Oggi, martedì 9 settembre, è morto Stefano Benni. Benni, 78 anni, nato a Bologna, era uno degli scrittori più noti nel panorama letterario italiano, conosciuto per avere scritto i romanzi “La Compagnia dei Celestini”, “Margherita Dolcevita”, e l’antologia di raccolte “Bar Sport”. I libri di Benni sono stati tradotti in più di 30 lingue, e negli ultimi anni della sua attività ha scritto racconti inediti tradotti dalla rivista araba Al Doha. Nella sua carriera, Benni ha lavorato anche come drammaturgo e sceneggiatore, e ha collaborato con diverse riviste e giornali, tra cui periodici satirici. Questa vena ironica era centrale nella sua poetica, fatta di luoghi immaginari che spesso rappresentavano criticamente la società italiana.
L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione totale e immediata di Gaza City
L’esercito israeliano ha ordinato ai cittadini di Gaza City di abbandonare la città. L’ordine è rivolto «a tutti i residenti di Gaza City e di tutti i suoi quartieri, dalla Città Vecchia e da Tuffah a est fino al mare a ovest», che, secondo le stime, dovrebbero corrispondere a circa 1,2 milioni di persone. Ai cittadini è stato ordinato di dirigersi a sud, verso il campo profughi di Al Mawasi, nel Governatorato di Khan Younis, passando attraverso l’asse Rashid (lunga strada costiera che connette il centro di Gaza City a Khan Younis). Questo ultimo ordine di evacuazione rappresenta il primo dei passi fondamentali per portare a compimento il piano di invasione della capitale della Striscia approvato recentemente; con esso, Israele intende spingere in massa la popolazione gazawi verso sud, occupando il resto della Striscia e spianando il terreno attraverso la demolizione mirata delle abitazioni.
L’ordine di evacuazione totale di Gaza City è stato annunciato oggi dal portavoce delle IDF in lingua araba, Avichay Adraee, alle 7 italiane. Dopo l’annuncio, l’esercito ha iniziato a lanciare volantini di avviso in tutta la città, distribuendoli attraverso gli aerei. In questo momento non è chiaro quante persone abitino nella capitale; stando alle ultime stime e dichiarazioni della Protezione Civile della Striscia, tuttavia, dovrebbero esserci circa 1,2 milioni di persone. Secondo il quotidiano israeliano Israel Hayom, tra le 100mila e le 300mila persone potrebbero rimanere a Gaza City. Il maxi-ordine di evacuazione dalla capitale è stato emanato nell’ambito del piano Gedeone 2 di occupazione totale della città. Esso prevede la distruzione di tutti i 51.544 edifici residenziali di Gaza City, per livellare la città e accelerare lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. In questi giorni, l’esercito sta prendendo di mira specialmente le torri abitative, che contengono decine di appartamenti; Netanyahu sostiene che finora siano state demolite 50 torri.
Nel frattempo, continuano le aggressioni nel resto della Striscia: dall’alba di oggi, Israele ha ucciso almeno 11 persone e altre 6 persone sono morte per carestia. Dall’escalation del 7 ottobre, Israele ha distrutto, danneggiato o reso inutilizzabile il 92% delle case (l’ultimo aggiornamento è di agosto 2025), l’83% delle terre coltivabili e il 71% delle serre (i dati più recenti sono di aprile 2025), il 91,8% delle scuole (dato aggiornato all’8 luglio 2025), l’89% delle strutture idriche (febbraio 2025) e, in generale, il 78% di tutte le strutture della Striscia (8 luglio 2025); la metà esatta degli ospedali risultano funzionanti (31 agosto 2025), e l’86,5% del territorio della Striscia è sotto ordine di evacuazione o interdetto ai civili. In totale, l’esercito israeliano ha inoltre ucciso direttamente almeno 64.522 persone, anche se il numero totale dei morti potrebbe superare le centinaia di migliaia, come sostenuto da un articolo della rivista scientifica The Lancet e da una lettera di medici volontari nella Striscia.
Messico, incidente tra treno e autobus: 10 morti e 61 feriti
In Messico si è verificato un incidente tra un treno merci e un autobus passeggeri a due piani, che ha provocato la morte di dieci persone e il ferimento di altre 61. Secondo le autorità messicane, alcuni dei feriti erano in gravi condizioni. La collisione è avvenuta in una zona industriale sull’autostrada che collega Atlacomulco, una città a circa 115 km a nord-ovest della capitale Città del Messico, e Maravatio, nello Atato di Michoacán. Secondo l’operatore ferroviario, l’autobus stava tentando di passare davanti al treno in movimento; tale versione non è stata ancora confermata da fonti ufficiali.
