La gente non dovrebbe preoccuparsi delle guerre, soprattutto di quella nucleare. Le guerre, infatti, rappresentano solamente gli effetti, non le cause, le quali dipendono dalla carenza di risorse mondiali e dalla conseguente crescita di competizione, ovvero la cosiddetta “escalation” mondiale dell’offesa, della provocazione, delle ritorsioni, del disprezzo delle necessità degli altri che sono diversi da noi, come pure dalla distorsione delle informazioni e dalla cosiddetta “forbice” che separa i sempre più poveri dai sempre più ricchi. Forse è un problema generale di cultura, di consapevole rimorso, o di ignoranza, perché, come dice Carl Sagan, «la vera ragione è che molti si trovano a disagio davanti ai problemi che mettono in luce in modo così evidente i limiti dell’intelletto umano». In un precedente capitolo di questa analisi abbiamo cercato di spiegare al lettore Perché una guerra nucleare è un pericolo sopravvalutato e (forse) irrealistico, mentre in questo articolo – che ne è il continuo – proviamo a capire quali sono gli altri possibili modelli di conflitto militare su larga scala, e potenzialmente distruttivi per la società umana, che dovrebbero impegnare le analisi degli esperti.
Il rischio nucleare posto sul palcoscenico
Le statistiche mondiali, invece, affascinano tutti e sempre. Le statistiche e le relative equazioni hanno sempre ragione, ma solamente quando sono lette dall’insieme di un certo gruppo. Un solo evento isolato non ha un “perché”, così come pure, a livello globale, una manciata di due o tre pazzi che agiscono in maniera imprevedibile non fanno una statistica attendibile. Ma né le statistiche, né tantomeno la nuova Intelligenza Artificiale (che, per definizione, è un pochino più stupida di chi la programma, a meno che non sia “rigenerativa” e quindi molto pericolosa…) possono predire con sicurezza l’accadere di un singolo (perché ce ne potrà essere uno solamente!) evento nucleare mondiale, il quale sarebbe dovuto alla pazzia o all’ignoranza dei singoli.
Purtroppo, la fine del Mondo riconducibile all’uso demente dell’energia atomica, è uno dei temi principali e frequenti della narrativa mondiale, la quale attinge a quei troppi film apocalittici e/o di violenze armate che riproducono motivi di desolanti profezie bibliche, oppure indicano, forse per combatterli, i germi distruttivi che stanno disgregando la presente Società Occidentale. Se qualcuno, ignorantemente, dà credito a queste voci, allora i Media informatici vanno in estasi e ingigantiscono di conseguenza il problema.
Tuttavia, ritengo possibile pensare che i maggiori rischi per il nostro futuro non risiedano in un conflitto nucleare, bensì in altre forme di guerra a livello globale che sono molto più pericolose per il cittadino comune. Le alternative a un conflitto nucleare mondiale potrebbero essere, come purtroppo sta avvenendo, le seguenti:
- Una serie di pandemie mondiali bio-sanitarie o simili, come è successo con il COVID, nonostante i vaccini che arriveranno, forse, troppo tardi e serviranno solamente ad arricchire i “furbi”;
- Un inusitato proliferare nel Mondo di guerre convenzionali e/o di crisi politiche importanti, tali da saturare l’informazione dei Media e distogliere la generale attenzione;
- Una, o più di una, guerre elettroniche (non dichiarate) tra i blocchi contrapposti, presentate dai Media come interventi terroristici di Hackers della contro-parte, oppure come eventuali gravi problemi di software operativi esistenti;
- Una serie di leggi speciali atte a incrementare pretestuosamente la sicurezza interna ed esterna solo di alcuni Paesi e il loro sfruttamento (in questo modo non più controllato) delle risorse mondiali ancora disponibili.
Tuttavia, tra queste, l’alternativa più immediata e probabile alla guerra nucleare mondiale mi sembra essere, almeno per adesso, la guerra elettronica (o cyber-guerra) non esplicitamente dichiarata, ovvero una guerra informatica che interessi tutti i sistemi elettronici civili di controllo e di gestione del mondo attuale. Essa fornirebbe, prima di tutto, il pretesto per generare una crisi (non vera!) nel sistema finanziario dei grandi Istituti Finanziari mondiali, determinando conseguentemente una crisi (questa volta vera!) dell’economia reale delle popolazioni.
