mercoledì 4 Marzo 2026

Da oltre 20 anni, un fiume alla volta: i cittadini che ripuliscono i corsi d’acqua dai rifiuti

Ogni primavera, lungo le rive del Mincio, centinaia di persone si alzano presto, infilano gli stivali e scendono al fiume per ripulirlo da plastica e rifiuti. Nessuno ha chiesto loro di farlo, nessuno li paga, semplicemente hanno compreso che quel corso d’acqua è anche loro, così come delle comunità a monte o a valle. Ecco perché, armati di guanti, pinze e sacchi, si danno appuntamento per raccogliere quello che gli altri hanno abbandonato. Sono 22 anni che non mancano un appuntamento e domenica 8 marzo saranno ancora lì per la prossima edizione.

L’iniziativa si chiama Pulimincio ed è nata dall’ostinazione silenziosa dell’associazione culturale La Luna nel pozzo, in un piccolo comune in provincia di Mantova. La presidente Elena Allegretti la porta avanti da 22 anni, costruendo una rete sempre più ampia di realtà locali, comuni, gruppi sportivi, associazioni ambientaliste e studenti. La ventunesima edizione, nel 2025, ha superato i 500 volontari distribuiti su 17 punti d’intervento, da Peschiera del Garda a Sustinente, con quasi trenta associazioni coinvolte e una decina di tonnellate di rifiuti rimossi dalle rive e dal fondale. Tra i ritrovamenti più sorprendenti, due motorini ripescati grazie ai volontari di Magnet Fishing Mantova. Il fiume restituisce tutto, prima o poi. La ventiduesima edizione si sviluppa su venti punti d’intervento e conta oltre trenta realtà coinvolte.

«Ogni anno partecipano sempre più comuni – racconta Elena Allegretti – ed è assurdo che, con tutta questa gente che aderisce al progetto, ci sia ancora qualcuno che butti dei rifiuti. Noi diciamo sempre che l’ideale sarebbe che questa manifestazione non esistesse più ma fino a quando il problema persiste troviamoci e agiamo». È una storia di comunità nel senso più concreto del termine: persone che si conoscono, si danno appuntamento e tornano. Anno dopo anno.

Mentre sul Mincio si affina un modello rodato, sul Po – il fiume più lungo d’Italia, il grande collettore di quattro Regioni – si sta costruendo qualcosa di più ambizioso. Il 4 aprile 2025 è stato lanciato ufficialmente a Torino il progetto PoSalvaMare, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e finanziato dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito della Legge Salvamare e della missione europea “Restore our Ocean and Waters by 2030”. Partner del progetto sono l’Università di Padova, Plastic Free, Legambiente, il Consorzio Est Ticino Villoresi e altri enti tecnici. Le attività prevedono campagne di raccolta, installazione di barriere galleggianti, monitoraggio con smart-cam e dati satellitari e percorsi educativi nelle scuole, coinvolgendo Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, lungo tutto il corso del Po, fino al delta. La ragione dell’urgenza la spiega un dato del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP): circa l’80% dei rifiuti marini proviene da fonti terrestri, e i fiumi sono la via principale attraverso cui arrivano al mare.

«Difendere il Po significa difendere i territori che il fiume lambisce lungo il suo corso, così come il mare Adriatico in cui sfocia», ha dichiarato Luca De Gaetano, fondatore di Plastic Free, che nel solo 2025 ha mobilitato in tutta Italia oltre 53mila volontari, rimosso 575 tonnellate di rifiuti e coinvolto quasi 78mila studenti in iniziative scolastiche. Giorgio Zampetti di Legambiente ha ricordato che uno studio recente ha censito oltre 15mila rifiuti su sedici fiumi italiani, con una media di 457 oggetti ogni cento metri di sponda.

C’è un filo sottile che unisce queste esperienze, la logica del non aspettare, non delegare e del mettersi in gioco. La differenza tra Pulimincio e PoSalvaMare è solo di scala – una è nata da un’associazione di paese, l’altra da un accordo istituzionale – ma la sostanza è identica: prendersi cura di un bene comune.

Viviamo in un’epoca in cui i problemi sembrano sempre troppo grandi per essere risolti dal basso, e la distanza tra la crisi ambientale e la vita quotidiana appare spesso incolmabile. Storie come queste ricordano che non è sempre così. Che un fiume si pulisce anche un sacchetto alla volta. Che una comunità si costruisce anche tornando allo stesso posto, ogni anno, per prendersi cura dell’ambiente in cui vive. E che il cambiamento – quello vero, quello che dura – comincia quasi sempre da chi ha trovato il coraggio di agire, senza aspettare il permesso di nessuno.

 

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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