Nel mondo spesi 2.887 miliardi in armi solo nel 2026: è il record assoluto

La spesa militare globale ha raggiunto un livello record nel 2025 pari a 2.887 miliardi di dollari, con un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024. A trainare l’aumento complessivo della spesa in armi è stata soprattutto l’Europa, seguita dall’Asia, mentre le spese militari degli Stati Uniti sono diminuite soprattutto perché non è stato approvato alcun nuovo aiuto finanziario militare per l’Ucraina. Si tratta dei dati riportati in un rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). Secondo il ricercatore del SIPRI, Xiao Liang, «considerata la portata delle crisi attuali, nonché gli obiettivi di spesa militare a lungo termine di molti Stati, è probabile che questa crescita continui fino al 2026 e oltre». La spesa militare nel 2025 è aumentata per l’undicesimo anno consecutivo, portando l’onere militare globale al 2,5%, il livello più alto dal 2009. Sebbene la crescita sia stata inferiore rispetto all’incremento del +9,7% registrato nel 2024, il calo è stato in gran parte dovuto alla flessione della spesa militare statunitense, mentre al di fuori degli USA, la spesa totale è cresciuta del 9,2%.

In particolare, il principale fattore che ha contribuito all’aumento della spesa militare globale è stato un aumento del 14 per cento in Europa, mentre in Asia e Oceania si è registrato un incremento dell’8,1 per cento. In generale, l’Europa ha raggiunto una spesa complessiva di 864 miliardi di dollari: Russia e Ucraina hanno continuato a incrementare gli investimenti in armi nel quarto anno di guerra, mentre alcuni dei membri europei della NATO hanno portato alla crescita annua della spesa più marcata nell’Europa centrale e occidentale dalla fine della Guerra fredda. Nel dettaglio, la Russia ha aumentato la sua spesa militare del 5,9% nel 2025, raggiungendo i 190 miliardi di dollari, mentre l’Ucraina ha incrementato la propria spesa del 20%, arrivando a 84,1 miliardi di dollari, ovvero il 40% del suo PIL. Allo stesso tempo, come si legge nel rapporto del SIPRI, “i 29 membri europei della NATO hanno speso complessivamente 559 miliardi di dollari nel 2025 e 22 di essi hanno registrato una spesa militare pari ad almeno il 2% del PIL”. In questo contesto, la Germania è stata la nazione che ha speso di più in armamenti, con un aumento del 24% su base annua, raggiungendo i 114 miliardi di dollari e superando per la prima volta dal 1990 la soglia del 2% attestandosi al 2,3% del PIL nel 2025. A seguire troviamo la Spagna, che ha aumentato i suoi investimenti in armi del 50%, arrivando a 40,2 miliardi di dollari e superando per la prima volta dal 1994 la soglia del 2% del PIL.

Per quanto riguarda l’Italia, invece, sebbene non sia stato ancora raggiunto il 2% del Pil richiesto dalla NATO, è prevista una crescita graduale della spesa, come sottolineato in un’audizione in Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato: dall’1,57% del Pil nel 2025 si passerà all’1,58% nel 2026 e all’1,61% nel 2027. L’agognato traguardo del 2% richiesto dalla NATO resta fissato non prima del 2028, un obiettivo che il governo stesso ha più volte definito ambizioso ma difficilmente anticipabile. Intanto, la legge di Bilancio per il 2026 conferma un incremento del settore Difesa di circa 1,1 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. In generale, il riarmo italiano vale circa 36 miliardi: l’Osservatorio Mil€x, infatti, ha recentemente certificato che in poco più di tre anni di Legislatura sono stati avviati 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per un totale di 36,4 miliardi.

In Medio Oriente, invece, nonostante le forti tensioni regionali, le spese per la difesa sono rimaste stabili, con una cifra stimata di 218 miliardi di dollari, appena lo 0,1% in più rispetto al 2024. In particolare, la spesa militare di Israele è diminuita del 4,9%, attestandosi a 48,3 miliardi di dollari, ma è comunque rimasta superiore del 97% rispetto ai dati del 2022. Anche gli investimenti iraniani nel settore sono diminuiti per il secondo anno consecutivo calando del 5,6% a 7,4 miliardi di dollari nel 2025. Si tratta però di un calo in termini reali dovuto a un’inflazione annua del 42%, mentre la spesa è aumentata in termini nominali. Secondo Zubaida Karim, ricercatrice del Programma di Spesa Militare e Produzione di Armi del SIPRI, “è quasi certo che le cifre ufficiali sottostimino il livello reale della spesa iraniana: l’Iran utilizza anche le entrate petrolifere extra-bilancio per finanziare le sue forze armate, compresa la produzione di missili e droni”.

In Asia e Oceania, la spesa militare è aumentata, registrando la crescita più rapida dal 2009 con 681 miliardi di dollari, l’8,1% in più rispetto al 2024. A trainare l’incremento sono Cina, Giappone e Taiwan: la prima ha incrementato il proprio budget del 7,4%, arrivando a 336 miliardi di dollari. Si tratta del 31° aumento consecutivo su base annua, a conferma del programma di modernizzazione militare cinese. Gli investimenti giapponesi, invece, sono aumentati del 9,7%, raggiungendo i 62,2 miliardi di dollari, pari all’1,4% del PIL, la quota più alta dal 1958. Anche Taiwan ha incrementato del 14% la sua spesa, nel contesto di crescente ostilità con la Cina.

In generale, si registra un aumento record delle spese militari determinato dalle crescenti tensioni internazionali e dal rapido mutamento degli equilibri e delle alleanze globali, tra cui la frattura tra Europa e Stati Uniti che ha spinto il Vecchio continente a un riarmo massiccio. Un simile contesto, suggerisce anche un possibile incremento dei conflitti nei prossimi anni.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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2 Commenti

  1. Facendo due conti sulla spesa media alimentare italiana secondo l’ISTAT, con quello che si spende in armi nel mondo si potrebbe ad esempio nello stesso tempo dare da mangiare, e bene, a tutti i cittadini d’Europa, da Lisbona fino agli Urali.

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