Home Blog Pagina 42

Femminicidi: la legge sul consenso resta un tabù mentre chiudono i centri antiviolenza

4

Sette donne uccise ogni mese. È la media dei femminicidi in Italia nel 2025: 84 in un anno, cui si aggiungono, dall’inizio del 2026, altri 19 casi accertati e tre ancora in fase di verifica, oltre a 39 tentati omicidi documentati dalle cronache. A ucciderle è quasi sempre chi dice di amarle: il partner nel 52,8% dei casi, l’ex nel 26,1%, un parente nel 10,7%. Solo una vittima su dieci è stata colpita da uno sconosciuto. E secondo l’Istat, quasi una donna italiana su tre – il 31,99% della fascia 16-75 anni – ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. 
L’evoluzion...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Regno Unito, si dimette ministro della Difesa

0
Nel Regno Unito il ministro della Difesa John Healey ha rassegnato le sue dimissioni, con una lettera indirizzata al premier laburista Keir Starmer, già al centro di una forte crisi politica. Healey ha accusato il Tesoro di non voler stanziare le risorse necessarie a difendere il Paese “in questo momento di minacce crescenti”. Nelle scorse settimane, a scuotere il governo Starmer, erano state le dimissioni del ministro della Sanità Wes Streeting.

Quasi il 20% dei prodotti israeliani venduti in UE viene dalle terre rubate ai palestinesi

1

Su quasi 6mila spedizioni israeliane di agrumi, datteri e altri prodotti agricoli esportati in Europa negli ultimi 8 anni, circa un migliaio (il 17,2%) proveniva dagli insediamenti illegali in Cisgiordania. La percentuale sale al 19,2% se si considera specificatamente l’Unione Europea. A rivelarlo è l’inchiesta realizzata dall’organizzazione Global Echo che parla, alla luce della tendenza a occultare l’origine dei prodotti, di fenomeno sottostimato. Le spedizioni provenienti dai territori occupati sarebbero cioè maggiori di quelle dichiarate, dando vita a un mercato da diversi milioni di euro.

Nel complesso, Global Echo ha analizzato oltre 30 mila documenti di esportazione israeliana. Secondo quanto riscontrato nel rapporto, i prodotti agricoli realizzati negli insediamenti illegali vengono importati nell’UE attraverso una serie di passaggi che violano le politiche e gli accordi commerciali dell’Unione – dalla dichiarazione di idoneità al trattamento fiscale preferenziale per beni provenienti dagli insediamenti che non ne hanno diritto fino alla presentazione di certificazioni biologiche e fitosanitarie non valide. Non si tratta, spiega Global Echo, di casi isolati, ma di un vero e proprio modello finalizzato a violare le regole comunitarie.

Grazie all’Accordo di associazione UE-Israele, le merci importate da quest’ultimo sono oggetto di trattamento tariffario preferenziale. Un beneficio del quale ha goduto il 17% circa delle oltre duemila fatture analizzate, relative a spedizioni di prodotti agricoli verso l’UE, le quali dichiaravano origine israeliana per merci provenienti dalle colonie illegali. Nei casi in cui tali benefici vengano negati, il governo israeliano rimborsa comunque gli esportatori, annullando di fatto gli effetti dei dazi sui prodotti. Dal 2005 al 2024, l’esborso di Tel Aviv è pari ad almeno 63 milioni di euro.

Quanto rilevato dal rapporto mostra come i prodotti delle colonie che entrano nei mercati dell’Unione non sono qualcosa «nè di marginale nè di eccezionale», quanto piuttosto «una componente sostanziale e ricorrente del commercio agricolo tra Israele ed Europa». In questo modo, sottolinea Global Echo, l’Unione Europea «continua a sostenere finanziariamente il sistema d’impresa degli insediamenti israeliani, la spina dorsale dell’occupazione dei Territori Palestinesi e del Golan siriano». Come sottolinea il gruppo, infatti, l’UE è il principale partner commerciale e investitore straniero di Israele, dal momento che ogni anno circa il 28% di tutte le esportazioni israeliane è destinato all’Unione. Un dato significativo, alla luce dell’accelerazione della colonizzazione della Cisgiordania da parte di Israele alla quale si assiste a partire dal 2023.

