lunedì 9 Marzo 2026
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Piantedosi reinventa il “rischio eversione” per giustificare un nuovo DL Sicurezza

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Il governo lo dichiara senza mezzi termini: la distinzione tra manifestanti violenti e non violenti non è possibile. Non nel contesto della manifestazione dello scorso 31 gennaio di Torino, dove tra le 20 e le 50 mila persone si sono ritrovate in piazza a sostegno di Askatasuna e per la tutela degli spazi sociali. Con un linguaggio che rievoca scenari degli anni ’70, il ministro dell’Interno Piantedosi dipinge nelle intenzioni della piazza «una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni», con modalità che richiamano «dinamiche terroristiche e squadristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato». Una «vera e propria sistematica strategia dell’eversione dell’ordine democratico», insomma. Che offre l’assist perfetto per introdurre l’ennesimo decreto Sicurezza, che (salvo ulteriori slittamenti) approderà in Consiglio dei Ministri già domani.

L’obiettivo della piazza, dichiara il ministro nel corso dell’informativa urgente di ieri alla Camera, sono puri disordini e violenze, portate in piazza col pretesto di rivendicazioni di carattere sociale. D’altronde, a poche ore dai fatti, lo stesso ministro della Difesa Crosetto aveva dichiarato la necessità di combattere queste «bande armate» allo stesso modo in cui «sono state combattute le Brigate Rosse». Piantedosi sottolinea poi come con il governo Meloni il numero di manifestazioni sia aumentato in frequenza e partecipazione proprio perchè pienamente garantito il diritto a manifestare – non, insomma, per un crescente scontento da parte della cittadinanza. In quest’ottica, «va valutato il sostegno alla manifestazione da coloro i quali intendono rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti». Sarebbe ipocrita, insomma, pretendere una separazione tra «cosiddetti “manifestanti pacifici”» e gruppi violenti.

Paventato il rischio eversivo dei cortei, dipinti anche i cittadini comuni come potenziali terroristi, il terreno è spianato per l’introduzione del nuovo decreto Sicurezza, che contiene due misure fondamentali. La prima è il fermo di polizia per «soggetti potenzialmente pericolosi, di cui siano già conoscibili intenzioni ed attitudini». Il secondo è l’ampliamento dello scudo penale a favore dei poliziotti, «baluardo della democrazia», che devono poter operare «senza una costante e sistematica presunzione di colpevolezza». Prevista poi la possibilità per le Prefetture di procedere con lo sgombero degli immobili occupati, in base a criteri di priorità da esse (ovvero, dal ministero dell’Interno) stabiliti. Il provvedimento sarebbe dovuto arrivare in Consiglio dei Ministri già oggi, ma il rischio di frizioni con il Quirinale ha portato a rimandare di un giorno la discussione. Le norme, per essere approvate, devono infatte essere rese digeribili al presidente della Repubblica Mattarella, motivo per il quale nella serata di ieri si è svolta una riunione dei tecnici incaricati di redarre le norme. Il rischio che si manifestino profili di incostituzionalità è infatti alto – uno tra tutti: le norme potrebbero cozzare con l’art. 13 della Costituzione, che stabilisce l’inviolabilità della libertà personale, la quale può essere momentaneamente sospesa unicamente dall’autorità giudiziaria (e dunque non dalla polizia, come vorrebbe il decreto).

Nel frattempo, il corteo di sabato, partecipato da decine di migliaia di cittadini, viene spogliato di qualunque valenza critica e politica, per diventare un’accozzaglia di persone il cui unico scopo sarebbe devastare il centro di Torino e scontrarsi con la polizia. E il tutto grazie anche a «coperture politiche ben identificabili», che offrono ai «delinquenti» una «prospettiva di incolumità» dichiara Piantedosi, alludendo alla presenza di AVS e Rifondazione Comunista in piazza. «Sarà massimo l’impegno affinchè questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dello Stato».

