La maggioranza ha bocciato l’emendamento che limitava il nucleare a scopi non militari

Il governo Meloni accelera sul nucleare. L’esame del disegno di legge delega sull’energia atomica è entrato nel vivo alla Camera, con le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive impegnate nella discussione dei circa 500 emendamenti presentati. Tra questi c’era anche la proposta di Alleanza Verdi-Sinistra Italiana (AVS) di limitare in modo chiaro l’uso del nucleare ai soli scopi civili. I partiti di maggioranza hanno però bocciato l’emendamento senza fornire alcuna spiegazione. Così, mentre da un lato il governo Meloni non riesce né a condannare né ad appoggiare l’aggressione all’Iran, mossa in teoria dalla volontà di impedirgli la realizzazione dell’arma atomica, dall’altro non esclude l’uso militare per il nucleare italiano.

Le commissioni Ambiente e Attività produttive, riunite alla Camera, stanno analizzando in sede referente i 4 articoli, e i relativi emendamenti, che compongono il disegno di legge delega che autorizzerà il governo a legiferare sul nucleare. Nello specifico, se approvato, il ddl conferirà all’esecutivo un anno di tempo per disciplinare “la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile”. Sul tavolo ci sono varie questioni da chiarire: dallo smantellamento delle vecchie strutture esistenti alla localizzazione e installazione dei nuovi impianti, passando per la ricerca e lo smaltimento delle scorie. AVS avrebbe voluto fugare qualsiasi dubbio sull’eventuale impiego militare dell’energia atomica e per questo ha presentato un emendamento che la maggioranza ha respinto. «Nessuno può accusarci di raccontare frottole: bastava votare il nostro emendamento per chiarire che, a prescindere dal nucleare che vogliono imporre al Paese, il suo utilizzo sarebbe stato limitato esclusivamente agli scopi civili. È inaccettabile», ha dichiarato Angelo Bonelli, co-portavoce di Verdi.

La maggioranza non ha fornito alcun dettaglio sulla propria decisione, nonostante le richieste di chiarimento avanzate dalle opposizioni. Nelle scorse ore il ministro degli Esteri Antonio Tajani è tornato a parlare di nucleare, ma di quello iraniano, affermando che «bisogna continuare a lavorare perché l’Iran non costruisca l’arma nucleare». A inizio mese, a margine di un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini aveva dichiarato che le attuali crisi internazionali «confermano che non possiamo più essere dipendenti, ora noi siamo dipendenti dagli umori, dalla geopolitica e quindi il nucleare non è una scelta, è un obbligo. Si deve dire sì al nucleare».

D’altronde il tempo inizia a stringere a Palazzo Chigi. Al secondo esecutivo più longevo della storia repubblicana manca poco più di un anno alla fine della legislatura e viste le riforme fallite — tra interventi della Consulta e bocciature referendarie — accelera sugli altri punti dell’agenda, mettendo nel mirino la nuova legge elettorale e l’inedita apertura al nucleare. Non mancano i malumori interni, soprattutto provenienti dalla Lega: secondo Salvini si è già «perso troppo tempo, siamo a tre anni di legislatura». Il leader del Carroccio vorrebbe portare in aula il disegno di legge sull’energia atomica entro la fine del mese, così da aprire il settore agli investitori privati il prima possibile. Per l’entrata in funzione dei reattori di ultima generazione il ministro ha fatto ricorso a una metafora sul gioco del lotto: «Se avessi due numeri da giocarmi sulle ruote di Roma e Milano, mi giocherei 32 e 33 per il primo nucleare».

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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