In Sudan i ribelli hanno iniziato a stampare moneta nei territori conquistati

Nel Sudan conquistato dai ribelli delle Forze di Supporto Rapido qualcosa di inaspettato ha iniziato a passare di mano in mano tra i cittadini: banconote nuove di zecca. Il caso è ancora avvolto dal mistero. Nel 2024 il governo centrale aveva ritirato le vecchie sterline sudanesi e introdotto una nuova serie di banconote con l’obiettivo di isolare finanziariamente le RSF. Nelle aree controllate dai ribelli, però, l’amministrazione parallela ha continuato a riconoscere le vecchie banconote, che con il tempo hanno provocato una crescente scarsità di liquidità. Le banconote comparse nelle ultime settimane sembrano identiche in quasi ogni dettaglio a quelle utilizzate in Sudan prima dello scoppio della guerra civile, ma appaiono appena stampate. Non è chiaro da dove esse provengano, ma quello che pare certo è che le intenzioni delle RSF e dell’amministrazione parallela che hanno messo in piedi siano quelle di rendersi pienamente indipendenti dal governo centrale creando una struttura finanziaria autonoma e distinta.

Immaginiamo per un secondo che una regione italiana si dichiari indipendente dallo Stato centrale, controllando militarmente i propri confini e instaurando un’amministrazione parallela. Il governo di Roma decide allora di ritirare la vecchia serie di banconote e sostituirla con una nuova, riconoscendo come valida soltanto quest’ultima. Nel territorio separatista continuerebbero a circolare le vecchie banconote, che però sarebbero sempre più difficili da utilizzare per i commerci e i pagamenti al di fuori dell’area controllata dai ribelli. Uno scenario simile si è verificato in Sudan nel 2024: il governo legato all’esercito ha avviato una riforma monetaria introducendo nuove banconote, mentre le RSF hanno continuato a riconoscere quelle precedenti. La conseguenza è stata una forte scarsità di contante nei territori ribelli e un ulteriore isolamento economico delle aree sotto il loro controllo.

L’operazione del governo centrale pareva funzionare, fino a quando, alla fine di maggio, i dipendenti pubblici e i combattenti delle RSF sono stati pagati in sterline sudanesi di nuovo conio, ma vecchio aspetto. La notizia è stata data dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha affermato di avere visto e analizzato queste inedite vecchie banconote. Reuters non è stata in grado di determinarne la provenienza, ma scrive che appaiono quasi identiche a quelle prebelliche. Ad alimentare i dubbi c’è anche il fatto che le banconote visionate dall’agenzia di stampa recavano la data di maggio 2022, un anno prima dello scoppio della guerra civile; presentavano inoltre la firma di quello che allora era il governatore della Banca centrale sudanese, Hussein Yahia Jangol. Nonostante ciò, un banchiere di Nyala, roccaforte delle RSF nella regione del Darfur, ha affermato che le banconote erano state stampate di recente.

L’anno scorso le RSF hanno istituito assieme ad altri gruppi militari l’Alleanza Fondatrice del Sudan (dall’inglese Sudan Founding Alliance), nota anche con il nome di Tasis. L’alleanza ha istituzionalizzato l’amministrazione già presente nelle aree controllate dai ribelli, adottando una carta fondativa e una Costituzione che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe essere estesa a tutto il Sudan. L’obiettivo dichiarato è creare un nuovo governo per l’intero Paese. Dal punto di vista militare, i combattimenti proseguono, ma i territori sotto il controllo di Tasis restano saldamente nelle mani delle RSF e dei loro alleati. Proprio oggi, le RSF hanno lanciato un nuovo attacco contro la città di El-Obeid nella regione sudanese del Kordofan settentrionale; i droni del gruppo hanno colpito cinque impianti di stoccaggio di petrolio e sebbene non sia stata lanciata alcuna offensiva terrestre, i miliziani si sono stretti attorno alla città, con l’obiettivo di assediarla.

Insomma: se dal punto di vista politico e da quello militare Tasis ha raggiunto una parziale autonomia e pare intenzionata a conquistarne ancora di più, non lo ha ancora fatto sul lato economico. Lo scopo dell’emissione delle nuove banconote pare proprio quello: ridurre la dipendenza finanziaria dal governo centrale e instaurare istituzioni economiche parallele, compiendo un passo verso il raggiungimento dell’indipendenza. A proposito di ciò, il primo ministro di Tasis si è rifiutato di commentare l’origine delle nuove banconote, ma ha affermato che «qualsiasi accordo relativo alla gestione del contante o alla fornitura di liquidità» si basa su «piani tecnici ben ponderati, volti a mantenere la stabilità economica e a soddisfare le esigenze dei cittadini e dei mercati».

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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