Intesa Sanpaolo è la banca italiana più collusa con l’industria fossile

2

L’anno scorso le principali banche a livello mondiale hanno aumentato il sostegno finanziario all’industria dei combustibili fossili. Ai progetti legati al settore del carbone, petrolio e gas sono stati destinati 906 miliardi di dollari, 64 in più rispetto al 2024. A rivelarlo è l’annuale rapporto Banking on Climate Chaos, realizzato da una coalizione di associazioni ambientaliste. La statunitense JPMorgan Chase guida la classifica, con investimenti al settore fossile pari a 58 miliardi di dollari. Seguono Bank of America, MUFG, Mizuho Financial e Citigroup. In Italia il primato appartiene a Intesa Sanpaolo, con 4,7 miliardi di dollari erogati nel 2025. Circa la metà dei finanziamenti è rivolta al mercato statunitense, in particolare ai progetti di gas naturale liquefatto (GNL).

Intesa Sanpaolo, con un valore di investimenti sostanzialmente stabile rispetto al 2024, si conferma la prima banca fossile italiana. La novità è il forte interesse verso le aziende americane che stanno guidando l’espansione del GNL spinta dai nuovi equilibri geopolitici. Negli ultimi 4 anni, segnati dalla guerra in Ucraina, l’Europa ha sostituito la dipendenza dal gas russo con quella dal GNL americano. Al posto di puntare su sovranità energetica, diversificazione e rinnovabili, i Paesi del vecchio continente hanno preferito regalare profitti da record alle multinazionali di Washington.

Venture Global, l’azienda che nel 2025 ha incassato più finanziamenti fossili di qualsiasi altro concorrente, guida l’espansione americana. Tra i suoi creditori c’è anche Intesa Sanpaolo, coinvolta nei progetti del terminale Calcasieu Pass 2 (CP2) in Louisiana e del Rio Grande LNG in Texas. «Non è un dettaglio geografico. Significa scegliere di puntare sul boom del GNL statunitense proprio mentre quel mercato continua ad alimentare profitti miliardari grazie alle crisi energetiche e alle tensioni geopolitiche», denuncia ReCommon, tra le sigle firmatarie del rapporto Banking on Climate Chaos.

Intesa Sanpaolo non è l’unica italiana ad avvicinarsi al settore. Nel 2025 ENI, partecipata statale, ha raggiunto un accordo con Venture Global per acquistare ogni anno 2 milioni di tonnellate di GNL provenienti dal terminale CP2. Come sottolineato da ReCommon, «il ciclo diventa: Intesa finanzia, Venture Global esporta, ENI acquista».

Barcellona inaugura la torre della Sagrada Familia: simbolo della città e della turistificazione

0

La messa celebrata dal Papa ha coinciso con il centesimo anniversario della morte dell’ideatore della Sagrada Familia, Antoni Gaudí. Nella figura dell’architetto catalano risiede l’eredità morale di un progetto avveniristico che fin dall’inizio raccolse stupore e critiche e cheda 144 anni continua a ospitare i cantieri della costruzione. Iniziato ufficialmente nel marzo del 1882, il progetto, che originariamente prevedeva l’edificazione di una chiesa neogotica, fu abbandonato dall’architetto Francisco de Paula del Villar e passò nelle mani di Gaudí, che lo trasformò radicalmente.

L’idea iniziale di costruire un luogo di culto in linea con la tradizione ecclesiastica venne stravolta attraverso l’ideazione di un piano che prevedeva, tra le altre cose, dodici torri, tre facciate e un “bosco” di colonne all’interno della basilica: tutti elementi finalizzati al racconto simbolico della vita di Gesù Cristo, della Sacra Famiglia e alla rappresentazione della bellezza della Creazione attraverso opere ispirate all’armonia della natura.

In seguito alla morte dell’architetto, i lavori hanno subito varie battute d’arresto a causa del contesto sociopolitico della città: i modelli originali e i laboratori sono stati incendiati durante le rivolte scoppiate in seno alla guerra civile spagnola e, nel corso degli anni, intellettuali cattolici ed esponenti del clero hanno criticato l’eccessivo avvenirismo del progetto, considerato troppo distante dai canoni tradizionali.

