Un tribunale USA ha sospeso le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Le sanzioni del governo americano violano la libertà di espressione: con queste motivazioni un tribunale di Washington, del distretto di Columbia, ha sospeso le sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati. Le misure erano state imposte dall’amministrazione USA lo scorso anno, con un ordine firmato dal Segretario di Stato Marco Rubio, subito dopo la pubblicazione del report Dall’economia di occupazione all’economia di genocidio, nel quale Albanese elencava le aziende che sostengono il progetto coloniale israeliano, invitando gli organi preposti, come la Corte Penale Internazionale, ad avviare contro di queste provvedimenti giudiziari.

Proteggere la libertà di espressione «è sempre nell’interesse pubblico», ha ricordato il giudice federale Richard Leon, che ha bloccato temporaneamente le sanzioni contro Albanese, nelle sue motivazioni. Lo scorso febbraio, la famiglia di Albanese aveva fatto causa all’amministrazione USA, citando in giudizio il presidente Donald Trump e alcuni funzionari. Le sanzioni imposte contro la relatrice, secondo i ricorrenti, violavano infatti il primo, il quarto e il quindo emendamento della Costituzione americana, configurando un sequestro di beni senza giusto processo. Le misure erano entrate in vigore il 9 luglio dello scorso anno, su effetto dell’ordine esecutivo 14023, firmato dal presidente Trump nel febbraio 2025. Quest’ultimo era diretto specificamente contro la Corte penale Internazionale, dopo che questa aveva incriminato il primo ministro israeliano Banjamin Netanyahu per genocidio – e confermandone l’ordine di cattura nel dicembre dello stesso anno, nonostante i tentativi statunitensi di bloccare il procedimento.

Come spiegato dalla stessa Albanese, le sanzioni avevano avuto pesanti ripercussioni sulla sua vita, rendendole impossibile non solo recarsi nel suo ufficio presso la sede dell’ONU, a New York, ma anche di avere un conto in banca (sia negli USA che in Italia) e, in generale, di effettuare qualsiasi genere di scambio economico – inclusa l’accettazione di un caffè al bar. In una seduta svoltasi lo scorso 30 luglio al Senato italiano, la relatrice aveva denunciato di essere la prima funzionaria internazionale a ricevere questo genere di sanzioni, definite «un attacco al cuore del multilateralismo». Dal governo italiano, tuttavia, non è mai arrivato alcun tipo di sostegno per la propria cittadina (criticata, anzi, in varie occasioni dal governo, con Giorgia Meloni che l’aveva apostrofata come «la nuova eroina del PD» che «partecipa giuliva ai convegni con i terroristi di Hamas»).

Gli Stati Uniti avevano già tentato in varie occasioni di colpire Albanese, contestando ripetutamente (e sempre senza successi) la sua attività alle Nazioni Unite, ma le sanzioni dirette sono giunte solamente dopo la pubblicazione del rapporto in cui stilava una lunga lista di aziende (molte delle quali europee e statunitensi) complici del progetto israeliano di colonizzazione della Palestina. Il danno potenziale, evidentemente, avrebbe potuto essere il più temuto di tutti: quello di natura economica. Nel report non vengono citate solo le aziende belliche come la italiana Leonardo, o quelle di sorveglianza tecnologica come Palantir, ma anche Amazon, Carrefour, AirBnB, Booking, IBM, HP, Microsoft e molte altre, oltre a ONG, fondi pensionistici, istituti finanziari.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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3 Commenti

  1. La statura morale e professionale della Francesca Albanese, affonda ed inabissa la figura mediocre della Giogia Meloni.
    Francesca Albanese nel PD è sprecata, meglio vederla alla presidenza delle Repubblica.
    Se c’è ancora un briciolo di intelligenza negli americani, se non vogliono estinguersi del tutto, devono fagocitare dal loro interno il cancro “ciuffettino”che gli è nato dentro.

  2. La differenza tra USA e Italia è che in USA c’è un popolo orgoglioso e in Italia un popolo vinto, per fortuna, qualche Albanese o qualche immigrato, talvolta ci salva la faccia, speriamo che Meloni che l’aveva ripudiata peggio di Giuda in galera, recupereremo.

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