Questa mattina 4 agenti della Polizia locale di Milano appartenenti al nucleo antidroga sono stati arrestati con l’accusa di: peculato, abuso di ufficio e falso ideologico e materiale. Gli individui sottraevano somme di denaro durante le perquisizioni legate allo spaccio di droga e, per questo motivo, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Le indagini in tal senso sono state avviate in seguito alla trasmissione di un servizio televisivo del mese di ottobre 2020 da parte de Le Iene, tramite il quale sono state raccolte le testimonianze delle vittime.
Perù: autobus fuori strada, almeno 20 morti e 14 feriti
Un autobus che trasportava decine di persone è uscito fuori strada e si è capovolto varie volte in un terreno incolto all’altezza del distretto di Parobamba, nella regione peruviana di Ancash. In seguito all’incidente hanno perso la vita almeno 20 persone ed altre 14 sono rimaste ferite. Lo ha comunicato la radio Rpp di Lima. Inoltre, secondo una prima ipotesi della polizia stradale, il responsabile dell’incidente potrebbe essere l’autista, che probabilmente stava guidando ad una elevata velocità.
L’acqua radioattiva di Fukushima sversata nell’oceano non è un pericolo, ecco perché
La società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, la Tokyo electric power, ha deciso di sversare nell’oceano l’acqua contaminata da radiazioni. Nonostante gli allarmismi, questo non rappresenta alcun pericolo. Vediamo perché. Le cisterne di stoccaggio della centrale giapponese contengono oltre 1 milione di tonnellate di acqua. Di queste, solamente 20 grammi sono effettivamente radioattivi. In sostanza, la radioattività media per litro dell’acqua contenuta nelle cisterne sarebbe più o meno equivalente a quella di una radiografia: 700.000 Bq (Bequerel). Considerando poi che l’oceano Pacifico contiene 720 milioni di chilometri cubi d’acqua, ogni rischio si annulla. La radioattività – già di per sé minima – andrebbe, infatti, in contro ad una diluizione estremamente elevata. Inoltre, i rilasci non saranno istantanei bensì graduali. L’acqua contaminata verrà quindi sversata su un lungo periodo di tempo proprio per evitare ogni rischio sanitario.
Nelle centrali nucleari, l’acqua è impiegata per raffreddare il nocciolo del reattore allo scopo di mantenerlo alle temperature adeguate. L’acqua impiegata viene inevitabilmente contaminata dalle radiazioni e deve, pertanto, essere periodicamente sostituita. Le particelle radioattive sono indubbiamente dannose ma, a fare la differenza, sono le quantità e la durata dell’esposizione. Niente allarmismi quindi. Basti pensare che solo il Potassio 40 contenuto nel Pacifico ha una radioattività di 15.000 EBq (Exa-Bequerel), sette ordini di grandezza superiori a quella dell’acqua usata per raffreddare i reattori di Fukushima. Del resto, perfino il nostro corpo ha una sua radioattività naturale.
Ucraina, esercito governativo bombarda Donetsk
L’esercito ucraino starebbe bombardando la periferia di Donetsk, centro dell’autoproclamata repubblica popolare che dal 2014 si è dichiarata annessa alla Russia. A darne notizia il sindaco della città. Alexei Kulemzin, stando a quanto riportano media internazionali. L’attacco sarebbe iniziato alle 12:05 e ha coinvolto veicoli da combattimento di fanteria e un lanciagranate anticarro. Secondo Kiev l’attacco sarebbe una risposta all’uccisione di un militare ucraino. Da giorni si vive una pericolosa escalation tra Kiev e Mosca.
Cortina 2026: oltre la retorica delle olimpiadi “sostenibili” e a “impatto zero”
È dai gesti di esultanza di Beppe Sala, nel giugno 2019, che politica e media circondano le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 di un certo alone “green”. Titoli e dichiarazioni si susseguono, parlando di “olimpiadi a impatto zero”. Il governatore Zaia, solo per citare un politico, l’ha usata il mese scorso, affermando che si possa «combattere insieme per un evento a impatto zero». Altre volte si vola molto più in alto e gli organizzatori parlano di Cortina ’26 come dell’occasione per trasformare le Dolomiti in un «laboratorio di economia circolare». La parola magica che più di tutte riempie la narrazione è “sostenibile”. Già nel dossier di candidatura del 2019, la manifestazione veniva presentata retoricamente come «la più sostenibile di sempre» e col tempo la parola è stata usata come il prezzemolo.
L’esempio più recente è quello del logo ufficiale delle olimpiadi: Futura. Nel video di presentazione, si descrive il logo come «un semplice gesto di sostenibilità e integrazione, a simboleggiare che queste olimpiadi avrebbero un impatto ambientale leggero: come quello di un dito sulla neve». In realtà di leggero c’è solo l’uso che viene fatto di queste parole.