Negli anni recenti la Chiesa, ormai divenuta simbolo della città, ha ottenuto nel 2010 da Papa Benedetto XVI lo status di “basilica minore” e, dopo otto anni di lavori, nella giornata di ieri è stata ufficialmente inaugurata e benedetta la torre principale della struttura, quella dedicata alla figura di Gesù Cristo. Con i suoi 172,5 metri d’altezza, la Torre de Jesucrist rende, di fatto, la Sagrada Familia la chiesa più alta al mondo: nonostante il record, inimmaginabile ai tempi della progettazione, Gaudí decise che l’altezza dell’edificio non dovesse superare quella della natura creata da Dio, nel caso di Barcellona, rappresentata dalla collina del Montjuïc, alta 177 metri.

L’inaugurazione della torre centrale, però, non rappresenta la fine della costruzione: il progetto prevede l’edificazione dell’ingresso principale, la Facciata della Gloria, varie decorazioni e la Scalinata monumentale. Quest’ultimo punto è indubbiamente il più delicato e complesso per l’impatto che avrà sui residenti, già asfissiati dal turismo, e sui piani urbanistici. Per realizzare il progetto, infatti, è previsto radere al suolo edifici e strade urbane, secondo le stime circa 3.000 case e 50 locali commerciali, per arrivare infine alla conclusione definitiva dei lavori intorno al 2034.

La Sagrada Familia è indubbiamente una gallina dalle uova d’oro per il Comune di Barcellona. Nel 2025 il complesso ha attirato circa 4,9 milioni di turisti, in crescita dell’1% rispetto al 2024, con una media giornaliera di 13.500 persone per un guadagno pari a 134,5 milioni di euro. Nonostante il monumento rappresenti il fiore all’occhiello del turismo per l’amministrazione cittadina, l’indotto proveniente dalla basilica non ricade sul contesto sociale che circonda l’edificio. L’intera area ha vissuto la trasformazione comune nei contesti ad alto afflusso turistico e quei luoghi essenziali per la vita del quartiere sono stati sostituiti dalle tipiche “oasi” per il turismo: ristoranti, catene multinazionali e negozi di souvenir sono oramai i protagonisti che fanno da sfondo alla chiesa più famosa della Spagna. Secondo La Vanguardia, intorno al recinto della Sagrada Familia figurano più di quaranta negozi di souvenir «ma una sola pescheria» e, chiaramente, questo paradigma colpisce un numero sempre maggiore di aree e quartieri: la cittadinanza che abita nell’area che circonda Park Güell, ad esempio, ha più volte denunciato l’inaccessibilità del parco, mentre i vicini del quartiere della Barceloneta hanno manifestato contro eventi come la America’s Cup, responsabili di gentrificare ed escludere la comunità residente stabile.

A questo si aggiungono le proteste che si sono verificate in occasione della visita dello stesso pontefice nella città condale: in occasione delle manifestazioni in difesa dell’istruzione pubblica catalana, il corpo docente e i sindacati hanno indetto uno sciopero per protestare contro l’ingente spesa economica, superiore a 2 milioni di euro, effettuata dalle istituzioni catalane per accogliere e organizzare la visita del Papa. I collettivi denunciano lo spreco di risorse pubbliche per l’evento, mettendo in evidenza il rifiuto da parte del Governo catalano di ascoltare le ragioni del settore in lotta. Ad attirare l’attenzione mediatica è stata anche la “febbre” scaturita dalla visita del Papa: la tappa del pontefice a Barcellona ha fatto schizzare il prezzo degli appartamenti turistici e, inoltre, hanno fatto scalpore annunci nei quali sono stati messi in affitto i balconi per poter osservare il transito della papamobile lungo le vie della città.

