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L’epopea della Mala del Brenta: da ladri di galline a trafficanti di droga internazionali

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Piantavano fagioli, e crescevano criminali. C’era questo detto da quelle parti, sulla riviera del Brenta che nasce dal lago di Levico-Caldonazzo e corre giù dal Trentino, per 174 chilometri, prima di buttarsi nell’Adriatico a Brondolo, vicino a Chioggia. C’era, soprattutto, una miseria nera alle origini della più potente, spregiudicata e ricca masnada di fuorilegge che abbia mai scorrazzato nel nord Italia. La Mala del Brenta, la chiamavano così. La banda di Felice Maniero alias Luca Mori, in attesa di un’altra identità e di un’altra vita, per fare piazza pulita di un passato da boss indiscuss...

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Nel 2025 quasi un milione di nuovi milionari nel mondo

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La ricchezza privata globale è cresciuta del 10,8% nel 2025, il ritmo più sostenuto degli ultimi anni, portando alla nascita di quasi un milione di nuovi milionari in dollari. È quanto emerge dal Global Wealth Report di UBS, secondo cui la spinta è arrivata soprattutto dai mercati finanziari in forte rialzo. Gli Stati Uniti hanno guidato la crescita, mentre il numero complessivo dei milionari continua ad aumentare a livello mondiale. Nonostante l’espansione della ricchezza, il rapporto evidenzia che la distribuzione resta disomogenea e le disuguaglianze patrimoniali rimangono elevate.

Gli USA si preparano a cancellare l’anonimato da gran parte della Rete

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Con 267 voti favorevoli, 117 contrari e 47 astenuti, la Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato il Kids Internet and Digital Safety Act (KIDS Act), un pacchetto di leggi bipartisan pensato formalmente per garantire la sicurezza dei minori online, ma che rischia di erodere l’anonimato degli utenti sul web, imponendo la verifica dell’età ai siti considerati dannosi per i minori o che ospitano contenuti pornografici – e, di fatto, anche ai social media. Leggi di questo tipo sono già state adottate, parzialmente, in diverse parti del mondo, Italia compresa, ma un cambiamento sistemico negli Stati Uniti potrebbe riflettersi direttamente sulle scelte delle Big Tech americane, accelerando il processo di vigilanza a livello globale.

L’approvazione è arrivata nella serata di lunedì 29 giugno e il testo dovrà ora superare il vaglio del Senato, dove le previsioni di successo non sono delle migliori: si vocifera già dell’intenzione di apportare modifiche al KIDS Act prima che questi raggiunga l’occhio dei senatori. Il dubbio dei politici non consiste tanto nel rischio di sorveglianza – fenomeno a cui i senatori USA sembrano ormai essersi assuefatti – quanto il fatto che dalla proposta di legge sia stato eliminato il duty of care, la norma che obbligherebbe le piattaforme a prevenire attivamente eventuali danni ai minori, ovvero a “esercitare la ragionevole diligenza” nell’evitare di pubblicare contenuti che possano promuovere autolesionismo, disturbi alimentari, abuso di sostanze e sfruttamento sessuale.

Politici di tutte le correnti e i gruppi rappresentanti le famiglie lamentano che proprio il duty of care fosse il vero punto nevralgico della legge, l’unico elemento capace di responsabilizzare le piattaforme nell’esercitare una prevenzione attiva. Già oggi, la sua rimozione è motivo di aspre polemiche. Il KIDS Act resta comunque un pacchetto normativo sfaccettato, composto da molteplici proposte che mirano a ridurre la dipendenza dai social media e a garantire che i chatbot dichiarino sempre, sin da subito, la propria natura artificiale, siano dotati di sistemi di sicurezza in grado di bloccare contenuti giudicati pericolosi e, aspetto forse più rilevante, non simulino mai di essere medici, avvocati o altre figure professionali abilitate.

Le possibilità applicative di norme simili, nell’attuale ecosistema digitale, restano dubbie, mentre è concreto il rischio che le aziende ricorrano a censure sommarie pur di evitarsi grane legali. A destare maggiore preoccupazione, però, sono soprattutto le disposizioni sulla limitazione d’accesso ai siti per adulti e l’obbligo, per i social, di impostare automaticamente alti livelli di privacy sui profili degli utenti under 17: due facce della stessa medaglia, che conducono verso uno scenario in cui la verifica anagrafica finirebbe per colpire trasversalmente i punti più trafficati di internet. Con effetti positivi tutt’altro che scontati, a giudicare dagli studi e i precedenti storici per cui l’introduzione di controlli dell’età su alcuni portali pornografici serve perlopiù a spostare il traffico verso piattaforme alternative e a incentivare l’uso delle VPN, strumenti che permettono di mascherare la propria posizione geografica per aggirare le restrizioni locali.

