Il Venezuela ha rilasciato 99 prigionieri politici tra uomini, donne e minori, quasi tutti detenuti dopo le tensioni legate alle elezioni del 2024. Lo ha annunciato il Ministero penitenziario di Caracas, che parla di «misure sostitutive della pena» volute da Nicolás Maduro per rispettare i diritti umani. Tuttavia, tra gli scarcerati non ci sono cittadini italiani: restano in carcere Alberto Trentini, cooperante detenuto da oltre 400 giorni senza accuse formali, Daniel Echenaguccia e Biagio Pilieri, la cui salute è considerata fragile dai familiari. La Farnesina e gli ambasciatori continuano i canali diplomatici per la loro liberazione, mentre ONG e le rispettive famiglie chiedono più trasparenza sulle condizioni di detenzione e sul destino dei loro congiunti.
Trump bombarda la Nigeria: “Dobbiamo proteggere i cristiani”
Gli Stati Uniti hanno bombardato postazioni dell’ISIS in Nigeria, nello Stato di Sokoto, in coordinamento con il governo di Abuja. Ad annunciare l’operazione nella notte italiana tra il 25 e il 26 dicembre è stato il presidente Donald Trump, che con un post sul social Truth, ha rivendicato un «attacco potente e mortale contro la feccia terrorista dell’ISIS nel nord-ovest della Nigeria», sostenendo che lo Stato Islamico aveva messo nel mirino i cristiani che vivono nella regione: «In passato ho avvertito questi terroristi che, qualora non avessero fermato il massacro dei cristiani, avrebbero pagato con un inferno, e stasera c’è stato». A inizio novembre Trump aveva già minacciato sul suo social Truth un raid in Nigeria per «spazzare via i terroristi islamici».
Il Pentagono ha diffuso su X un video che documenta l’operazione. Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha ringraziato il governo nigeriano per il suo supporto e la sua cooperazione su X e ha aggiunto: «Seguiranno altre novità…». Abuja ha confermato in una nota la disponibilità a collaborare con Washington per rafforzare l’azione contro i gruppi militanti, ma ha puntualizzato che i gruppi armati colpiscono indiscriminatamente musulmani e cristiani e che le accuse statunitensi di persecuzioni religiose non restituiscono la complessità della situazione, né tengono conto degli sforzi compiuti dal governo per tutelare la libertà di culto. L’operazione americana si inserisce in un quadro di instabilità cronica che da anni interessa vaste aree della Nigeria, dove agiscono gruppi jihadisti, milizie armate e reti criminali. Nelle sue dichiarazioni, Trump ha accentuato la lettura religiosa del conflitto per giustificare i raid americani, sostenendo l’esistenza di una persecuzione sistematica dei cristiani: una narrazione che trova consenso in ambienti conservatori statunitensi, ma che molti analisti giudicano riduttiva, in quanto la crisi è alimentata da fattori intrecciati – tensioni etniche, competizione per le risorse, povertà e fragilità istituzionale – che espongono civili di entrambe le fedi a violenze indiscriminate.
A inizio novembre, su Truth, Trump aveva puntato il dito contro il governo nigeriano accusandolo di tollerare l’uccisione di cristiani e aveva bollato i gruppi estremisti di Boko Haram e la Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP) come responsabili di «atrocità orribili» contro i cristiani. Le minacce di Trump seguivano l’attenzione posta dal senatore Ted Cruz che, a sua volta, aveva accusato la Nigeria di consentire un “massacro” di cristiani. Il presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu aveva respinto la lettura e le minacce di Trump, ribadendo libertà religiosa e sovranità nazionale e negando che la violenza colpisca solo i cristiani. Secondo i dati dell’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), tra gennaio 2020 e settembre 2025 si contano 11.862 attacchi contro civili sia cristiani sia musulmani e 20.409 vittime per mano di Boko Haram e ISWAP. Gran parte della violenza, specie nel nord-ovest, deriva da banditi e milizie etniche. Dall’ascesa di Bola Tinubu nel 2023, si stimano 10.000 morti, centinaia di rapimenti e 3 milioni di sfollati. Secondo la International Society for Civil Liberties and Rule of Law (Intersociety), oltre 52.000 cristiani sono stati uccisi dal 2009, di cui 7.000 solo dallo scorso dicembre, mentre la violenza si espande verso sud tra conflitti per la terra e risorse.
