domenica 15 Marzo 2026

Stuprare un palestinese non è reato: l’allucinante sentenza della giustizia israeliana

Stuprare un palestinese non è reato. Questo il succo della decisione del procuratore militare Itai Ofir, che ha scelto di archiviare il caso che chiamava a giudizio cinque soldati israeliani per le violenze sessuali documentate sudi un detenuto palestinese nel centro di detenzione di Sde Teiman. Nonostante le prove a carico fossero schiaccianti, documentate da un video e dal referto dei medici, il primo ministro Israeliano Netanyahu ha esultato per la chiusura del processo: «lo Stato di Israele deve dare la caccia ai propri nemici, non ai propri eroici combattenti», ha dichiarato parlando degli imputati. Da tutto il governo arrivano dichiarazioni di giubilo. Il ministro della Difesa, Israel Kantz, si complimenta con il procuratore e afferma: «Giustizia è fatta». Ancora una volta, lo stato israeliano assolve se stesso, mandando un chiaro messaggio a tutto il mondo: contro i palestinesi, vale tutto. Anche lo stupro.

Molti ricorderanno il video. È luglio 2024 nella base militare costruita nel deserto del Negev ora utilizzata per rinchiudere i prigionieri di Gaza. Un uomo viene prelevato con la forza da terra e trascinato in un angolo. I soldati lo coprono con gli scudi, per nascondersi dalla registrazione della telecamera interna. E abusano di lui. L’uomo arriva in ospedale in gravi condizioni: ha fratture alle costole, danni agli organi interni e una lacerazione rettale dovuta alla penetrazione con un oggetto appuntito. Operato d’urgenza, verrà rispedito pochi giorni dopo nello stesso carcere, conosciuto per le ripetute torture verso i prigionieri.

Israele apre un indagine interna, i militari sospettati sono arrestati. L’estrema destra sionista si scatena: una folla di manifestanti accompagnata da alcuni deputati e ministri assalta la prigione di Sde Teiman e poi la base militare di Beit Lid, in protesta contro il processo aperto a scapito dei militari. Pochi giorni dopo il video dei fatti viene pubblicato su Channel 12, e poi ripreso dai media di tutto il mondo. A pagare, alla fine di tutta questa storia, sarà solo lei, l’allora procuratrice generale Yifat Tome-Yerushalmi. Aveva dato il via alle indagini, e aveva permesso la diffusione del video. Per questo verrà arrestata nel novembre scorso, con vari capi d’accusa tra cui quella di aver divulgato informazioni riservate e per intralcio alla giustizia, dopo che le pressioni interne l’avevano già portata a dimettersi. Netanyahu aveva definito la diffusione del video «il più grave attacco propagandistico e mediatico contro Israele dalla sua fondazione».

Dopo le dimissioni e l’arresto di Yifat Tome-Yerushalmi, Ofir ha assunto l’incarico nel novembre 2025. Con una delle sue prime e controverse mosse, ha deciso di archiviare un procedimento penale a carico di un ufficiale di riserva di alto rango, accusato di essere coinvolto nella morte di un soldato e di un ricercatore civile avvenuta nel Libano meridionale nel novembre 2024. E ora ha archiviato il caso che ha aperto gli occhi al mondo sugli stupri che avvengono nelle carceri d’Israele.

Le sei pagine di documento che riassumono la decisione emessa giovedì dalle IDF, parlano di riprese video «non conclusive» dato che le guardie coprivano la visuale con gli scudi, di un «abuso di procedura»per la diffusione del video che pregiudica il procedimento, e dell’impossibilità di poter contro-interrogare il testimone dagli avvocati della difesa.
Tutto questo comprometterebbe la capacità degli imputati di ricevere un processo equo. Esigendo di conseguenza la chiusura del caso.

L’uomo era stato deportato nella Striscia di Gaza poco dopo lo scoppio dello scandalo, una maniera – secondo molti – di eliminare il problema, nascondendolo in una Striscia di Gaza che l’esercito d’Israele non ha mai smesso di assediare, colpire, affamare. Impedendo così che l’uomo potesse continuare a parlare.

«La calunnia del sangue nota come “caso Sde Teiman”… che ha infangato la reputazione di Israele in tutto il mondo in modo senza precedenti, è giunta al termine», ha dichiarato l’Ufficio del Primo Ministro in un comunicato stampa.

Questo caso di stupro non è che la punta di un iceberg fatto di violenze e torture dentro le prigioni di Tel Aviv: decine di rapporti, inchieste, centinaia di testimonianze parlando di un sistema carcerario studiato deliberatamente per annichilire e torturare i detenuti. Negazione di cibo, di cure mediche, di visite familiari; sovraffollamento, deprivazioni materiali, violenze fisiche e sessuali sono la strategia che Israele sta attuando sotto il controllo delle carceri di Ben Gvir come forma di “vendetta” verso l’intera popolazione palestinese dopo il 7 ottobre 2023. Mentre i detenuti morti in carcere da quella data sfiorano le cento unità, la cosiddetta “unica democrazia del Medioriente” continua a fare carta straccia di tutte le convenzioni sui diritti umani, assicurando l’impunità a ogni crimine commesso dai suoi concittadini, a patto che sia effettuato contro i palestinesi.

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Monica Cillerai

Laureata in Scienze Internazionali a Torino, con un master in Risk Analysis and Management all'Università di Scienze Politiche di Bordeaux. Per L'Indipendente è corrispondente dal Medio Oriente oltre a scrivere di immigrazione e frontiere, estrattivismo e tematiche ambientali.

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2 Commenti

  1. Lo stato di Israele si comporta apertamente nei confronti dei palestinesi come un certo stato europeo si è comportato, anche con la complicità dello stato italiano e di quello ucraino occupato, nei confronti degli ebrei. Sarebbe ora di dire che le atrocità sofferte in passato non sono una giustificazione sufficiente per fare altrettanto.

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