Perché i proiettili di gomma sono pericolosi al pari di tutti gli altri

Negli ultimi anni il numero di proteste popolari è cresciuto in tutto il mondo. I cittadini sono scesi in strada per manifestare contro i rincari dei generi alimentari, per esprimere il proprio dissenso su questa o quella riforma o per condannare un’ingiustizia. Ma, a prescindere dalla motivazione, il minimo comune denominatore che lega sempre più spesso i movimenti di piazza è il modo in cui questi vengono soffocati e messi a tacere con forza dalla polizia, che si serve di mezzi di repressione tutt’altro che innocui. A tal proposito, in un rapporto lungo e dettagliato pubblicato lo scorso marzo, Amnesty International e Omega Research hanno denunciato che da almeno cinque anni a questa parte, per controllare la folla, gli agenti di oltre 30 Stati diversi hanno frequentemente usato in modo improprio proiettili di gomma. Un’arma ormai accettata e – forse a causa del nome che evoca qualcosa di non particolarmente pericolo – poco problematizzata. Ma, in realtà, questi proiettili stanno causando migliaia di feriti e decine di morti. E ora anche i sindacati di polizia italiani chiedono di esserne dotati, espressamente per poter contrastare il movimento No Tav.

sparare

Come nasce un proiettile di gomma

I proiettili realizzati in gomma o rivestiti in gomma sono – teoricamente – un’arma progettata per infliggere dolore ma ridurre al minimo le lesioni gravi. L’idea di ‘sparare’ pallottole che fossero meno mortali di quelle classiche in piombo si ebbe per la prima volta a Singapore alla fine dell’Ottocento, quando alla gendarmeria fu comandato di utilizzare contro i rivoltosi proiettili in legno. Questi, però, furono presto abbandonati perché ritenuti troppo pericolosi per via delle schegge che si liberavano nell’aria. L’ennesimo – e definitivo – tentativo si ebbe a metà del Novecento, quando in risposta alle proteste e alle rivolte scoppiate nell’Irlanda del Nord, il Ministero della Difesa inglese dotò i propri uomini di proiettili di gomma. Munizioni che, da quel momento in avanti, furono usate in più occasioni per controllare la folla.

La strategia prevedeva di spararle non direttamente sui corpi dei manifestanti ma per terra, in modo tale che, tramite rimbalzo, queste andassero a finire sì sulle gambe dei soggetti in rivolta, ma in maniera ‘leggera’. L’esercito britannico era infatti ben consapevole di quanto questi proiettili potessero far male, tant’è che quello di definirli ‘di gomma’ non fu altro che un tentativo linguistico (ben riuscito) di convincere i media che in realtà si trattava di un’arma piuttosto innocua. Un’informazione che risultò evidentemente falsa non appena le munizioni furono sparate direttamente contro le persone: si ebbero numerosi feriti con lesioni gravi alla testa e al collo, che nei peggiori dei casi portarono alla morte. Conseguenze che però non ne arrestarono l’utilizzo. Anzi, l’idea (sbagliata) che si trattasse di un’arma meno pericolosa del piombo ne rafforzò il suo impiego. Una ‘popolarità’ che resiste ancora oggi, a distanza di decine di anni, come documentato da Amnesty.

Una tipologia di proiettile di gomma
Una tipologia di proiettile di gomma

Come fa un proiettile di gomma a diventare un’arma letale

Così come in passato, anche gli attuali proiettili di gomma non possono essere considerati un oggetto innocuo, per diversi motivi. L’energia cinetica prodotta da un generico sparo – quindi la forza con cui il proiettile viene ‘sputato’ fuori – dipende prima di tutto dall’arma da fuoco. Dunque, a parità di pistola, la velocità iniziale di un proiettile di gomma è pari a quella delle munizioni ‘vere’. Tuttavia la forza con cui il primo si scaglia contro il soggetto dipende da una serie di altri fattori, tra cui: la densità del materiale da cui è composto, la forma, la traiettoria e la distanza di tiro. La maggior parte delle munizioni in gomma è progettata con un’ampia superficie, così da diminuire la propria velocità durante il ‘volo’ e ridurre la possibilità di penetrare nella pelle. Questo però comporta ugualmente degli svantaggi: il proiettile può imboccare traiettorie imprevedibili, perdendo così di precisione – con il rischio concreto, ad esempio, di finire in un occhio. Se invece la munizione viene sparata a distanza ravvicinata, la questione si complica. La sua ‘forza’ non ha il tempo di esaurirsi, e al momento dell’impatto è così alta da riuscire a rompere persino un osso. Non solo. I proiettili di gomma possono causare lesioni cerebrali, addominali, alla milza e all’intestino.