Aggirare i blocchi sui social si rivela però più insidioso. In questo caso il KIDS Act non impone direttamente la verifica anagrafica, ma richiede comunque alle aziende di sapere se un utente sia o meno minorenne, lasciando loro l’onere di trovare un metodo per distinguere chi si trova sopra o sotto l’arbitraria soglia dei 18 anni. Il rischio è che il risultato finale sia un sistema di controllo incapace di garantire i benefici promessi, ma perfettamente in grado di minare la privacy di tutti gli utenti, fornendo alle aziende una quantità ancora maggiore di dati di profilazione – dati che potrebbero poi essere venduti a data broker o ceduti ai governi che li richiedono.

In generale, i politici statunitensi manifestano l’intenzione di approvare una legge organica a tutela dei minori che navigano su internet, ma non è ancora chiaro quale, tra le diverse proposte sul tavolo, prenderà davvero forma, né quali saranno i tempi della sua attuazione. Ciò che appare probabile è che le nuove norme finiranno per condizionare l’intero funzionamento dei social media, spingendo le piattaforme a modificare le proprie infrastrutture algoritmiche ed esportando poi lo stesso modello anche all’estero. Non tanto per una questione di egemonia culturale statunitense, quanto perché consolidare un unico standard risulta più economico e semplice che sviluppare soluzioni su misura per ogni area geografica – soprattutto ora che anche l’Unione Europea guarda con interesse a un rafforzamento degli strumenti di verifica già presenti sul web.

A Firenze, nel pieno dell’emergenza caldo, è stato abbattuto un bosco urbano

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Bosco urbano di Novoli dopo l'abbattimento

Da più di dieci giorni un’ondata di calore particolarmente intensa si è abbattuta sull’Europa, Italia compresa. Mentre si riaccendeva il dibattito sulle possibili soluzioni da applicare in ambito urbano — dalla depavimentazione alla messa a dimora di nuovi alberi — a Firenze veniva abbattuto un bosco di due ettari, un vero e proprio ecosistema che rinfrescava la periferia di Novoli, contribuendo alla biodiversità del quartiere. Come denunciato dall’associazione politica Ecolò, presente in Consiglio Comunale tra le fila della maggioranza, l’area boschiva «è stata quasi completamente distrutta dalla proprietà (privata) a seguito di un’ordinanza» con la quale il Comune ha risposto alle segnalazioni dei cittadini, preoccupati dai casi di cronaca che avevano come sfondo proprio il bosco di Novoli.

Tronchi abbattuti, terreno scoperto e qualche rifiuto disseminato qua e là è tutto ciò che resta del bosco urbano cresciuto spontaneamente in anni di abbandono, all’interno di un terreno privato nella periferia fiorentina di Novoli, tra via Geminiani, via Carraia e la ferrovia. L’area boscata era stata più volte esaltata per il suo ruolo ecologico all’interno di un contesto urbano segnato da isole di calore, traffico, distese di cemento e asfalto. Oltre a contribuire alla diminuzione della temperatura nell’area circostante, il bosco urbano di Novoli rappresentava un bacino ecosistemico, in grado di garantire biodiversità e assorbire inquinanti, come sottolineato dalle associazioni ambientaliste che oggi parlano di «danno irreparabile». Pochi mesi fa, ad aprile, Ecolò aveva organizzato l’evento Natura spontanea a Firenze, sollecitando attenzioni e protezione da parte del Comune.

Nell’unica risposta data, l’amministrazione Funaro ha intimato al proprietario di intervenire per rimuovere i rifiuti e gli insediamenti abusivi, con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’area e arginare le attività di spaccio, rispondendo così alle segnalazioni dei cittadini. Così, in pochi giorni, si è arrivati all’abbattimento del bosco urbano. «Verificheremo se l’azione di abbattimento da parte del privato sia andata oltre rispetto a quanto richiesto e a quanto consentito dalle normative, a partire da regolamenti comunali fino alle normative regionali e nazionali di tutela ambientale e paesaggistica», hanno dichiarato i consiglieri di maggioranza appartenenti alla lista Ecolò. L’intervento, oltre a coincidere con l’inizio dell’estate e dell’intensa ondata di calore abbattutasi sull’Europa, è avvenuto nel periodo di nidificazione degli uccelli, tutelato da leggi nazionali e direttive europee.

