Il finanziere ungherese naturalizzato americano di 92 anni, George Soros, ha deciso recentemente di cedere il suo impero di fondi azionari da 25 miliardi di dollari al figlio trentasettenne Alexander, come riporta il Wall Street Journal. Il figlio, infatti, condivide la stessa visione del mondo e gli stessi valori liberali del padre che, ormai da decenni, ha come unico obiettivo quello di “imporre” il sistema liberal democratico in tutto il mondo attraverso le sovvenzioni delle sue ONG a partiti politici, media e organizzazioni di vario genere. «Con papà la pensiamo allo stesso modo», ha detto Alexander, aggiungendo di essere «più politico rispetto a lui». Secondo un portavoce del finanziere multimilionario, nei prossimi anni la maggior parte dei 25 miliardi di dollari andrà alla Open Society Foundation – la più importante delle organizzazioni sorosiane – mentre circa 125 milioni di dollari saranno stanziati per il comitato di azione politica. Il principale obiettivo è quello di contribuire allo sviluppo delle “democrazie”, con il denaro dell’organizzazione destinato anche a università e istituzioni educative.
Il nucleo del pensiero di Soros sul quale si fondano le sue azioni in campo politico e “filantropico” è quello di “società aperta”, ereditato dal filoso Karl Popper, di cui si autodefinisce discepolo e al quale l’oligarca di origine ungherese si ispira: per società aperta, si intende una società democratica fondata sul liberalismo che favorisce meccanismi politici trasparenti e flessibili al cambiamento, permettendo a tutti di partecipare al processo decisionale. Tuttavia, vi è una distanza incolmabile tra la definizione teorica data da Popper e la sua applicazione concreta portata avanti dai filantropi come Soros grazie alle loro immense fortune. Quest’ultimi, infatti, riescono a modellare interi apparati politici, mediatici e sociali grazie al soverchiante potere del denaro, destabilizzando intere regioni dal punto di vista geopolitico e sociale ed esercitando così ingerenze illecite nei governi nazionali. In altre parole, la plutocrazia manipola, invece che promuovere, quegli stessi sistemi democratici che decanta e che vorrebbe imporre. “Società aperta” diventa, dunque, sinonimo di assenza di confini fisici, morali, culturali e di genere: una società “fluida” in cui a prevalere è la volontà dell’individuo sulla collettività. Si configura così una società di individui – atomi che non ha altro riferimento che il mercato: perso, infatti, ogni riferimento identitario, sia esso di tipo culturale, religioso, politico e storico (si pensi al movimento “Black lives matter” che pretende di cancellare o riscrivere il passato abbattendo statue e censurando libri e film) non rimane altro che l’individuo inteso come “consumatore” e contenitore vuoto che è possibile riempire con qualunque contenuto. È, dunque, il “modello” sociale e antropologico ideale del capitalismo in cui sguazzano i finanzieri filantropi come Soros, il cui obiettivo è la massimizzazione illimitata del profitto.
Non stupisce, dunque, che il magnate di origini ebraiche, attraverso le sue ONG, sostenga finanziariamente l’immigrazione di massa in Europa, i cambi di regime in tutto il mondo, specie in quelle nazioni considerate “autoritarie”, e nuovi tipi antropologici come quello non a caso definito “gender fluid”. Solo in Italia, il finanziere ha elargito 8,5 milioni di dollari nel 2017-18, finanziando ben 70 progetti, il cui campo di azione principale era l’immigrazione. Tra i beneficiari, compaiono movimenti politici come i Radicali Italiani, think-tank come l’Istituto Affari Internazionali, onlus e ONG impegnate sul fronte dell’immigrazione e delle politiche di accoglienza e perfino il Comune di Ventimiglia. Ai Radicali italiani sono andati in tutto 298.550 dollari nel 2017, per «promuovere un’ampia riforma delle leggi italiane sull’immigrazione attraverso iniziative che puntino a fornire aiuto agli immigrati e avanzare il loro benessere sociale». Allo stesso modo, nel 2018 ben 385.715 dollari sono stati assegnati all’ASGI, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che in passato ha pubblicato anche la rivista “Diritto Immigrazione e Cittadinanza”, in collaborazione con Magistratura Democratica. Tra la miriade di sigle, enti pubblici e privati, ONG e onlus che hanno beneficiato della generosità di George Soros spiccano anche i nomi dello IAI, l’Istituto Affari Internazionali presieduto dall’ex commissario europeo Ferdinando Nelli Feroci e l’Università di Urbino, Carlo Bo. Quest’ultima ha ricevuto 25.000 dollari per un progetto riguardante la «mappatura dell’informazione politica sui media italiani in vista delle elezioni politiche del 2018».
Sul fronte geopolitico, invece, è noto che il miliardario ha contribuito, attraverso alcune ONG, a fomentare le cosiddette “rivoluzioni colorate” nei Paesi dell’est e nell’Asia centrale dopo il crollo dell’Unione Sovietica. A tal fine, Soros ha lavorato in stretta collaborazione con l’USAID, la National Endowment for Democracy (Fondazione nazionale per la democrazia), l’International Republican Institute, il National Democratic Institute for International Affairs e la Freedom House, con l’obiettivo di instaurare governi “gestiti” dall’Occidente. Alla CNN, inoltre, Soros ha rivelato di avere creato una fondazione in Ucraina che ha contribuito al cambio di regime a Kiev nel 2014, instaurando un governo sostenuto dagli Stati Uniti: «Ho creato una fondazione in Ucraina prima che il paese diventasse indipendente dalla Russia. Questa fondazione ha continuato a operare e ha avuto un ruolo importante negli eventi recenti», aveva dichiarato nel 2014 alla CNN. Tristemente famosa è poi la sua operazione speculativa contro la lira: il finanziere, con il suo fondo Quantum scommise contro la lira e la sterlina, provocando deliberatamente il crollo delle due valute e guadagnando miliardi di dollari in pochi giorni.
Ora sarà il figlio a portare avanti l’eredità del padre di cui pare abbia appreso perfettamente la lezione, soprattutto per quanto riguarda le ingerenze nei sistemi politici nazionali: Alexander, infatti, si è già detto preoccupato per un possibile ritorno sulla scena di Donald Trump. Motivo per cui, la Open Society assumerà un ruolo finanziario significativo nella corsa presidenziale del 2024. Il che solleva l’interrogativo su chi sia davvero a scegliere i presidenti, se gli elettori o i finanziamenti dei miliardari filantropi.
Inizialmente George Soros non voleva lasciare il suo impero a uno dei suoi figli, forse in ossequio al presunto principio di “apertura” che dovrebbe guidare le sue azioni. «Non volevo che la fondazione fosse presa in mano da uno dei miei figli, per una questione di principio. Pensavo che dovesse essere gestita da qualcuno che fosse il più adatto», aveva dichiarato in un’intervista. Tuttavia, il meccanismo “dinastico” ha prevalso sul merito e sugli stessi “valori” della società aperta.
[di Giorgia Audiello]



