vetrina «politica ed economica che favorisce la classe sfruttatrice, offrendo al popolo solo panem et circenses».

Gaza, attacco israeliano durante un matrimonio: almeno 6 vittime

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6 palestinesi sono stati uccisi e almeno altri 15 sono rimasti feriti in un attacco sferrato dall’esercito israeliano su Gaza City. Il bombardamento, riferisce l’agenzia di stampa WAFA, ha preso di mira una tenda di sfollati nel quartiere di Al-Rimal, mentre erano in corso le celebrazioni di un matrimonio. Il bilancio delle vittime è in costante aggiornamento, mentre i feriti continuano ad arrivare all’ospedale di Al-Shifa. Nonostante le tregue annunciate, i bombardamenti israeliani restano una costante quotidiana nella Striscia di Gaza.

La maggioranza ha affossato il disegno di legge sul fine vita

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È arrivato l’ennesimo stop nell’iter del disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito. Con 88 voti favorevoli e 59 contrari, L’Aula del Senato ha infatti approvato una questione sospensiva che rispedisce in Commissione il testo del Ddl Bazoli, interrompendo di fatto l’esame parlamentare. La decisione della maggioranza, maturata nella giornata del 3 giugno, ha di fatto congelato il confronto su una materia che da anni divide politica, giuristi e associazioni, mentre nel Paese continua a restare aperto il problema di una disciplina chiara sul suicidio medicalmente assistito. Nelle stesse ore, la vicenda è tornata ad assumere un peso umano drammatico con la morte in Svizzera di Lucia, 80 anni, costretta ad andare all’estero per accedere a ciò che in Italia non è riuscita a ottenere.

Il confronto in Senato si è concentrato soprattutto sui dispositivi per l’autosomministrazione dei farmaci nel suicidio assistito. Nello specifico, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Andrea Lenzi ha trasmesso un documento in cui ha escluso l’esistenza di strumenti regolarmente autorizzati e dotati di marchio Ce adatti all’uso da parte di persone immobilizzate o comunque impossibilitate ad autosomministrarsi il farmaco letale. Una posizione contestata da più parlamentari, perché pochi mesi prima il Cnr aveva invece realizzato un dispositivo simile, poi utilizzato a marzo per consentire a Libera, una donna toscana, di procedere all’autosomministrazione tramite comando oculare. Sul fronte opposto, il presidente della commissione Sanità Francesco Zaffini ha difeso la linea della prudenza, sostenendo che il ddl sia ancora prematuro e debba restare nei confini fissati dalla Corte costituzionale, senza sconfinare nell’eutanasia. Alla fine, la questione sospensiva presentata da Fratelli d’Italia è stata approvata, bloccando l’iniziativa del Partito Democratico.

Lo stop deciso dall’Aula ha riportato il provvedimento all’esame delle commissioni riunite Giustizia e Sanità, dove era già in corso un confronto articolato. Per la maggioranza, il rinvio serve a evitare un testo considerato ancora incompleto e potenzialmente sbilanciato. Per le opposizioni, invece, si tratta dell’ennesimo freno a una legge attesa da tempo e necessaria per dare risposte certe ai cittadini e agli operatori sanitari. Al centro del dibattito resta un vuoto normativo che si trascina dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, nata dal caso Cappato-Dj Fabo. In quella pronuncia la Consulta ha escluso la punibilità di chi agevola il suicidio assistito solo in presenza di condizioni molto precise: capacità di autodeterminarsi, patologia irreversibile, sofferenze insopportabili e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. La Corte, però, ha anche chiesto con forza un intervento del legislatore per fissare procedure, tempi e garanzie. Quel passaggio non è mai arrivato in forma organica, e il risultato è stato un mosaico di applicazioni differenti da Regione a Regione.

È proprio in questo panorama critico e frammentato che, lo stesso giorno, si è inserita la vicenda di Lucia, triestina di 80 anni affetta da una grave patologia neurodegenerativa. Dopo aver vissuto per anni con dolori, limitazioni motorie e una dipendenza totale dall’assistenza dei caregiver, aveva chiesto di poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia. La sua domanda era stata esaminata dall’azienda sanitaria competente, ma era arrivato un primo diniego, basato sull’interpretazione del requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Successivamente, assistita dall’Associazione Luca Coscioni, aveva presentato una diffida chiedendo una rivalutazione alla luce delle più recenti indicazioni della Corte costituzionale. Nonostante nuove visite domiciliari e ulteriori passaggi amministrativi, Lucia non ha ricevuto risposte definitive. Dopo mesi di attesa e davanti a una sofferenza che lei e i suoi familiari hanno considerato insostenibile, ha scelto di andare in Svizzera per porre fine alla propria vita.