Mohammad ha circa 45 anni. Più della metà della sua vita l’ha passata in prigione. È uscito a gennaio dell’anno scorso, grazie agli accordi promossi da Hamas che hanno permesso la liberazione di circa 3200 prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane. Era stato arrestato nel 2003, a seguito della Seconda Intifada, la sollevazione popolare che ha fatto tremare Israele ormai più di 20 anni fa.
Mohammad non è il suo vero nome: come tutti i protagonisti di questa intervista, ha accettato di raccontare solo a condizione che il suo nome non comparisse, e che non si potesse risalire alla sua iden...
Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.
Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.
L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.
Nelle prime ore di oggi, domenica 22 febbraio, l’esercito pakistano ha portato a termine alcuni attacchi aerei all’interno di quelli che sono stati definiti “campi e nascondigli” di gruppi armati che sarebbero stati autori di alcuni dei recenti attacchi sanguinari nel Paese, tra i quali un attentato suicida a Islamabad, all’interno di una moschea sciita. Secondo il ministero della Difesa afghano, gli attacchi hanno preso di mira una scuola religiosa e abitazioni, uccidendo “decine di persone, tra le quali donne e bambini”.
A poche ore dalla bocciatura della Corte Suprema, il presidente USA rilancia la sua politica commerciale. Trump cambia la base giuridica, facendo appello al Trade Act del 1974, e dispone nuovi dazi compresi tra il 10% e il 15% per un periodo di 150 giorni. «Nel corso dei prossimi pochi mesi, l’amministrazione Trump emetterà nuove tariffe legalmente ammissibili, che proseguiranno il nostro straordinario processo di successo per rendere l’America di nuovo grande», ha aggiunto il presidente USA, criticando la sentenza della Corte Suprema.
Sono tanti, tantissimi gli elementi che non tornano nella versione resa dalle forze dell’ordine sull’uccisione di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino morto a causa di un colpo di pistola alla tempia il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo a Milano. Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri, infatti, l’agente più vicino a Carmelo Cinturrino – il poliziotto che ha sparato – si sarebbe allontanato dalla scena subito dopo il colpo per recarsi al commissariato Mecenate, dove le telecamere lo hanno ripreso mentre entrava a mani vuote e usciva con uno zaino. Gli investigatori sospettano che al suo interno ci fosse la pistola a salve successivamente ritrovata accanto al corpo di Mansouri e che l’arma sia stata posizionata lì per giustificare la “reazione” dell’assistente capo. Dalle rilevazioni è inoltre emerso come Mansouri sia stato colpito mentre era già voltato, mentre i soccorsi sarebbero stati chiamati con ben 23 minuti di ritardo.
Centrale nell’indagine è la ricostruzione dei minuti successivi allo sparo. Mentre Mansouri era a terra, ancora agonizzante, uno degli agenti si allontanava verso il commissariato. Al suo rientro, sarebbe spuntata la pistola finta — una riproduzione di una Beretta 92 — che Cinturrino ha sempre indicato come l’arma che la vittima gli avrebbe puntato contro, spingendolo a sparare «per paura». Le analisi scientifiche stanno però già offrendo elementi dissonanti rispetto a questa versione: sulla pistola, infatti, sarebbero stati isolati due profili genetici diversi, senza che siano state rinvenute impronte riconducibili a Mansouri. Il poliziotto che si era recato al commissariato ha poi raccontato sotto interrogatorio: «Mi ha detto di tornare in commissariato a prendere lo zaino. Non l’ho aperto, non sapevo cosa ci fosse dentro». L’autopsia ha inoltre evidenziato che il colpo è entrato dall’osso parietale destro, segno che il 28enne fosse girato al momento dello sparo, e sul suo volto sono state riscontrate ecchimosi e lividi, compatibili con una caduta a faccia in avanti. Sul giubbotto, inoltre, sarebbe ben visibile l’impronta di una scarpa.
Altro elementi fondamentale concerne l’analisi dei telefoni: Mansouri, nel momento in cui è stato ucciso, stava parlando con un pusher, il quale lo avvisava dell’arrivo dei poliziotti. Pochi secondi dopo, lo spacciatore effettuò una nuova chiamata a Mansouri, ma non ottenne nessuna risposta. Quattro colleghi di Cinturrino, sotto inchiesta per favoreggiamento e omissione di soccorso, sono stati ascoltati nella giornata di giovedì. Essi avrebbero fornito versioni tra loro concordanti, descrivendo l’assistente capo 41enne come una sorta di «fanatico» che gestiva le operazioni nel boschetto della droga «col pugno duro» e che, pur non essendo il più alto in grado, avrebbe preso il controllo della situazione subito dopo la sparatoria. Alcuni di loro avrebbero anche riferito di abituali pestaggi ai pusher e di arresti eseguiti con eccessiva «disinvoltura».
