A due giorni dalla tragedia ferroviaria in Andalusia in Spagna, martedì sera è avvenuto un nuovo deragliamento di un treno della linea 4 delle ferrovie regionali catalane (Rodalies). L’incidente ha avuto luogo tra Sant Sadurní d’Anoia e Gelida, nei pressi di Barcellona, dopo che un muro di contenimento è crollato sui binari a causa delle piogge intense. Il macchinista è morto e almeno 37 passeggeri sono rimasti feriti, di cui quattro in condizioni serie. I soccorsi hanno mobilitato ambulanze e vigili del fuoco per assistere i viaggiatori e liberare i vagoni. Il servizio ferroviario della linea R1 e R4 di Rodalies è stato sospeso.
Cisgiordania: Israele ha raso al suolo la sede UNRWA di Gerusalemme Est
È stata demolita stamattina la sede dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), a Gerusalemme Est. I bulldozer israeliani, insieme all’esercito, hanno fatto irruzione nel complesso dell’agenzia alle prime luci del mattino, e dopo aver isolato le strade circostanti, hanno proceduto alla demolizione delle strutture. Poi hanno issato la bandiera israeliana sull’edificio, nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah. “Si tratta di un attacco senza precedenti contro l’UNRWA e i suoi locali. Costituisce inoltre una grave violazione del diritto internazionale e dei privilegi e delle immunità delle Nazioni Unite” ha dichiarato il portavoce dell’UNRWA, Jonathan Fowler. L’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente) è l’agenzia ONU creata nel 1949 per fornire assistenza umanitaria, protezione, istruzione e servizi sanitari ai circa 5 milioni di profughi palestinesi registrati in Giordania, Libano, Siria e nei territori palestinesi. Offre servizi essenziali come scuole, centri medici, supporto sociale e aiuti in caso di emergenza.
L’agenzia ONU è nel mirino d’Israele da decenni, ma dal 7 di ottobre 2023 i suoi tentativi di cancellarla hanno trovato anche sostegno internazionale, quando almeno 9 Stati le hanno tagliato i finanziamenti a seguito delle accuse – senza prove – secondo cui alcuni membri del personale erano coinvolti negli attacchi di Hamas del 7 ottobre. Lo Stato ebraico vuole chiudere UNRWA perché l’agenzia difende e rappresenta il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare nella propria terra dalla quale sono stati cacciati nel 1948, terra che poi è diventato lo Stato di Israele. Oggi la Rete delle organizzazioni non governative palestinesi (PNGO) ha ribadito che la demolizione e il raid fanno parte dei continui tentativi di smantellare le operazioni di UNRWA ed eliminare il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, garantito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite. “Ciò fa parte di una campagna continua da parte della potenza occupante che prende di mira i campi profughi palestinesi nella Cisgiordania settentrionale, con l’obiettivo di minarli e rimodellarli come testimonianza della Nakba, nell’ambito della sua guerra aperta contro il popolo palestinese e dei suoi continui crimini di genocidio nella Striscia di Gaza e in Cisgiordana”, scrivono.
Mentre i bulldozer iniziavano a demolire le strutture, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir è arrivato sul posto per assistere alla demolizione. “Questo è un giorno importante per la sovranità a Gerusalemme”, ha affermato. “Oggi questi sostenitori del terrorismo vengono cacciati da qui con tutto ciò che hanno costruito. Questo è ciò che verrà fatto a ogni sostenitore del terrorismo”. UNRWA è uno dei bersagli preferiti del ministro di estrema destra israeliano, forte sostenitore del suprematismo ebraico nonché uno dei leader della colonizzazione della Cisgiordania e della recente proposta di legge che invoca la pena di morte per i prigionieri palestinesi. Anche il vicesindaco della città, Arieh King ha gioito dell’operazione. “Oggi abbiamo sconfitto il nemico, è stato cacciato via da Gerusalemme e, con l’aiuto di Dio, lo cacceremo via da ogni parte della Terra d’Israele. Non c’è scelta: o loro o noi” ha dichiarato .