Sul piano geopolitico, l’iniziativa di Washington sembra rispondere più a calcoli di potenza che a preoccupazioni umanitarie. La persecuzione dei cristiani è documentata in diversi altri Paesi – tra cui Somalia, Yemen, Libia, Sudan, Eritrea, Pakistan, Afghanistan e Siria – ma la Nigeria presenta una dinamica più complessa, in cui la violenza colpisce comunità di diverse fedi. I raid USA arrivano mentre la Cina sta rafforzando la propria presenza economica e diplomatica in Nigeria e in Africa occidentale, attraverso investimenti, accordi infrastrutturali e cooperazione politica. Abuja è il principale produttore di petrolio africano, con riserve concentrate soprattutto nel Delta del Niger, area a composizione religiosa mista, ma in prevalenza cristiana. Negli ultimi anni, il rafforzamento del partenariato sino-nigeriano e i meccanismi di cooperazione Sud-Sud hanno accresciuto il peso di Pechino come interlocutore strategico. L’approccio muscolare americano e la retorica trumpiana sulla “difesa dei cristiani” rischiano di essere percepiti come strumentali, alimentando diffidenze e tensioni locali, con l’effetto opposto di spingere ulteriormente Abuja – e con essa una parte dell’Africa occidentale – nell’orbita cinese.
Zelensky annuncia un incontro con Trump
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che si incontrerà con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump «nel prossimo futuro», sottolineando che «molto può essere deciso prima di Capodanno». Zelensky ha scritto su X che la decisione deriva dagli ultimi contatti tra il negoziatore ucraino Rustem Umerov e la parte americana, dopo una telefonata con l’inviato Usa Steve Witkoff e Jared Kushner. Intanto le forze russe hanno attaccato giovedì sera un’infrastruttura critica nella regione di Volinia, nell’Ucraina occidentale.
California, stato d’emergenza in 6 contee causa tempesta
Una potente tempesta invernale sta colpendo la California, portando piogge intense, venti forti e abbondanti nevicate, con visibilità quasi nulla nelle aree montane. Il maltempo è arrivato mentre milioni di persone erano in viaggio per le festività, rendendo le condizioni stradali estremamente pericolose. In California meridionale sono stati emessi avvisi di evacuazione, in particolare nelle zone già colpite dagli incendi di gennaio. A Los Angeles un uomo intrappolato in un tunnel di drenaggio è stato salvato. Il governatore Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza in sei contee, mobilitando squadre di soccorso e la Guardia Nazionale.
Emilia-Romagna, allerta rossa per maltempo
Natale in Emilia-Romagna è arrivato insieme a un forte maltempo, con le piogge intense che ha portato a diramare una allerta rossa per rischio idraulico e idrogeologico nell’area di Bologna, Ferrara e Ravenna. Una allerta gialla è stata diramata anche nelle Regioni di Lazio, Puglia, Campania e Toscana. In Friuli, invece, sono state registrare raffiche di vento fino a 100 km/h.
24 dicembre 1971, una poesia di Iosip A. Brodskij
Siamo tutti a Natale un po’ Re Magi.
Negli empori, fanghiglia e affollamento.
La gente, carica di mucchi di pacchetti,
mette un bancone sotto accerchiamento
per un po’ di croccante
al gusto di caffè
così ciascuno è cammello
e insieme re.
Reticelle, sacchetti, borse della spesa,
colbacchi e cravatte che vanno di traverso.
Effluvi di vodka, odori di pino e baccalà
e di cannella, mandarini e mele.
