Nell’ultima settimana, il Messico è stato colpito da una forte ondata di piogge, che hanno causato frane e inondazioni in diverse regioni del Paese. Secondo l’ultimo bilancio aggiornato delle autorità, le piogge avrebbero causato un totale di 41 morti. Nello Stato di Veracruz, uno dei più colpiti, sono caduti 540 millimetri di pioggia, che hanno causato la fuoriuscita del fiume Cazones. Le strade della città di Poza Rica sono state allagate con oltre 4 metri di acqua, e l’amministrazione ha dispiegato migliaia di soldati per liberare le strade bloccate e cercare i superstiti tra i detriti.
Estonia: chiusa una strada di frontiera con la Russia
L’Estonia ha temporaneamente chiuso l’accesso a una strada che attraversa un tratto di territorio russo. La scelta arriva dopo una presunta segnalazione di un gruppo di soldati russi che stazionavano nella strada. La strada, lunga circa un chilometro, è situata nell’Estonia sud-orientale e percorre un’area di territorio russo che si estende nel Paese. Normalmente, la strada è percorribile senza permesso, ma non è consentito fermarsi.
Sudan, attacchi in una città: 60 morti
I gruppi di attivisti sudanesi hanno denunciato una serie di attacchi nella città di al-Fashir, in seguito ai quali sarebbero stati uccisi almeno 60 civili. I gruppi hanno accusato i ribelli delle Forze di Supporto Rapido dell’aggressione, e le RSF hanno smentito le accuse. Gli attacchi, specificano gli attivisti, sarebbero stati effettuati con due droni e otto colpi di artiglieria, e avrebbero preso di mira un rifugio per sfollati. La città di al-Fashir è sotto assedio da tempo da parte delle RSF. I gruppi di attivisti riportano che la situazione umanitaria in città risulta particolarmente critica, e che quotidianamente morirebbero decine di persone.
Gaza: 500mila tornano tra le macerie
A due giorni dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, i cittadini della Striscia stanno iniziando a tornare nelle proprie case. In questi giorni, sono più di mezzo milione i palestinesi che sono rientrati a Gaza City dopo essere stati forzatamente sfollati dall’esercito israeliano; nel mentre, il Programma Alimentare Mondiale ha iniziato a distribuire i beni di prima necessità, fornendo pagnotte di pane alle famiglie, e ha iniziato a spedire i primi carichi di aiuti verso i diversi corridoi umanitari che si apprestano a essere aperti. Intanto, si avvicina il momento dello scambio degli ostaggi, che dovrebbe iniziare domani mattina, mentre in parallelo in Egitto, a Sharm el-Sheikh, avverrà la ratifica dell’accordo da parte dei mediatori. Il vertice sarà presieduto dal presidente egiziano Al Sisi e da Trump, e vedrà la partecipazione anche di leader arabi, Macron, Starmer, e Giorgia Meloni.
I cittadini della Striscia hanno iniziato il proprio esodo verso casa sin dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, lo scorso venerdì. La maggior parte delle persone sta marciando da sud verso nord, percorrendo la strada costiera di Al Rashid. I più viaggiano dal campo di Al Mawasi, nel Governatorato di Khan Younis, il secondo più a sud della Striscia, verso Gaza City o verso le città del Governatorato di Nord Gaza, i centri maggiormente colpiti dalla invasione terrestre israeliana. Ieri, la protezione civile palestinese ha fornito una stima delle sole persone che stavano rientrando a Gaza City parlando di almeno mezzo milione di persone. La stessa capitale oggi risulta per una buona parte distrutta: le forze israeliane vi hanno infatti lanciato un assedio lo scorso settembre, come sorta di evoluzione del piano Carri di Gedeone; nell’arco di un mese di invasione terrestre le IDF hanno portato avanti ingenti operazioni di demolizione, distruggendo parte delle torri abitative e strutture sanitarie della città. Proprio riguardo agli ospedali, ieri il ministero della Salute ha pubblicato le foto dell’ospedale pediatrico Al Rantisi – l’unico di Gaza City -, che a oggi risulta completamente distrutto.
