Regno Unito: i laburisti nominano un nuovo premier nel tentativo di salvare il partito

Andy Burnham sarà il nuovo premier britannico, il settimo nel giro di un decennio. L’ex sindaco di Manchester è stato infatti eletto leader dei laburisti, il partito al governo. Dal momento che nel Regno Unito la figura del primo ministro coincide con quella del leader della compagine che ha vinto le elezioni, un cambio in corsa tra le fila dei socialdemocratici comporta l’arrivo di un nuovo inquilino a Downing Street. Burnham prenderà il posto di Keir Starmer, alla guida di uno dei governi più turbolenti di sempre, capace di attrarre critiche non solo dai suoi detrattori ma soprattutto dalla propria base elettorale. Nel suo primo discorso da leader laburista, durato quasi mezz’ora, Burnham ha detto che il Paese si trova di fronte al «cambiamento politico più importante degli ultimi 40 anni». L’obiettivo è recuperare consensi e invertire la rotta delle ultime amministrative, conclusesi con un tonfo per i laburisti.

La breve parentesi che si era aperta nel Regno Unito con le dimissioni di Starmer è giunta al termine. I laburisti hanno scelto il suo successore, puntando tutto su Andy Burnham, che ha ricevuto l’appoggio di 379 parlamentari laburisti su 403 e di tutti i sindacati affiliati al partito. Un vero e proprio plebiscito, annunciato alla vigilia. Oltre all’ex sindaco di Manchester non erano presenti altre candidature; il partito aveva apparecchiato da giorni la sua nomina, organizzando delle elezioni suppletive nel collegio di Makerfield. Qui Burnham ha sbaragliato la concorrenza ed è diventato parlamentare — requisito necessario per la nomina a primo ministro. L’ufficialità dovrebbe arrivare lunedì, con l’incarico conferito da Re Carlo di formare un nuovo governo, il nono nell’ultimo decennio.

Proprio la scelta dei ministri sarà il primo banco di prova per Burnham, che dovrà gestire un partito diviso in almeno dieci correnti e bocciato dai cittadini nell’ultima tornata elettorale. Dei 2400 seggi con cui si presentava alle urne, il Labour Party ne ha riconquistati appena 997. Ora nel mirino ci sono le elezioni legislative del 2029: Burnham avrà poco meno di tre anni per invertire la rotta. Del suo programma si sa poco. Nel primo discorso da leader laburista, ha messo in discussione i dettami neoliberisti: «questa generazione di politici, me compreso, non è riuscita a mettere in discussione una cultura politica e un modello economico che semplicemente non funzionano per la gente comune».

Una sorta di auto-critica, forse, per la partecipazione da sottosegretario al secondo governo di Tony Blair, fautore della svolta centrista del Labour Party e del progressivo allontanamento dalla classe lavoratrice. Rivolgendosi a questi ultimi, Burnham ha rilanciato il ruolo dello Stato, parlando ad esempio del potenziamento del sistema sanitario nazionale. Accompagnano poi progetti di nuove case popolari e vaghi piani di reindustrializzazione, da sviluppare in sinergia col capitale privato, coerentemente con la linea «pro-business» adottata durante la sua esperienza a Manchester, in quanto esponente della cosiddetta soft left, una sinistra cioè a metà strada tra la corrente laburista più radicale e quella centrista.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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