Quella sorta intorno al bosco urbano di Novoli non è l’unica polemica di natura ambientalista avanzata verso l’amministrazione di centrosinistra. Soltanto pochi mesi fa aveva fatto discutere la decisione di abbattere centinaia di alberi per fare spazio alle nuove linee della tramvia. Ancora, vengono contestati i risultati sulla depavimentazione, la pratica urbana relativa alla rimozione di cemento e asfalto. Ieri la sindaca ha celebrato, con un post sui social, il traguardo dei 10mila metri quadrati di asfalto rimossi, una superficie simile a quella di un campo da calcio, pari allo 0,02-0,03% dell’area asfaltata dell’intero territorio fiorentino.

Cina, nuove restrizioni all’export giapponese

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La Cina ha annunciato nuove restrizioni all’export giapponese. Venti imprese sono state inserite nella lista di controllo delle esportazioni, che vieta la vendita di prodotti a duplice uso, civile e militare. Altre venti sono finite in una lista di sorveglianza: potranno acquistare beni sensibili solo con autorizzazioni speciali e garantendo che non saranno destinati a impieghi militari. Pechino giustifica la decisione con la necessità di impedire che tecnologie cinesi contribuiscano al rafforzamento militare del Giappone. La misura si inserisce nel crescente confronto strategico tra i due Paesi, alimentato dalle tensioni su Taiwan.

Il basket italiano sta scomparendo per far posto al grande affare della NBA europea

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basket Brescia tifosi

In poche settimane, due squadre storiche della Serie A sono scomparse dalla mappa. La Vanoli Cremona e la Germani Brescia non esistono più. Al loro posto, a Roma, sono nati due nuove team, Basketball Club Roma SPQR e Maxima Roma, costruiti su un calcolo: chi si aggiudica un posto nell’NBA Europe – la nuova lega continentale che potrebbe arrivare nel 2027 – avrà accesso a soldi e sponsorizzazioni. Chi non ce la fa, probabilmente sparirà.

Lo ha detto apertamente Gianni Petrucci, presidente della FIP, Federazione Italiana Pallacanestro: «Tutto lascia pensare che quella che alla fine resterà senza NBA Europe alla fine mollerà». Traduzione: il sacrificio di Brescia e Cremona potrebbe essere stato inutile. Potremmo ritrovarci tra un anno con una sola squadra a Roma, costruita sulle macerie di due club lombardi.

Il meccanismo che consente l’operazione è completamente legale, ma non per questo meno spietato: la licenza sportiva non prende in considerazione le generazioni che si sono succedute gridando e incitando in un palazzetto: si può comprare e trasferire altrove. Si tratta di un’autorizzazione federale a partecipare al campionato che non è legato alla città, alla tifoseria o alla storia del club, perché è una licenza commerciale. Finché il meccanismo veniva utilizzato come strumento di salvataggio per far risorgere club falliti o vicini al fallimento, nessuno si faceva troppe domande. Quando lo stesso strumento serve a smontare squadre sane e spostarle altrove per ragioni di business, il sistema mostra quello che è: un vuoto normativo che tutela gli investitori e ignora i tifosi, che sono il cuore pulsante di ogni sport, oltre a valori come la storia e l’appartenenza sportiva.

La Germani Brescia aveva costruito negli ultimi anni una delle realtà più solide e riconoscibili del basket italiano: una Coppa Italia, una finale Scudetto, dieci anni consecutivi in massima serie. Mauro Ferrari, il proprietario uscente, si è recato in conferenza stampa scortato dalle forze dell’ordine, mentre fuori i tifosi protestavano, spiegando che «il sistema è a perdere» e che «una famiglia sola, con i relativi sponsor, non può continuare tutti gli anni a sborsare dai 3 ai 4 milioni». Un’ammissione onesta, che però arriva quando ormai non c’è più nulla da fare.