Marea di volti, e per via del vento misto a neve
il sentiero verso Betlemme non si vede.
Quelli che portano i modesti doni
saltano sui mezzi, sfondano i portoni,
spariscono negli abissi dei cortili,
eppure sanno che la grotta è vuota:
niente greppia, né un bue con l’asinello,
o Colei che circonfusa è da un aureo anello.
Il vuoto. Ma basta immaginarlo con la mente,
e dal nulla, di colpo un guizzo luminoso.
Deve saperlo Erode che quanto più è potente,
tanto più certo, ineludibile è il prodigioso evento.
La costanza di tale affinità è il meccanismo fondante della Natività.
E adesso ovunque festeggiano
il Suo avvento, mettendo tutti i tavoli vicino.
Ancora non serve la stella nel turchino,
ma già si può vedere da lontano
la buona volontà di ogni figlio d’Adamo,
mentre i pastori attizzano i falò.
Fiocca la neve: non fumano i comignoli
sui tetti, squillano invece i volti come macchie.
Erode beve. Le donne nascondono i piccini.
Chi sta giungendo – non si sa mai:
ignoriamo i presagi, e il cuore sull’istante
potrebbe non ravvisare un forestiero nel viandante.
Ma quando, nel gelo della porta spalancata,
una figura avvolta nello scialle emerge
dalla foschia fitta della notte,
senti esistere in te senza vergogna
il Bambino e lo Spirito Santo;
poi guardi il cielo ed eccola – la Stella.
Una poesia costruita come una sceneggiatura, ma poi eccoli i volti squillanti, il guizzo luminoso, i pastori che attizzano i falò: bagliori di discontinuità, quasi un suggerimento al direttore della fotografia.
Il Natale, la stella, arriva annunciata da un viandante, perché se è vero che tutti i riti del consumo ci rendono anonimi, confusi nell’identico, dentro un’unica galleria pieni di ansia, lo straniero avvolto nel mantello è portatore di una novità, è l’attore che mette in scena non un regalo ma una profezia.
È arrivato Godot, l’atteso poi disatteso, metafisica sospensione del tempo. Qualcosa sta per succedere, si sono uniti i tavoli, possiamo finalmente stare vicini.
La potenza di Erode sembrava inattaccabile, ancora affolla il presente, la quotidianità: “fiocca la neve”,”Erode beve”…
Ma c’è in preparazione il cambiamento, la rivelazione e la rivoluzione di un potere Bambino e divino, totalmente nuovo rispetto al potere di chi trascura i presagi e crede di non dover temere nulla.
Elezioni in Honduras: vince il candidato vicino a Trump
Il consiglio elettorale dell’Honduras ha dichiarato Nasry Asfura vincitore delle elezioni presidenziali del Paese. L’annuncio arriva dopo oltre 20 giorni di tensioni con i leader degli altri partiti, che accusavano Asfura di brogli e di avere permesso interferenze straniere; il candidato, supportato apertamente dal presidente degli USA Trump, si è imposto con il 40,3% delle preferenze, mentre il leader del Partito Liberale, Salvador Nasralla, è arrivato secondo con il 39,5% dei voti. Nasralla non ha riconosciuto il risultato annunciato dal consiglio elettorale, ma ha invitato il popolo alla calma, stroncando sul nascere eventuali proteste di piazza.
Da Santo a brand globale: come Santa Claus è diventato il volto del consumismo natalizio
La figura di Santa Claus è oggi una delle immagini più riconoscibili del pianeta. Eppure la sua identità non nasce dalla fantasia contemporanea, ma da una stratificazione complessa in cui convergono religione, folklore europeo, trasformazioni sociali e, negli ultimi decenni, la potenza del marketing applicato al commercio. Ripercorrere le sue origini significa attraversare secoli di storia e smontare alcune credenze consolidate, ma anche interrogarsi su come un simbolo religioso e popolare sia diventato una delle icone globali del consumismo più sfrenato.