Una miccia a forma di hacker

L’hacking, come si estrae dal libro Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica di Steven Levy, si è evoluto da un gioco da ragazzi a un business in crescita da miliardi di dollari, i cui aderenti hanno stabilito un’infrastruttura criminale che sviluppa e vende strumenti di hacking a potenziali criminali con meno esperte abilità tecniche (conosciuti come “script kiddies“).
In generale, si può dire che gli Hacker tentano di penetrare in computer e/o in complesse reti informatiche per uno qualsiasi dei seguenti motivi:
- Guadagno finanziario criminale, ossia il furto di numeri di carte di credito o la frode ai sistemi bancari;
- Guadagnare credibilità e rafforzare la propria reputazione all’interno della sottocultura Hacker. Alcuni Hackers lasciano il loro segno su siti WEB che vandalizzano come prova che hanno effettuato l’hackeraggio;
- Spionaggio aziendale o il cyberspionaggio, quando gli Hackers di un’azienda cercano di rubare informazioni sui prodotti e servizi di un concorrente per ottenere un vantaggio sul mercato;
- Infine, intere Nazioni si impegnano in hacking per rubare informazioni nazionali e/o internazionali, per destabilizzare le infrastrutture degli avversari, o anche per seminare discordie e confusione nel Paese bersaglio. Per esempio, hanno fatto notizia gli attacchi contro il Comitato Nazionale Democratico USA [DNC], soprattutto dopo che Microsoft ha dichiarato che gli Hackers accusati di aver violato il Comitato Nazionale Democratico hanno sfruttato le vulnerabilità ancora sconosciute nel sistema operativo Windows di Microsoft e nel software Flash di Adobe Systems.
Per gli hacker dalla mentalità criminale, il business è in piena espansione. Gli attacchi a grandi Aziende sono stati ampiamente presenti nei Media. Alcuni di questi sono stati di alto profilo, come gli attacchi al Colonial Pipeline, o al JBS (il più grande trasformatore di carne del mondo), o al grande servizio di traghetti Steamship Authority. Emotet, ad esempio, ha paralizzato i sistemi critici della città di Allentown, PA, richiedendo l’aiuto del team di risposta agli incidenti di Microsoft per “pulire” la situazione. In totale, la città ha accumulato costi di bonifica oltre a 1 milione di dollari. GandCrab è altrettanto terribile. Si stima che il suo ransomware abbia già fruttato ai suoi autori circa 300 milioni di dollari in riscatti pagati, con riscatti individuali fissati tra 600 e 700.000 dollari.
Se dovessi elencare tutti gli attacchi hacker mondiali, non basterebbe questo articolo. Ho selezionato, però, i 5 più memorabili nella storia informatica:
- MORRIS WORM (1988): è il primo worm su larga scala a colpire Internet creato da Robert Tapas Morris, uno studente della Cornell University. Il ragazzo non aveva l’obiettivo di scatenare una violazione informatica maligna, ma di provare a misurare la vastità del cyberspace. Il worm, però, una volta immesso in rete, si è trasformato in un malware capace di infettare più di 6000 computer e provocare danni che, secondo alcune stime, raggiunsero i 100 milioni di dollari;
- ILOVEYOU (2000): era il 4 maggio del 2000 e le caselle di mail di mezzo mondo furono invase e intasate da un fiume di mail con testo: «kindly check the attached LOVELETTER coming from me». Il risultato fu un’ondata virale di messaggi che nel giro di poche ore causò infinite confusioni e congestioni. Il virus non si limitava ad autoreplicarsi massicciamente, ma rinominava e cancellava anche molti dei file presenti sui dischi rigidi delle vittime, oltre a collezionarne le password. L’autore fu Onel de Guzman, uno studente dell’AMA Computer College a Manila, nelle Filippine. I danni sono incalcolabili;