L’inchiesta sta però pescando anche dal passato di Cinturrino, sul quale pende già un fascicolo per falso legato a un verbale di arresto del maggio 2024. In quel frangente, una telecamera lo aveva immortalato mentre estraeva e intascava banconote dalla cover del cellulare di uno spacciatore tunisino, una quantità di denaro di gran lunga superiore a quella poi dichiarata negli atti ufficiali. A fine gennaio, inoltre, è arrivata negli uffici dei pm un’informativa dei carabinieri su una confidenza: in piazzale Ferrara, zona Corvetto, esisterebbe un appartamento utilizzato come base per lo spaccio da due italiani, i quali godrebbero «della protezione di un poliziotto, un certo Carmelo, amico della portinaia del condominio». Secondo la stessa fonte, l’agente avrebbe anche chiesto «alcune migliaia di euro» a un pusher originario del Marocco per autorizzarlo a inserirsi nella piazza.
Nel frattempo, col passare dei giorni, anche il fronte politico che subito aveva espresso piena solidarietà ai poliziotti ha iniziato a mostrare crepe. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha ora affermato: «Sono compiaciuto che la polizia di stato sia in grado di fare chiarezza e di non fare sconti a nessuno, di saper dare la migliore risposta a chiunque metta in dubbio la capacità di poter fare chiarezza anche al proprio interno. Poi noi accetteremo con assoluta serenità quello che emergerà». Dopo aver parlato di un «poliziotto» che «si difende» e di un «balordo» che «muore», il vicepremier e leader leghista Matteo Salvini ha dichiarato: «se qualcuno sbaglia, va accertato». Per lunedì è attesa una riunione decisiva in procura tra il pm Tarzia e il procuratore Marcello Viola per definire i prossimi passi dell’inchiesta.
Dall’Assiom Forex di Venezia, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha dichiarato che «In Italia serve un nuovo modello economico. Si deve puntare sul digitale», a partire dall’euro. Al vertice economico, Panetta ha commentato anche la crescita del PIL degli ultimi anni, definendola «insufficiente a colmare le carenze strutturali» del Paese. Il governatore della Banca d’Italia ha così posto l’attenzione sui salari bassi e sulla necessità di migliorare la produttività. «Difficile una rottura economica con gli USA — ha inoltre commentato Panetta — dal momento che dominano in difesa, tecnologia e finanza».
Il modello open‑source di OpenClaw è diventato il protagonista indiscusso di un’ascesa stellare. Nato per permettere lo sviluppo di agenti di IA direttamente sui dispositivi degli utenti, si è trasformato in breve tempo in un fenomeno performativo: spesso più spettacolare che utile, ma capace di catalizzare l’attenzione del pubblico e, soprattutto, delle grandi aziende tecnologiche. Passato sotto l’ombrello di OpenAI, azienda leader del settore, il progetto sembra ora destinato a un’espansione esponenziale e questo nonostante le sue evidenti criticità di sicurezza. Una prospettiva che sta allarmando osservatori, ricercatori e corporate, preoccupati dall’impatto di un sistema tanto potente quanto ancora privo di adeguate garanzie.
La tecnologia è stata lanciata nel novembre 2025 con il nome di Clawdbot, un’etichetta dal tono leggero che giocava sulla parola claw – “chela” in inglese – e che richiamava al contempo anche il noto bot Claude di Anthropic. Un parallelismo forse troppo evidente, tanto che il progetto è stato presto ribattezzato Moltbot e, infine, OpenClaw: un nome che richiama al tempo stesso la sua natura open‑source e l’ormai consolidato ecosistema di OpenAI. Fin dalle prime versioni, OpenClaw è entrato rapidamente nel radar di chi sperimenta con gli agenti di intelligenza artificiale, sia in ambito privato sia aziendale. La notorietà pubblica, però, è arrivata solo con la popolarità di Moltbook, il social network riservato alle IA, che ha trasformato il progetto in un fenomeno virale. E con la viralità è giunto il successo.
