Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha innescato una nuova escalation commerciale annunciando dazi del 25% su automobili e camion importati dall’Unione Europea. La mossa di Trump, comunicata attraverso il suo account social Truth, si innesta in un quadro geopolitico sempre più fragile e frastagliato, segnato dalle divergenze transatlantiche sulla guerra condotta da Washington e Israele contro l’Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. L’offensiva tariffaria appare come una ritorsione diretta contro l’asse europeo, e in particolare contro il Cancelliere tedesco Merz, reo di aver aspramente criticato la strategia bellica americana in Medio Oriente.
«Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando l’accordo commerciale da noi pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi doganali applicati all’Unione Europea per le auto e i camion importati negli Stati Uniti. Il dazio sarà aumentato al 25%», ha scritto Trump in un post su Truth. «È pienamente chiaro e concordato che, se le auto e i camion verranno prodotti in stabilimenti statunitensi, non ci sarà alcun dazio». Il presidente americano ha poi aggiunto: «Molti stabilimenti per la produzione di automobili e camion sono attualmente in costruzione, con investimenti per oltre 100 miliardi di dollari, un RECORD nella storia della produzione di auto e camion».
Il Vecchio Continente ha respinto con forza le accuse del tycoon. Bernd Lange, presidente della Commissione Commercio dell’Europarlamento, ha definito Washington inaffidabile: «Il comportamento di Trump è inaccettabile», ha tuonato. «Il Parlamento stava per per ratificare la legislazione sull’intesa commerciale con gli USA. Sono gli Stati Uniti ad aver ripetutamente rotto gli accordi, e non è questo il modo di trattare gli alleati. Ora possiamo solo rispondere con la massima chiarezza e fermezza». Un portavoce della Commissione Europea ha ribadito la posizione comunitaria: «L’Ue sta attuando gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta secondo la prassi legislativa standard, tenendo costantemente informata l’amministrazione USA», avvertendo infine che, «Qualora gli USA adottassero misure non conformi alla dichiarazione congiunta, ci riserveremo ogni possibilità di azione per tutelare gli interessi dell’UE».
Negli scorsi giorni, in un dibattito all’Eurocamera, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen aveva ammesso le drastiche conseguenze che la guerra israelo-statunitense contro l’Iran sta provocando sull’Europa. «In soli 60 giorni di conflitto la nostra spesa per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, stiamo perdendo quasi 500 milioni al giorno», aveva dichiarato, sottolineato che quella attuale rappresenta la seconda grave crisi energetica nel giro di quattro anni, dopo quella dovuta alla guerra russo-ucraina e al blocco delle importazioni di gas da Mosca. Il mirino di questa nuova manovra di Trump sembra puntato in particolare sull’industria tedesca, dopo che il premier Merz ha dichiarato che gli USA sono stati «umiliati da Teheran». Un’ulteriore escalation potrebbe ora coinvolgere acciaio, tecnologia e agroalimentare.
A luglio dell’anno scorso, Donald Trump e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen avevano faticosamente raggiunto un’intesa formale, nota come Accordo di Turnberry – dal nome del golf club scozzese dove fu siglato -, che fissava una tariffa base del 15% sui beni europei importati. Tuttavia, l’impianto dell’accordo è stato pesantemente compromesso quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il Presidente non disponeva della necessaria autorità legale per dichiarare un’emergenza economica e giustificare in autonomia l’imposizione di tali dazi. Questa storica bocciatura giurisprudenziale ha di fatto forzato una riduzione della tariffa base al 10%. Al centro della sentenza c’era la legge che lo stesso presidente aveva usato, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Il nodo della nuova minaccia di Trump è che l’amministrazione potrebbe sostenere che il dazio del 25% sulle auto europee non si basa più sull’IEEPA (la legge bocciata), ma su un’altra base legale come la Sezione 232, ritenendolo una misura per la sicurezza nazionale, magari combinata con la Sezione 301 del Trade Act del 1974, che viene usata contro Paesi che violano accordi commerciali o mettono in atto pratiche “ingiustificabili o discriminatorie”.





È ora che l’Europa si apra al commercio col mondo e chiuda le porte ad USA ed Israele, un minimo di decenza.