La morte di internet non è una teoria, è un modello di business

Il concetto di Internet che si era stagliato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta era assolutamente radicale, rivoluzionario ed egualitario. Lo strumento, nato nei laboratori militari dell’esercito statunitense con il nome di ARPANET, era ormai stato assorbito dagli ambienti accademici e intellettuali, i quali ne avevano sovvertito gli originali fini militaristici con l’obiettivo di creare “una civiltà della Mente”. «Governi del Mondo Industriale […]. A nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarci in pace. Non siete i benvenuti tra noi. Non avete sovranità dove noi ci riuniamo», ...

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4 Commenti

  1. Non si tratta di internet, ma dell’uomo che sotto la spinta del denaro sta scomparendo.
    L’uomo è un camaleonte del pensiero può identificarsi in qualunque cosa, quando si identificava in Dio era creatore, oggi che si identica nel dollaro è diventato un oggetto da buttare e tutto decade in conseguenza.

  2. L’oggetto di questo articolo interessante è il WWW che è un’infima parte di Internet, la superficie burrascosa presa d’assalto dalla mediocrità intellettuale del capitalismo-neoliberismo. Poi ci sono il Deep Web e il dark Web. Il Deep è ricco di informazioni reali ma difficilmente raggiungibile senza uno sforzo intellettuale perché NON è indicizzato dai Motori di ricerca. Per trovare informazioni si deve spigolare, ma la libertà è garantita. Il Dark Web è banale nella sua ansia malvagia, ci sono molti scammers e la fregatura è in agguato; ma è un territorio libero, selvaggio e attraente. La morte del WWW è solo questione di tempo, a mio avviso l’agonia è iniziata con le Apps e i Social, queste devastanti enclosures (per parafrasare Varoufakis) che hanno dato inizio allo sviluppo del Tecno-Feudalesimo. Dopo la morte del Web l’altro Internet resterà, la scommessa è: riusciranno a devastare anche questi angoli di libertà i soliti noti, oppure rimarrà territorio libero dalla mercificazione?

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