Quando si pensa all'eolico italiano la prima cosa che, con ogni probabilità, viene in mente sono le distese infinite di pale nelle terre pugliesi. La Puglia è infatti la prima regione italiana per produzione energetica proveniente dall'eolico. Segue subito dopo la Sicilia, con decine di impianti distribuiti in 139 comuni. A chiudere il podio della potenza installata è la Campania, guidata dall'Irpinia e dal Sannio. Qui, anno dopo anno nell'indifferenza di media e politica, sono state erette centinaia di pale eoliche. Di fronte all’impatto paesaggistico e ai danni all’economia locale, qualcosa ...
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Già suggerito nel testo sarebbe auspicabile la ricerca di installazioni di pannelli fotovoltaici su edifici, in particolare industriali. E’ comunque vergognoso che gli abitanti delle zone invase dalle pale eoliche debbano solo subire il danno geologico e paesaggistico senza avere per esempio vantaggi economici.
In questa vicenda è spiegata una delle ragioni per cui il nostro paese è impantanato da decenni mentre il resto del mondo corre e reagisce anche davanti ad eventi traumatici che impattano sul benessere dei propri cittadini. La transizione verso forme di energia più sostenibili, oltre che in grado di renderci meno dipendenti da fonti di approvvigionamento esterne più soggette a speculazioni finanziarie, da noi si trasforma in scontro tra poteri più o meno leciti che si accaparrano incentivi e posizioni di privilegio e comunità locali che si oppongono al cambiamento a volte anche in modo pregiudizievole. Il concetto di bene comune in Italia quasi sempre è destinato a soccombere davanti ai particolarismi e agli interessi privati in qualsiasi ambito.
La stessa cosa sta accandendo in Emilia Romagna con il fotovoltaico e l’agrivoltaico spacciato come virtuoso. Multinazionali si stanno accapparando i nostri territori sottraendo terreni agricoli all’agricoltura, trasformando il paesaggio da agrario ad industriale e deprezzando il prezzo delle abitazioni