In generale, la situazione sanitaria non è delle migliori: secondo il direttore generale degli ospedali nella Striscia, Muhammad Zaqout, nei pochi ospedali operativi i pazienti risultano ammassati, con un tasso di sovraffollamento che tocca picchi del 250%. Da quanto comunica Zaqout, il 60% dei medicinali e il 70% delle forniture di laboratorio sono ormai esauriti, e ancora nessuno dei rifornimenti urgenti previsti per gli ospedali e i magazzini della Striscia è arrivato nella Striscia. La protezione civile, intanto, continua a disseppellire corpi di feriti e defunti. Sebbene gli attacchi di Israele siano diminuiti di intensità, inoltre, da venerdì si sono verificati alcuni episodi di aggressione. La situazione alimentare non è migliore. Il PAM ha pubblicato un comunicato in cui annuncia che 170 metri cubi di cibo sono ora in viaggio per le principali vie di accesso alla Striscia, tra Egitto, Giordania, Cisgiordania, e Ashdod (città portuale israeliana); l’obiettivo è raggiungere 1,6 milioni di palestinesi di qui ai prossimi tre mesi. Il PAM ha anche dichiarato che fornirà assistenza economica ai cittadini di Gaza e che per ora è riuscito a raggiungere solo 140.000 persone; in questi giorni, intanto, ha consegnato circa 100.000 pagnotte di pane da due chili al giorno.
Intanto il mondo si prepara per la giornata di domani, che risulterà decisiva sotto diversi fronti. Il diplomatico palestinese Osama Hamdan ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP che lo scambio degli ostaggi dovrebbe iniziare domani mattina; la medesima agenzia di stampa riporta che lo scambio dovrebbe terminare entro il tramonto dello stesso giorno. I gruppi palestinesi dovranno consegnare tutti gli ostaggi israeliani – vivi e morti – e riceveranno in cambio 1.950 palestinesi di cui 250 ergastolani. Ancora ignota la lista finale di prigionieri e ostaggi palestinesi che verranno liberati. Nel frattempo, il presidente egiziano Al Sisi inizia a imbastire il tavolo per la ratifica dell’accordo da parte dei mediatori. Al vertice di domani saranno presenti lo stesso Al Sisi e Trump (che presiederanno l’incontro), Meloni, Macron, il premier britannico Keir Starmer, l’omologo spagnolo Pedro Sánchez, rappresentanti qatarioti, e il Segretario Generale dell’ONU Guterres. Hamas non sarà presente al tavolo, e sarà rappresentata da Qatar ed Egitto; questa mattina, tre membri della delegazione qatariota sono morti in un incidente in macchina avvenuto nella stessa Sharm el-Sheikh. Non risulta ancora chiaro, infine, se Israele parteciperà. In seguito a questo incontro, Al Sisi e Trump ospiteranno un secondo summit con i vertici di oltre 20 Paesi arabi e islamici per trattare dell’istituzione della nuova forza internazionale che dovrebbe guidare la fase di transizione a Gaza.
Pakistan-Afghanistan: scontri a fuoco sul confine
Nella notte tra ieri e oggi, domenica 12 ottobre, sono scoppiati scontri a fuoco tra Pakistan e Afghanistan. Gli scontri hanno interessato sei punti di controllo sulla frontiera tra i due Paesi; i talebani afghani sostengono di avere catturato tre avamposti pakistani, mentre i funzionari pakistani affermano di avere distrutto alcuni degli avamposti talebani. Ignoto il numero di morti e la effettiva situazione sul campo. Gli attacchi sono stati lanciati dai soldati talebani, in risposta a un attacco aereo che la scorsa settimana si è abbattuto su Kabul e che l’Afghanistan attribuisce al Pakistan. Il Pakistan accusa a sua volta i talebani di sostenere i gruppi separatisti che operano al confine.
In Europa entra in vigore il nuovo sistema di controllo biometrico alle frontiere
Dopo mesi di rinvii, a partire da domani, 12 ottobre 2025, in Europa entrerà gradualmente in vigore il nuovo sistema di ingresso e uscita EES (Entry/Exit System). Si tratta di un meccanismo informatico che sostituirà il timbro sul passaporto e che permetterà l’ingresso nei 29 Paesi dell’area Schengen a viaggiatori provenienti da Paesi terzi previa registrazione dei dati biometrici. Presentato come un sistema più efficiente e “moderno”, il nuovo meccanismo ha tuttavia anche lo scopo dichiarato di “rafforzare la sicurezza” dei confini europei, andando a integrare una lunga serie di altre misure implementate dall’Europa al medesimo scopo.