Tra le opposizioni sollevatesi dopo il discorso di Piantedosi, le più incendiate sono state proprio quelle di Bonelli (AVS), che ha commentato come i «criminali» che hanno dato il via agli scontri più violenti con le forze dell’ordine «li condanniamo perchè sono nostri nemici». «Lei da ministro degli Interni doveva tutelare i manifestanti pacifici, perchè voi sapete chi sono coloro i quali vanno a fare quegli scontri, ma gli avete consentito di fare tutto ciò», ha dichiarato, aggiungendo: «quei teppisti sono vostri amici, se c’è una complicità è con voi».

Gaza, continuano gli attacchi israeliani: almeno 9 vittime

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Nella notte l’esercito israeliano ha effettuato nuovi bombardamenti sulla Striscia di Gaza, colpendo più località, come i quartieri Tuffah e Zeitoun di Gaza City. Sono state uccise almeno 9 persone, tra cui un bambino di cinque mesi, cui si aggiungono 31 feriti. Si registra un raid anche nella città di Gerico, a est della Cisgiordania occupata. Il Ministero della Salute ha dichiarato che Saeed Na’el al-Sheikh, 24 anni, è stato ucciso dopo essere stato colpito dal fuoco israeliano, mentre altri 3 palestinesi sono rimasti feriti.

Ginostra: la scuola per una sola alunna che sfida lo spopolamento

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Ginostra Stromboli scuola alunna

A Ginostra, frazione dell’isola di Stromboli, a settembre riaprirà una scuola chiusa da 20 anni che, con un’unica alunna, sarà la più piccola d’Europa. La bimba, che prossimamente compirà 6 anni, è figlia di una delegata comunale originaria dell’isola, e di un imprenditore tunisino che vive lì da 8 anni.

L’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia ha approvato l’apertura del plesso, all’interno del piano di riorganizzazione previsto per il 2026/2027 nella provincia di Messina, prevedendo anche l’autorizzazione per una scuola dell’infanzia a Leni, sull’isola di Salina.

La proposta arriva dalla giunta comunale di Lipari, con il sindaco Riccardo Gullo che ha sposato l’iniziativa nell’ottica di garantire il diritto all’istruzione anche nella piccola comunità. Ora resta da decidere dove sarà aperta la nuova classe, oltre ad identificare l’insegnante che lavorerà in loco.

Fino ad oggi il primato della scuola più piccola d’Europa era della vicina isola di Alicudi, che è frequentata da 2 alunni. Le strutture fanno parte dell’Istituto Comprensivo Statale delle Isole Eolie, con 17 plessi totali distribuiti sull’arcipelago e copre i cicli dell’infanzia, della primaria e della scuola secondaria di primo grado. La dirigente scolastica, Patrizia Muscolino, all’avvio dell’anno scolastico ha rivolto un messaggio agli studenti invitandoli ad affrontare senza timore le difficoltà, ricordando che ogni sfida rappresenta una tappa fondamentale del percorso di crescita e che ogni obiettivo raggiunto contribuisce a rafforzare consapevolezza e resilienza.

I genitori hanno accolto con felicità la notizia, raccontando che l’isola è un paradiso e confidando la speranza che la nuova scuola possa spingere altre persone a trasferirsi lì. Sull’isola di Stromboli sono circa 500 gli abitanti stabili, mentre nella frazione di Ginostra sono tra 30 e 40. Nonostante la legge italiana preveda che servano almeno 15 alunni per formare una classe, nelle aree marginali o a rischio spopolamento possono essere richieste delle deroghe, come avvenuto in questo caso, dove l’apertura di una scuola anche per una sola alunna assume un valore che va ben oltre il dato numerico. Garantire istruzione, continuità educativa e servizi di base significa dare futuro ai territori, permettendo alle famiglie di restare e alle comunità di continuare a esistere.

Il figlio di Gheddafi è morto

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Saif al-Islam Muammar Gheddafi, figlio dell’ex dittatore libico Muʿammar Gheddafi, è morto. A dare la notizia Abdullah Othman, consigliere e capo del team politico di Gheddafi, che tuttavia non ha specificato se si sia trattato di morte naturale o di omicidio, come riportato da diversi media. La notizia è stata riportata da media libici.

