Amare il proprio destino

C’è qualcosa di immenso nelle nostre piccole vite. Una passione aperta, lungimirante, quando tutto va bene. La percezione, qualche volta fortunata, di stare in un film, anzi no, che stai facendo tu l’account, che devi trovare volti, spazi, scorci, pezzi di storie, racconti, emozioni di qualcuno che proviamo a combinare senza schemi, senza troppe aspettative, in una trama dove tu sei un passante alla ricerca di un regista, di uno che capisca e allarghi la tua idea, la renda intrigante e trovi magari qualche soldo giusto per girare, scrivere, montare, inventare una musica che un po’ accompagni e un po’ sconvolga l’interpretazione che potrebbe dare lo svolgersi dei fatti.

Qualcuno ti attraverserà la strada nel momento sbagliato: mentre sogni quel taglio visivo, un improvviso frastuono ti porta da un’altra parte, ti impedisce di proseguire. Sei costretto a ridisegnare lo sviluppo mentale che avevi immaginato. Qualsiasi dettaglio può diventare sorprendente.

Il destino è già scritto nel senso che si moltiplicheranno le sliding doors, che la tua mente creerà qualcosa di diverso e dovrà tenerne conto. Ogni vita ha un potenziale sconosciuto, è una formidabile macchina di incroci che possono durare qualche secondo o qualche decina d’anni.

Ognuno di noi è un riassunto totalmente originale. Questo lo capisci soltanto se sei capace di ascoltare, se sei generoso nel guardare con gli occhi degli altri, se diventi complice di attimi, quando entri prudente ma curioso nelle vicende di qualcuno.

Sei in una piazza, ad esempio, senti un gruppo di persone che si congedano con tanti ‘ciao’, vorrà dire che per qualche istante, se li guardi anche distrattamente, potresti condividerne i possibili narrativi.

Diventare padroni delle proprie storie, capirne l’unicità, la modestia o la grandezza, decidere che il nostro vero film prima o poi lo scriveremo ci dà la forza di diventarne interpreti e di saper convocare tutto quello che ci serve per riempire di anime, di corpi, di voci, di passioni l’orizzonte che abbiamo davanti.

Oggi, anche oggi sarà un giorno diverso.

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Gian Paolo Caprettini

Ha insegnato all'Università di Torino dal 1975 al 2013, dove è stato professore ordinario di Semiotica e Semiologia del Cinema, ha diretto Extracampus, la TV dell'Università, e il Master di Giornalismo. I suoi libri più recenti: Complice la poesia (L'Indipendente), Dizionario della fiaba italiana (Meltemi), Fatti non foste (Meltemi), San Francesco, il lupo, i segni (Cartman).

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