«Israele deve rilasciare immediatamente gli attivisti della Global Sumud Flotilla Saif Abu Keshek e Thiago de Avila. Le inquietanti testimonianze di gravi maltrattamenti devono essere indagate. La solidarietà e la consegna di aiuti ai palestinesi a Gaza non sono un crimine». Così l’ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU condanna la detenzione dei due attivisti della GSF in Israele, «incompatibile con il diritto internazionale». Avila e Abu Keshek sono stati arrestati lo scorso 29 aprile e la loro detenzione è stata prolungata due volte. Contro di loro non è stata mossa alcuna accusa formale, ma i pm israeliani hanno ipotizzato reati legati al terrorismo, senza portare alcune prove. I legali degli attivisti riportano che i due sarebbero stati oggetto di abusi fisici comparabili alla tortura, mentre intanto anche la famiglia di Thiago Avila si è mossa per chiedere il suo rilascio, in modo da farlo partecipare ai funerali della madre, scomparsa poche ore dopo l’ultima convalida dell’arresto del figlio.
Il comunicato delle Nazioni Unite è arrivato ieri, 6 maggio. L’ufficio dell’Alto Commissario (OHCHR) condanna la detenzione e l’arresto degli attivisti, «arrestati in acque internazionali e portati in Israele, dove continuano a essere detenuti senza alcuna accusa formale». L’ONU chiede a Tel Aviv di interrompere l’uso della «detenzione arbitraria» e l’impiego della legislazione antiterrorismo «vaga e generica» come forme di condanna, giudicando tali condotte «incompatibili con il diritto internazionale in materia di diritti umani». L’ONU chiede inoltre il sollevamento del blocco marittimo su Gaza, in modo da consentire e agevolare l’ingresso di aiuti umanitari. A proposito della detenzione degli attivisti, l’OHCHR ha sollecitato anche l’apertura di indagini sui maltrattamenti denunciati dai loro legali, che hanno riportato testimonianze di «gravi abusi fisici equivalenti a tortura, tra cui essere stati picchiati e tenuti in isolamento per giorni».
Assieme al comunicato dell’ONU è arrivata anche una richiesta di rilascio dalla famiglia di Avila, dopo la morte di Teresa Regina de Avila e Silva, madre dell’attivista. La donna, malata da tempo, si è spenta il 5 maggio, data in cui un tribunale israeliano ha prorogato ulteriormente l’arresto del figlio, respingendo l’istanza della difesa. Inizialmente, Avila e Abu Keshek avrebbero dovuto essere rilasciati il 3 maggio, ma la loro detenzione è stata estesa di due giorni; il giorno della prima udienza, i due si sono presentati in tribunale visibilmente provati, con gli occhi arrosati e lividi sul volto. Dopo la sentenza, gli attivisti hanno lanciato uno sciopero della fame. A seguito della seconda udienza la scadenza delle misure cautelari è stata fissata al 10 maggio.
In Italia, nel frattempo, la Procura di Roma ha aperto una inchiesta per sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Al momento dell’arresto, i due attivisti si trovavano infatti a bordo di una nave battente bandiera italiana, Paese che, in quanto Stato di bandiera, esercitava giurisdizione sull’equipaggio. La nuova inchiesta si aggiunge a quella aperta lo scorso ottobre sui fatti dell’anno scorso riguardanti la prima GSF: analogamente a quanto successo con l’ultima missione, la prima Flotilla era stata intercettata dalla marina israeliana mentre si trovava in acque internazionali, a qualche miglia dalla costa di Gaza. In seguito all’abbordaggio, gli attivisti sono stati portati in carcere in Israele, dove avrebbero subito abusi fisici e psicologici; 37 cittadini e parlamentari italiani hanno così presentato denuncia e la magistratura ha avviato le indagini per reati di eccezionale gravità quali tentato omicidio, pirateria, sequestro di persona e tortura. Per accertare quanto accaduto e identificare chi avrebbe compiuto tali reati, i pm stanno compilando una richiesta di rogatoria verso Israele; essa dovrebbe venire inviata nei prossimi giorni al ministro Nordio, che dovrebbe poi inoltrarla a Tel Aviv.
Intanto, la GSF si prepara a ripartire dalle coste greche. La ripresa della missione è prevista per domani, quando la flotta salperà verso la Turchia. Sulle coste anatoliche, la missione umanitaria troverà ad attenderla un’altra dozzina di imbarcazioni. A quel punto la direzione sarà la Striscia di Gaza, dove tra bombardamenti, epidemie e ingressi contingentati dei beni umanitari, il genocidio del popolo palestinese continua. Di recente le autorità israeliane hanno istituito una nuova “linea arancione”, formalizzando un controllo illegale ai sensi del diritto internazionale sui due terzi della Striscia.





Qualcuno fermi lo stato terrorista di israele!!!