USA: abbattuto drone iraniano

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L’esercito degli Stati Uniti ha annunciato di avere abbattuto un drone iraniano che seguiva una petroliera americana attiva nel Mar Arabico. Ancora poco chiare le dinamiche dell’evento: secondo le ricostruzioni mediatiche, la petroliera sarebbe stata avvicinata da navi della guardia costiera iraniana perché troppo vicina alle acque territoriali del Paese; dopo essere fuggita, sarebbe stata raggiunta dalla portaerei statunitense Abraham Lincoln, ma sarebbe stata raggiunta da droni iraniani. La stessa portaerei ha abbattuto il drone. Ancora assente una risposta da parte iraniana. La notizia arriva in un momento di tensione tra USA e Iran, mentre i due Paesi paiono avvicinarsi a imbastire un tavolo di negoziati sul nucleare.

Cavagna, il piccolo comune che ha detto no alla speculazione edilizia

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A Cavagna non si costruirà. La località di pregio naturalistico del comune di Lecco è stata salvata dalla speculazione edilizia grazie alla mobilitazione degli abitanti, guidati dall’associazione Giuseppe Bovara. I cittadini si sono opposti alla variante al Piano di governo del territorio (PGT) che stava mettendo in discussione la destinazione a “verde pubblico” di Cavagna, prevedendo l’edificabilità. Il dietrofront della maggioranza di centrosinistra è avvenuto a seguito di una petizione che ha raggiunto, prima del Consiglio comunale monotematico, 6mila firme, superando le 20mila in queste ore. La mobilitazione ha infatti valicato i confini di Lecco, con l’obiettivo di tutelare un’area rurale rimasta intatta nel tempo, oggi uguale a come la osservava nel XIX Secolo Alessandro Manzoniche l’ha celebrata nel componimento Addio ai Monti. 

A Lecco il lungo confronto tra maggioranza, opposizione e società civile si è concluso con la tutela di Cavagna, confermando la destinazione a “verde pubblico” prevista nel PGT del 2014 e minacciata dalla recente Variante del 2026, che in prima battuta fissava a 0,03 l’indice di edificabilità. Tradotto: per ogni metro quadro di terreno è possibile costruire 0,03 metri cubi di volume, quindi per un ettaro si parla di 300m³ edificabili (consistente in un’abitazione da 100mq alta 3 metri). Con un emendamento, la maggioranza ha ristabilito l’azzeramento dell’indice di edificabilità dell’area. Sulla scorta di quanto previsto già dal PGT del 2014, ai proprietari dei terreni è stata contestualmente data la possibilità di maturare i crediti edilizi altrove, giovando di un indice pari a 0,1 in aree già urbanizzate o ex industriali dismesse.

Il dietrofront della maggioranza — descritto dal consigliere dem Pietro Regazzoni in termini di ascolto dei cittadini e della capacità di «saper fare un passo indietro rispetto alle proprie scelte iniziali» — è stato preceduto da un’intensa mobilitazione popolare. L’associazione Giuseppe Bovara è stata affiancata nelle attività di sensibilizzazione e di pressione politica dal Circolo Ambiente Ilaria Alpi, Italia Nostra, Officina Gerenzone, Legambiente e dal Coordinamento Difendiamo la Montagna. Alla questione si è anche interessata la Soprintendenza. In pochi giorni la petizione popolare che chiedeva la tutela paesaggistica di Cavagna ha raggiunto le 6mila firme. «Dopo il fiabesco lieto fine della vicenda — scrive l’associazione Giuseppe Bovara — la petizione ha cominciato improvvisamente a crescere in modo esponenziale, raggiungendo poco più di 20mila firme! Un piccolo miracolo, un risultato travolgente e inaspettato: meglio ancora, un vero e proprio “fiume di bene” che conferma, ancora una volta, la giusta strada intrapresa ovvero la tutela di uno fra gli ultimi genuini brani di quello che ai tempi di Manzoni era “un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città”».

Diffamazione online: quando un post o un commento rischiano di diventare reato

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Sei un uomo di mezza età, vivi con tua madre e hai appena consumato la cena che ti ha servito, come ogni sera. Ti chiudi nella tua stanza, in canottiera davanti al PC, e non resisti alla tentazione. Accedi alla pagina Facebook “Sei di Castrocchio Preturo se…”, e insulti pesantemente la maestra dell’asilo, rea di aver rifiutato le tue avance alla festa della castagna, l’evento mondano del paesello. Ma sì, che ci sarà mai di male ad accusarla di essere una disonesta, che – nella tua testa – si è accompagnata con metà della popolazione maschile del borgo dietro ricompensa in denaro?

