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Una nuova enorme diga sul Nilo mette a rischio la pace in Africa Orientale

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La costruzione della diga GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), ovvero «Grande Diga della Rinascita Etiope», iniziata nel 2011 e costata fino ad oggi 4,5 miliardi di dollari, invece di diventare un mezzo di cooperazione rischia di diventare una fonte di conflitto, accrescendo la rivalità principalmente tra l’Egitto e l’Etiopia e una guerra transfrontaliera tra l’Etiopia e il vicino Sudan. Sul piatto c’è il futuro del 90% dell’acqua del Nilo, uno dei fiumi più lungi al mondo con i suoi 6.852 km di lunghezza, e che attraversa 11 paesi: Uganda, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Sudan, Egitto, Etiopia, Burundi, Ruanda e Kenya.

Il Ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukri, al consiglio di sicurezza dell’ONU ha dichiarato che la diga «potrebbe mettere in pericolo la sicurezza e la sopravvivenza stessa di un’intera nazione mettendo a repentaglio la sua fonte di sostentamento». Si stima che circa 100 milioni di egiziani, per la loro sopravvivenza dipendano dalle acque del Nilo. Il Sudan, inizialmente favorevole all’idea del GERD, come valido aiuto per controllare le inondazioni del Nilo, ora teme che in tempi di siccità e in mancanza di un accordo, l’Etiopia possa tagliare il flusso d’acqua verso le proprie dighe idroelettriche per mantenere il serbatoio del GERD pieno e chiede, coesa con L’Egitto, una mediazione più ampia che coinvolga sia l’Unione Africana che gli Stati Uniti e l’Unione Europea con il compito di elaborare una formula per decidere quanta acqua l’Etiopia deve rilasciare, soprattutto in condizioni di siccità. Nonostante gli accordi mancati e le continue tensioni geopolitiche tra i tre paesi, l’Etiopia, con una economia in crescita ma povera di risorse, interessata all’effettuazione del progetto, ha iniziato il lunghissimo processo di riempimento del gigantesco serbatoio della diga, che richiederà dai 5 i 15 anni a seconda delle condizioni idrologiche, e ha fatto sapere di volersi tenere un margine di libertà per gestire al massimo l’interesse per lo sviluppo del proprio paese. Una volta terminata, la costruzione prevista secondo fonti ufficiali  per il 2023, avrà una lunghezza di 18 chilometri e una profondità di 155 metri, con una capienza di circa 74 milioni di metri cubi d’acqua. Attualmente lo stato dei lavori è arrivato a circa l’80%.

Il primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali ha giustificato l’inizio di attivazione del progetto dichiarando che il suo Paese è il maggior investitore e ribadendo, non a caso in vista delle elezioni del prossimo 5 giugno, che non darà concessioni. Per gli etiopi, la diga è un simbolo della loro rinascita economica. Un progetto destinato ad essere il più grande impianto idroelettrico dell’Africa, con un potenziale a pieno regime di 6.45 gigawatt, capace di illuminare milioni di case la dove adesso solo il 25% della popolazione ha accesso, e portare anche grandi introiti dalla vendita di elettricità ai paesi vicini confermando l’Etiopia come una crescente potenza africana.

Egitto e Sudan, hanno fatto sapere che non possono accettare l’inizio dell’operatività della GERD senza un accordo su tutti i punti ancora aperti. L’iniziativa dell’Etiopia rappresenta una minaccia diretta per il funzionamento della diga di Rosseires, sul Nilo Azzurro ad Ad-Damazin, e di conseguenza per tutti i progetti di irrigazione mettendo a rischio la sopravvivenza di 20 milioni di persone in Sudan.

Visto le insanabili controversie e il rischio di un possibile conflitto armato, c’è grande attesa per le nuove mosse della Casa Bianca dove la passata amministrazione Trump aveva mediato senza ottenere successo congelando per conseguenza gli aiuti all’Etiopia. Il nuovo presidente Joe Biden pare disponibile a rinnovare l’impegno per un negoziato e lo stesso Putin ha recentemente provato ad organizzare un meeting incontrando però molte difficoltà. La ricerca di una soluzione pare venga anche dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi che si interessano della questione affermando che «la sicurezza idrica di Sudan ed Egitto riguarda l’intera famiglia araba».

