Pisa, i magistrati mettono nel mirino la solidarietà con la Palestina: 54 indagati

Interruzione di pubblico servizio, blocco stradale e ferroviario, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, occupazione di edifici pubblici. Sono solo alcuni dei capi di imputazione che gravano sulle 54 persone indagate a Pisa nell’ambito delle mobilitazioni contro la guerra e per la Palestina svoltesi negli ultimi mesi. A darne la notizia, nel corso di una conferenza stampa, sono state diverse delle realtà locali coinvolte, tra le quali i sindacati di base USB e CUB, l’organizzazione studentesca Cambiare Rotta e i partiti Potere al Popolo e Rifondazione Comunista. Nel mirino della Questura rientrano diverse iniziative di lotta avvenute in momenti differenti, dai blocchi stradali e dei binari ferroviari all’occupazione del rettorato dell’Università di Pisa, fino alle manifestazioni e alle iniziative contro il transito di armi.

Le persone coinvolte hanno ricevuto la notifica di chiusura delle indagini per fatti avvenuti tra luglio e ottobre 2025. In totale sono stati ipotizzati oltre 140 capi di imputazione. Gli eventi contestati sono diversi e diversificati: «L’interruzione di una lezione per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l’occupazione del rettorato, l’arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, un presidio al rettorato che ha portato alla rottura degli accordi tra l’Università di Pisa e due università israeliane», elenca un comunicato congiunto. Contemporaneamente sono arrivate decine di sanzioni amministrative, dal valore che oscilla tra i 1.000 e i 10.000 euro, contro chi ha partecipato a una manifestazione per fermare un treno con armi dirette verso Israele lo scorso 12 marzo.

Anche le persone coinvolte sono molteplici e provengono da ambienti non necessariamente collegati. Si tratta di «studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani», ma anche di «lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali». Secondo gli attivisti, vista la varietà delle persone coinvolte dai provvedimenti e dei fatti contestati, le misure della Questura celerebbero una volontà di reprimere e isolare la solidarietà per la Palestina, in quella che risulterebbe una criminalizzazione dei movimenti.

I nuovi provvedimenti piovuti a Pisa si collocano in un contesto di progressiva repressione del dissenso, specie per quanto riguarda le iniziative di solidarietà per la Palestina. A venire colpita è stata specialmente Torino: a inizio anno, nel solo capoluogo piemontese, si contavano infatti almeno 48 misure cautelari, 94 denunce e più di un centinaio di multe. I provvedimenti, tuttavia, sono arrivati in tutto lo Stivale, dalle realtà in cui i movimenti risultano più strutturati come la stessa Torino a quelle che siamo meno abituati ad associare a mobilitazioni dal basso, come Sondrio o Catania. Hanno inoltre colpito un ampio ventaglio di realtà e categorie di persone, dagli attivisti ai sindacati, per passare dai vigili del fuoco fino a giungere a cittadini ordinari. Gli episodi contestati sono anch’essi diversificati e vanno da casi di danneggiamento a brevi occupazioni di binari, per arrivare a semplici manifestazioni di solidarietà, come nel caso dei pompieri pisani, oggetto di sanzioni disciplinari per il solo fatto di essersi inchinati in memoria delle vittime a Gaza.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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