La giornata di ieri ha segnato un momento essenziale per la storia della Sagrada Familia. A cento anni dalla morte del suo autore e a 144 dalla posa della prima pietra, questo luogo è divenuto nel corso dei decenni l’emblema della turistificazione cittadina e arma di gentrificazione nelle mani delle istituzioni locali. Niente a che vedere con l’edificio progettato da Gaudí per essere “la cattedrale dei poveri”.

Pesticidi, ambientalisti chiedono una stretta all’UE

0

A due giorni dal voto del Consiglio UE sul pacchetto Omnibus per la sicurezza alimentare e dei mangimi, Greenpeace Italia, LIPU-BirdLife Italia, Federazione nazionale Pro Natura e WWF Italia sollecitano i governi a bocciare la proposta della Commissione europea. Le associazioni denunciano che il testo, pur corretto in parte dal Consiglio, continua a indebolire le tutele ambientali e sanitarie, estendendo i periodi di utilizzo dei fitofarmaci e allentando le deroghe. Alla denuncia delle organizzazioni si sono aggiunte migliaia di firme da parte dei cittadini europei.

Caso Epstein: nel racconto di Bill Gates ci sono molte cose che non tornano

1

«Non avrei mai dovuto incontrarlo». Con queste parole, Bill Gates ha cercato di archiviare davanti al Congresso americano una delle vicende più imbarazzanti della sua carriera pubblica: i rapporti con Jeffrey Epstein. Dopo i Clinton e l’ex procuratrice generale Pam Bondi, anche il fondatore di Microsoft è comparso davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera per chiarire la natura della frequentazione che si è protratta per anni con il finanziere di Brooklyn.

Il fondatore di Microsoft ha puntato tutto sulla carta del pentimento, liquidando il rapporto con Epstein come un «grave errore di giudizio» e ribadendo di averlo frequentato unicamente per valutare progetti legati alla filantropia tra il 2011 e il 2014. Ha negato di aver visitato la celebre isola privata nei Caraibi, lo Zorro Ranch nel New Mexico o la residenza in Florida e, soprattutto, ha dichiarato di non aver mai avuto elementi che lo facessero sospettare di attività criminali. Secondo la sua versione, Epstein gli avrebbe prospettato la possibilità di raccogliere enormi capitali per progetti di salute globale. Solo in seguito, avrebbe compreso che quelle promesse erano prive di fondamento e avrebbe, quindi, interrotto ogni rapporto. Gates ha inoltre cercato di separare nettamente la questione Epstein dalle proprie vicende personali, sostenendo che il finanziere avrebbe tentato di utilizzare informazioni private per fare pressione su di lui, senza però ottenere alcun risultato.

La ricostruzione, tuttavia, lascia volutamente fuori molti elementi già emersi negli ultimi anni. Jeffrey Epstein non era uno sconosciuto né un semplice intermediario incontrato per caso. Quando Gates iniziò a frequentarlo in maniera organica, il finanziere era già stato condannato per reati sessuali, eppure, gli incontri proseguirono. Già nel 2019 il New York Times aveva documentato come il fondatore di Microsoft si fosse recato più volte nella residenza di Manhattan di Epstein, trattenendosi in almeno un’occasione fino a tarda notte. Anche collaboratori della Bill & Melinda Gates Foundation visitarono la proprietà del finanziere. In quegli stessi anni, Epstein lavorava per accreditarsi nuovamente nei circuiti dell’élite globale. Tra i progetti in discussione figurava il Global Health Investment Fund, iniziativa sviluppata con JPMorgan Chase e ambienti vicini alla Fondazione Gates, un’operazione che avrebbe potuto rilanciare la reputazione del finanziere e generare commissioni milionarie. In una e-mail del 2011, Epstein scriveva che il fondo avrebbe consentito a Gates «accesso a persone, investimenti, allocazioni e governance di qualità superiore». Il giorno successivo aggiungeva che il progetto avrebbe dovuto prevedere «ulteriori fondi per i vaccini». Anche il tono utilizzato da Gates all’epoca appare difficilmente compatibile con l’immagine di una frequentazione puramente formale. Nel 2011, dopo il primo incontro con Epstein, il filantrocapitalista scrisse ai colleghi: «Il suo stile di vita è molto diverso e in un certo senso intrigante, anche se per me non funzionerebbe». Non sembra il linguaggio di chi si limita a sopportare un interlocutore imbarazzante per ragioni operative.

