La mielite trasversa che ha colpito una tabaccaia di Alba è direttamente collegata alle due dosi di vaccino Pfizer, somministrate alla donna nel 2021 durante la pandemia da Covid-19. A sancire una volta per tutte il nesso tra il farmaco e la grave patologia, che colpisce il sistema nervoso e che ha compromesso gravemente la salute della donna, è stata la Corte d’Appello di Torino. La sentenza conferma quella già emessa dal tribunale di Asti nel 2025, contro la quale il ministero della Salute aveva fatto ricorso sostenendo che la mielite fosse stata causata da una condizione preesistente della donna. Il ministero è quindi ora obbligato a liquidare l’indennizzo. Secondo gli avvocati difensori, nel mondo, al 2024, sarebbero almeno 36 mila le richieste di indennizzo accolte.
La sentenza della Corte d’Appello conferma quella emessa dal tribunale civile di Asti con la quale i giudici disposero il versamento di un indennizzo pari a circa 3.000 euro al mese, con versamento ogni due mesi. Contro di essa, si mosse, oltre al ministero della Salute, anche Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), che sosteneva che la malattia che le impedisce di camminare fosse legata a una patologia autoimmune di cui la donna era affetta prima di ricevere le dosi. Secondo la Corte, «la consulenza tecnica d’ufficio espletata nel primo grado di giudizio ha attestato in modo completo, secondo il parametro della preponderanza dell’evidenza, la sussistenza del nesso di causalità tra inoculazioni di due dosi del vaccino per contrastare il virus Covid», e per tale motivo non è risultato necessario richiedere ulteriori consulenze tecniche.
Negli ultimi anni, sono fioccati i casi di riconoscimenti giudiziali e amministrativi rispetto a danni gravi e permanenti, da paralisi a miocarditi fino a decessi, correlati alla campagna vaccinale. Si tratta di pronunce che pongono interrogativi assai significativi sugli effetti collaterali dei vaccini e sul dovere dello Stato di tutelare chi subisce danni da misure di profilassi pubbliche. Lo scorso febbraio, una decisione analoga a quella presa dal Tribunale di Asti era arrivata per un uomo di Agrigento di 55 anni, a marzo del 2025 per una donna di Terni di 67 anni, ad aprile del medesimo anno per un’altra di 60 anni de La Spezia, a luglio per una terza di Pescara, 70 anni. Nel gennaio 2023, una donna italiana di 67 anni, rimasta semiparalizzata dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid (AstraZeneca) aveva ottenuto dall’ente pubblico un indennizzo mensile di 913 euro come «equa indennità». Nel gennaio 2024, una commissione medica di Messina aveva riconosciuto a una donna di 36 anni un indennizzo a vita per «danni irreversibili» da vaccino anti-Covid. Nel febbraio 2024, a Colletorto, in Molise, era stato riconosciuto il nesso causale tra la somministrazione del vaccino anti-Covid a un uomo di 72 anni e il suo decesso, avvenuto circa venti giorni dopo l’inoculazione.






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