Il reato di diffamazione

L’art. 595 del codice penale punisce chiunque offenda l’altrui reputazione comunicando con più persone, con la pena della reclusione fino a un anno e la multa fino a 1032 euro.

Perché la condotta costituisca reato devono sussistere i seguenti elementi: l’offesa alla reputazione altrui, ossia la lesione effettiva della reputazione di un’altra persona; la comunicazione con più persone, dovendo il messaggio offensivo essere percepito da almeno due soggetti, escluso il diffamatore; l’assenza della persona offesa nel momento in cui l’offesa è proferita; il dolo, cioè la consapevolezza e volontà di usare espressioni offensive e di comunicarle a più persone.

Poco tempo dopo ricevi una lettera dal legale della maestra, il quale ti comunica che agirà in ogni sede, compresa quella penale, per la tutela dei diritti della sua assistita. Ti hanno trovato, nonostante ti sia trincerato dietro un astutissimo nickname da boomer. Che sia stato il selfie con un water sullo sfondo usato come foto profilo? Chissà. Ma la cosa non ti spaventa troppo: mica eri in piazza, eri da solo nella tua cameretta!

La comunicazione con più persone nel contesto online.

E invece non solo il reato sussiste, ma è doppiamente aggravato.

Da un lato, l’art. 595 comma 2 del codice penale prevede che se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato la pena raddoppia rispetto al reato base. E tu non ti sei limitato a scrivere che la maestra è genericamente una poco di buono, non bastava, ovviamente. Le hai dovuto attribuire uno specifico comportamento moralmente deplorevole.

Dall’altro, il successivo comma 3 stabilisce che il reato è più grave se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ipotesi per cui è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa non inferiore a 516 euro. L’elemento della comunicazione con più persone è intrinseco alla maggior parte delle piattaforme online. La giurisprudenza ha costantemente affermato che la diffusione di un messaggio diffamatorio tramite una bacheca Facebook è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o quantitativamente apprezzabile di persone.
Quindi quello schermo dietro cui pensavi di nasconderti è in realtà la tua rovina: operando entrambe le aggravanti rischi la condanna a una pena base compresa tra 6 mesi e 3 anni, aumentabile dal giudice fino a un terzo.

Quel che forse non sai: la distinzione tra diffamazione e ingiuria online.

L’ingiuria, che consiste nell’offesa all’onore o al decoro di una persona presente, è stata depenalizzata ed è ora un mero illecito civile, a differenza della diffamazione. La distinzione sostanziale tra le due fattispecie, che consiste nella presenza o meno della persona offesa, sussiste anche nel mondo virtuale: è ingiuria se l’offesa è proferita, ad esempio, in videoconferenza, a condizione che vi sia la possibilità di un’interlocuzione diretta e immediata tra offensore e offeso. Circostanza che viceversa non si verifica quando l’offesa è indirizzata anche al diretto interessato, ma in un contesto in cui non è garantita una contestuale percezione e possibilità di replica (es. email inviata a più persone, post su una bacheca pubblica, etc.).

Insomma, non c’è scampo: ti tocca affrontare un processo penale o mettere subito mano al portafogli per risarcire la persona offesa, cosicché possa valutare di ritirare la querela.

In ogni caso, d’ora in poi vai al bar a berti una birra, dopo cena. Oppure sistema la cucina al posto di tua madre, che quella povera donna ha già una certa età.

La Spagna vuole vietare i social ai minori di 16 anni

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Nel tentativo di rafforzare la tutela dei giovani da contenuti inappropriati, dinamiche di dipendenza e rischi per la salute mentale, il governo della Spagna ha annunciato l’intenzione di vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. L’iniziativa, presentata dall’esecutivo guidato da Pedro Sánchez, prevede sistemi di verifica dell’età per impedire agli under 16 di registrarsi o accedere alle piattaforme social. Il progetto di legge, presentato in Parlamento, si inserisce in un contesto internazionale di crescente regolamentazione dei social network per la tutela dell’infanzia, seguendo iniziative simili in Francia e Australia.