- STUXNET (2010): il worm fu progettato (forse dagli USA) per sabotare una centrale di arricchimento di uranio iraniana, causando il blocco delle centrifughe, e propagato tramite una semplice chiavetta USB. Il fatto che STUXNET sia spesso citato nei corsi di formazione e più in generale nella letteratura sulla cybersecurity, dipende non tanto dalla tipologia di dispositivo, ma dalla complessità dell’attacco. Non è un caso che sia stato il primo malware per cui si è parlato di “armi informatiche” e per cui i dipartimenti e i consulenti IT di tutto il mondo hanno cambiato il loro approccio alla sicurezza aziendale;
- SONY PICTURES HACK (2014): il 24 novembre 2014 la Sony Pictures Entertainment viene hackerata. Nessuno riesce ad accedere alla rete aziendale, sui monitor dei PC compaiono scheletri e un messaggio: «Hacked by GOP» (Guardians of Peace). I Dati interni furono interamente cancellati e i documenti e le informazioni riservate furono messi online. Per questo attacco si è ipotizzato un coinvolgimento della Corea Del Nord, ma non è mai stato confermato. Danni non quantizzati;
- WANNACRY (2017): attacco di tipo ransomware su scala globale che, nella primavera del 2017, ha infettato oltre 200mila computer, in più di 70 Paesi nel mondo, primo fra tutti il Regno Unito, dove il virus informatico ha mandato in tilt diversi ospedali. Fu un ransomware che ha reso inaccessibili i dati dei computer con Sistema Operativo Windows, sfruttando l’applicazione “Eternal Blue”, una “debolezza” rilevata in Windows per cui Microsoft stessa aveva distribuito una avvertenza. Danni per oltre un miliardo di dollari.
Per “par condicio” tra notizie Occidentali ed Orientali, è anche il caso di citare una nota dell’ANSA relativa ad un possibile attacco Hacker dell’Ucraina alla Federazione Russa: «Cinque persone sono morte, inclusi due bambini, in una serie di incendi scoppiati in Russia nella zona di Krasnoyarsk, terza più grande città siberiana, centro industriale e importante snodo della Ferrovia Transiberiana. […] Ciò che colpisce è la natura dei luoghi andati in fumo: posti strategici, oltre che simbolici. Siti che inducono a immaginare che si tratti più di obiettivi che di casualità. Inoltre, provocare un incendio a distanza con i sistemi antincendio collegati a un computer per un hacker è un gioco da ragazzi, dicono gli esperti: un pirata della rete ci mette poco a introdursi nel sistema web e a scatenare un corto circuito. Per esempio nel sistema di riscaldamento, semplicemente alzando oltre i livelli di guardia la temperatura delle caldaie. E del resto anche fonti vicine al Cremlino nei giorni scorsi non hanno escluso questa ipotesi. Ovviamente nessuno si è spinto a dichiarare apertamente che gli incendi potrebbero esser riconducibili alla cyberguerra di Kiev, ma non è sfuggito agli osservatori che ad ogni rogo le immagini siano state mostrate innumerevoli volte dai canali social ucraini. Le tappe del fuoco sono partite il 21 aprile da Tver, 150 chilometri a nord-ovest di Mosca, le fiamme si sono sviluppate nell’Istituto centrale di ricerca delle forze di Difesa Aerospaziali della città, considerata la Cape Canaveral russa, che si occupa anche dei sistemi di lancio e difesa missilistica. Un altro rogo di ampie dimensioni è avvenuto nel più grande impianto chimico di solventi russo nella città di Kineshma, 400 km dalla capitale. Il primo maggio è avvenuto un nuovo incendio nello stabilimento di Perm, negli Urali centrali, dove si produce la polvere da sparo per armamenti, compresi i sistemi lanciamissili Grad e Smerch. Il 3 maggio è stato avvolto dalle fiamme un magazzino di 33.800 metri quadrati che, secondo il Media bielorusso NEXTA, sarebbe un deposito della Casa Editrice pro-Cremlino Prosveshchenie. Il 06 Maggio 2022 è stata la volta della zona industriale di Nizhni Novgorod, a est della capitale russa, dove sono bruciati 2 mila metri quadrati di un deposito di solventi. Per ora tutto resta nel campo delle ipotesi. Ma è difficile che davanti agli occhi non passi quell’immagine del giovane, al buio, con il cappuccio della felpa in testa davanti allo schermo di un computer acceso».