Per andare oltre la narrazione mediatica bisogna innanzitutto fare una premessa: «impatto zero» non significa «impatto nullo». Parlando di impatto zero si intende che ogni azione potenzialmente impattante debba essere limitata al massimo oppure compensata con azioni positive per non aggravare le emissioni nocive. Anche interpretando il concetto in questa maniera, però, parlare di olimpiadi a impatto zero sembra per ora generico e fuorviante.
Riportiamo alcuni fatti. A febbraio è emerso che i progetti per due delle quattordici sedi di gara presentano criticità in termini di sostenibilità. Si tratta della ristrutturazione della pista da bob “Eugenio Monti”, a Cortina, e della copertura dell’ovale per il pattinaggio, a Baselga di Piné. È il Comitato Internazionale Olimpico a farlo sapere. La pista a Cortina è inadeguata per gli attuali standard da bob, slittino e skeleton, e verrebbe rifatta, causando ulteriore consumo di suolo in un’area già molto antropizzata. Baselga di Piné pone invece anche problemi di sostenibilità a lungo termine. Poche persone praticano sport su ghiaccio: si rischia di avere un deficit dai 570 agli 830 mila euro l’anno, e di costruire nuove “cattedrali nel deserto”, ovvero impianti che, aldilà dei pochi giorni di gare, non avranno alcun utilizzo.
Un dato importante è di luglio 2020. Le foto pubblicate dal forestale Luigi Casanova, dimostrano che i lavori per le Olimpiadi del 2026 e per i Mondiali di Sci 2021 hanno un notevole impatto sulle Dolomiti. Ad esempio: il paesaggio e l’ambiente naturale sul versante della Tofana di mezzo risultano sconvolti, in particolare per i lavori allargamento stradale: hanno comportato consumo di molto più suolo e abbattimento di centinaia di alberi secolari. Oppure: nella zona del Rumerlo è stato costruito un piazzale a funzione sia di parcheggio che di zona per la tribuna. Il terreno però è di riporto e presenterebbe già cedimenti strutturali irreversibili. Ancora: scogliere artificiali, cementazione eccessiva, cedimenti a valle, terreni non bonificati. E così via. Anche il Club Alpino Italiano ha reso noto che i cantieri delle manifestazioni hanno provocato una forte pressione ambientale. I segni lasciati sul paesaggio di Gilardon, Col Fiere, Rumerlo e Cinque Torri, mostrano che la sostenibilità ambientale è subordinata ad altre logiche. Ma il problema maggiore sono i lavori per collegare Passo Falzarego, Arabba, Cortina e Alleghe. Previsti nel vecchio Piano Regionale Neve del 2013, erano stati accantonati da tempo perché giudicati insostenibili. Tuttavia adesso, in vista del 2026, sono ripresi.
È presto per concludere che le Olimpiadi 2026 non saranno sostenibili, molto dipenderà dalle iniziative che verranno finanziate e messe in campo per mitigare gli impatti, evidenti, delle opere in atto. Tuttavia ci sono quegli elementi minimi per affermare con certezza che fino ad ora non s’intravedono queste azioni e la “sostenibilità” appare niente più che uno slogan.
[di Andrea Giustini]
Roma: centinaia a protesta “Io apro”, la polizia circonda Montecitorio
Centinaia di persone sono a Roma per chiedere la fine delle chiusure, nella manifestazione indetta dai ristoratori aderenti al movimento “Io apro”. I manifestanti non hanno ricevuto il permesso a manifestare e i partecipanti si stanno radunando a piazza San Silvestro e intonano il coro “Libertà, libertà”. I manifestanti hanno annunciato l’intenzione di voler arrivare sotto al Parlamento, la polizia ha circondato con transenne e blindati tutta l’area. La situazione è in evoluzione.
Maxi operazione antidroga: 37 arresti in 6 regioni italiane
I carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 37 soggetti, di cui 20 italiani e 17 stranieri, all’interno del capoluogo lombardo e delle province di Bergamo, Alessandria, Monza, Genova, Padova, Pavia, Roma, Varese, Vicenza e Vibo Valentia. Gli individui sono accusati a vario titolo di: associazione finalizzata alla produzione, allo spaccio ed al traffico di sostanze stupefacenti, con le aggravanti della transnazionalità e della disponibilità di armi. Inoltre, 27 di questi dovranno recarsi in carcere mentre 10 di loro saranno sottoposti agli arresti domiciliari.