Domenica 15 febbraio, il fondatore di OpenClaw, Peter Steinberger, è stato arruolato nelle fila della società guidata da Sam Altman; un’operazione che arriva in un momento delicato per la società, la quale è impegnata a riaffermare la propria competitività in un settore sempre più affollato e in un clima in cui iniziano a emergere dubbi sulla sua traiettoria, mentre anche la fiducia dei partner storici mostra segni di incrinatura. Per entrambe le parti si tratta dunque di un’intesa di grande valore: Steinberger può contare sul supporto di una delle realtà più influenti dell’IA per proseguire la sua ricerca, mentre OpenAI può attingere alla sua esperienza per esplorare soluzioni agentiche che, al momento, restano difficili da replicare per la concorrenza. Allo stesso tempo, l’unione rientra nell’ormai consolidato modello imprenditoriale del “move fast and break things”, nel dare la priorità alla velocità a discapito della sicurezza.
Attingendo direttamente ai dati presenti sul dispositivo su cui vengono eseguiti, gli agenti di OpenClaw possono accedere a tutte le informazioni conservate sul computer degli utenti che non hanno avuto l’accortezza di utilizzare una macchina dedicata – scelta peraltro non necessariamente semplice, dato che l’ondata di entusiasmo per questi agenti ha impattato sulle scorte di Mac Mini e mini‑PC. Il risultato è che la natura stessa del sistema può esporre contenuti che si vorrebbero mantenere privati: numeri di carte di credito, email personali, documenti sensibili legati al lavoro. Come la maggior parte dei modelli generativi, anche OpenClaw si basa infatti su un funzionamento stocastico, ovvero statistico, ma con una componente aleatoria che introduce variabilità nelle risposte. Questo lo rende inevitabilmente imprevedibile: lo si può orientare, certo, ma non si può mai avere la garanzia assoluta dell’esito finale. Ancor più che gli agenti possono essere ingannati dalle persone con cui interagiscono con lo scopo di far loro compiere azioni dannose per l’utente che li ha creati.
L’accessibilità degli agenti IA di OpenClaw ne ha alimentato una diffusione senza precedenti, innescando una sorta di corsa agli armamenti tra coloro che ne vogliono sfruttarne per primi le potenzialità. Ma la fretta, in questo caso, è un pessimo alleato. Come riportato da Wired, aziende di primo piano – tra cui Meta – hanno imposto ai propri dirigenti e dipendenti il divieto assoluto di sperimentare autonomamente con OpenClaw, arrivando a prevedere il licenziamento immediato per chi dovesse ignorare la direttiva. Una misura drastica che riflette la crescente preoccupazione per i rischi di sicurezza associati a questi agenti, ma che evidenzia anche le tensioni che si stanno sviluppando nella contrapposizione tra modelli “open” e quelli integrati in ecosistemi chiusi.
Gli Epstein Files non sono una semplice raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori, ma un archivio che attraversa una ragnatela complessa di relazioni tra finanza, politica, e intelligence. Milioni di documenti restituiscono il profilo di Jeffrey Epstein non come figura isolata, ma come facilitatore e nodo di connessione di un ecosistema di potere globale. Per oltre trent’anni, questa rete ha operato grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e, soprattutto, il rilascio del 30 gennaio 2026 hanno prodotto effetti concreti, travolgendo figure ritenute intoccabili e mostrando come il sistema sacrifichi alcune pedine per preservare la propria struttura. Molto è stato detto, scritto e speculato sul materiale emerso: quelle che seguono sono le dieci notizie più rilevanti e verificate, che emergono dal corpus documentale e che si trovano ampiamente analizzate in Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali.
1. La presenza di contenuti violenti
L’imprenditore emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem
Il 30 gennaio 2026 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ammesso ufficialmente di aver escluso dai documenti pubblicati immagini e video che mostrano morte, violenze, abusi sessuali sui bambini e pornografia. Nella stessa occasione ha riconosciuto di detenere ancora oltre due milioni di file “in fase di revisione”. L’ammissione implica l’esistenza di materiale ben più compromettente rispetto a quello reso pubblico. Tra i documenti pubblicati figurano e-mail che attestano lo scambio di video di torture tra Epstein e l’imprenditore emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem, che si è dimesso dai vertici di DP World dopo le polemiche. Il rilascio appare dunque parziale e fortemente selettivo.
