La Camera ha approvato la legge elettorale

Questa volta lo scrutinio segreto non ha riservato sorprese al governo Meloni. Con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti, la Camera ha infatti approvato la nuova legge elettorale, con la maggioranza che si è ricompattata dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze. Lo stabilicum passa ora all’esame del Senato, dove Fratelli d’Italia potrebbe riproporre la modifica respinta a Montecitorio. Al momento, il testo licenziato prevede un nuovo sistema misto, proporzionale con un premio di maggioranza per la lista o la coalizione che vincerà le elezioni raccogliendo almeno il 42% dei consensi. Dopo anni di dibattiti e promesse mancate è stato approvato anche il voto per i fuori sede, tra non poche polemiche. Pur riconoscendo il passo in avanti, il comitato Voto dove vivo ha criticato la misura perché «piena di incongruenze e barriere che limiteranno il reale accesso al voto fuori sede per migliaia di persone».

Si è conclusa la prima maratona parlamentare targata stabilicum. Dopo la discussione sugli emendamenti e sui singoli articoli, la riforma elettorale è stata approvata dalla Camera. Il testo è stato così trasmesso a Palazzo Madama per la seconda lettura. Qui Fratelli d’Italia dovrà valutare se riproporre il blando sistema di preferenze bocciato a Montecitorio dai franchi tiratori di Lega e Forza Italia, scegliendo tra la tenuta del governo e le promesse agli elettori. «Un anno e due mesi erano la durata media di un ministro dei trasporti nelle scorse legislature. Facciamo che abbiamo ancora un anno e due mesi», ha dichiarato il vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, provando a placare gli animi e mettendo nel mirino la fine naturale della legislatura.

La sparizione dei collegi uninominali — l’elemento maggioritario per eccellenza — è bilanciata dal mantenimento delle liste bloccate, a tutto vantaggio delle segreterie di partito, e del premio di maggioranza. Liste e coalizioni dovranno indicare il proprio candidato alla presidenza del Consiglio, lasciando comunque invariate le prerogative del presidente della Repubblica. Alla lista o alla coalizione vincitrice basterà raccogliere il 42% dei voti per ottenere il 56% dei seggi in Parlamento, usufruendo di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori.

Un’altra novità riguarda l’introduzione del voto per i fuori sede. Pur riconoscendo il passo in avanti, il comitato Voto dove vivo ha criticato la misura perché «piena di incongruenze e barriere che limiteranno il reale accesso al voto fuori sede per migliaia di persone. Abbiamo evidenziato questi limiti, invitando i partiti a introdurre dei correttivi che avrebbero consentito l’abbattimento di molte delle barriere che ci saranno. Purtroppo, siamo stati in gran parte inascoltati, e il testo finale presenta numerosi passi indietro anche rispetto alle modalità applicate nella sperimentazione ai Referendum 2025».

Avatar photo

Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

1 commento

  1. Un’opposizione che vorrebbe approfittare di una caduta della maggioranza in una votazione. Un’opposizione si dovrebbe avvalere di tutta un’ altra logica: una politica fiscale più equa, una reale autonomia sul piano internazionale, il rifiuto della sudditanza nelle scelte economiche. Un’opposizione che dovrebbe incarnare una vera alternativa e non può farlo perché la logica è stringente, unilaterale. E con l’ antifascismo si può fare una battaglia morale ma ci vuole ben altro.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti