martedì 31 Marzo 2026

I portuali di Piombino hanno scioperato contro il traffico di armi

Si chiama Capucine la nave che ieri è transitata nel porto di Piombino per caricare — denuncia il sindacato autonomo USB — tritolo, detonatori, batterie e gas compressi. Destinazione: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Oltre a essere parte — in quanto alleato di Washington — del conflitto scatenato da Israele e USA nel Golfo, l’Arabia Saudita è direttamente coinvolta nella guerra civile in Yemen. Il sindacato di base ha così invitato allo sciopero tutti i lavoratori dello scalo toscano, per non rendersi complici di una violazione non solo sul piano etico, ma anche su quello legale, dal momento che la legge n. 185/90 vieta l’esportazione di materiale bellico verso Paesi in stato di conflitto armato. Non vanno poi dimenticate le sistematiche violazioni dei diritti umani denunciate dagli organismi internazionali: soltanto nel 2024 Riyad ha giustiziato più di 300 persone.

«Siamo di fronte a una tendenza preoccupante». Sono queste le parole utilizzate da USB Piombino per denunciare la presenza, all’interno del porto, della nave Capucine. Quest’ultima, «come ha già fatto altre volte», dovrebbe trasportare in Arabia Saudita un carico di tritolo, detonatori, batterie e gas compressi. «Ai lavoratori e alle lavoratrici dell’area portuale» è stata data «la possibilità di non collaborare a questi transiti indicendo lo sciopero», ha dichiarato USB, invitando la popolazione di Piombino a supportare le associazioni impegnate contro guerre e riarmo. Sono state rilanciate le manifestazioni sul tema, a partire da quella dell’11 aprile, che vedono proprio i portuali in prima linea.

I lavoratori contestano la violazione dell’articolo 11 della Costituzione, così come della legge n. 185/90, che disciplina la compravendita di armi. Nel suo comunicato, l’USB ha richiamato le autorità competenti «a vigilare e intervenire affinché la legge n. 185/1990 sul divieto di esportazione di armi a Stati belligeranti sia pienamente rispettata e non aggirata». Oltre a essere impegnata nell’attuale aggressione all’Iran, scatenata dall’alleato statunitense di concerto con Israele, l’Arabia Saudita è coinvolta direttamente nella guerra civile in Yemen, finanziando una delle parti in conflitto. Si sprecano le denunce di violazione dei diritti umani, a partire dall’utilizzo della pena di morte: soltanto nel 2024 Riyad ha giustiziato circa 350 persone. Tra conflitti e problemi interni, emerge una netta violazione del perimetro tracciato dalla legge n. 185/90 — motivo per il quale USB avrebbe presentato un esposto alla Procura di Livorno.

Al di là delle motivazioni etiche e legali, i lavoratori adducono anche problemi di sicurezza: «la movimentazione di esplosivi e di altri mezzi militari avviene a due passi da un rigassificatore e persino in contemporanea all’arrivo di navi metaniere e al processo di rigassificazione». Il riferimento è al rigassificatore voluto ai tempi dal governo Draghi, tra le polemiche, rimaste inascoltate, di cittadini e comitati.

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