Un uomo colpito da proiettili di gomma durante una manifestazione a Vancouver
Un uomo colpito da proiettili di gomma durante una manifestazione a Vancouver

Quante sono le vittime dei proiettili di gomma

Uno studio pubblicato nel 2017 sul British Medical Journal, la rivista medica della British Medical Association, ha rilevato che negli ultimi trent’anni almeno il 3% delle persone colpite da proiettili di gomma è morto a causa della ferita riportata (ma il numero effettivo è probabilmente più alto), e che il 15% dei quasi 2mila individui presi in esame per lo studio ha riportato danni permanenti. “Data la loro imprecisione intrinseca”, si legge nel rapporto, “il potenziale uso improprio e le conseguenze sulla salute, i proiettili di gomma non sembrano essere armi appropriate per l’uso in contesti di controllo della folla. C’è un urgente bisogno di stabilire linee guida internazionali”, per impedirne l’uso spesso sconsiderato e sproporzionato.

Nel suo resoconto Amnesty ha evidenziato come negli ultimi anni si sia verificato in particolare un allarmante aumento delle ferite agli occhi (distacco della retina, rottura del bulbo oculare, perdita completa della vista) e che anche le fratture al busto, al cranio e alle costole sono sempre più comuni. Secondo l’organizzazione, durante le proteste iniziate nell’ottobre del 2019, i proiettili di gomma sparati dalla polizia cilena hanno causato oltre 440 ferite agli occhi, tra cui oltre 30 casi di perdita della vista o rottura del bulbo oculare. Episodi che si sono verificati anche in Colombia, dove nell’aprile del 2021, durante le proteste scoppiate nella capitale Bogotá contro la riforma fiscale, la ventiduenne Leidy Cadena Torres ha perso un occhio dopo essere colpita al volto da un colpo sparato da distanza ravvicinata. La campagna ‘Stop balas de goma’ (Stop ai proiettili di gomma) ha denunciato che in Spagna negli ultimi anni l’uso di proiettili di gomma (“grandi come palle da tennis”) ha causato almeno una morte da trauma cranico e 24 ferimenti gravi. Lo stesso è accaduto – e sta accadendo – in Francia, Israele e altri Paesi in Europa e nel mondo.

proiettili gomma

Cosa dice la legge sui proiettili di gomma

Nonostante l’attestata pericolosità e il fatto che decine di medi e grandi produttori in tutto il mondo – con sede principalmente in Brasile, Cina, Israele, Sud Africa, Corea del Sud e Stati Uniti – si siano specializzati nella loro produzione (arrivando a sperimentarne ben 75 diverse tipologie), quello dei proiettili di gomma è un settore ancora poco regolamentato. Esistono infatti poche direttive e informazioni sullo sviluppo di queste armi e su come debbano essere utilizzate. E, come denuncia Amnesty, quelle poche linee guida in vigore raramente rispettano gli standard internazionali sull’utilizzo della forza – per cui quest’ultima va utilizzata solo come ultima risorsa, quando persone violente costituiscono una minaccia immediata nei confronti di altre. “Le forze di polizia aggirano queste norme regolarmente e impunemente. Queste armi vengono utilizzate in una serie più ampia di circostanze, con la scusa che non sono letali, anche laddove la polizia potrebbe non usare affatto la violenza”, si legge nel report. Secondo il diritto internazionale, invece, i proiettili di gomma – e tutte le armi a impatto cinetico, più in generale – possono essere utilizzati solo come opzione ‘estrema’, quando è stato impiegato anche l’ultimo mezzo meno aggressivo a disposizione o quando l’obiettivo è raggiungibile solo in questo modo. E, qualora ci fossero le circostanze per spararli, i proiettili non devono mai puntare alla testa, alla parte superiore del corpo o all’inguine.

In Italia, ad esempio, una pistola che funziona con queste particolari munizioni è normata in base alla sua potenza: se il proiettile viene ‘sputato’ fuori dalla canna con un’energia superiore o uguale a 7,5 joule, allora l’arma verrà considerata a tutti gli effetti come tale e il suo possesso dovrà essere accompagnato da un nulla osta o legittimato dal porto d’armi. Se l’energia generata è inferiore, allora la pistola non sarà considerata un’arma e potrà essere liberamente acquistata e detenuta – ma mai portata fuori dalla propria abitazione senza giustificato motivo.

E le forze dell’ordine? Neppure loro sono dotate di proiettili a impatto cinetico. Tuttavia, come ha sottolineato ad Altreconomia il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, «i sindacati di polizia ne hanno chiesto l’adozione da ormai quattro anni, con riferimento in particolare alle proteste del movimento No Tav. Ma Amnesty International si augura che questa richiesta non abbia seguito». E sarebbe ancora più facile escluderlo con certezza se esistessero accordi internazionali più rigidi per regolare la fabbricazione, il commercio e il loro utilizzo, soprattutto in quelle zone del mondo dove esiste il rischio che vengano utilizzati in violazioni dei diritti umani, e in quei contesti – come le manifestazioni pacifiche – che non lo richiedono.

[di Gloria Ferrari]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

1 commento

  1. Sempre più fuori di testa. In mano ai Vigili Urbani la vedo veramente un’arma pericolosa… Ma quando regna l’ignoranza è comunque una risposta alla mancanza di dialogo, anche di educazione preventiva.

Comments are closed.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria