Alla fine il petrolio russo è arrivato a Cuba. La nave Anatoly Kolodkin, con a bordo 730mila barili di greggio, ha raggiunto il porto di Matanzas. Nei prossimi giorni il petrolio russo verrà trasformato in diesel, rifornendo l’isola di carburante e alleviando le sofferenze della popolazione civile. Gli ultimi approvvigionamenti di petrolio per l’isola caraibica risalivano infatti a tre mesi fa, quando il presidente USA Donald Trump ha deciso di inasprire l’embargo e impedire, a suon di minacce, il commercio energetico con l’isola. La decisione di Mosca non rappresenta uno scontro frontale con Washington, quanto piuttosto l’esito di una negoziazione: la marina militare statunitense, dispiegata nei Caraibi, non ha fermato la petroliera Anatoly Kolodkin; poche ore prima Trump aveva dichiarato di non aver alcun problema con la spedizione. Restano da capire gli sviluppi futuri, dal momento che il petrolio russo si esaurirà nel giro di poche settimane.
«La Russia considera suo dovere non mettersi da parte ma fornire l’assistenza necessaria ai nostri amici cubani», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, commentando l’invio di petrolio a Cuba negoziato «coi partner americani». Dopo aver attraversato l’Atlantico ed essere stata in acque venezuelane per diversi giorni, la petroliera Anatoly Kolodkin ha raggiunto il porto di Matanzas. Sulla questione è intervenuta anche la Casa Bianca, attraverso la portavoce Karoline Leavitt che ha dichiarato: «la politica sanzionatoria da parte degli USA nei confronti di Cuba rimane invariata», anche se è stato consentito alla nave russa di consegnare carburante all’isola. «Gli Stati Uniti decideranno caso per caso se consentire l’ingresso a Cuba alle navi cisterna». Dichiarazioni parzialmente allineate alle parole pronunciate da Trump qualche ora prima che l’Anatoly Kolodkin entrasse in acque cubane. «Non ho alcun problema se un paese vuole inviare del petrolio a Cuba in questo momento , che si tratti della Russia o meno. Non avrà alcun impatto. Cuba è finita. Hanno un regime pessimo, una leadership pessima e corrotta e, che ricevano o meno una nave di petrolio, non avrà importanza».
Poco dopo il rapimento del presidente venezuelano Maduro, tra i principali partner commerciali di Cuba, l’amministrazione Trump ha inasprito il bloqueo verso l’isola caraibica, minacciando dazi per i Paesi che intendessero inviarle del petrolio. Rispetto ad allora, scavando sotto lo strato enfatico delle parole di Trump, sembrerebbero essersi aperti degli spiragli per la sopravvivenza di Cuba. Si tratta di un risultato riconducibile a più fattori: innanzitutto alla resistenza e alla coesione del popolo cubano, che ha risposto compatto all’assedio imperialista di Washington; alla disponibilità del governo dell’Avana a confrontarsi su tavoli negoziali; alla solidarietà dei popoli sfociata nell’organizzazione della Nuestra América Flotilla, che ha portato sull’isola decine di tonnellate di aiuti umanitari. Diversi Paesi hanno poi rotto il generale stato di inerzia assunto dalla comunità internazionale, nonostante le innumerevoli risoluzioni ONU contro l’embargo statunitense. La Cina ha inviato 5mila sistemi fotovoltaici, seguiti da un carico di 15 tonnellate di riso giunto sabato sull’isola. Se da un lato il Messico ha fermato le spedizioni di carburante per paura di ripercussioni americane, dall’altro ha inviato diverse navi — l’ultima arrivata in queste ore — cariche di medicinali e cibo.
Nei prossimi giorni, anche alla luce del superamento dell’embargo petrolifero da parte di Mosca, il Messico potrebbe valutare di riprendere le esportazioni di greggio e dare continuità al ripristino dei servizi a Cuba. Nel frattempo restano da capire le sorti della Sea Horse, altra petroliera presente nei Caraibi, in attesa forse di autorizzazione da parte di Washington. I 730mila barili di greggio della Anatoly Kolodkin assicureranno carburante ed energia per un paio di settimane, dando sollievo alla popolazione civile ma rinviando una soluzione a lungo termine.





Dall’Italia solo vergogna e nemmeno meloni.
The donald ha cambiato, come suo solito, strategia (gli hanno ordinato di cambiarla). Aspettiamo fino a domani per valutare l’impatto delle placche amiloidi sulla psiche.