San Nicola e l’origine del mito
Il punto di partenza documentato è San Nicola di Myra, originario dell’attuale Turchia meridionale e attuale patrono della città di Bari. Fu un vescovo cristiano nato nel terzo secolo dopo Cristo che divenne noto soprattutto per atti di carità verso poveri e bambini, la cui venerazione si radicò nell’Europa medievale al punto da generare tradizioni di doni e protezione dei più fragili. Considerato come un Santo quando era ancora in vita, a lui sono attribuiti diversi miracoli e azioni esemplari nel combattere le ingiustizie. Il miracolo più raccontato – che introduce anche la pratica del dono fatto di nascosto – è quello delle tre fanciulle salvate grazie alla sua carità. Secondo la leggenda, un padre ridotto in miseria non poteva offrire la dote alle tre figlie, condannandole così a un destino disperato. Nicola, per non umiliarlo e mantenere l’anonimato, durante tre notti consecutive lasciò tre sacchetti d’oro nella casa della famiglia (in alcune versioni li gettò dalla finestra, in altre attraverso il camino), permettendo alle ragazze di sposarsi dignitosamente.
Nei Paesi Bassi la sua figura si traduce in Sinterklaas, celebrato il 6 dicembre, che entra nelle case portando regali: è da qui che, attraverso l’emigrazione olandese negli Stati Uniti tra XVII e XIX secolo, si forma il passaggio linguistico e culturale a Santa Claus. Studi storici e religiosi come quelli di Gerald Bowler (Santa Claus: A Biography), ricerche universitarie sulla storicità di Nicola come quelle dell’University of Queensland o dell’University of Winchester e lavori di Tom A. Jerman (Santa Claus Worldwide) confermano questa genealogia come principale radice documentata.
Il contributo del folklore europeo
Santa Claus però non è solo eredità cristiana. Nel Nord Europa circolano figure invernali che alimentano un immaginario parallelo. In Inghilterra si sviluppa Father Christmas, personificazione dello “spirito del Natale”, spesso rappresentato con abito verde, legato alla natura e al ciclo stagionale. In ambito germanico e scandinavo sopravvivono eco di narrazioni pre-cristiane legate a Yule e a figure come Odino, immaginato come un vecchio viaggiatore barbuto che attraversa i cieli invernali. Più che una derivazione diretta, si tratta di un simbolismo che nel corso del tempo si innesta sulla figura di San Nicola, alimentando il mito.
Rosso o verde?
Una delle storie più affascinanti riguarda il colore dell’abito. Secondo la leggenda contemporanea, Babbo Natale avrebbe indossato in origine un costume verde, diventato rosso per merito (o colpa) di Coca-Cola. La ricerca storica racconta una realtà diversa: già nell’Ottocento illustratori come Thomas Nast raffigurano Santa Claus con abito rosso, ma anche con varianti cromatiche. Nel primo Novecento il rosso è già ampiamente diffuso. Il ruolo di Coca-Cola, a partire dalle celebri illustrazioni di Haddon Sundblom negli anni ’30, non è dunque creativo, ma, al contrario, standardizzante: la multinazionale non crea l’immagine, ma la codifica e la diffonde globalmente, trasformandola in linguaggio universale che si sposa perfettamente con i colori del marchio. Lo riconoscono tanto storici come Stephen Nissenbaum (The Battle for Christmas), quanto la stessa azienda.
Sciamani, slitte e funghi
Negli ultimi decenni è circolata anche una narrazione alternativa, affascinante ma controversa: quella che lega Santa Claus a pratiche sciamaniche dell’Europa nord-orientale, all’uso rituale dell’Amanita muscaria, all’ingresso invernale attraverso camini e all’uso della slitta. Studi di R. Gordon Wasson e letture etno-antropologiche come quelle di John A. Rush hanno contribuito a diffondere questa interpretazione. Tuttavia numerosi ricercatori – tra cui studiosi Sámi come Tim Frandy e analisi pubblicate da testate come National Geographic – invitano alla prudenza: si tratta più di un’ipotesi suggestiva che di una verità storica.