Nell’ottobre del 2024, la Knesset ha approvato due leggi che vietano ad UNRWA di operare nel territorio israeliano e che proibiscono ai funzionari israeliani di avere contatti con l’agenzia. Il mese scorso ha modificato la legge per vietare la fornitura di elettricità o acqua alle strutture UNRWA, che includono scuole e centri medici. La settimana scorsa, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha avvertito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che potrebbe portare il suo Paese davanti alla Corte internazionale di giustizia se non abroga le leggi che prendono di mira l’UNRWA e restituisce i beni e le proprietà sequestrati. In una lettera dell’8 gennaio a Netanyahu, Guterres ha affermato che l’ONU non può rimanere indifferente alle “azioni intraprese da Israele, che sono in diretta violazione degli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale. Devono essere revocate senza indugio”.
Gli edifici di UNRWA erano stati posti sotto sequestro il mese scorso, anche in quel caso sostituendo la bandiera ONU con quella israeliana. L’ONU considera Gerusalemme Est occupata da Israele, mentre Tel Aviv, violando gli accordi sanciti in passato nonché numerose risoluzioni ONU, considera tutta Gerusalemme parte del proprio territorio.
La Camera approva il decreto Ilva: è legge
Con 136 voti a favore, 96 contrari e 4 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato il decreto-legge ex Ilva; il provvedimento era già stato approvato dal Senato, e diventerà ora legge. Esso prevede lo stanziamento di 149 milioni di euro di prestito a Ilva volti a garantire la continuità degli stabilimenti di interesse strategico, da erogare nel caso in cui la procedura di cessione a terzi non si concluda entro il 30 gennaio. Il testo dispone inoltre una integrazione del trattamento economico dei dipendenti per cui – nel 2025 e nel 2026 – è stato prorogato il ricorso alla cassa integrazione.
Togo: estradato ex presidente del Burkina Faso
Il Togo ha annunciato di avere estradato l’ex presidente ad interim del Burkina Faso, Paul-Henri Sandaogo Damiba su richiesta del governo burkinabé. Ouagadougou accusa l’ex presidente di appropriazione indebita di fondi pubblici, istigazione delinquere e di avere architettato un golpe contro il Paese; il Togo ha affermato di avere ricevuto la garanzia che Damiba non sarà condannato a morte. L’ex leader del Paese si trovava in Togo dopo la sua destituzione da parte dell’attuale presidente Ibrahim Traoré col golpe del 2022; precedentemente ricopriva la carica di presidente ad interim, assunta a seguito di un altro colpo di Stato.
La Corte dei Conti UE demolisce la TAV: costi più che raddoppiati, lavori in ritardo di 18 anni
Un aumento dei costi del 127% rispetto alle stime iniziali e un ritardo cumulato di diciotto anni nella consegna dell’opera: sono questi i dati impietosi con cui la Corte dei Conti europea ha bollato il progetto della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. L’analisi, contenuta in un aggiornamento della relazione sulle grandi “infrastrutture-faro” dei trasporti UE, disegna un quadro di criticità condiviso da molti megaprogetti continentali, ma particolarmente problematico per il collegamento transalpino. I costi, già lievitati a 11,1 miliardi di euro in valuta 2012 (circa 14,7 miliardi a valori correnti), continuano a salire, mentre la data di inaugurazione slitta ormai al 2033, ben oltre la scadenza del 2030 fissata per il completamento della rete centrale europea.
La relazione dei revisori di Lussemburgo inserisce la Torino-Lione nel novero delle opere strategiche che hanno riscontrato le maggiori difficoltà. Rispetto all’ultimo aggiornamento del 2020, i costi sono cresciuti di un ulteriore 23% negli ultimi sei anni. Il confronto con il progetto originario degli anni ’90 è ancora più spietato: da una stima iniziale di 5,2 miliardi si è passati agli attuali 11,1 miliardi, con un incremento, appunto, del 127%. Un percorso di rincari che accomuna la TAV ad altri colossi infrastrutturali: tra i casi più emblematici, la Rail Baltica, che ha visto i costi quadruplicare (+291%), e il canale Senna-Nord Europa, che fa segnare un +225%.