L’implementazione del sistema, che ha ricevuto il via libera definitivo lo scorso 18 luglio, sarà progressiva e dovrebbe essere portata a termine nel giro di sei mesi, con previsione di piena operatività per il 10 aprile 2026. I cittadini provenienti da Paesi terzi che vogliano sostare in uno dei Paesi della zona Schengen per un periodo massimo di 90 giorni dovranno ora in prima battuta passare alla dogana per farsi identificare dagli agenti, che racoglieranno le impronte digitali e scatteranno una fotografia, per inserire poi il materiale in un fascicolo digitale. In questo modo verrà quindi creato un “archivio digitale” che permetterà di monitorare l’identità e i movimenti dei viaggiatori. I dati saranno archiviati per un periodo di tempo da 1 a 5 anni e le sanzioni previste per coloro che si fermeranno oltre il termine dei 90 giorni senza avvisare le autorità dipendenranno dal regolamento interno dello Stato nel quale il soggetto si trova dopo la scadenza del tempo massimo di permanenza in Europa. In Italia, saranno inizialmente gli aeroporti di Malpensa, Linate e Fiumicino ad adottare il sistema, seguiti poi da Civitavecchia e Genova e, progressivamente, dagli altri aeroporti e uffici di frontiera.
Il nuovo sistema, scrive il Consiglio UE, permetterà di “rafforzare la gestione dello spazio Schengen”, contribuendo a “prevenire la migrazione irregolare”. La registrazione in tempo reale dei dati biometrici e delle informazioni contenute nel passaporto, che permette di fatto di schedare i viaggiatori, permetterà di “fornire informazioni in tempo reale sul rispetto del periodo di soggiorno autorizzato nello spazio Schengen. “Dobbiamo fare di tutto per impedire ai terroristi e ai migranti irregolari di entrare illegalmente nello spazio Schengen” ha dichiarato Rasmus Stoklund, ministro dell’Immigrazione della Danimarca, confermando la natura securitaria del nuovo sistema, “è fondamentale mantenere un controllo efficace sui cittadini dei Paesi terzi che entrano nello spazio Schengen, in modo da poter rafforzare la sicurezza alle frontiere esterne”.
L’Unione Europea è costantemente al lavoro per blindare le proprie frontiere e controllare i movimenti delle persone, con il pretesto di garantire la sicurezza dei cittadini. Insieme ad altri strumenti come l’ETIAS (un’autorizzazione a viaggiare nell’UE per le persone provenienti da 60 Paesi fino ad ora esenti da visto, che dovrebbe essere introdotta nell’ultimo trimestre del 2026 e prevedere l’introduzione di requisiti di ingresso per i viaggiatori, oltre ad autorizzare “controlli preventivi” al fine di negare, se necessario, l’autorizzazione all’ingresso) dovrebbe aiutare la “Fortezza Europa” a raggiungere gli obiettivi fissati nell’Agenda per la Sicurezza e la Migrazione.
Texas, giuria condanna Samsung per brevetti 4G e 5G
Samsung dovrà pagare quasi 445 milioni di dollari per violazione di brevetti legati alle comunicazioni 4G, 5G e Wi-Fi: lo ha deciso una giuria federale di Marshall, in Texas, accogliendo la causa intentata dalla società statunitense Collision Communications. Secondo il verdetto, i laptop, gli smartphone Galaxy e altri dispositivi del colosso sudcoreano avrebbero utilizzato senza autorizzazione quattro brevetti registrati da Collision, sviluppati a partire da ricerche di BAE Systems, non coinvolta nel caso. L’azienda di Peterborough aveva avviato la causa nel 2023, accusando Samsung di sfruttare le sue tecnologie per migliorare l’efficienza della rete wireless. La multinazionale ha respinto le accuse, definendo i brevetti “non validi”.
Sbagliare non è fallire: secondo un sondaggio cambia la cultura tra gli studenti
L’errore sembra essere sempre meno un tabù per i giovani italiani, in quanto quasi la metà degli studenti riconosce che sbagliare può avere un valore positivo. È quanto emerge da una nuova ricerca di Skuola.net su 2.500 alunni di scuole superiori e università, secondo la quale il 32% lo considera “frustrante ma utile” e il 10% uno stimolo per migliorarsi, anche se la scuola resta spesso fonte di ansia e giudizio: quasi 8 ragazzi su 10 ammettono di aver provato disagio dopo un errore accademico, e le ragazze risultano più colpite. «La loro reazione è rivoluzionaria», commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, «usano l’errore come lezione per ripartire».