Secondo questa lettura, le analogie non sarebbero casuali: gli sciamani che abitavano la vasta zona dominata dai monti Urali e la Siberia, durante i rituali invernali, si spostavano su slitte trainate da renne, figura animale centrale anche nell’iconografia moderna di Santa Claus. In inverno, quando le porte erano bloccate dalla neve, si racconta che potessero entrare nelle abitazioni attraverso il tetto o il camino, gesto che richiama uno degli elementi narrativi più noti del mito natalizio. Inoltre, l’uso rituale dell’Amanita muscaria, il fungo (rosso) dai puntini (bianchi) associato a stati alterati di coscienza, viene messo in parallelo con la simbologia cromatica del costume di Santa Claus e con la dimensione “magica” del viaggio notturno. Questi elementi, messi insieme, producono una suggestiva somiglianza narrativa tra lo sciamano artico e il Babbo Natale contemporaneo: un mediatore tra mondi, capace di viaggiare nel freddo invernale e di portare qualcosa di speciale alle comunità.
La trasformazione decisiva, invece, è sociale ed economica. È tra XIX e XX secolo che Santa Claus diventa il simbolo perfetto del Natale borghese e domestico, legato ai bambini, alla casa e, progressivamente, al mercato. Il lavoro di Nissenbaum mostra come il Natale venga rimodellato dalla società industriale e come Santa Claus diventi un attore centrale di un rituale ormai profondamente commerciale. Il risultato è il personaggio che conosciamo oggi: non solo figura fiabesca e generosa, ma icona globale del consumismo festivo, sintesi potente di marketing, emozione e tradizione reinterpretata.
Bombardieri russi sul mar di Norvegia, decollano jet stranieri
I bombardieri strategici russi Tu-95MS delle Forze Aerospaziali hanno effettuato un volo pianificato di oltre sette ore sopra le acque internazionali dei mari di Barents e di Norvegia, a nord della Scandinavia. Lo ha fatto sapere il ministero della Difesa russo. Gli aerei, in grado di trasportare armi nucleari, sono stati scortati da jet da combattimento di Paesi stranieri e monitorati dagli aerei della NATO presenti nella regione. Mosca ha sottolineato che queste missioni avvengono regolarmente e nel rispetto del diritto internazionale.
Ucraina, Zelensky presenta il piano di pace USA: “non prevede la rinuncia alla NATO”
Elezioni dopo la firma dell’accordo, garanzie di sicurezza per prevenire future aggressioni russe, creazione di una zona demilitarizzata nell’Ucraina orientale, linee guida per la ricostruzione del Paese. Sono questi alcuni dei 20 punti dell’ultimo piano per la pace tra Russia e Ucraina, illustrato martedì dal presidente Volodymyr Zelensky alla stampa. Il documento, elaborato con gli Stati Uniti nei colloqui a Miami che si sono tenuti nei giorni scorsi, non contiene alcuna clausola che imponga all’Ucraina di rinunciare alla prospettiva di aderire alla NATO, che resta per la Russia una linea rossa invalicabile, rendendo il piano largamente irricevibile.
