Trump bullizza di nuovo il governo italiano: “Meloni mi ha fatto un po’ pena”

Donald Trump torna ad attaccare Giorgia Meloni con toni che lasciano poco spazio alle interpretazioni. A pochi giorni dal G7, dove i due leader si sono rivisti dopo mesi di frizioni, il presidente statunitense ha ironizzato sull’incontro: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!», ha affermato in un’intervista telefonica rilasciata a “L’Aria che tira” (La7), prima di aggiungere: «Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!». Parole che hanno gettato nell’imbarazzo Palazzo Chigi. Meloni ha replicato definendosi «francamente allibita» e affermando: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Solidarietà alla premier è arrivata dal governo, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha annullato una visita prevista negli USA, ma anche dalle opposizioni, che hanno però attribuito l’accaduto alla linea politica di «subalternità» tenuta finora dall’esecutivo nei confronti di Washington.

Sin da subito ci si è resi conto come le dichiarazioni di Trump avessero gelato il governo italiano, dove fino a pochi giorni prima si era sostenuto con ottimismo che i dissidi fossero ormai superati, come attestato dalla frase «Siamo sempre stati amici», pronunciata con un certo disagio dalla premier in riferimento a Trump durante il summit francese, accanto al presidente del consiglio europeo Antonio Costa. Nella sua risposta, registrata con un video fatto circolare dopo lo scoppio delle polemiche, Meloni ha affermato: «Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita». Poi ha cercato di replicare all’atteggiamento del tycoon: «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annullato la visita prevista negli Stati Uniti per il 21 e 22 giugno dopo «le gravi e offensive parole del presidente Trump nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni», parole che «offendono tutta l’Italia».

Ma questa è solo l’ennesima tappa di una tensione iniziata mesi fa. Il primo vero strappo risale alla decisione dell’Italia di negare il supporto militare agli Stati Uniti per sbloccare lo Stretto di Hormuz, con Trump che aveva tuonato: «L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro», riaccendendo i riflettori sul diniego dell’uso della base di Sigonella. Lo scontro era poi montato quando Meloni aveva preso pubblicamente le difese di Papa Leone XIV, bersaglio degli attacchi del tycoon per le sue parole sulla crisi in Medio Oriente. In quell’occasione, Trump aveva definito il Pontefice un «debole» e aveva criticato duramente la premier: «Sono scioccato, pensavo avesse coraggio». Nonostante i tentativi di ricucire lo strappo al G7 di Evian, con Meloni che aveva dichiarato di aver «trovato il rapporto immutato», le dichiarazioni di Trump di oggi hanno dimostrato che il clima di aperto scontro non si è affatto sopito.

Quello di oggi è insomma un nuovo grosso macigno sui rapporti tra il governo Meloni e Trump, che manda (forse definitivamente) in soffitta l’idea, coltivata da Palazzo Chigi, di un’Italia capace di fare da “ponte” tra Washington e l’Europa. Meloni aveva investito moltissimo sul suo presunto rapporto privilegiato con Trump per accreditarsi all’estero. Nel marzo 2025 Meloni invitava l’Unione europea a non reagire ai dazi americani con una spirale di ritorsioni commerciali, sostenendo che una guerra dei dazi non sarebbe stata una buona soluzione e che occorresse invece cercare punti d’intesa con Washington. La strategia di accreditarsi come interlocutrice privilegiata di Trump è proseguita anche nei mesi successivi. Il 23 gennaio 2026 la premier arrivò infatti ad auspicare che al presidente statunitense potesse un giorno essere assegnato il Premio Nobel per la Pace, affermando che, qualora fosse riuscito a favorire una pace giusta e duratura in Ucraina, l’Italia avrebbe potuto perfino sostenerne la candidatura. Sul dossier Gaza, poi, Meloni salutò con entusiasmo l’iniziativa americana per il cessate il fuoco, definendola una possibile svolta capace di portare alla fine delle ostilità, alla liberazione degli ostaggi e a un maggiore accesso degli aiuti umanitari. Dopo l’annuncio dell’intesa, ringraziò pubblicamente Trump per aver lavorato instancabilmente alla conclusione del conflitto, presentandolo come uno dei principali artefici dell’accordo.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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