Ogni anno il dizionario di Cambridge individua una parola che, più di altre, riesce a condensare lo Zeitgeist del presente, diventando una sorta di specchio linguistico delle trasformazioni culturali e sociali in corso. Per il 2025 la scelta è ricaduta su “parasociale”, un aggettivo che descrive la percezione di un legame con una celebrità mai incontrata, con un personaggio di finzione o, sempre più spesso, con un chatbot. Con lo sdoganamento delle intelligenze artificiali generative, infatti, stanno emergendo con forza applicazioni “relazionali” di IA, progettate non solo per fornire risposte...
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Togli Dio dalla vita dell’uomo e succede questo. Tutto ciò che c’è di buono deriva dal Signore. Togli il Signore e a cascata distruggi tutti i valori. Se tagli la radice, la pianta muore…rimangono le piante finte
Ma quali soluzioni legislative! I ragazzi hanno bisogno di stare insieme e di avere un adulto con cui parlare, quando serve. Purtroppo, sono le politiche sociali che non vanno più in quella direzione (e ci si potrebbe chiedere perché). Il potere economico, che condiziona le scelte delle amministrazioni, come sappiamo, e colonizza la mente delle persone, ha spinto per promuovere la digitalizzazione. Il risultato è che ci sono meno soldi per le attività extrascolastiche che si svolgono nelle scuole, per le cooperative che promuovono attività di aggregazione nei quartieri. Al posto dei centri di aggregazione sorgono fast food o altre attività economiche che generano reddito e, contemporaneamente, divisione sociale. Ogni forma di aggregazione giovanile viene criminalizzata, e il risultato è che criminali ci diventano davvero. Tutti noi affrontiamo il presente con le categorie mentali del passato. Si salvi chi può.
Secondo me Ferri qui è fuori bersaglio: il problema non nasce dall’“empatia simulata” dei chatbot, ma dal contesto sociale che stiamo costruendo attorno ai ragazzi.
Se la politica (e una certa destra identitaria/suprematista, più in generale l’idea delle “caste”: chi comanda e chi serve) spinge verso disuguaglianza, paura e conformismo, succede una cosa semplice: si spezza il pensiero scientifico. La scienza funziona davvero solo dove c’è uguaglianza di dignità e possibilità: accesso allo studio, confronto libero, merito reale (non “obbedienza”), e libertà di sbagliare senza essere marchiati.
I giovani oggi si trovano stretti tra due trappole:
1. Adeguarsi al clima da tribù/gerarchia e spegnere il pensiero critico per non essere esclusi.
2. Pensare liberamente e pagare un prezzo sociale (isolamento, etichette, emarginazione).
In questo quadro l’IA può al massimo essere un strumento (utile o dannoso a seconda di come la usi), ma non può riparare il nodo di fondo: se la società premia la sottomissione e punisce l’autonomia, nessun chatbot “salva” la salute mentale dei ragazzi. La risposta vera è politica e culturale: scuola più forte, servizi psicologici accessibili, comunità reali, lavoro e futuro meno precari, e piattaforme regolate sul serio.
E poi basta con la finta morale: il pericolo più grande non è “ChatGPT”, è chi sogna un’Europa a burocrati e piccoli nazi-fascisti in cravatta che si credono Dio in terra e vogliono decidere chi vale e chi deve stare zitto.
( Tradotto da IA da Italiano intelligente a Italiano di massa)