La versione attuale della proposta, più snella rispetto a una prima bozza in 28 punti, è stata trasmessa formalmente alle autorità russe attraverso canali diplomatici statunitensi. Se Zelensky ha dichiarato di attendere una risposta di Mosca in giornata, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha escluso commenti pubblici: la Russia valuterà il piano USA dopo il report dell’inviato Kirill Dmitriev, che ha incontrato a Miami gli emissari di Donald Trump. Le reazioni a Bruxelles e Washington oscillano tra cauta speranza e pragmatismo, tuttavia, l’assenza di un accordo con Mosca sulle linee territoriali rende incerto l’esito finale. Il testo prevede un congelamento delle linee del fronte attuali, con monitoraggio internazionale e la possibilità di istituire zone demilitarizzate e libere zone economiche nell’est del Paese, condizionate al ritiro reciproco delle forze e all’approvazione di un referendum ucraino dopo un effettivo cessate il fuoco. In parallelo, il piano prevede una serie di misure economiche e istituzionali: accelerazione dell’accesso all’Unione Europea, un ingente pacchetto di aiuti e investimenti per la ricostruzione postbellica e la formazione di un Consiglio di Pace internazionale che includa USA, Europa, NATO, Russia e Ucraina per supervisionare l’attuazione dell’accordo. La bozza stabilisce garanzie di sicurezza ispirate all’Articolo 5 della NATO fornite da USA, Europa e Paesi firmatari. Queste previsioni sono intese a proteggere l’Ucraina da future aggressioni, senza che sia necessario aderire formalmente all’Alleanza Atlantica. Zelensky ha escluso la rinuncia alla prospettiva di adesione: «Spetta alla NATO decidere», ha sottolineato, ricordando che l’Ucraina non intende modificare la Costituzione per inserire una clausola specifica.
Se il nodo centrale rimane quello dell’adesione alla NATO, resta aperta la partita sul futuro del Donbass e della centrale nucleare di Zaporizhzhia, due temi su cui Kiev e Washington divergono dalle richieste russe. Zelensky ha anche chiarito che la bozza dell’accordo non prevede il ritiro delle sanzioni contro Mosca da parte degli Stati Uniti, ma che Washington intende revocarle gradualmente dopo la fine della guerra. Più che una piattaforma di compromesso, il piano presentato da Zelensky appare come una cornice politica che cristallizza le posizioni di Kiev e dei suoi alleati, scaricando sul tavolo negoziale condizioni che Mosca considera, da tempo, inacettabili.
I 20 punti del piano di pace USA
Ecco l’elenco sintetico dei 20 punti presentati da Zelensky:
- Conferma della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.
- Stipula di un patto di non aggressione totale e incondizionato tra Russia e Ucraina.
- L’Ucraina riceverà solide garanzie di sicurezza.
- Le Forze armate ucraine manterranno una forza in tempo di pace di 800.000 effettivi.
- Garanzie di sicurezza fornite da Stati Uniti, NATO e Paesi europei secondo criteri simili all’Articolo 5.
- Impegno della Russia a formalizzare politiche di non aggressione verso Ucraina ed Europa.
- Impegno per l’accesso e l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea con tempi definiti.
- Un programma di sviluppo globale per l’Ucraina, da definire in un accordo separato sugli investimenti e la prosperità futura.
- Creazione di fondi dedicati alla ripresa dell’economia ucraina, alla ricostruzione del Paese e alle questioni umanitarie
- Dopo l’accordo, l’Ucraina accelererà la conclusione di un trattato di libero scambio con gli USA.
- Creazione di zone demilitarizzate nelle aree di conflitto con controllo internazionale.
- Gestione congiunta della centrale di Zaporizhzhia tra Ucraina, USA e Russia.
- Impegno congiunto su educazione e inclusione, con programmi contro razzismo e pregiudizi e adeguamento dell’Ucraina agli standard UE su tolleranza religiosa e tutela delle lingue minoritarie
- Riconoscimento dell’attuale linea di contatto con monitoraggio internazionale, ritiro russo da altre regioni come condizione dell’accordo e pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra.
- Avendo concordato futuri accordi territoriali, la Federazione Russa e l’Ucraina si impegnano entrambe a non modificare tali disposizioni con la forza.
- La Russia non impedirà all’Ucraina di utilizzare il fiume Dnepr e il Mar Nero per scopi commerciali.
- Costituzione di un comitato umanitario per garantire l’attuazione dell’accordo e per le questioni in sospeso. Scambio di prigionieri e ricongiungimento delle famiglie.
- Elezioni libere e plurali subito dopo la firma dell’accordo.
- Il presente accordo è giuridicamente vincolante.
- Cessate il fuoco completo immediatamente dopo l’accettazione formale da tutte le parti.








