Il Comune di Capri, isola nel golfo di Napoli appartenente all’arcipelago Campano e parte della città metropolitana di Napoli, ha deciso di azzerare l’IMU per i proprietari che affittano i propri immobili ai residenti. Una misura pensata per riportare sul mercato gli affitti a lungo termine, ormai diventati rari dopo anni di espansione delle locazioni turistiche brevi. È una scelta netta, che interviene su uno dei nodi più delicati delle località ad alta pressione turistica: l’accesso alla casa per chi vive e lavora stabilmente sul territorio.
La decisione è stata approvata durante l’ultimo Consiglio comunale e riguarda gli immobili concessi in affitto a residenti o a parenti residenti. Per il Comune il mancato gettito dell’imposta è stimato in circa 200 mila euro all’anno: nel 2026, invece dei circa 6 milioni di euro previsti, le entrate IMU dovrebbero fermarsi a 5,8 milioni. Una rinuncia fiscale che l’amministrazione considera sostenibile, se messa a confronto con i costi sociali della crisi abitativa.
Capri è un caso emblematico. L’isola conta poco più di 14mila abitanti, divisi tra i comuni di Capri e Anacapri, su una superficie di appena 10 chilometri quadrati. In uno spazio così limitato, ogni casa sottratta alla residenza stabile ha un impatto immediato. Dopo la pandemia, il turismo è cresciuto senza sosta: 2,7 milioni di visitatori nel 2023, punte di 31mila presenze giornaliere nel 2024, e un trend ancora in aumento nel 2025. La stagione turistica, ormai, non si concentra più solo nei mesi estivi, ma si estende da primavera inoltrata fino all’autunno.
Questo boom ha avuto un effetto collaterale evidente. Molti proprietari hanno scelto di convertire le abitazioni in affitti brevi, più redditizi e flessibili, svuotando il mercato degli affitti a lungo termine. In un contesto insulare, però, chi non trova casa non può semplicemente spostarsi in un quartiere vicino o in un comune limitrofo. La mancanza di alloggi incide direttamente sulla possibilità di tenere aperti servizi essenziali, di assumere personale stagionale qualificato e, più in generale, sulla tenuta della comunità residente.
Per arginare il rischio, oltre all’azzeramento dell’IMU, negli ultimi mesi il Comune ha avviato una ricognizione degli immobili pubblici inutilizzati, con l’obiettivo di ristrutturarli e destinarli ad affitti a canone calmierato. In aggiunta, è stato sperimentato un modello di subaffitto controllato: l’amministrazione individua abitazioni disponibili sul mercato, le prende in locazione e le riaffitta ai residenti, coprendo la differenza tra il canone richiesto dal proprietario e quanto una famiglia può permettersi in base all’ISEE. In questo modo il Comune offre una garanzia ai proprietari, spesso preoccupati da morosità o difficoltà di rientrare in possesso dell’immobile alla fine del contratto.
La scelta di Capri si inserisce in un contesto nazionale in evoluzione. Nel luglio del 2025, per la prima volta dal periodo post-Covid, l’offerta di affitti brevi in Italia ha iniziato a diminuire, passando da 508 mila a 484 mila in un anno. Circa 25mila unità sono uscite dal mercato, e le stime parlano di 50mila alloggi ritirati definitivamente.




Non affitterei mai il mio immobile al comune perche’ lo subaffitti ad altri: in caso di morosita’, o comunque mio desiderio di riavere indietro l’immobile, non mi troverei solo contro l’inquilino, ma pure il comune: con tutta la demagogia sull'”esproprio proletario”, soprattutto se nella sua graduatoria il comune dovesse dare la precedenza a famiglie numerose con bambini piccoli: siate allora certi che la vostra casa non la riavrete piu’ indietro… Il vero problema e’ la struttura del mercato degli affitti abitativi, squilibrato fortemente a favore dell’inquilino: queste operazioni quindi sono destinate a fallire…vediamo se tra un anno L’Indipendente fara’ il punto della situazione su questi provvedimenti da “pannicello caldo”.
e’ semplicemente disgustoso che chi ha più di una casa pretenda che altra gente non ne abbia alcuna. Stia attento signor proprietario di immobili, potrebbe essere lei in futuro a trovarsi senza casa…
Nessuno pretende che altri non abbiano una casa, ma l’invidia per chi ce l’ha non e’ la soluzione: ci vorrebbe un’edilizia popolare piu’ diffusa, con canoni calmierati e che vengano pero’ realmente riscossi; alloggi convenzionati da cui gli abusivi vengano prontamente allontanati per rispettare il diritto di chi deve vederseli assegnati; garanzia inoltre che i beneficiari siano cittadini italiani. E infine garanzie per i proprietari, che hanno spesso faticato per avare cio’ che altri chiedono per se’ come diritto naturale, e cioe’ “a gratis”.