Dopo settimane di annunci di Trump, oggi il raggiungimento di un accordo di pace tra USA e Iran è realmente una notizia: dopo l’annuncio del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, giunto nella notte, la conferma è arrivata anche dal Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, in un comunicato apparso sull’agenzia di stampa ufficiale IRNA. In base a quanto previsto dall’accordo raggiunto, le ostilità tra le parti cesseranno immediatamente (incluso in Libano) e che il blocco navale imposto all’Iran dagli USA sarà revocato con effetto immediato. La firma definitiva dell’accordo dovrebbe avere luogo il prossimo venerdì 19 giugno in Svizzera.
Secondo quanto riferito dal Consiglio Supremo iraniano, «i negoziati per l’accordo definitivo saranno rinviati fino a quando gli impegni dell’altra parte non saranno stati adempiuti in conformità con il memorandum d’intesa». Secondo quanto riportato da IRNA, infatti, nei due mesi successivi alla firma del memorandum Teheran e Washington svolgeranno ulteriori round di colloqui per giungere a un «accordo globale» sulle questioni più controverse in sospeso tra le due parti. Il raggiungimento di un accordo era stato anticipato lo scorso venerdì dal presidente americano Donald Trump, che per la trentanovesima volta dall’inizio della guerra scatenata da Washington e Tel Aviv aveva dichiarato che «oggi abbiamo posto fine alla guerra con l’Iran». La scorsa settimana, USA e Iran si erano scambiati attacchi incrociati, facendo sorgere il timore di una nuova escalation e l’allontanamento dei colloqui. Dopo l’annuncio di venerdì di Trump, l’Iran aveva smentito l’imminente firma di un accordo, anche se numerosi media avevano segnalato cenni di distensione tra le parti.
I dettagli noti e confermati del memorandum si limitano a quanto comunicato dalle autorità iraniane, mentre per il resto sono disponibili solamente indiscrezioni stampa, non confermate da alcuna fonte ufficiale. In un articolo pubblicato lo scorso sabato 13 giugno, l’agenzia di stampa non ufficiale iraniana Mehr News riportava che l’accordo dovrebbe prevedere anche l’impegno degli USA a non interferire con le questioni interne dell’Iran, la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni, il ritiro di tutte le truppe statunitensi dalla regione, la sospensione delle sanzioni a Teheran, 300 miliardi di dollari USA da investire nella ricostruzione delle infrastrutture iraniane distrutte dalla guerra e l’impegno dell’Iran a non sviluppare armi nucleari. Condizioni analoghe erano state riportate anche dal quotidiano Axios. Tuttavia, un segnale rilevante giunto nelle scorse ore riguardo alla questione proviene da un alto ufficiale israeliano, che ha definito l’accordo «pessimo».
Proprio Israele, che ha cercato in ogni modo nelle scorse settimane di boicottare un accordo tra USA e Iran, nel pomeriggio di ieri ha nuovamente bombardato la capitale libanese Beirut. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, ha affermato che la «responsabilità diretta» dei crimini del regime israeliano è statunitense e che questi potrebbero comportare «pericolose conseguenze» per Washington e Teheran.




