La telenovela peruviana sulle elezioni presidenziali volge al termine. Ci sono volute più di tre settimane per completare lo scrutinio, segnato da un costante testa a testa tra i due candidati arrivati al ballotaggio: il progressista Roberto Sánchez e Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto nonché volto della destra conservatrice peruviana. La commissione elettorale ha confermato la vittoria di Fujimori, capace di attrarre più di 9,22 milioni di voti, pari al 50,1% del totale. Il suo avversario si è “fermato” al 49,9%, con 9,17 milioni di consensi registrati alle urne. Non sono mancati le polemiche e i ricorsi, tutti respinti dalle autorità elettorali che hanno proclamato Keiko Fujimori nuova presidente del Perù. Riceverà le credenziali il prossimo 15 luglio, insediandosi alla Casa di Pizarro entro la fine del mese.
È arrivata la certezza: a 26 anni dall’ultima volta, una Fujimori guiderà il Perù. Con Alberto, detto El Chino, il Paese si era lasciato alle spalle una parentesi dittatoriale durata 10 anni e segnata da sparizioni, esecuzioni extragiudiziali e sterilizzazioni di massa. Dal punto di vista economico, Alberto Fujimori trasformò il Perù in un laboratorio neoliberista, facendo sprofondare la classe lavoratrice in una condizione di povertà e miseria. Un quarto di secolo dopo, il sentimento del «Fujimori nunca más» è stato abbandonato dal 50,1% del popolo peruviano, che ha scelto di riporre la propria fiducia in Keiko Fujimori. Il suo trionfo è stato certificato ieri dalla commissione elettorale, dopo 22 giorni di scrutinio. A ribaltare l’esito del voto nazionale — dove Roberto Sánchez ha superato l’avversaria di 32mila voti — è stata la circoscrizione Estero. Qui, dei 309mila voti espressi, Keiko Fujimori ne ha attratti ben 195mila, 82mila in più rispetto a Sánchez.
Keiko Fujimori guida il partito Forza Popolare, il cui programma si ispira alla presidenza del Chino e alla sua eredità politica: neoliberismo sul piano economico e conservatorismo su quello sociale. Lotta al crimine, investimenti privati e sviluppo tecnologico sono state le parole d’ordine della campagna elettorale di Fujimori, che tra le varie idee propone di applicare l’intelligenza artificiale a servizio dell’ordine pubblico.
La svolta a destra del Perù si inserisce in un più ampio quadro di trasformazione politica del continente latinoamericano, congeniale a Washington e alle sue mire sul “cortile di casa”. I recenti trionfi di Abelardo de la Espriella in Colombia e di Keiko Fujimori in Perù si aggiungono a quelli di Javier Milei in Argentina e Nayib Bukele a El Salvador.
Keiko Fujimori è la prima donna a essere presidente del Perù. Il Paese, nell’ultimo decennio, ha visto susseguirsi ben 10 inquilini alla Casa di Pizarro, segno dell’alta ingovernabilità che permea lo scenario politico nazionale. A ciò si aggiunge la polarizzazione sociale, manifestatasi alle ultime tornate elettorali con testa a testa serrati. Prima del trionfo, Keiko Fujimori si era presentata 4 volte alla corsa presidenziale, mancando sempre di poco la meta. Oggi arriva alla guida di Lima dopo aver affrontato diversi processi, poi annullati, per corruzione e finanziamenti illeciti. Di fronte troverà un Paese spaccato, che almeno in parte sembra aver voltato le spalle al proprio passato.





Se l’Italia fa schifo con la sua soggezione agli USA, il Giappone su questo fa ancora più schifo con meno giustificazioni, poi i suoi emigrati non migliorano neppure e questo è un minimo esempio.
Evidentemente: “La storia è maestra ma non ha scolari attenti”.