Corpi biologici artificiali progettati in laboratorio, privi di coscienza e destinati alla produzione di organi per trapianti e sperimentazioni farmacologiche. È lo scenario al centro del progetto sviluppato da R3 Bio, startup biotech americana della Bay Area, che punta a creare cloni senza cervello, definiti “organ sacks” (“sacchi di organi”) o “bodyoids” (“corpi sintetici”). Il progetto, presentato come un’alternativa etica alla sperimentazione animale e come soluzione alla cronica carenza di organi da trapianto, ha suscitato scalpore e ha spinto la società, almeno ufficialmente, dopo le accese polemiche a fare un passo indietro.
R3 Bio (le 3 “R” stanno per Replacement, Reduction, Refinement, ossia: “sostituzione, riduzione, perfezionamento”) è sostenuta da investitori della Silicon Valley legati al mondo del business della longevità e del venture capital tecnologico, tra cui il miliardario Tim Draper. I fondatori, Alice Gilman e John Schloendorn, sostengono di voler creare sistemi biologici completi privi di attività cerebrale. L’idea consiste nel generare organismi biologici attraverso cellule staminali e tecniche di editing genetico, impedendo, però, lo sviluppo del cervello. In teoria, questi corpi non sarebbero coscienti, non proverebbero dolore e potrebbero diventare piattaforme biologiche per test farmacologici o banche di organi. Al momento, non esistono prove che la startup abbia già creato o clonato esseri umani, ma il progetto ripropone interrogativi etici enormi, che serpeggiano nell’ambiente scientifico ormai da decenni.
La fantascienza aveva già immaginato tutto questo. Nel romanzo Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, giovani cloni umani vengono allevati esclusivamente in un collegio per donare organi alle “copie” ricche. Nel film The Island, diretto da Michael Bay, esseri umani geneticamente identici vivono inconsapevoli della propria funzione di riserva biologica per le élite. Il film è ispirato al romanzo Ricambi di Michael Marshall Smith, dove si immagina che il corpo umano sia diventato un magazzino di pezzi sostituibili all’interno di una società dominata dal mercato biotech. Opere considerate distopiche, che oggi appaiono sempre meno lontane dalla realtà dei laboratori. Basti pensare a uno dei fondatori di R3 Bio, Schloendorn, che in un briefing ha spiegato che, dato che gli uteri artificiali non esistono ancora, il primo gruppo di cloni senza cervello dovrebbe essere portato in grembo da donne pagate per farlo. In futuro, però, un clone senza cervello potrebbe dare alla luce un altro clone senza cervello.
La startup avrebbe discusso internamente persino l’idea di “full body replacement”, cioè, la possibilità di creare corpi umani completi destinati alla “sostituzione completa del corpo” (da cui il nome dell’azienda). Una prospettiva che si lega direttamente all’industria dell’anti-aging e alle ambizioni transumaniste della Silicon Valley. Non è un caso che molti investitori del settore parlino ormai apertamente di longevità radicale, upload della coscienza, estensione indefinita della vita e superamento dei limiti biologici dell’essere umano. Il corpo viene sempre più percepito come un hardware aggiornabile, mentre la mente diventa un software trasferibile (da qui il “mind uploading“). In questo quadro, i “bodyoids” rappresentano un tassello perfetto della nuova ideologia tecnocratica: organismi progettati industrialmente, privi di identità e funzionali alla sopravvivenza dei più ricchi. I promotori del progetto sostengono che l’assenza di cervello eliminerebbe ogni problema etico: niente coscienza, dunque, niente sofferenza. Ma è proprio questa logica ad allarmare filosofi e bioeticisti. Dietro la promessa di innovazione medica emerge una questione decisiva: che cosa resta dell’essere umano quando il corpo viene separato dalla mente e ridotto a materiale biologico utilizzabile? Il timore è che si finisca per accettare l’idea di organismi umani prodotti in serie in laboratorio e privati di qualunque diritto perché considerati non coscienti, spalancando scenari fino a ieri relegati alla fantascienza.
Il punto riguarda l’idea stessa di essere umano che si sta affermando dentro il paradigma transumanista della Silicon Valley. Negli ultimi anni, il corpo è diventato un campo di sperimentazione permanente: interfacce neurali, editing genetico, organi sintetici, intelligenza artificiale applicata alla salute, crioconservazione e progetti di longevità estrema stanno ridefinendo il rapporto tra uomo e tecnologia. Aziende come Neuralink, Altos Labs e Science Corporation promettono di superare i limiti biologici dell’uomo, ma il rischio è che la persona venga progressivamente ridotta a materiale biologico da ottimizzare e sostituire. Ed è proprio qui che la distopia smette di essere fiction e comincia a diventare un progetto della nuova élite tecnocratica globale.





Nel 2005 hanno fatto un film, The Island… Hollywood come al solito anticipa la realtà.
La Corte Internazionale dorme evidentemente, equivale a sostenere che chi va in coma con Elettrocardiogramma piatto, può essere usato come banca per il trapianto di organi, fino all’ultimo suo organo funzionante.
Il problema è che pare che la coscienza sia in realtà diffusa in tutto il corpo. Come dice Galimberti, se la tecnica può farlo, allora lo farà. Non si pone neanche il problema. Longevità? Sostituiscono criteri quantitativi per sopperire alla mancanza di criteri qualitativi. Se la vita fa schifo non è allungandola che la abballisci.
ma il desiderio di allungarla, scommetto un penny, sarà per la maggiore di chi è ricco, se non ricchissimo, e vuole continuare a godere delle proprie ricchezze, certo non sarà l’obiettivo di chi vive una vita misera o chi ha una forte fede…
Che tristezza…