Usa: polizia uccide ragazzo afroamericano, nuove proteste
Un ragazzo afroamericano di 20 anni è stato ucciso da parte della polizia a Brooklyn Center, un centro periferico della città di Minneapolis. In seguito all’accaduto vi sono state nuove proteste contro le forze dell’ordine: le persone hanno manifestato proprio mentre nella città è in corso il processo contro Derek Chauvin, l’agente accusato dell’uccisione di George Floyd lo scorso maggio. Lo hanno riferito i media statunitensi.
Covid: le cure domiciliari sono fondamentali, in Italia si è perso un anno
Dopo più di un anno dall’inizio della pandemia il Senato ha approvato nella giornata di giovedì l’ordine del giorno con il quale il governo è stato invitato ad istituire un protocollo unico nazionale per le cure domiciliari contro il Covid-19. Tale proposta, precedentemente firmata da tutti i gruppi parlamentari, è stata approvata con 212 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astensioni. Essa è arrivata dopo che nei mesi scorsi alcuni gruppi di medici italiani avevano rivendicato l’importanza della gestione domiciliare dei pazienti Covid, tra questi il Movimento Ippocrate: medici, ricercatori, operatori della sanità e nel sociale che da tempo stavano curando i malati Covid tramite un trattamento diverso da quello finora stabilito dall’AIFA, la quale indica semplicemente la «vigile attesa» e l’utilizzo di fans e paracetamolo durante la prima fase della malattia. Contro le linee guida dell’AIFA si era schierato anche il Comitato Cura Domiciliare Covid, un gruppo di medici che aveva effettuato un ricorso al TAR il quale aveva generato un’ordinanza con cui veniva riconosciuto il diritto dei medici di «prescrivere i farmaci secondo scienza e coscienza» in quanto non comprimibile nell’ottica di «una attesa potenzialmente pregiudizievole».
L’importanza delle cure domiciliari e della prevenzione è stata dimostrata anche da alcune ricerche scientifiche. In tal senso, uno studio francese ha suggerito che l’assunzione regolare di vitamina D è «associata a Covid-19 meno grave e a migliori tassi di sopravvivenza», mentre una ricerca spagnola si è avvicinata a dimostrare in modo scientificamente incontrovertibile che bassi livelli di vitamina D determinano una maggiore mortalità tra i pazienti Covid. Inoltre, anche la vitamina C potrebbe essere utile per contrastare il virus. Infatti, uno studio coordinato da un professore dal Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell’Università di Pavia e da un nutrizionista del CRIAMS (Centro Interdipartimentale delle Attività Motorie e Sportive) ha sottolineato che, anche se al momento non ci sono prove che l’integrazione di vitamina C possa proteggere le persone dal SARS-CoV2, nelle categorie ad alto rischio un’integrazione di vitamina C potrebbe ridurre la suscettibilità all’infezione ed il conseguente possibile sviluppo della malattia. In più, lo studio ha affermato che «dati interessanti sono emersi dall’uso ad alte dosi della vitamina C attraverso le somministrazioni endovenose», sulla base dei quali è stato ipotizzato un suo potenziale uso farmacologico per il trattamento delle polmoniti causate dal coronavirus.
Anche il modo di operare di altri paesi testimonia il peso delle cure domiciliari. Ad esempio in Russia già da un anno si utilizzano farmaci per prevenire la malattia e per modificarne il decorso, i quali hanno permesso di ridurre nettamente i contagi. Inoltre, in Australia è da marzo 2020 che ci si preoccupa di spegnere sul nascere le infiammazioni provocate dal Covid così da evitare un peggioramento della malattia. Ma il caso più eclatante è quello di Cuba, dove fin da subito si è scelto di puntare tutto sull’assistenza capillare ai pazienti. A tal proposito il protocollo di attuazione nazionale per il Covid-19 prevede 6 fasi, con cui si garantisce sia la prevenzione che la cura della malattia, che precedono l’eventuale ultima spiaggia: la terapia intensiva. Per quel che concerne i farmaci preventivi, il governo ha distribuito gratuitamente a tutta la popolazione il PrevengHo-vir, un rimedio omeopatico utilizzato da anni contro i disturbi respiratori acuti. Mentre, tra le medicine somministrate ai pazienti Covid va ricordato l’Interferone Alfa 2b, che secondo i dati Minsap (Ministero della salute pubblica di Cuba) è tra i principali motivi dell’ottima gestione della pandemia nel paese. A Cuba, infatti, si sono verificati solo 459 decessi dall’inizio della stessa.
Dunque sorge spontanea una riflessione: forse, se l’Italia non si fosse concentrata esclusivamente sul lockdown e sulle vaccinazioni di massa ma avesse prestato attenzione alle evidenze scientifiche ed al modo di operare di altri paesi, avrebbe potuto evitare la morte di molte persone.
[di Raffaele De Luca]