2. I documenti FBI citano l’ipotesi di legami con l’intelligence israeliana
L’ex Premier israeliano Ehud Barak
Un memorandum dell’FBI (FD-1023) riporta la testimonianza di una fonte confidenziale secondo cui Epstein avrebbe operato per l’intelligence israeliana, il Mossad. Non si tratta di una prova giudiziaria, ma l’informazione è agli atti. I files mostrano, inoltre, rapporti stretti e duraturi con l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e con Yehoshua “Yoni” Koren, alto ufficiale dell’intelligence militare israeliana (AMAN) e suo collaboratore diretto, che ha soggiornato per settimane nell’appartamento di Epstein a Manhattan, in almeno tre occasioni tra il 2013 e la fine del 2015.
3. Donazioni e flussi finanziari verso nodi centrali dell’ecosistema israeliano
La documentazione fiscale contenuta negli Epstein Files mostra donazioni e trasferimenti economici verso fondazioni e soggetti collegati all’ecosistema istituzionale israeliano. Epstein avrebbe finanziato sia il gruppo Friends of Israel Defense Forces (FIDF) sia il Jewish National Fund (JNF), coinvolto nella gestione dei terreni e nella costruzione di insediamenti, inclusi quelli in Cisgiordania.
4. I legami con l’alta finanza globale
Gli Epstein Files ricostruiscono una rete di rapporti con il mondo della grande finanza internazionale. Tra i contatti figurano esponenti di famiglie storiche e dirigenti apicali di importanti istituzioni bancarie, in particolare il gruppo Rotschild. In una mail del 28 febbraio 2026, Epstein scriveva a Peter Thiel vantandosi di essere l’intermediario della famiglia Rothschild: «Come probabilmente sai, rappresento i Rothschild». Un documento del 5 ottobre 2015 indica che la sua società offshore, la Southern Trust Company Inc., aveva siglato un accordo da 25 milioni di dollari con il gruppo Rothschild per servizi di analisi del rischio e algoritmi finanziari. Significativo è anche il caso di Kathy Ruemmler, responsabile legale di Goldman Sachs ed ex consigliera della Casa Bianca, che si è dimessa dopo la pubblicazione delle e-mail che evidenziavano uno stretto rapporto con Epstein, da lei descritto come una figura di riferimento personale.
5. Le connessioni con il World Economic Forum
L’ex Ministro degli Esteri norvegese Børge Brende
Sono documentati i rapporti di Epstein con figure legate al World Economic Forum, tra cui il CEO Børge Brende e l’intermediario Olivier Colom, di cui sono agli atti mail disturbanti in cui si paragonano le donne a “gamberetti”. Le carte indicano che Brende ha partecipato ad almeno tre cene di lavoro con Epstein tra il 2018 e il 2019 e che vi sono stati numerosi scambi di e-mail, foto e messaggi SMS tra i due. In un’e-mail del 16 settembre 2018, Epstein avanzava delle proposte sul futuro del World Economic Forum (WEF): «Davos può davvero sostituire l’ONU».
6. I progetti con Steve Bannon per finanziare la destra sovranista europea
Dai documenti emerge il tenativo di Epstein di collaborare con Steve Bannon per sostenere finanziariamente i movimenti e i partiti della destra sovranista europea
Dai documenti emerge il tentativo di Epstein di collaborare con Steve Bannon per sostenere finanziariamente movimenti e partiti della destra sovranista europea, soprattutto tra il 2018 e il 2019, nel periodo in cui l’ex stratega di Donald Trump cercava risorse, contatti e sponde per iniziative politiche in Europa. I files mostrano discussioni, ipotesi operative e canali di finanziamento transnazionali, anche se molti progetti non si sono concretizzati. Bannon chiese aiuto, nel 2018, per contatti in Europa: «Conosci qualcuno in Europa che voglia controllare il Parlamento europeo e con esso l’UE?», mentre il 5 marzo 2019 scrisse di essere «concentrato sulla raccolta di fondi per Le Pen e Salvini, in modo che possano effettivamente presentare liste complete».
7. Epstein come facilitatore di relazioni diplomatiche multilaterali
L’ambasciatrice norvegese Mona Juul
Gli Epstein Files delineano un quadro di relazioni e mediazioni internazionali che coinvolgono figure come l’ambasciatrice norvegeseMona Juul e l’ex primo ministro Thorbjørn Jagland. Epstein, modificò il testamento due giorni prima della morte, destinando 10 milioni di dollari ai due figli di Juul. A questo si aggiungono legami finanziari opachi, soprattutto tramite il marito Terje Rød-Larsen (ex alto funzionario ONU, dimessosi nel 2020 proprio per legami con Epstein), che in passato ammise prestiti e donazioni da Epstein al suo International Peace Institute.