Le cause di questo deterioramento finanziario e temporale sono molteplici. La Corte riconosce che i cantieri strategici “hanno dovuto affrontare ulteriori sfide legate alla pandemia di COVID-19 e alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, a cui si sono aggiunti nuovi requisiti normativi e alcuni problemi tecnici imprevisti”. Tuttavia, il giudizio complessivo rimane severo. «Le conclusioni sono inequivocabili: l’obiettivo di completare la rete centrale Ten-T dell’Ue entro il 2030 non sarà sicuramente raggiunto», si legge nel report. Per la Torino-Lione, la data di completamento è ora il 2033, «contrariamente alla scadenza del 2015 fissata inizialmente o a quella del 2030 indicata nel calendario del 2020».
La società pubblica italo-francese Telt, responsabile della costruzione, ha replicato alle critiche, sostenendo che il paragone con le stime degli anni ’90 non sia corretto. In una nota afferma: «La Corte confronta tempi e costi attuali con quelli dell’ipotesi originaria che non è stata concretizzata. Una comparazione che non riflette la realtà». La società sottolinea come il progetto sia radicalmente mutato, passando dall’idea di una «singola galleria» a un «tunnel a doppia canna», e ricorda l’impegno formale di Italia, Francia e Commissione Ue a completare i lavori, siglato nel 2025.
Il rapporto della Corte non si limita alla Torino-Lione, ma delinea un panorama generale di ritardi e costi fuori controllo per l’intera rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). Per i cinque megaprogetti di cui si hanno dati completi, il ritardo medio è salito a 17 anni, rispetto agli 11 stimati nel 2020. Anche il tunnel di base del Brennero, i cui costi sono lievitati del 40%, non aprirà prima del 2032, con 16 anni di ritardo. Nel complesso, gli otto progetti esaminati hanno visto l’aumento reale dei costi passare dal +47% del 2020 all’attuale +82%.Un aspetto che la Corte dei Conti europea contesta all’Esecutivo Ue è la scarsa assertività nel far rispettare le scadenze. Il rapporto rileva come la Commissione «si è avvalsa solo una volta, «e per nessuno degli otto megaprogetti esaminati, del principale (seppur limitato) strumento giuridico a sua disposizione per ottenere spiegazioni a proposito dei ritardi». Nonostante le criticità, i progetti hanno continuato a ricevere finanziamenti comunitari consistenti, con ulteriori 7,9 miliardi stanziati dal 2020, per un totale di 15,3 miliardi di euro di fondi Ue.
Nel frattempo, in Val di Susa hanno avuto inizio gli sfratti forzati per fare spazio ai cantieri. Dallo scorso 19 novembre, le forze dell’ordine hanno infatti eseguito gli ordini di rilascio per tre abitazioni a San Giuliano, dove sorgerà la stazione internazionale. L’area, oggetto di un decreto di esproprio del 2023, servirà alla logistica dello scavo e poi alla stazione stessa. Un capitolo doloroso per una comunità che da tre decenni si oppone all’opera, e che vive questi atti come una violenza. «Perdere una casa non è solo una questione economica: significa vedere cancellata una parte della propria vita», ha denunciato il Movimento No Tav. L’estensione complessiva dei terreni espropriati è di circa quattromila metri quadrati, per un totale di oltre un migliaio di proprietari. Tanti erano stati, infatti, gli attivisti che nel 2012 avevano comprato una porzione di territorio a testa, al fine di rendere più difficoltosa per le aziende l’appropriazione dei terreni.
Afghanistan, attentato dell’ISIS: 7 morti
Il gruppo islamista dello Stato Islamico ha reclamato un attacco avvenuto nella capitale Kabul. L’attacco è stato lanciato ieri contro un ristorante cinese, e ha provocato la morte di 7 persone, tra cui un cittadino cinese. A essere bersaglio dell’attentato erano proprio i cittadini cinesi: l’ISIS accusa la Cina di discriminare le persone di fede musulmana residenti nel proprio territorio e di violare i loro diritti umani. Pechino rigetta le accuse; la Cina ha inoltre contattato le autorità di Kabul chiedendo loro di proteggere i propri cittadini. L’attentato di ieri è il quarto attacco ai danni di cittadini cinesi in Afghanistan negli ultimi tre mesi.









