La notizia è di ieri, 11 maggio, ma i dettagli sono ancora pochi: l’Unione Europea ha approvato nuove sanzioni verso i coloni israeliani, le terze dal 7 ottobre 2023. L’intervento, annunciato con tono trionfale prima ancora che dall’Alta Rappresentante Kallas dal ministro italiano Tajani, interesserà gli individui «violenti», e non dovrebbe includere eventuali misure commerciali. Non è chiaro, a questo punto, né quali provvedimenti prenda, né come siano stati scelti i coloni e le organizzazioni da sanzionare, dal momento che, in generale, è proprio sulla base della violenza che i coloni si impossessano delle terre palestinesi. Quello che appare sicuro, tuttavia, è che l’ipotesi di congelare l’accordo comunitario con Israele risulta ancora un miraggio, così come eventuali embargo o sanzioni ai politici. Dopo oltre due anni dall’escalation nel genocidio del popolo palestinese, insomma, l’UE ha scelto di prendere la scorciatoia, senza realmente mutare la propria postura davanti alle violazioni dei diritti umani da parte di Israele.
«Abbiamo raggiunto la maggioranza per infliggere sanzioni ai coloni violenti». Con queste parole, Tajani si affrettava a dare la notizia dell’approvazione delle nuove sanzioni davanti alla stampa, precedendo la medesima Alta Rappresentante per gli Affari Esteri, massima diplomatica estera dell’Unione. Il via libera alla misura è stato possibile grazie alla posizione favorevole del nuovo governo ungherese guidato da Peter Magyar, più vicino alle posizioni comunitarie rispetto al proprio predecessore Orban. Tajani ha spiegato che sui tavoli della Commissione deve ancora giungere una proposta di blocco commerciale – che vieterebbe dunque la compravendita dei beni provenienti dalle colonie – suggerendo che il Consiglio non abbia valutato tale l’opzione. Il ministro degli Affari Esteri dei Paesi Bassi ha successivamente spiegato alla stampa che «queste sanzioni implicano che alle persone per le quali è stato compilato un fascicolo che dimostra che hanno commesso atti di violenza, sarà vietato l’ingresso in Europa e i loro beni presenti sul territorio europeo potranno essere congelati».
La lista delle persone coinvolte, ha spiegato Tajani, era già stata compilata prima della seduta. Anche in questo caso, non risulta ancora chiaro chi e per quale motivo sia stato inserito nell’elenco, visto che la descrizione delle persone coinvolte si è limitata all’aggettivo “violenti”; un criterio di quanto meno ambigua lettura, posto che il concetto di colonialismo porta con sé quello di violenza e che nel caso specifico dei coloni israeliani gli abusi verso i palestinesi sono all’ordine del giorno. Lo stesso Stato ebraico ha criticato la poca trasparenza dell’Unione, denunciando la mancanza della lista pubblica. Quello che pare sicuro è che non siano state discusse sanzioni ai ministri israeliani che promuovono la pratica della costruzione di avamposti illegali in Cisgiordania, come già fatto da altri Paesi come Slovenia e Regno Unito, e che l’ipotesi di congelare l’accordo commerciale con Israele è ancora lontana. A bloccare l’eventuale sospensione, nonostante una petizione di oltre un milione di firme, era stato proprio il governo italiano, appena tre settimane fa.





Dovrebbero tagliarsi l’uccello, questo vuole il popolo Italiano.