Un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla è stata attaccata da un drone
Intorno alle 23.30 di ieri sera, lunedì 8 settembre (mezzanotte e mezza in Italia), la Family Boat, una delle imbarcazioni principali della Global Sumud Flotilla, è stata attaccata da un drone mentre si trovava nel porto di Tunisi. L’equipaggio dell’imbarcazione, che batte bandiera portoghese, è in salvo, ma il mezzo ha registrato diversi danni. Le autorità tunisine hanno in un primo momento categoricamente escluso che si trattasse di un attacco con droni, parlando di un malfunzionamento a bordo, ma le dichiarazioni sono state subito smentite dalle immagini delle telecamere di sicurezza diffuse dall’equipaggio della flotta. Per questi ultimi, non vi è dubbio che dietro le operazioni vi sia Israele.
A bordo della Family Boat si trovano i membri del Comitato Direttivo della missione, come Greta Thunberg, Ysemin Acar e Thiago Avila. Il ministro dell’Interno tunisino, citato dai media, ha subito dichiarato che le ipotesi di un attacco con droni non avessero «alcuna base veritiera», tuttavia i video mostrano chiaramente un oggetto infuocato cadere sul lato dell’imbarcazione principale. In un video diffuso da Francesca Albanese, presente sul luogo perchè residente a Tunisi, si sente distintamente il ronzio di quello che potrebbe essere a tutti gli effetti un drone, poco prima che le fiamme si sviluppassero sul lato dell’imbarcazione. «Sono qui in qualità di esperto indipendente e quello che ho trovato è molto shock, perchè a quanto pare la nave principale della Flotilla è stata attaccata da un drone. Ovviamente dovrà tutto essere verificato, ma c’è una storia di attacchi alla Flotilla da parte di Israele» ha dichiarato Albanese. «Se verrà confermato che si tratta di un attacco con droni, allora si tratterebbe di una aggressione contro la Tunisia e la sua sovranità. Si tratta di un comportamento che non possiamo continuare a tollerare e a normalizzare». In passato, infatti, Israele aveva già attaccato con droni e dirottato un’imbarcazione della Freedom Flotilla che tentava di arrivare a Gaza per portare aiuti umanitari, per poi sequestrarne l’equipaggio e trattenerne illegalmente alcuni membri in prigione per alcuni giorni.
«Lo abbiamo detto molte volte: azioni di questo tipo non ci fermeranno» ha dichiarato Saif Abukeshek, attivista palestinese imbarcato con la missione, già tra gli organizzatori della Global March to Gaza, «finchè l’equipaggio è al sicuro, continueremo a cercare di rompere l’assedio a Gaza». La Global Sumud Flotilla è una missione civile composta da decine di imbarcazioni provenienti da oltre 40 Paesi, che intende arrivare a Gaza per portare tonnellate di aiuti umanitari alla popolazione e rompere l’assedio di Israele, che da due anni sta portando avanti un genocidio.
Sono pochi i governi e le istituzioni che si sono pronunciati per dichiarare apertamente la protezione dei civili salpati con la flotta. E tra tutti, la Commissione UE ha fatto sapere in maniera chiara ed esplicita che «non incoraggiamo la Flotilla e le azioni di questo genere», in quanto rischiano di «portare a un’escalation» oltre a mettere a rischio la vita delle persone che si trovano sulle imbarcazioni (anche se «questo non significa che gli attacchi alla Flotilla siano giustificati»). La miglior maniera per consegnare gli aiuti umanitari, ha dichiarato Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, è dunque «attraverso i nostri canali istituzionali». La risposta da parte dei membri della missione non si è fatta attendere: «ci spiace che un’istituzione che dovrebbe rappresentare tutti noi europei non faccia altro che ripetere le posizioni di sempre, senza riuscire ad andare oltre il perimetro politico dell’inconsistenza», riporta un comunicato. Il suggerimento di fare affidamento ad altri canali, già avanzato nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, viene duramente criticato: «la Hrnicirova ha dichiarato che stanno cercando di aumentare il numero di camion che entrano a Gaza, ma dovrebbe essere a conoscenza del fatto che se prima del 7 ottobre ogni giorno entravano a Gaza 500 camion di aiuti (circa 15 mila al mese), da inizio anno ad oggi ne sono entrati circa 1.400 in totale, nessun camion tra marzo e maggio, da quando Israele ha impunemente violato il cessate il fuoco».
Francia: il governo è caduto
Il governo francese del premier Baryou è caduto. Il crollo dell’esecutivo, il terzo nel corso di questa legislatura, iniziata appena un anno fa, è avvenuto in seguito a un voto di fiducia presso l’Assemblea Nazionale. In sede di votazione, Bayrou ha preso 194 voti favorevoli e 364 contrari. Il voto era stato richiesto dallo stesso Bayrou, per forzare la contestata legge finanziaria; contro di essa si era scagliata l’intera opposizione, dalla destra di Le Pen alla sinistra di Mélenchon. La proposta di bilancio prevedeva, tra le varie cose, il congelamento delle spese sociali, tagli ai sussidi, e un innalzamento delle franchigie mediche.
