Ritardi in autostrada: dal 2026 scatta il diritto al rimborso del pedaggio

Chi resterà bloccato in autostrada a causa di cantieri o lunghe code potrà chiedere il rimborso del pedaggio, a partire dal 2026. È quanto prevede una nuova delibera approvata dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), l’ente pubblico indipendente che si occupa di garantire diritti e qualità nei servizi di trasporto. La misura riguarda milioni di automobilisti e introduce un principio finora mai applicato in Italia: riconoscere un indennizzo economico per i disagi dovuti non a incidenti imprevedibili, ma a situazioni strutturali o evitabili.

Il rimborso sarà accessibile a chi ha subito un ritardo documentato lungo percorsi interessati da lavori o da blocchi del traffico. Per i cantieri, l’entità del rimborso sarà calcolata in proporzione alla distanza percorsa e al tempo perso. Chi percorre meno di 30 km avrà diritto al rimborso anche senza ritardi; tra i 30 e i 50 km serviranno almeno 10 minuti di ritardo; oltre i 50 km, almeno 15 minuti. In caso di traffico bloccato, invece, la durata del fermo diventa il criterio principale: tra 60 e 119 minuti di attesa si ha diritto al 50% del pedaggio indietro, tra 120 e 179 minuti al 75%, oltre le tre ore l’intero importo.

Il rimborso si potrà richiedere tramite un’app unica, ancora in fase di sviluppo, che raccoglierà dati da tutti i gestori autostradali. Fino alla sua attivazione, sarà comunque possibile avanzare la richiesta attraverso i siti e le app delle singole concessionarie. Il credito maturato apparirà entro 20 giorni dal viaggio e potrà essere riscattato non appena si raggiunge almeno un euro di rimborso accumulato, con accredito su carta, Telepass, MooneyGo o bonifico.

Ci sono però alcune eccezioni. Niente rimborso per importi sotto i 10 centesimi, se il tratto ha già tariffe ridotte, o in presenza di cantieri emergenziali legati a eventi imprevedibili come frane, alluvioni o incidenti gravi. In una prima fase saranno esclusi anche i cantieri mobili. I pendolari con abbonamento avranno le stesse tutele degli altri utenti, con in più la possibilità di recedere se i lavori rendono difficile l’uso quotidiano del percorso. Il calendario prevede due tappe di entrata in vigore. Dal 1° giugno 2026 scatteranno i rimborsi per tratte gestite da un solo concessionario; dal 1° dicembre dello stesso anno anche per i percorsi che coinvolgono più gestori. Fino al 2027 l’Autorità seguirà l’andamento delle richieste per valutare eventuali modifiche.

Per quanto riguarda i costi, le nuove concessioni includeranno l’obbligo di rimborso senza possibilità di scaricarlo sulle tariffe pagate dagli automobilisti. Per le concessioni già attive, invece, è previsto un periodo di transizione. Nel 2026 e 2027 i gestori potranno recuperare l’intero importo dei rimborsi attraverso piccoli aggiustamenti del pedaggio; dal 2028 al 2030 questa possibilità diminuirà progressivamente fino a sparire del tutto. Significa che, per qualche anno, una parte dei rimborsi potrà riflettersi in micro‑aumenti delle tariffe, ma l’Autorità assicura che l’impatto per gli utenti sarà minimo e destinato ad azzerarsi. Anche in caso di traffico fermo per eventi eccezionali, i gestori potranno recuperare i costi dei rimborsi solo se dimostrano oggettivamente che si è trattato di forza maggiore.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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