Per quanto riguarda i nuovi acquirenti da un lato c’è una cordata guidata da Donnie Nelson, storico dirigente NBA, con Luka Dončić, tra i migliori giocatori NBA in circolazione, come co-proprietario: il progetto mira a riportare Roma ai massimi livelli e a costruire una realtà in grado di affermarsi anche in Europa. Il 25 giugno Dončić è stato ricevuto in Campidoglio dal sindaco Gualtieri per annunciare il basket che torna nella Capitale. Nella prima stagione il Basketball Club Roma SPQR giocherà al PalaTiziano, un impianto da poco più di 3mila posti, per un progetto che punta alla NBA Europe.

Dall’altro lato c’è Paul Matiasic, imprenditore americano lasciato la presidenza del club di basket di Trieste e ceduto le proprie quote per creare la Maxima Roma con ambizioni molto elevate, necessarie per convincere la NBA della bontà del progetto e preferirla all’altra squadra capitolina. Matiasic si era assicurato il PalaEur battendo Nelson con un’offerta stimata in 175mila euro a partita contro i 35mila della concorrenza. La Maxima è già ammessa con wild card all’EuroCup allargata a 32 squadre. Due progetti americani nella stessa città, entrambi in cerca dello stesso biglietto per la stessa lega: una è destinata a sopravvivere, mentre l’altra, secondo le stesse parole del presidente federale, «mollerà». L’unica certezza è che Brescia e Cremona non torneranno.

La FIP ha dichiarato di aver «sempre agito in sinergia con la Lega Basket, nel rispetto delle norme vigenti» e che «il rispetto del sentimento dei tifosi non può mai venir meno, essendo il fulcro di ogni attività sportiva». Mentre Petrucci ha sintetizzato la filosofia federale in una frase: «Le leggi attuali lo permettono, c’è libertà di investimento». Ed è proprio questo il punto: la norma vigente consente di spostare un titolo sportivo come si sposta una sede legale, ma la Federazione avrebbe potuto modificato il regolamento o introdurre vincoli territoriali o ancora meccanismi di tutela.

A Brescia si parla di ripartire dall’A2, comprando il titolo sportivo di qualche club in difficoltà. Cremona è già solo un ricordo. I tifosi abbonati per anni, che avevano contribuito a costruire l’identità di quelle squadre stagione dopo stagione, non hanno avuto voce in capitolo.

Dan Peterson, leggendario allenatore e giornalista che a novant’anni non ha paura di dire le cose come stanno, ha sottolineato: «Mi dispiace per Cremona e Brescia. Il diritto sportivo si guadagna sul campo, non con l’assegno bancario». In Italia, per ora, le cose funzionano diversamente.

Venezuela, il bilancio del terremoto sale a 1943 vittime

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Sono almeno 1943 le persone che hanno perso la vita a causa dei terremoti che il 24 giugno scorso hanno colpito il Venezuela. Il bilancio aggiornato riporta anche il conto dei feriti, pari a 10571, cui si aggiungono le migliaia di dispersi. Mentre si registrano scosse di assestamento, in graduale diminuzione per quanto riguarda intensità e frequenza, le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie, nel tentativo di trarre in salvo più persone possibili.

L’UE contro l’e-commerce cinese: da oggi in vigore la nuova tassa sui pacchi

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Da oggi entra in vigore la nuova tassa europea sulle spedizioni inferiori ai 150 euro, provenienti dai Paesi extra-UE. Con l’introduzione del tributo da 3 euro viene di fatto abolita la franchigia doganale che da oltre 30 anni, dal 1992, garantiva l’assenza di dazi alle spedizioni di basso valore — settore oggi guidato dalla Cina. Si pensi ad esempio ai colossi AliExpress, Shein o Temu, che progressivamente hanno inondato i mercati europei con prodotti spesso non conformi agli standard. Per quanto riguarda l’Italia, dal 1° ottobre si aggiungerà al tributo UE un’ulteriore tassa nazionale da 2 euro, che però avrà vita breve e sarà sostituita da una nuova tassa di gestione applicata a livello comunitario.