 

Vannacci ha lasciato la Lega

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Roberto Vannacci ha lasciato il proprio incarico da vicesegretario della Lega per porsi alla guida del suo nuovo partito, Futuro Nazionale. L’annuncio è arrivato con un post sui propri canali social: «Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori», scrive Vannacci. Ancora nessun commento dal segretario di partito Salvini, con cui, secondo le ricostruzioni mediatiche, ci sarebbe stato un confronto «franco».

Ecuador: il governo liberista riempie l’Amazzonia e i territori indigeni di trivelle

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Per circa un quarto del proprio territorio, l’Ecuador è interessato dall’estrazione di gas e petrolio, tra siti in produzione e altri in fase di progettazione. Si tratta di 7 milioni di ettari coinvolti, distribuiti in 65 blocchi in concessione, l’88% dei quali localizzati in Amazzonia. Qui vivono diversi popoli indigeni, le principali vittime delle trivelle: il 61% delle concessioni riguarda infatti territori ancestrali mentre il 21% aree protette. Un impulso al fenomeno estrattivo, quantificato da una recente ricerca dello Stockholm Environment Institute, è stato dato dalle politiche del presidente neoliberista Daniel Noboa. La devastazione di questi territori comporta tutta una serie di rischi ambientali e sanitari, amplificati da pericoli geologici: frane e attività sismica hanno già causato gravi sversamenti di petrolio, con migliaia di persone e interi ecosistemi colpiti.

Il presidente Daniel Noboa, in continuità col predecessore Guillermo Lasso, ha presentato nel 2023 la Hydrocarbon Roadmap, un piano di nuove trivellazioni riguardanti in larga parte le aree indigene, senza la consultazione dei popoli che le abitano da millenni e dunque in violazione della legge. Il consenso “libero, preventivo e informato” è infatti un istituto previsto dalla Costituzione ecuadoriana che obbliga le autorità a consultare le comunità indigene prima di realizzare piani suscettibili di alterare i territori ancestrali. La Hydrocarbon Roadmap prevede nuove trivellazioni sia lungo la costa pacifica sia nella Foresta Amazzonica, in aree abitate da diversi popoli indigeni, come gli Andwa, Shuar, Achuar, Kichwa, Sápara, Shiwiar e Waorani. Anche le aree protette, dall’alto valore naturalistico, non sono state risparmiate. Si pensi ad esempio al Parco nazionale Yasuní, tra i maggiori custodi di biodiversità al mondo, dove soltanto nel 2023 un referendum popolare aveva fermato le trivellazioni.

Non è ancora definito il quadro delle multinazionali che beneficeranno delle nuove concessioni di gas e petrolio. Le gare per le licenze sono in corso, con diversi attori interessati, Cina su tutti. Già nel maggio scorso la SINOPEC, azienda statale cinese, si è unita in un consorzio con la canadese New Stratus Energy, aggiudicandosi un contratto ventennale per l’estrazione nel blocco di Sacha, il più produttivo del Paese.

Il giro d’affari previsto dalla nuova stagione estrattiva ammonta a circa 50 miliardi di dollari. Profitti estratti sulla pelle dei popoli indigeni che annunciano battaglia: «L’Amazzonia non è in vendita. Difenderemo i nostri territori perché non siamo stati consultati. Questa è la nostra casa», ha detto Nadino Calapucha, leader Kichwa. La denuncia delle comunità indigene, così come di tante organizzazioni non governative, concentra l’attenzione sulle conseguenze dell’esposizione ai processi estrattivi.

Si è in presenza di un duplice impatto: sull’ambiente, inquinando falde acquifere e terreni, e sulla salute, aumentando le probabilità di sviluppare malattie respiratorie e cardiovascolari. Come riportato dallo Stockholm Environment Institute, diversi siti di estrazione sono poi localizzate lungo faglie sismiche attive, aumentando il rischio di eventi estremi. Nel 2020, l’attività sismica e le frane hanno danneggiato l’oleodotto trans-ecuadoriano. Ciò ha provocato lo sversamento di 15mila barili di petrolio nel fiume Coca, alterando un ecosistema abitato da oltre 27mila indigeni.