C’è poi il capitolo più delicato: quello del ricatto. Nel 2023, il Wall Street Journal rivelò che Epstein avrebbe tentato di fare pressione su Gates minacciando di rendere pubblica una relazione extraconiugale con la giocatrice di bridge russa Mila Antonova. La donna, conosciuta da Gates nel 2010, quando aveva poco più di vent’anni, fu successivamente introdotta nell’orbita di Epstein attraverso Boris Nikolic, storico consigliere del fondatore di Microsoft. La ragazza stava cercando finanziamenti per una piattaforma di insegnamento del bridge online. Epstein non investì direttamente nel progetto, ma in seguito le pagò una scuola di programmazione e le mise a disposizione un appartamento a New York. Quando, nel 2017, il fondatore di Microsoft rifiutò di sostenere alcune iniziative promosse dal finanziere, quest’ultimo utilizzo quella relazione extraconiugale, di cui era venuto a conoscenza, come leva di pressione. Non si tratta di un dettaglio marginale o di colore: il potere di Epstein si fondava proprio sulla capacità di costruire trappole al miele e reti di relazioni, spingendo giovani donne della sua cerchia a frequentare uomini ricchi e potenti per poter raccogliere informazioni compromettenti e conservarle come strumenti di influenza. Il fatto che Gates oggi possa affermare di non aver ceduto al ricatto non cambia la sostanza della vicenda: Epstein disponeva di materiale sufficiente per tentare di estorcergli una somma cospicua per il suo fondo. E questo racconta una relazione ben più profonda di un semplice «errore di giudizio» o di un incidente di percorso nella biografia del fondatore di Microsoft.

Auto incendiate, posti di blocco e scontri: a Belfast è partita la caccia all’immigrato

0

Dopo l’aggressione compiuta da un uomo di origine sudanese ai danni di un cittadino di Belfast, la capitale nordirlandese è stata teatro di violenti disordini. Nei quartieri settentrionali della città, centinaia di persone sono scese in piazza per due notti di fila, dando fuoco a cassonetti, automobili e abitazioni e ingaggiando scontri con le forze dell’ordine. In poco tempo, i manifestanti – molti dei quali incappucciati – hanno dato vita a una vera e propria caccia all’immigrato, prendendo di mira famiglie di origine africana e straniera. Le comunità di cittadini immigrati sono rimaste in allarme e il centro islamico di Belfast ha cancellato le preghiere per timore di subire aggressioni; le proteste sono state incoraggiate da personalità dell’estrema destra britannica e da figure note dell’universo politico-mediatico di destra, come Elon Musk, mentre sono state condannate dal premier britannico Keir Starmer.

I moti violenti che hanno investito Belfast negli ultimi due giorni sono scoppiati dopo la diffusione di un video in cui si vede una persona di origine sudanese tenere fermo a terra e tentare di colpire con un coltello un uomo. Sul posto sono intervenuti tre passanti, che hanno allontanato l’aggressore dalla vittima fino all’arrivo della polizia. La persona colpita è rimasta gravemente ferita alla schiena e al collo e sembra abbia perso un occhio. L’aggressore, invece, è stato arrestato e accusato di tentato omicidio e possesso di arma bianca; da quanto riportano i media, si chiamerebbe Hadi Alodid, avrebbe 30 anni e vivrebbe nel Regno Unito dal 2023. Ieri è comparso davanti alla Corte dei Magistrati di Belfast e al momento si trova in carcere.