Elezioni di Buenos Aires: pesante sconfitta per il partito di Milei
Il presidente argentino Javier Milei ha subito una pesante sconfitta nelle elezioni provinciali del 7 settembre a Buenos Aires, primo vero banco di prova del suo mandato. Con le schede ormai quasi completamente scrutinate, il suo partito La Libertad Avanza si è fermato al 34%, nettamente distaccato dal 47% del centrosinistra peronista Fuerza Patria. Pur riconoscendo la «chiara sconfitta», Milei ha ribadito che non modificherà la sua agenda economica basata su tagli e liberalizzazioni. Nel frattempo, dopo la sconfitta di Milei, l’indice Merval – principale listino azionario della Borsa di Buenos Aires – ha perso il 12%. Le banche Bbva Banco Frances e Banco Macro B perdono oltre il 18%.
Scioperi, proteste e disobbedienza: dal 10 settembre i francesi promettono di “bloccare tutto”
Mentre il governo Bayrou si avvicina a quella che sembra una inesorabile caduta, il popolo francese ha lanciato una manifestazione per bloccare il Paese. La campagna, dal nome “bloquons tout”, è stata promossa mesi fa, e confluirà in una mobilitazione il prossimo mercoledì 10 settembre. Essa intende mostrare «l’indignazione» del popolo francese, e «riprendere il controllo dei luoghi pubblici». Coi mesi, il movimento si è esteso sempre di più, ed è arrivato a contestare la legge finanziaria per il 2026, che prevede di congelare le spese sociali. Il piano per mercoledì è suggerito dallo stesso nome dell’iniziativa: bloccare tutto. I cittadini invaderanno strade, ferrovie, aeroporti e incroci, sciopereranno da lavoro, e colpiranno i supermercati e le fabbriche della grande industria. Il movimento, però, non sembra volersi limitare alla prossima manifestazione, bensì proporre un modello di Francia alternativo, lontano dalle tradizionali correnti della politica, che ponga al centro le esigenze dei cittadini.
Le manifestazioni in programma per il prossimo mercoledì si muovono all’insegna del motto “Boicottaggio, Disobbedienza e Solidarietà” (in quello che sembra un richiamo al movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro lo Stato di Israele), e vogliono, come suggerisce il nome della campagna, bloccare tutto. Per la giornata sono previsti uno sciopero generale e picchetti sul luogo di lavoro, l’invasione di strade, periferie, e piazze in tutte le regioni del Paese, assalti a centri della grande distribuzione e stabilimenti per raffinare il petrolio. Il movimento vuole boicottare i pedaggi autostradali, l’uso di carte prepagate, di credito e di debito, e intasare gli sportelli di prelievo bancari.
Il movimento del 10 settembre ha trovato l’appoggio della sinistra de La France Insoumise, di Sud Rail (il sindacato dei ferrovieri) e dei sindacati SUD e CGT. Esso è riuscito a raggiungere i canali tradizionali durante il mese di agosto, dopo la creazione di pagine sulle diverse piattaforme social; in queste, il movimento concentra le proprie critiche sulla manovra finanziaria del premier Bayrou. La misura prevede tagli generalizzati e manovre specifiche, che vanno dalla cancellazione di giorni festivi al congelamento delle spese sociali, fino all’aumento delle franchigie mediche. Nel corso dell’ultima settimana il movimento è cresciuto esponenzialmente e sono state organizzate centinaia di assemblee popolari in oltre 100 province francesi a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone. In totale, a oggi, sono stati organizzati 528 punti di raccolta dove i cittadini si raduneranno il prossimo mercoledì.
Nonostante tutto suggerisca che la campagna si muova per contestare il premier Bayrou e la sua manovra finanziaria, sembra che la campagna bloquons tout sia nata prima della proposta di bilancio dell’esecutivo (arrivata a luglio), precisamente il 21 maggio. A lanciarla sarebbe stato il collettivo Les Essentiels, rappresentato da un uomo di nome Julien Marissiaux. Marissiaux è comparso davanti a una emittente francese senza mostrare il suo volto, sostenendo di non volere «personalizzare» la protesta, che intende piuttosto come qualcosa di condiviso; precisamente, sostiene Marissiaux, «dai 68 milioni di francesi che sono tutti “essenziali” [ndr. da qui il nome del collettivo] al Paese». In questi mesi, i giornalisti francesi hanno provato a intervistarlo in quanto portavoce del gruppo, ma lui ha proposto di rispondere alle domande attraverso dirette sui social, o comunque condividendole con l’intero collettivo per fornire una risposta univoca e condivisa.