[di Federico Mels Colloredo]

Covid, ancora proteste in tutta Italia: Firenze bloccata dagli ambulanti

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Ancora proteste in tutta Italia da parte di ristoratori, commercianti e altre categorie colpite da mesi di lockdown. A Firenze gli ambulanti dei mercati hanno letteralmente bloccato la città, marciando a passo d’uomo a bordo dei loro furgoni dietro allo striscione “Con Speranza non v’è certezza”, allusione evidente al ministro della Salute. Ne erano attesi 500 ma per le strade del capoluogo toscano si sono riversati oltre mille furgoni. Proteste ampiamente partecipate anche in altre città, tra le quali Pistoia, Taranto, Napoli e Torino.

Lottare per il clima significa lottare contro le banche: la nuova sfida di Extinction Rebellion

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London, UK. 18th Apr, 2019. Extinction Rebellion demonstrators at Oxford Circus, London UK. Credit: Vladimir Morozov/akxmedia

Al via la nuova battaglia di Extinction Rebellion. Il movimento socio-politico internazionale ha in programma di intensificare la campagna contro il sistema bancario. In particolare, attraverso una serie di scioperi e proteste, lo scopo sarà quello di evidenziare il ruolo del settore finanziario nella crisi climatica. Già prese di mira la sede della Barclays Bank a Londra e la Banca d’Inghilterra, nonché le filiali di High Street in tutto il Regno Unito. Per questa settimana, invece, sono state pianificate diverse proteste di azione diretta. Un gruppo di attivisti, ad esempio, ha contratto prestiti per un totale di 4.000 sterline da Barclays. Rifiutandosi di restituirla, la somma è stata invece donata a Survival International.

Entro la fine del mese, inoltre, è in programma uno sciopero fiscale. Gli attivisti tratterranno circa il 3,5% dall’imposta sul reddito, ovvero – spiegano – la percentuale che il governo spende per “danneggiare il pianeta”. La quota sarà trattenuta per un anno. Se il governo non sarà completamente trasparente riguardo l’emergenza climatica e se non annullerà i “progetti distruttivi” per l’ambiente – annuncia il gruppo – la somma trattenuta sarà donata a Wilderlands. La denuncia avanzata da un recente report è tra le principali motivazioni che ha spinto Extinction Rebellion ad agire. Il documento, redatto da Rainforest Action Network, ha infatti sottolineato come le grandi banche continuino a riversare miliardi su petrolio, gas e carbone.

 

Birmania: altri 7 morti durante proteste anti golpe

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In Birmania altre 7 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza del paese, lo hanno riportato i media locali, che hanno anche aggiunto che nella capitale commerciale di Yangon una fabbrica di proprietà cinese è stata incendiata. Ciò poiché i cittadini ritengono che la Cina sostenga la giunta militare, e in tal senso il mese scorso si sono verificati attacchi incendiari contro 32 fabbriche cinesi a Yangon. Dunque proseguono i disordini in Birmania, dove secondo l’Associazione dei prigionieri politici (AAPP) dall’inizio delle proteste sono state uccise 581 persone.

Miliardari in aumento: sono 2755 e detengono 13.100 miliardi

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Nel 2021 a livello mondiale vi sono 2755 miliardari, 660 in più rispetto all’anno scorso. Questi ultimi posseggono un totale di 13.100 miliardi, 8000 in più del 2020. Lo si apprende dalla classifica annuale degli uomini più ricchi al mondo pubblicata da Forbes, in cui si registrano 493 nuovi ingressi, dei quali 210 dalla Cina e da Hong. Inoltre, il primo posto è ancora detenuto dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, che possiede 177 miliardi di dollari mentre al secondo posto vi è l’imprenditore sudafricano Elon Musk, con un patrimonio da 151 miliardi.

Ex Ilva: operai sanzionati solo per aver condiviso su Facebook una serie tv sgradita

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Alcuni lavoratori dell’acciaieria ex Ilva (ora AncelorMittal) sono stati sanzionati dall’azienda solo per aver condiviso su Facebook uno screenshoot che invita a guardare Svegliati amore mio, una serie tv in onda su Canale 5 in cui si parla dei danni alla salute dovuti all’inquinamento prodotto da un’acciaieria. I provvedimenti disciplinari adottati nei confronti degli operai hanno determinato la sospensione immediata dall’attività lavorativa, l’interdizione ai luoghi di lavoro nonché la richiesta di giustificazioni entro 5 giorni e sono stati firmati dal Responsabile delle risorse umane della fabbrica Arturo Ferrucci.

