Sedici pallet da 1250 chili per un totale di venti tonnellate. È il nuovo carico di materiale refrattario arrivato al porto di Ravenna e destinato alle acciaierie israeliane che riforniscono l’esercito. A lanciare l’allarme è stato il coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, secondo cui il «materiale proveniente dall’Austria verrà trasportato probabilmente sulla nave MSC Maison II verso l’acciaieria Hod Assaf Metals Ltd, a Kiryat Gat, fornitore certificato dell’esercito israeliano e del Ministero della Difesa». Il coordinamento popolare ha prontamente chiesto il blocco del carico e la sua ispezione, in modo da far aderire l’Italia alle sue leggi e agli obblighi internazionali. Non è la prima volta che dal porto di Ravenna transitano armi dirette in Israele, così come avviene per tanti altri porti italiani. Secondo le ultime stime, pubblicate dai Giovani Palestinesi, sarebbero 416 le spedizioni di materiale bellico inviate dall’Italia.
«Grazie alla segnalazione di un lavoratore del porto, sappiamo che attualmente nel porto di Ravenna sono presenti 16 sacchi di materiale refrattario destinato ad una acciaieria in Israele che fornisce l’esercito israeliano». Con queste parole il coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna ha segnalato l’ennesimo carico in transito per l’Italia e diretto all’industria bellica di Israele, impegnata al momento su più fronti: dal genocidio nella Striscia di Gaza all’invasione del Libano, passando per l’assedio della Cisgiordania e l’ancora non conclusa guerra all’Iran. «Come coordinamento popolare — continuano gli attivisti — chiediamo l’immediato blocco e l’ispezione del carico, lo stop ad ogni invio di materiali a Israele dove il confine tra militare e civile è troppo labile per garantire controllo».
Soltanto la scorsa settimana, il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni si vantava del mancato transito, da settembre, di carichi di esplosivi verso Israele. Di fronte all’invio di materiale refrattario all’industria bellica di Tel Aviv, il coordinamento popolare ha chiesto «se è stato rispettato il regolamento dual use europeo e se è stata fatta la procedura catch all», volta cioè all’ottenimento di un’autorizzazione preventiva per il transito della merce progettata per scopi civili ma impiegata poi nel settore militare. Al momento a Ravenna tutto tace, mentre a Gioia Tauro si registra una nuova vittoria per il movimento BDS (Boicotta, Disinvesti, Sanziona), che è riuscito a bloccare una spedizione MSC di circa 200 tonnellate di acciaio di grado militare destinato a Israele. Si tratta del quarto carico fermato dalla mobilitazione dal basso nei porti italiani nelle ultime settimane, a cui presto potrebbe aggiungersene un quinto, da Ravenna.





Avete rotto il caxxo! Basta traffici verso lo stato canaglia di Israele!!
Vergogna Ravenna.