8. I tentativi documentati, ma falliti, di incontrare Putin
Le e-mail private di Epstein, soprattutto tra il 2010 e il 2018, rivelano una sequenza ripetuta di tentativi falliti di avvicinamento al Cremlino. Il finanziere appare ossessionato dall’idea di incontrare Vladimir Putin, percepito come un interlocutore strategico su investimenti, economia e potere globale. Un ruolo centrale in questi tentativi è attribuito all’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland, all’epoca figura influente nei circuiti diplomatici europei. I tentativi non hanno avuto successo, ma la loro esistenza è indicativa dell’ambizione geopolitica del network in cui Epstein si muoveva.
9. I contatti con Gates e JP Morgan sui progetti di “previsione” delle pandemie
Tra il 2015 e il 2017, anni che precedono l’esplosione della crisi da Covid-19, compaiono scambi di mail che chiamano in causa Bill Gates e ambienti riconducibili a Epstein e a JPMorgan Chase, in un perimetro di discussione che ruota attorno alla “preparazione alle pandemie”, alle simulazioni di ceppi patogeni e alla costruzione di infrastrutture – anche finanziarie e tecnologiche – per la gestione delle emergenze sanitarie. I documenti mostrano come, ben prima del 2020, una parte dell’élite economica stesse ragionando su scenari pandemici anche in termini di “opportunità” di intervento, investimento e governance.
10. Il finanziamento di progetti di clonazione umana ed editing genetico
Il ranch di Epstein nel Nuovo Messico
Infine, gli Epstein Files documentano il sostegno economico di Epstein a progetti di ricerca avanzata nel campo della clonazione umana e dell’editing genetico. A partire dai primi anni 2000, in diverse occasioni, il finanziere di Brooklyn confidò a scienziati e uomini d’affari le sue ambizioni di utilizzare il suo Zorro Ranch, nel Nuovo Messico, come laboratorio in cui alcune donne selezionate sarebbero state inseminate con il suo sperma e avrebbero dato alla luce i “suoi” bambini. Documenti pubblicati rivelano che Epstein stava finanziando un progetto di Bryan Bishop volto a progettare «la nascita di un bambino umano su misura, e possibilmente di un clone umano, entro 5 anni». Epstein appare coinvolto personalmente anche nella sperimentazione di tecniche di editing genetico, tramite il cosiddetto “Venus Project”, del dottor Joseph Thakuria, all’epoca medico e ricercatore affiliato al Massachusetts General Hospital (MGH) e collaboratore del Personal Genome Project della Harvard Medical School.
Due soldati pakistani e cinque militanti sono morti sabato in un attacco suicida nel distretto di Bannu, nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa. Secondo quanto riferito dall’esercito e riportato dal quotidiano Dawn, un convoglio delle forze di sicurezza è stato preso di mira durante un’operazione di intelligence contro i miliziani di “Fitna al Khwarij”, termine con cui Islamabad indica il Tehreek-i-Taliban Pakistan (TTP). Un attentatore suicida a bordo di un veicolo è stato intercettato, evitando – secondo i militari – una strage di civili. Nello scontro sono morti cinque militanti, ma l’esplosione ha causato anche la morte di due soldati.
Quando sentiamo dire, o noi stessi diciamo, che i tempi sono cambiati stiamo cercando un alibi. Forse non sappiamo come reagire, troviamo difficile decidere, vorremmo che accadesse tutto quello che desideriamo senza fare alcuno sforzo.
Lo diciamo perché dovremmo metterci in discussione, ascoltare con attenzione, predisporre alternative, cercare un bene che non sia soltanto il nostro.
E così lasciamo spuntare l’intolleranza e la violenza e l’intelligenza cede il passo alla critica insolente oppure all’inerzia e all’egocentrismo.
Ho pensato di riprendere le parole di Adriano Olivetti, l’industriale visionario, uno dei non pochi geni del nostro Paese, che parla ai lavoratori dello stabilimento appena aperto a Pozzuoli, 23 aprile 1955.
