230 milioni di costi maggiori rispetto al previsto che vanno ad aggiungersi ad altri 80 milioni per entrate al di sotto delle aspettative. È questo il buco che oggi – a un mese dalla chiusura di Olimpiadi e Paralimpiadi – si trova ad affrontare la Fondazione Milano-Cortina, in deficit per un totale di 310 milioni di euro. Deficit che dovrebbe venire ripagato dai cittadini. «Il Comune di Cortina d’Ampezzo partecipa alla Fondazione Milano-Cortina con una quota del 7%, vuol dire che, se dovrà partecipare al ripianamento del debito, dovrà sborsare 21,7 milioni di euro, una cifra notevole per il Bilancio comunale», fa infatti notare la consigliera comunale di Cortina Roberta De Zanna, che ricorda i passati stanziamenti di fondi pubblici da parte del governo a coprire spese aggiuntive rispetto a quelle preventivate.
La notizia, riportata inizialmente dal quotidiano locale Il Nordest, sarebbe stata comunicata ai soci di Fondazione (tra i quali risulta la Regione Veneto) nel corso dell’ultima riunione del Consiglio di Amministrazione. Il buco di centinaia di miglioni sembra essere determinato da due concause principali: i pochi introiti, da un lato, i costi senza fine dall’altro. Eppure, di prestiti pubblici la Fondazione ne ha ricevuti non pochi: l’ultimo ad appena una settimana di distanza dall’inizio dell’evento. Si trattava di 5 milioni di euro, stanziati grazie ad una proposta di legge della Lega approvata dal Consiglio regionale lombardo e da restituire, teoricamente, entro luglio 2026. Nell’autunno precedente, la Fondazione aveva però già chiesto alle Regioni Veneto e Lombardia una lettera di patronato per aumentare la propria linea di credito con le banche a 120 milioni di euro – necessari per far fronte a vuoti di cassa, obblighi contributivi e altro.
Le spese sostenute, d’altro canto, sono state di gran lunga superiori al previsto: a fronte di un budget di 1,6 miliardi a disposizione della Fondazione, ne sono stati necessari più del doppio (3,7) per la costruzione di nuove infrasttrutture, tanto sportive quanto collaterali – autostrade, ferrovie e così via. L’effettiva utilità di queste opere è poi tutta da verificare: se alcune delle opere hanno visto sospesa l’approvazione del progetto perchè costruite in zone ad alto rischio idrogeologico (come la cabinovia Cortina-Socrepes), altre si sono rivelate inutilizzabili appena terminato l’evento (come la pista da bob, costata 118 milioni di euro ma travolta da “incognite e problematiche” che hanno messo in dubbio la tenuta dell’impianto). Per gli impianti che rimarranno in piedi, invece, è da vedere se i costi si trasformeranno in investimenti futuri o se questi finiranno col diventare cattedrali di cemento sparse per le valli, come accaduto per buona parte delle opere costruite per le Olimpiadi 2006. Da ultimo, i ricavi dell’evento non sono stati evidentemente all’altezza di coprire i buchi: i biglietti rimasti invenduti all’inaugurazione dell’evento hanno costretto gli organizzatori a correre ai ripari, tra ribassi e offerte 2×1.
Ora spetterà ai soci – tra i quali le Regioni Lombardia e Veneto, i Comuni di Milano e Cortina e il governo – capire come far fronte alla situazione. “Ci sono delle somme che sono state messe a garanzia l’anno scorso in via prudenziale” ha detto alla stampa il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. I costi (compresi quelli a carico dello Stato), in ogni caso, potrebbero variare in base alla volontà o meno del CIO di coprirne una parte – 100 milioni, secondo quanto emerso.





Mamma mia, che banda di incompetenti corrotti e banditi!
Ci voleva anche la pista di Bob da usare un giorno solo.