Già dalle parole e dalle pratiche utilizzate da Marissiaux, risulta chiara l’intenzione del movimento di proporre una alternativa alla politica e alle forme di comunicazione tradizionali. A maggio, Les Essentiels contestava in generale la politica francese, chiedendo le dimissioni di Macron. Con i mesi, le rivendicazioni si sono fatte più ampie, e nelle discussioni tra membri è stata stilata una bozza di una ipotetica nuova Costituzione francese, in cui tra le varie cose, viene sancito che «l’accesso all’acqua, all’energia, al cibo e all’elettricità è un diritto garantito», e viene data maggiore centralità ai cittadini, specialmente mediante la promozione dello strumento referendario. Il collettivo ha discusso anche di misure economiche e finanziarie. In generale, il movimento del 10 settembre sembra non limitarsi alla data della protesta, ma pare volersi spingere ben oltre fino a proporre un modello di Francia diverso.
Anthropic paga 1,5 miliardi agli scrittori, ma il suo modello resta intoccabile
La class action contro Anthropic, società specializzata in intelligenza artificiale generativa, sembra avviarsi alla conclusione: le parti hanno trovato un accordo che prevede un risarcimento medio di 3.000 dollari per ciascuno dei circa 500.000 libri utilizzati senza autorizzazione per addestrare i suoi modelli. La cifra complessiva ammonta ad almeno 1,5 miliardi di dollari, ma è destinata a crescere in base al numero di richieste presentate. Un apparente successo per il copyright che, tuttavia, a ben vedere, tratteggia Anthropic come reale vincitrice.
La battaglia legale, una delle tante mosse negli ultimi anni contro aziende di IA accusate di sfruttare senza permesso opere protette da diritto d’autore, è stata avviata nell’agosto 2024 dagli scrittori Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson, i quali accusano Anthropic di aver “costruito un business multimiliardario rubando centinaia di migliaia di libri sotto copyright”. Il riferimento è a molteplici archivi di libri digitalizzati che Anthropic avrebbe piratato per ottimizzare la raccolta massiva dei dati di addestramento per la sua intelligenza artificiale, Claude.
Oggi, lunedì 8 settembre, il giudice distrettuale di San Francisco William Alsup esaminerà i termini dell’accordo per renderlo effettivo. Nel frattempo, lo studio legale dei ricorrenti si è mobilitato per coinvolgere altri autori e detentori di diritti, così che possano accodarsi al risarcimento. Durante il processo, il giudice ha infatti ritenuto che Anthropic abbia scaricato oltre sette milioni di libri digitalizzati da fonti illecite – circa cinque milioni da LibGen e due milioni da PiLiMi – il che amplia enormemente il bacino di potenziali vittime. L’intesa prevede inoltre che entro 30 giorni l’azienda elimini i file ottenuti illegalmente. “Questo accordo invia un messaggio forte sia alle aziende di intelligenza artificiale che ai creatori, ribadendo che attingere a siti pirata è sbagliato”, hanno dichiarato gli avvocati degli autori, celebrando l’intesa come il più grande risarcimento nella storia del diritto d’autore.
Eppure, l’impatto reale della vittoria appare ridimensionato se visto nel suo complesso. Già lo scorso giugno, in relazione a questa stessa causa, il giudice Alsup aveva stabilito un principio cruciale per l’intero settore: le aziende possono utilizzare libri per addestrare i propri modelli, fa parte del fair use purché questi siano stati acquistati legalmente. In sostanza, basta acquistarli legalmente, al che possono essere integrati all’interno dei processi di addestramento. Di fronte al rischio di vedersi condannata per aver scaricato file illeciti, Anthropic ha scelto di chiudere la partita con un risarcimento consistente.
Se si considera la cifra minima pattuita rispetto al numero stimato di libri piratati, l’azienda finirà con il pagare circa 214 dollari a volume, ben oltre il prezzo di copertina della maggior parte dei titoli in commercio. Oltre a non riconoscere legalmente alcuna malefatta, l’oneroso accordo prevede però un ulteriore vantaggio: l’azienda dovrà eliminare dai propri server gli archivi dei libri recuperati illegalmente, tuttavia non sarà obbligata a rimuovere i dati corrispondenti che sono già stati integrati in Claude, operazione che richiederebbe interventi radicali, se non addirittura l’eliminazione del modello stesso.
In definitiva, questa class action segna un punto importante per gli autori, ma non ostacola la traiettoria del settore tecnologico, il quale viene anzi legittimato a usare testi acquistati salvandosi dalle accuse di potenziale plagio. Non sorprende quindi che, la settimana scorsa, nonostante i guai legali, la valutazione di Anthropic sia cresciuta, raggiungendo i 183 miliardi di dollari.