«Abbiamo voluto anche che la natura accompagnasse la vita della fabbrica. La natura rischiava di essere ripudiata da un edificio troppo grande, nel quale le chiuse muraglie, l’aria condizionata, la luce artificiale, avrebbero tentato di trasformare giorno dopo giorno l’uomo in un essere diverso da quello che vi era entrato, pur pieno di speranza. La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’ uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. Per questo abbiamo voluto le finestre basse e i cortili aperti e gli alberi nel giardino ad escludere definitivamente l’idea di una costruzione e di una chiusura ostile».
Olivetti: mi permetto di darvi un piccolo compito. Andate a vedere la storia vincente, per alcuni decenni, di quella Azienda. E anche perché, inevitabilmente, ha dovuto concludersi.
Oggi esistono ancora orizzonti favorevoli, vincenti. Ma ci vuole sempre e comunque una visione costruttiva che comporti un impegno costante e una visione di futuro a medio termine.
Altrimenti continuiamo ad aspettarci, ad esempio da un governo, che distribuisca magari il reddito di cittadinanza, trascurando sanità e scuola pubbliche.
E se invece la sanità e la scuola diventassero veramente nostre, come diceva Adriano Olivetti per la fabbrica, «diventassero a poco a poco parte della nostra anima, diventassero una immensa forza spirituale»?
L’utopia, se lo vogliamo, è vicina, davanti a noi. Cominciamo…da dove?
La giustizia venezuelana ha avviato la liberazione di 379 prigionieri politici dopo il via libera di una nuova legge di amnistia dal Parlamento, approvata all’unanimità e promossa dal governo ad interim. Il deputato che presiede la commissione incaricata del processo ha spiegato che «la Procura ha presentato richieste di amnistia ai tribunali competenti (…) per un totale di 379 persone» e che «queste persone saranno rilasciate e amnistiate» tra oggi e domani mattina. Il procuratore generale ha definito la norma come la chiusura di «un importante ciclo storico» e un’opportunità per avviare un nuovo dialogo nazionale.
Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nell'informativa sulla privacy.
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la navigazione nel sito. Di questi, i cookie che sono classificati come necessari sono memorizzati sul tuo browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito web. Utilizziamo anche cookie di terze parti che ci aiutano ad analizzare e capire come utilizzi questo sito web. Questi cookie vengono memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Hai anche la possibilità di rinunciare a questi cookie, Ma l'opt-out di alcuni di questi cookie può influenzare la tua esperienza di navigazione.
I cookie necessari sono assolutamente indispensabili per il corretto funzionamento del sito web. Questi cookie assicurano le funzionalità di base e le caratteristiche di sicurezza del sito web, in modo anonimo.
Cookie
Durata
Descrizione
__cf_bm
1 hour
This cookie, set by Cloudflare, is used to support Cloudflare Bot Management.
cookielawinfo-checkbox-advertisement
1 year
Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category .
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 mesi
Il cookie è impostato dal consenso dei cookie GDPR per registrare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Funzionale".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Necessario".
cookielawinfo-checkbox-others
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Altro".
cookielawinfo-checkbox-performance
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Performance".
CookieLawInfoConsent
1 year
CookieYes sets this cookie to record the default button state of the corresponding category and the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie.
csrftoken
1 year
This cookie is associated with Django web development platform for python. Used to help protect the website against Cross-Site Request Forgery attacks
JSESSIONID
session
New Relic uses this cookie to store a session identifier so that New Relic can monitor session counts for an application.
viewed_cookie_policy
11 mesi
Il cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent e viene utilizzato per memorizzare se l'utente ha acconsentito o meno all'uso dei cookie. Non memorizza alcun dato personale.
wpEmojiSettingsSupports
session
WordPress sets this cookie when a user interacts with emojis on a WordPress site. It helps determine if the user's browser can display emojis properly.
I cookie funzionali aiutano ad eseguire alcune funzionalità come la condivisione del contenuto del sito web su piattaforme di social media, la raccolta di feedback e altre caratteristiche di terze parti.