L’aggressione è avvenuta attorno alle 22:30 di lunedì e le prime proteste sono iniziate la medesima sera. Nella notte tra lunedì e martedì e nella seguente si sono registrati disordini in diversi centri dell’Irlanda del Nord, da Londonderry ad Antrim, passando per Ballymena e Bangor; le proteste hanno raggiunto anche altre località del Regno Unito come Glasgow, dove sono stati registrati 5 feriti, Edimburgo e Southampton. In generale, il clima delle dimostrazioni pare essere stato pacifico, salvo qualche eccezione, come a Londonderry, dove alcuni oggetti sono stati dati alle fiamme. Nella capitale dell’Ulster Belfast, invece, le proteste sono sfociate rapidamente nella violenza. I media britannici scrivono che il patron di Tesla e SpaceX, Elon Musk, il politico di destra Tommy Robinson e altre personalità dell’universo politico-mediatico di destra avrebbero esortato le persone a scendere in piazza. Martedì sera, folle di persone, tra cui alcuni uomini mascherati, hanno occupato le strade della capitale e dei suoi dintorni e hanno incendiato veicoli e case. I manifestanti hanno dirottato e incendiato un autobus della compagnia Glider sulla Newtownards Road, nella zona est di Belfast, e hanno dato fuoco ad alcune auto vicino a Shankill Road e a Newtownabbey; sono state incendiate anche diverse case sulla Crumlin Road e nelle sue vicinanze, nella zona nord della città.

Mercoledì sera le proteste sono continuate e la polizia ha schierato agenti in tenuta antisommossa, idranti e un elicottero. L’agenzia di stampa BBC scrive che le violenze sarebbero state di minore intensità rispetto a quelle del giorno precedente, ma non sono mancati casi di scontri e aggressioni. Le violenze si sono concentrate lungo una strada di Glengormley, appena fuori Belfast: i manifestanti hanno lanciato oggetti e mattoni contro la polizia, vandalizzato case e dato fuoco a cassonetti e a una proprietà abbandonata; la polizia ha risposto usando i cannoni ad acqua contro 200 dimostranti nei pressi della rotonda di Sandyknowes. Durante gli scontri con la polizia, i manifestanti hanno anche eretto barricate improvvisate sradicando la recinzione di una casa lungo la strada.

Nei due giorni di proteste, a venire presi di mira dai manifestanti sono stati principalmente proprietà e luoghi di aggregazione riconducibili a persone immigrate. Martedì, un pastore presente sul luogo delle aggressioni ha affermato che le persone venivano cacciate dalle loro case «perché sono nere»; il medesimo giorno, sulla Shankill Road, due negozi di telefonia sono stati saccheggiati e un negozio africano è stato dato alle fiamme; a Ballyclare, a circa 30 chilometri di distanza, nella contea di Antrim, un barbiere turco è stato aggredito. In generale, sia martedì che mercoledì i manifestanti si sono fatti strada al suono di cori e slogan anti-immigrazione. Almeno tre persone sono state arrestate e incriminate a vario titolo per sommossa, tentato danneggiamento e aggressione a un agente di polizia.

Iran e USA: attacchi incrociati per il secondo giorno consecutivo

0

In un copione simile a quello della notte tra martedì e mercoledì, a partire dalle 23 di ieri, 10 giugno, gli USA hanno lanciato attacchi contro l’Iran. Gli USA hanno motivato i nuovi bombardamenti accusando l’Iran di ostacolare i negoziati. In risposta, la Repubblica Islamica ha preso di mira le basi militari statunitensi nella regione e ha annunciato di avere attaccato due navi commerciali che stavano navigando sullo Stretto di Hormuz, ripristinando il blocco totale; Washington ha smentito quest’ultima operazione. Gli attacchi di oggi segnano una nuova escalation nel conflitto in Iran, costituendo il secondo giorno consecutivo di fuoco incrociato. Attorno alle 5, le segnalazioni di attacchi si sono fermate.

Le mangrovie si rigenerano: registrate più nuove foreste che perdite

0

Per decenni sono state abbattute per fare spazio ad allevamenti ittici, campi agricoli, strade e nuove costruzioni. Oggi, però, arriva una notizia che gli scienziati definiscono incoraggiante: le foreste di mangrovie stanno tornando a crescere e, a livello globale, le nuove aree forestali superano finalmente quelle perdute.
A mostrarlo è uno studio basato su quarant'anni di immagini satellitari del programma Landsat, che ha ricostruito l'evoluzione delle mangrovie lungo le coste di tutto il mondo. I ricercatori hanno osservato che il lungo declino iniziato nel secolo scorso si è progressivamen...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.