Un fatto che dimostra in un colpo solo la negazione dei diritti d’espressione costituzionalmente garantiti e la sorveglianza sui social cui i lavoratori sono sottoposti. Il fatto è stato denunciato dal coordinatore della USB (Unione Sindacale di Base) di Taranto, Francesco Rizzo, in un comunicato molto duro nel quale si afferma che ad essere sanzionati dovrebbero essere i vertici dell’azienda «che continuano a provocare odio e disperazione sul territorio e nelle famiglie dei dipendenti» e si chiede al governo di intervenire e ad Invitalia (l’agenzia dello stato che è entrata nel capitale dell’acciaieria) di «battere finalmente un colpo».

La serie Svegliati amore mio non è ambientata a Taranto e non dice mai che la fabbrica in questione sia l’ex Ilva, tuttavia i vertici aziendali si sono sentiti tirati in causa. Nonostante sia ambientata non nel presente ma si riferisca a fatti relativi a circa 10 anni fa, quando la multinazionale AncelorMittal non aveva ancora rilevato l’azienda. I danni alla salute causati dall’acciaieria di Taranto sono ormai acclarati, non sorprende quindi che i lavoratori abbiano visto nella serie un film che interessa molto da vicino la loro situazione. Secondo uno studio del 2019 a Taranto «la mortalità generale e quella relativa ai grandi gruppi è, in entrambi i generi, in eccesso» e, nello specifico, sono in eccesso le morti per tumore al polmone, mesotelioma della pleura e malattie dell’apparato respiratorio. Dallo studio è emerso anche che su un totale di quasi 26mila bambini nati tra il 2002 ed il 2015, in 600 hanno una malformazione congenita: si tratta di una cifra che supera del 9% la media regionale. Sempre in ambito salute, poi, il 24 gennaio 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dello Stato italiano per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini.

Non è la prima volta che un’azienda, appellandosi al principio dell’infedeltà aziendale, decida di sanzionare i propri dipendenti per aver condiviso o essersi espressi su Facebook in una maniera poco gradita. Ad esempio nel 2012 una lavoratrice venne licenziata da un’azienda di Forlì a causa delle critiche alla dirigenza fatte sui social. C’è poi un più recente caso: un dipendente dello stabilimento «La Doria» di Acerra licenziato nel 2018 per un post su Facebook giudicato lesivo da parte dell’azienda, tuttavia la decisione fu ritenuta eccessiva dal giudice del lavoro del tribunale di Nocera Inferiore e, in quel caso, il lavoratore venne reintegrato.

[di Raffaele De Luca]

Silvio Berlusconi ricoverato in ospedale

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Silvio Berlusconi è stato ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano, lo confermano fonti interne al partito. Il presidente di Forza Italia si era recato in ospedale per una semplice visita di controllo, ma si è ritenuto fosse necessario sottoporlo ad ulteriori accertamenti. Egli era stato ricoverato anche il mese scorso per un adeguamento della terapia.

Esplosione in Mar Rosso: cargo iraniano danneggiato

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Un’esplosione verificatasi nel Mar Rosso ha danneggiato una nave cargo iraniana. Lo hanno comunicato le autorità iraniane, che hanno affermato che nella giornata di ieri una “nave commerciale iraniana è stata “leggermente danneggiata”. Non si conosce ancora la causa dell’esplosione, che è adesso al centro di un’inchiesta. Tuttavia, secondo il New York Times, dietro l’esplosione ci sarebbero gli israeliani.

Libano: proteste dei trasportatori contro il caro benzina

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Nel Libano oggi ci saranno proteste dei trasportatori e degli autisti dei mezzi pubblici contro l’impennata dei prezzi dei carburanti nonché contro la poca benzina disponibile presso le stazioni di servizio. Le strade di varie città saranno bloccate e, nonostante la Federazione nazionale dei trasportatori avesse dichiarato di non aderire alle manifestazioni, risultano essere molti i trasportatori intenzionati a protestare.

Roma: ristoratori davanti al Parlamento, alcuni fermi tra i manifestanti

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È in corso la protesta dei ristoratori davanti al Parlamento a Roma, centinaia i manifestanti che contestano le misure di lockdown. Alcuni momenti di tensione con le forze dell’ordine, ci sarebbero alcuni fermati e alcuni poliziotti contusi. Proteste anche in altre città: a Caserta i manifestanti hanno bloccato l’autostrada, a Milano i lavoratori del commercio ambulante hanno protestato in piazza Duca d’Aosta