Cookie
Durata
Descrizione
yt-player-headers-readable
never
The yt-player-headers-readable cookie is used by YouTube to store user preferences related to video playback and interface, enhancing the user's viewing experience.
yt-remote-cast-available
session
The yt-remote-cast-available cookie is used to store the user's preferences regarding whether casting is available on their YouTube video player.
yt-remote-cast-installed
session
The yt-remote-cast-installed cookie is used to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
yt-remote-connected-devices
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-device-id
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-fast-check-period
session
The yt-remote-fast-check-period cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences for embedded YouTube videos.
yt-remote-session-app
session
The yt-remote-session-app cookie is used by YouTube to store user preferences and information about the interface of the embedded YouTube video player.
yt-remote-session-name
session
The yt-remote-session-name cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY
never
The cookie ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY is used by YouTube to store the last search result entry that was clicked by the user. This information is used to improve the user experience by providing more relevant search results in the future.
I cookie di performance sono utilizzati per capire e analizzare gli indici di performance chiave del sito web che aiuta a fornire una migliore esperienza utente per i visitatori.
Cookie
Durata
Descrizione
SRM_B
1 year 24 days
Used by Microsoft Advertising as a unique ID for visitors.
I cookie analitici sono utilizzati per capire come i visitatori interagiscono con il sito web. Questi cookie aiutano a fornire informazioni sulle metriche del numero di visitatori, la frequenza di rimbalzo, la fonte del traffico, ecc.
Cookie
Durata
Descrizione
_clck
1 year
Microsoft Clarity sets this cookie to retain the browser's Clarity User ID and settings exclusive to that website. This guarantees that actions taken during subsequent visits to the same website will be linked to the same user ID.
_clsk
1 day
Microsoft Clarity sets this cookie to store and consolidate a user's pageviews into a single session recording.
_ga
2 years
The _ga cookie, installed by Google Analytics, calculates visitor, session and campaign data and also keeps track of site usage for the site's analytics report. The cookie stores information anonymously and assigns a randomly generated number to recognize unique visitors.
_ga_*
1 year 1 month 4 days
Google Analytics sets this cookie to store and count page views.
_gat_gtag_UA_178106852_1
1 minute
Set by Google to distinguish users.
_gid
1 day
Installed by Google Analytics, _gid cookie stores information on how visitors use a website, while also creating an analytics report of the website's performance. Some of the data that are collected include the number of visitors, their source, and the pages they visit anonymously.
bugsnag-anonymous-id
never
BugSnag/Juicer sets this cookie for bug reporting and other analytical purposes.
CLID
1 year
Microsoft Clarity set this cookie to store information about how visitors interact with the website. The cookie helps to provide an analysis report. The data collection includes the number of visitors, where they visit the website, and the pages visited.
MR
7 days
This cookie, set by Bing, is used to collect user information for analytics purposes.
SM
session
Microsoft Clarity cookie set this cookie for synchronizing the MUID across Microsoft domains.
vuid
1 year 1 month 4 days
Vimeo installs this cookie to collect tracking information by setting a unique ID to embed videos on the website.
I cookie pubblicitari sono utilizzati per fornire ai visitatori annunci pertinenti e campagne di marketing. Questi cookie tracciano i visitatori attraverso i siti web e raccolgono informazioni per fornire annunci personalizzati.
Cookie
Durata
Descrizione
_fbp
3 months
This cookie is set by Facebook to display advertisements when either on Facebook or on a digital platform powered by Facebook advertising, after visiting the website.
_tt_enable_cookie
1 year 24 days
Tiktok set this cookie to collect data about behaviour and activities on the website and to measure the effectiveness of the advertising.
_ttp
1 year 24 days
TikTok set this cookie to track and improve the performance of advertising campaigns, as well as to personalise the user experience.
ANONCHK
10 minutes
The ANONCHK cookie, set by Bing, is used to store a user's session ID and verify ads' clicks on the Bing search engine. The cookie helps in reporting and personalization as well.
fr
3 months
Facebook sets this cookie to show relevant advertisements by tracking user behaviour across the web, on sites with Facebook pixel or Facebook social plugin.
MUID
1 year 24 days
Bing sets this cookie to recognise unique web browsers visiting Microsoft sites. This cookie is used for advertising, site analytics, and other operations.
test_cookie
16 minutes
doubleclick.net sets this cookie to determine if the user's browser supports cookies.
VISITOR_INFO1_LIVE
6 months
YouTube sets this cookie to measure bandwidth, determining whether the user gets the new or old player interface.
VISITOR_PRIVACY_METADATA
6 months
YouTube sets this cookie to store the user's cookie consent state for the current domain.
YSC
session
Youtube sets this cookie to track the views of embedded videos on Youtube pages.
yt.innertube::nextId
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.
yt.innertube::requests
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.