Israele: si allarga la protesta degli studenti contro il servizio militare

Da mesi tra i banchi e gli armadietti delle scuole israeliane circolano lettere e volantini di denuncia contro il genocidio del popolo palestinese. Una protesta ancora minoritaria, i cui leader sono trattati come traditori e amici dei terroristi dal grosso della società e da molti media, ma che continua a crescere. Una campagna di mobilitazione partita dai giovani per i giovani, che invita gli adolescenti di tutto il Paese a disertare il servizio di leva, condannando i crimini del proprio Paese. La chiusura della lettera aperta redatta dagli studenti del movimento Mesarvot (letteralmente “noi rifiutiamo”) va dritta al punto: «Ci rifiutiamo di prendere parte a ingiustizie morali. Ci rifiutiamo di collaborare con un governo fascista. Ci rifiutiamo di perpetuare il ciclo di spargimento di sangue!». Il boicottaggio interno portato avanti dal movimento studentesco va avanti da tempo, ma nell’ultimo periodo ha visto un notevole slancio, diffondendosi fuori dai confini mediatici israeliani e approdando sulla stampa estera; a rilanciarlo è stata la reazione degli istituti scolastici della cosiddetta “unica democrazia del Medio Oriente”, che hanno risposto al moto di dissenso dei propri alunni minacciando sanzioni disciplinari e sospensioni.

Il caso di cronaca più recente nell’ambito delle proteste degli studenti di liceo israeliani contro il proprio Stato e il servizio di leva riguarda un’alunna che frequenta l’undicesimo anno (il penultimo anno del ciclo di studi israeliano, che si frequenta tra i 16 e i 17 anni) presso la scuola superiore Ohel Shem di Ramat Gan, vicino a Tel Aviv. La notizia è stata riportata dal quotidiano israeliano Haaretz. La ragazza ha ricevuto un richiamo per partecipare a un colloquio disciplinare in cui è stata avvisata che potrebbe essere sospesa dal prossimo anno scolastico per avere distribuito volantini che invitavano i compagni di classe a rifiutare il servizio militare. «Gli adolescenti destinati alla coscrizione nell’esercito israeliano si rifiutano di partecipare ai suoi crimini e di servire gli interessi del governo dittatoriale», recitava il volantino, invitando i ragazzi a firmare la lettera aperta del movimento. Per ora, secondo il gruppo, la lettera è stata firmata da 130 persone.

Il direttore scolastico ha contestato alla ragazza le regole di istituto, secondo cui non sarebbe possibile distribuire volantini; nonostante ciò, egli avrebbe ammesso che se si fosse trattato di volantini su temi educativi o ambientali, non avrebbe convocato l’alunna perché «sarebbe stato considerato meno grave». I genitori della studentessa hanno criticato il preside accusandolo di applicare le regole in maniera arbitraria e con scopi politici, e definendo quella verso loro figlia una persecuzione; la scuola ha rigettato le accuse. Il caso della studentessa dell’Ohel Shem non è il primo in cui le autorità scolastiche israeliane provano a silenziare i propri studenti: l’anno scorso uno studente del liceo Thelma Yellin di Givatayim è stato sospeso, proprio dopo avere distribuito volantini contro la coscrizione obbligatoria; in passato il medesimo istituto Ohel Shem è inoltre finito in mezzo alle polemiche dopo che alcuni suoi studenti hanno sputato addosso a dei manifestanti che chiedevano un’inchiesta statale sull’attentato del 7 ottobre, vicenda che i vertici scolastici si sono limitati a definire «molto spiacevole», arrivando a giustificarla.

In generale, diversi giovani israeliani alcuni dei quali appartenenti al medesimo gruppo Mesarvot risultano al momento sotto detenzione per essersi rifiutati di partecipare al servizio di leva. Il movimento è attivo da tempo nel contrasto alle politiche dello Stato ebraico e in supporto al popolo palestinese, portando avanti azioni dimostrative, conferenze (qualcuna anche in Italia) e proteste. Negli ultimi mesi, Mesarvot è stato attivo anche nel contrasto alla guerra contro l’Iran, organizzando proteste contro la campagna bellica israelo-statunitense. Tra le varie contestazioni hanno inscenato anche proteste di natura scenica, srotolando giganteschi striscioni dal tetto di edifici per criticare il servizio di leva.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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