venerdì 13 Marzo 2026

Il Senato declassa la protezione del lupo: ora si potrà abbattere

In Italia il lupo è sopravvissuto a secoli di persecuzioni, al veleno, ai bracconieri, e al rischio di estinzione. Ora, con 78 voti favorevoli al Senato, solo 2 contrari e 57 astensioni, rischia di soccombere a qualcosa di molto più attuale: una legge di delegazione europea e dieci anni di inerzia istituzionale. Il Senato ha infatti approvato definitivamente la legge europea che contiene il recepimento del declassamento dello status di protezione del lupo. Dopo il via libera della Camera a dicembre 2025, il governo potrà ora adottare un decreto che sancirà il passaggio del lupo da specie “rigorosamente protetta” a semplicemente “protetta”. Come avevamo già raccontato a febbraio, la partita ha origine a Bruxelles: la Commissione Europea aveva proposto nel dicembre 2023 di abbassare lo status di protezione del lupo nella Direttiva Habitat, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale UE nel giugno 2025. L’Italia ha scelto il recepimento immediato, risultando tra i primi Paesi a farlo. Dopotutto lo stesso governo italiano aveva spinto per l’approvazione della norma che libera le doppiette.

Fino ad oggi ogni singolo abbattimento richiedeva una deroga specifica. Con la nuova normativa, le uccisioni potranno invece avvenire nell’ambito di piani di gestione regionali, eseguiti da personale specializzato. Le singole regioni potranno quindi approvare dei “piani di prelievo”, attraverso i quali decidere un numero di abbattimenti. Non si tratta di un via libera totale alla caccia: la specie rimane protetta e un documento tecnico dell’ISPRA ha già fissato un tetto massimo di 160 esemplari da abbattere sulla popolazione nazionale, stimata in circa 3.500 individui. Tuttavia si tratta chiaramente di una netta inversione di tendenza rispetto ai piani di ripopolamento che erano attivi fino a pochi anni fa.

Il problema, sollevato da più voci scientifiche, è che l’Italia si trova ad esercitare questo nuovo potere senza gli strumenti adeguati. Avremmo bisogno «di un piano di gestione vasto — ha spiegato a Ildolomiti.it Luigi Boitani, professore emerito di zoologia alla Sapienza e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe — un piano che l’Italia ancora non ha». Un primo tentativo era stato avviato nel 2015 su commissione del ministero dell’Ambiente, ma da allora le Regioni non hanno mai trovato un accordo. Oltre dieci anni di stallo, e ora una nuova norma da applicare senza una base solida.

Le associazioni ambientaliste hanno reagito duramente. Legambiente parla di «grave errore»: «Abbassare il livello di protezione non risolverà i conflitti sociali. Basare il declassamento su una volontà politica, e non scientifica, potrebbe compromettere gli sforzi di conservazione e creare un precedente pericoloso per altre specie». L’ENPA denuncia invece «una grave retromarcia», e considera il provvedimento come «privo di giustificazioni reali, se non quella di tentare di compiacere una parte degli allevatori». La LAV segnala poi che alcune Regioni starebbero già contestando i tetti fissati dall’ISPRA, come accade in Toscana dove la giunta si opporrebbe al limite di 22 abbattimenti assegnato alla Regione.

Rimangono due questioni formali di rilievo. La prima: come ricordato già a febbraio dal Direttore Affari Istituzionali di WWF Italia Dante Caserta, la legge nazionale 157/92 indica ancora il lupo come specie particolarmente protetta e non è stata toccata dal provvedimento, aprendo la strada a possibili contenziosi. La seconda: sono tuttora pendenti dinanzi alla Corte di Giustizia Europea ricorsi contro la stessa decisione di declassamento della Commissione UE e il principio di precauzione avrebbe suggerito di attenderne l’esito.

Sullo sfondo, il problema strutturale rimane irrisolto: i lupi si spostano su territori tra i 50 e i 400 chilometri quadrati, rendendo qualsiasi gestione frammentata per Regioni o Province inefficace. La letteratura scientifica indica del resto che il controllo letale ha effetti incerti – può ridurre le predazioni su un allevamento ma aumentare il rischio nelle aree vicine – mentre le misure non letali, come recinzioni elettrificate e cani da guardiania, restano quelle con le prove di efficacia più solide. Ma richiedono investimenti e politiche di lungo periodo: esattamente ciò che manca in un Paese che, dopo dieci anni, è ancora senza un piano per il lupo.

Avatar photo

Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria