Oltre 2 miliardi di semi conservati in 25 anni: il successo della banca dei semi più grande del mondo

Nella contea del Sussex, a sud dell’Inghilterra, si trova un caveau capace di resistere a incendi, inondazioni e persino a catastrofi globali. Non custodisce oro né opere d’arte, ma qualcosa di altrettanto prezioso: la biodiversità del pianeta. È la Millennium Seed Bank, la più grande banca di semi del mondo, che dal 2000 ad oggi ha raccolto e conservato oltre 2,5 miliardi di semi di circa 40.000 specie selvatiche, provenienti da ogni angolo della Terra.

Le raccolte partono da luoghi remoti, Madagascar, Thailandia, fino all’Artico svedese, dove botanici e ricercatori individuano piante autoctone e raccolgono i semi da destinare alla conservazione per le generazioni future.

Una volta arrivati nel Regno Unito, i semi vengono trasferiti in stanze a temperatura e umidità controllate, dove restano per diverse settimane ad essiccare. È un passaggio fondamentale: eliminare l’umidità in eccesso permette di rallentare i processi di invecchiamento e prolungare la loro durata. Poi si passa alla pulizia, un lavoro minuzioso e quasi interamente manuale, che separa i semi da polvere e residui con setacci, spazzole e getti d’aria compressa. A questo punto si arriva al test più importante: la germinazione. In laboratorio si ricreano le condizioni ambientali originarie per capire se i semi sono ancora vitali. Solo quelli che dimostrano di poter dare nuova vita vengono sigillati in contenitori ermetici e conservati a -20 °C nel cuore blindato della banca. Non tutti i semi possono essere conservati al freddo. Alcune specie, in particolare quelle tropicali, non sopravvivono al congelamento tradizionale. Per proteggerle, i ricercatori stanno studiando metodi alternativi come la crioconservazione, che utilizza azoto liquido per mantenere in vita i tessuti vegetali anche a temperature estremamente basse. Un campo ancora in evoluzione, ma fondamentale per salvare le varietà più delicate.

La Millennium Seed Bank è dunque a tutti gli effetti un archivio vivente della flora mondiale, progettato per conservare nel tempo una parte fondamentale del nostro patrimonio naturale. Ogni seme qui depositato rappresenta una risorsa genetica preziosa, che potrà tornare utile per affrontare sfide future: dai cambiamenti climatici alla perdita di biodiversità, fino alla sicurezza alimentare. Entro il 2050, si stima infatti che la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone, mentre le terre coltivabili disponibili diminuiranno. Avere accesso a varietà vegetali resistenti alla siccità, alle malattie o al calore sarà essenziale per garantire il cibo necessario alla sopravvivenza.

In venticinque anni di lavoro, il progetto ha stretto collaborazioni con 279 istituzioni in oltre 100 Paesi, creando un’alleanza internazionale per la salvaguardia della biodiversità. Ha formato più di 3.000 ricercatori sulle tecniche di raccolta e conservazione dei semi, contribuendo a diffondere competenze fondamentali. Grazie a questo lavoro condiviso, molte specie sono già tornate a crescere nei loro ambienti originari e habitat danneggiati hanno iniziato a rigenerarsi.

In un’epoca che perde ogni giorno pezzi della sua natura, questo luogo lavora nell’ombra per non perdere la memoria di quello che può ancora rinascere.

[di Gloria Ferrari]

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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