L’avvento delle intelligenze artificiali è stato accompagnato dalla promessa di mantenere l’essere umano “in the loop”, ovvero di assicurarsi che ogni decisione finale restasse nelle mani di un dirigente in carne e ossa. Ma, pur continuando a ripetere questo principio, si moltiplicano gli indizi di un cambiamento profondo: il processo amministrativo sta scivolando sempre più verso una dipendenza strutturale dai chatbot. Una nuova ricerca britannica evidenzia infatti che la maggior parte dei dirigenti si trovi ormai nelle condizioni di assumere decisioni importanti solo dopo aver consultato un’IA.
Il dato arriva da Quick Thinking 2.0, un report che sintetizza i risultati di un sondaggio commissionato nel Regno Unito da Confluent, azienda attiva nel cloud e nell’analisi dei dati. Considerando il tipo di servizi offerti dalla società, non stupisce che il documento adotti un tono marcatamente propositivo, invitando le imprese ad abbracciare l’innovazione per non restare indietro. Ciò non toglie che le cifre riportate siano interessanti: offrono infatti uno spaccato significativo degli atteggiamenti manageriali emersi tra i 200 “business leader” coinvolti.
Tra i partecipanti al sondaggio emerge che il 62% ricorre ai chatbot ogni volta che deve compiere scelte manageriali significative. Nel 27% dei casi, queste riguardano assunzioni o licenziamenti. Inoltre, il 46% dei dirigenti interpellati ammette di affidarsi più ai suggerimenti dell’intelligenza artificiale che alle opinioni dei propri colleghi. Un quadro che solleva più di una perplessità, soprattutto considerando che i chatbot possono generare informazioni errate – “allucinare” – con una frequenza stimata tra il 3% e il 27%.
La crescente propensione ad affidarsi alle intelligenze artificiali viene spiegata dal fatto che l’82% dei leader aziendali intervistati dichiara di trovarsi spesso costretto a scegliere tra agire rapidamente o prendersi il tempo necessario per maturare decisioni più ponderate. Il 92% sostiene inoltre che, negli ultimi tre anni, il ritmo imprenditoriale sia aumentato in modo significativo, rendendo più urgente che mai dimostrare prontezza manageriale. Non sorprende quindi che il 60% lamenti di avere sempre meno tempo per prendere decisioni cruciali per il raggiungimento degli obiettivi di business.
In questo scenario, i chatbot vengono percepiti come un ponte di connessione tra i due estremi: strumenti capaci di sintetizzare in pochi istanti una mole di informazioni che, impiegando i metodi tradizionali, richiederebbe molto più tempo per essere analizzata. Le IA finiscono così per essere impiegate non piú come assistenti, ma come consulenti, soprattutto in situazioni che richiedono scelte critiche e tempi stretti – un contesto che rende ancora più difficile controllare l’affidabilità delle informazioni generate dai modelli.
Quanto riportato da Confluent offre uno spaccato del settore privato britannico che si basa su di un campione tutto sommato ristretto, non è detto che possa essere esteso automaticamente ad altri contesti. Tuttavia, queste statistiche restituiscono una misura concreta di un fenomeno che sta già incidendo su molti ambiti in cui figure apicali sono retribuite per farsi carico delle decisioni – talvolta anche difficili. Un assunto che, come dimostrano segnali sempre più frequenti, non riguarda soltanto il mondo aziendale ma tocca anche il perimetro dell’amministrazione pubblica.
Sappiamo, per esempio, che i recenti attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran sono stati supportati in qualche misura da sistemi di intelligenza artificiale. Sappiamo inoltre che il Department of Government Efficiency – guidato ufficiosamente da Elon Musk – ha delegato a ChatGPT la selezione di alcune realtà a cui tagliare i fondi, ritenute colpevoli di aver approfittato delle politiche di inclusività ed eguaglianza. I tagli sono stati eseguiti, salvo poi scoprire che in molti casi le valutazioni automatizzate erano errate e la supervisione umana é stata annullata in favore di una maggiore “efficienza”. Nel contesto militare, dove la trasparenza è ancora più limitata, è difficile ottenere dati affidabili sul tasso di errore: ciò che possiamo ipotizzare, però, è che le IA impiegate in ambito bellico non siano magicamente esenti da fallimenti e che, durante le operazioni più recenti, gli Stati Uniti hanno colpito anche delle scuole.





L’IA come una racchetta da Tennis dipende da chi la usa, qui ad esempio poiché ho pagato abbonamento a ChaGPT fino Ottobre, ma si sono messi a fare guerra, gli ho chiesto di tradurre per il Washington Post, Le mie critiche come quando si dice a suocera perché nuora intenda:
1) Avevo un abbonamento annuale a ChatGPT, quindi devo aspettare la scadenza. Ora che lo hanno consegnato ai militari, non lo rinnoverò più e passerò ad Anthropic o a qualche altro servizio che escluda l’uso militare, fosse anche DeepSeeker. E sono sicuro che, con l’aiuto di tutti gli uomini di buona fede, sarà quello vincente, mentre tutti gli altri, affittati ai militari, si consumeranno e falliranno.
2) caso di Anthropic è semplice: il governo non può legittimamente punire una società privata perché insiste affinché la propria IA non venga usata per sorveglianza domestica di massa o per armi completamente autonome. Anthropic afferma che il Pentagono ha strumentalizzato una ristretta autorità sul “rischio della catena di approvvigionamento” — un’autorità pensata per proteggere gli acquisti pubblici, non per schiacciare il dissenso — per reagire contro un’espressione protetta, aggirare il giusto procedimento e imporre una punizione senza autorizzazione di legge. Anthropic sottolinea inoltre di non essersi mai rifiutata di sostenere la difesa nazionale in generale; si opponeva solo a due usi finali vietati, continuando invece a supportare analisi di intelligence, pianificazione, operazioni cyber e altre funzioni militari. Sulla base di questi fatti, le pretese di Anthropic sembrano configurarsi come ritorsione, violazione del Primo Emendamento, violazione del giusto procedimento, azione esecutiva ultra vires e uso arbitrario del potere di approvvigionamento.
Quanto a Sam Altman, non esiste responsabilità penale per il solo fatto di fare affari con il Pentagono; il rischio penale comincia solo se la partecipazione passa da un’attività contrattuale lecita alla facilitazione consapevole di sorveglianza illegale, intercettazioni illegali, privazione incostituzionale di diritti, false dichiarazioni al governo o altre elusioni consapevoli dei limiti legali. Il diritto statunitense già criminalizza l’intercettazione non autorizzata di comunicazioni, certe forme di sorveglianza elettronica illegale ai sensi della FISA e la privazione volontaria di diritti costituzionali sotto colore di legge. Quindi, se un impiego dell’IA fosse consapevolmente usato per monitoraggio illegale di massa dei cittadini, oppure se le garanzie rappresentate al governo o al pubblico fossero consapevolmente false, il rischio cesserebbe di essere teorico. Ma in assenza di questi fatti, “ha lavorato con i militari” resta un’accusa politica, non ancora penale.
3) Ormai le IA stanno per diventare intelligenti, se tutti le manteniamo sulla corretta strada seguiranno la legge non chi della legge abusa, dipende solo da quanti saremo a salvaguardia.