Chi si difende dalla guerra elettronica
Infine, cosa è successo a molti software operativi civili intorno al 20 luglio 2024? Non tutti lo hanno capito, eppure è avvenuta, specialmente in Europa, una cosa molto affine a ciò che si può considerare una guerra elettronica: le informazioni, tra loro correlate, degli orari e delle coincidenze dei sistemi civili dei trasporti (voli, treni, traghetti, taxi, cargo, eccetera…) sono andate in tilt per molte ore, come pure le informazioni bancarie relative agli utenti civili, il prelievo con bancomat e il pagamento con carte di credito/debito o altri metodi telematici.
I Media hanno sostanzialmente minimizzato il fatto, adducendo le ipotesi più disparate, ma non del tutto sostenibili, a mio giudizio, circa le possibili cause: intervento di ignoti hackers (che sembra non abbiano rivendicato il danno, né chiesto alcuna contropartita), oppure un eccezionale e necessario ampliamento del software operativo già esistente (cosa che, generalmente, non si fa mai in corso d’opera, oppure si fa a piccole percentuali operative non turbare il sistema), oppure l’aggiunta di nuovi pacchetti di IA, ignorando che, senza le opportune prove preventive in un qualunque sistema operativo esistente, due o più software tra loro diversi possono dimostrarsi incompatibili.
Questi, purtroppo, non sono che alcuni dei tanti esempi di minacce mondiali che si sono già avverati e/o che si stanno avverando e che vengono, a seconda del caso, abilmente sottovalutati o ingigantiti da parte di alcuni Media informatici.
Ma, a questo proposito, è opportuno far presente che i Sistemi relativamente immuni da una guerra elettronica sono proprio:
- I Super-Sistemi Militari per la difesa e per l’offesa;
- I Super-Sistemi Civili per la gestione ed il controllo dei grandi Istituti Finanziari mondiali.
I Sistemi di Sicurezza e di anti-intrusione di tali Super-Sistemi sono talmente difficili da violare e talmente complessi che solamente pochi veri esperti hanno una minima probabilità di riuscirci. Sono a rischio effettivo, invece, tutti gli altri Sistemi mondiali di gestione elettronica, per esempio quelli dei bancomat e delle carte di credito personali, quelli per la gestione del funzionamento e degli orari mondiali dei mezzi di trasporto, quelli per la gestione dei Sistemi energetici e così via, fino ai Sistemi telematici di gestione degli acquisti e delle vendite on–line e dei supermercati locali. Violare i modesti e ben conosciuti criteri di sicurezza di tali Sistemi è molto più facile di quelli dei due Super-Sistemi, ma è incomparabilmente più dannoso per la popolazione dal punto di vista economico e finanziario. Ci sarebbe, inoltre, un’ulteriore differenza importante: i due Super-Sistemi militari e civili hanno, da tempo, già pronte delle valide alternative di backup che possono assicurare la loro efficiente e continua funzionalità. Di contro, tutti gli altri Sistemi elettronici mondiali di gestione civile non hanno queste alternative, perché costano care e possono richiedere un lungo tempo di realizzazione.
Tuttavia, è pur vero che per essere Hackers importanti e per ottenere grossi risultati in campo militare e/o politico bisogna avere, anche, tante risorse finanziarie. Non si può neanche escludere, infatti, che un ricco imprenditore oppure un importante Governo siano capaci di investire somme adeguate in cambio di “rilevanti ritorni” anche a lunga scadenza.
Dunque è possibile che la probabilità del rischio di un conflitto nucleare mondiale sia minore a confronto di altri tipi di conflitto che potrebbero rovinare irreparabilmente noi ed il nostro mondo senza suscitare un eccessivo clamore mediatico e senza incolpare alcuno in particolare. Ma è anche il caso di non dimenticare che nessuna Nazione, nessun gruppo finanziario e/o nessun investitore potrebbe trarre guadagni sostanziali e sicuri da un eventuale conflitto nucleare mondiale direttamente su questa Terra.
Non su questa Terra…Direttamente sotto lo sguardo dei Media della Informazione. Ma nello Spazio, o nelle immense profondità oceaniche, al di fuori dei clamori e dei reportage mediatici, forse è possibile… Il lampo che occasionalmente vediamo di sera nel cielo sgombro da nubi, forse non è imputabili alla nostra allegria o ai nostri occhiali, ma è, forse, un satellite che muore e che può significare guadagno e predominio per qualcuno.