Dopo aver ottenuto il via libera dalle istituzioni europee, il nuovo dazio alle spedizioni di basso valore diventa realtà. Stando ai dati forniti dalla Commissione, «nel 2024 i pacchi del valore inferiore a 150 euro entrati nell’UE grazie al commercio elettronico ammontavano a 4,6 miliardi, e il 91% di tali pacchi proveniva dalla Cina». Continua dunque il braccio di ferro economico con Pechino; con il nuovo tributo, Bruxelles intende sottrarre una quota di mercato a favore dei propri produttori, che da tempo lamentano una condizione di concorrenza sleale. Nello specifico, le aziende puntano il dito contro gli standard lavorativi e ambientali della produzione cinese, meno rigidi rispetto a quelli europei e quindi vincolati a costi inferiori, il che rende possibile prezzi di vendita bassi.

Soltanto poche settimane fa, la Commissione europea aveva inflitto una multa al colosso dell’e‑commerce Temu per violazione del Digital Services Act (DSA), riscontrando gravi carenze nei sistemi di controllo e tracciamento dei prodotti. Ciò ha permesso la diffusione sul mercato dell’eurozona di articoli illegali o pericolosi. I rischi per i consumatori vengono annoverati dal Consiglio dell’UE tra le cause del nuovo intervento doganale, insieme agli impatti ambientali legati alla «suddivisione delle spedizioni in molti piccoli pacchi». Così, in attesa della riforma del sistema doganale prevista per il 2028, i 27 Paesi membri hanno concordato la misura a breve termine del tributo da 3 euro. Il dazio si applicherà a tutti i pacchi provenienti dai Paesi extra-UE, con un valore complessivo inferiore ai 150 euro. La particolarità è che il tributo sarà riscosso per ciascuna categoria di articolo, non per spedizione. «Ad esempio — scrive il Consiglio dell’UE — se un pacco contiene due giocattoli, un cappotto di lana e tre bottiglie di shampoo, il dazio è calcolato per categoria di merci. Ogni tipo di prodotto costituisce una categoria e a ciascuna di esse si applica un dazio di 3 euro. Con tre categorie il dazio totale ammonta a 9 euro».

La Commissione UE ha più volte dichiarato che non si tratta di una tassa sui consumatori; tuttavia, almeno per il momento, il costo sarà assorbito proprio da questi ultimi. Resterà da capire se, a fronte di un eventuale calo degli ordini, le aziende produttrici decideranno di integrare il tributo nel proprio bilancio. Dal 1° novembre, sempre in ambito europeo, scatterà anche la nuova tassa di gestione, pari a 2 euro e applicata a tutte le spedizioni con l’obiettivo di coprire i costi amministrativi delle dogane. Nel mezzo, in Italia, si attiverà un tributo analogo, ma soltanto per un mese. Il dazio ai piccoli pacchi varato da Palazzo Chigi lo scorso anno e poi rimandato al prossimo ottobre si sovrappone infatti alla tassa di gestione europea, che nei fatti lo sostituirà dopo appena un mese.

L’Italia ospiterà il primo impianto europeo che recupera terre rare dai rifiuti elettronici

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In Italia, a Frosinone, sorgerà l’impianto di Itelyum, dedicato al recupero delle terre rare dai magneti degli hard disk e dei motori elettrici

Le terre rare sono tra le materie prime più strategiche al mondo, ma l'Europa oggi le importa quasi interamente dall'estero, soprattutto dalla Cina. Per ridurre questa dipendenza e trasformare i rifiuti elettronici in una nuova fonte di approvvigionamento, limitando la necessità di nuove attività estrattive, l'Italia realizzerà a Ceccano, in provincia di Frosinone, il primo impianto industriale europeo dedicato al recupero delle terre rare contenute nei magneti permanenti di hard disk, motori elettrici e altri dispositivi a fine vita.
Il progetto, denominato INSPIREE, ha ottenuto l'autorizzazi...

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USA, la Corte Suprema boccia Trump sui limiti allo ius soli

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto con sei voti contro tre il tentativo del presidente Donald Trump di limitare la cittadinanza automatica per nascita, infliggendo una dura sconfitta alla sua agenda sull’immigrazione. I giudici hanno confermato che il 14° emendamento garantisce la cittadinanza ai nati sul suolo americano. La decisione annulla l’ordine esecutivo con cui Trump voleva escludere i figli di immigrati irregolari o con permesso temporaneo dal diritto alla cittadinanza. Confermata invece la stretta dell’amministrazione Trump sulle atlete transgender, a cui è stato impedito di partecipare alle competizioni sportive femminili.