Non solo libri: a Firenze arriva la Biblioteca degli Oggetti per condividere utensili e strumenti

Non tutto ciò che utilizziamo deve essere per forza acquistato e posseduto. Esistono utensili e strumenti che servono una o due volte e poi finiscono inutilizzati in un cassetto. Da questa consapevolezza nasce a Firenze la Biblioteca degli Oggetti, un servizio pubblico che permette di prendere in prestito anche oggetti di uso quotidiano: piccoli elettrodomestici, strumenti tecnologici o attrezzature per il tempo libero. L’obiettivo è ridurre gli acquisti superflui, limitare gli sprechi e offrire un’alternativa concreta a chi ha bisogno di attrezzi per un utilizzo occasionale.

Il funzionamento richiama quello del prestito librario, ma con una differenza sostanziale. Per accedere al servizio, ogni utente è chiamato a contribuire mettendo a disposizione almeno un oggetto di sua proprietà. In questo modo il catalogo non è definito dall’alto, ma cresce grazie alla partecipazione diretta della comunità. Ogni oggetto prestato diventa parte di un sistema condiviso, basato sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca. Il progetto si inserisce nelle politiche locali legate al Distretto di Economia Civile e al Patto per la Lettura, due strumenti attraverso cui il Comune di Firenze promuove modelli più sostenibili e inclusivi. Il primo punta a sviluppare un’economia che tenga insieme valore sociale, ambientale ed economico; il secondo rafforza il ruolo delle biblioteche come luoghi accessibili a tutti, di supporto pratico nella vita quotidiana. 

Condividere un oggetto significa anche riconoscere che non tutto deve essere individuale. In un contesto urbano dove le relazioni sono spesso rapide e frammentate, iniziative di questo tipo creano nuove occasioni di scambio e contatto tra le persone, contribuendo a ricostruire un senso di comunità. Allo stesso tempo, riportano l’attenzione su una dimensione più concreta del quotidiano: usare un oggetto, prestarlo, imparare a maneggiarlo significa riscoprire il valore dei gesti manuali e del tempo dedicato alle cose. Un trapano, una macchina per cucire, un attrezzo da giardino richiedono attenzione, cura, competenza e tornare a usare le mani diventa quindi un modo per rallentare e acquisire nuove abilità. In Italia esistono già esperienze simili, come quella di Bologna con Leila – la biblioteca degli oggetti. A Firenze, però, l’iniziativa entra a far parte dei servizi pubblici, assumendo una struttura più stabile e organizzata. Questo consente di garantirne la continuità nel tempo e apre alla possibilità di estendere il modello ad altre biblioteche della città.

La fase iniziale del progetto prevede ora un percorso di co-progettazione che coinvolgerà cittadini e associazioni nella definizione del catalogo. Bisognerà scegliere quali oggetti mettere a disposizione, intercettando i bisogni reali del territorio per costruire un servizio che risponda a esigenze concrete. Nel tempo, l’iniziativa sarà monitorata attraverso indicatori legati al numero di scambi, al livello di partecipazione e alla riduzione degli acquisti e dei rifiuti.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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