lunedì 16 Marzo 2026

Italia leader mondiale del patrimonio UNESCO: 61 siti e nuovi riconoscimenti nel 2025

Nel 2025 l’Italia consolida la propria leadership nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, mantenendo il primo posto a livello globale grazie all’ingresso delle Tradizioni funerarie della preistoria sarda, le Domus de janas, che seguono l’iscrizione della Via Appia – Regina viarum avvenuta nel 2024. Con un totale di 61 siti riconosciuti, il patrimonio italiano risulta composto prevalentemente da beni culturali, che rappresentano 55 iscrizioni, mentre solo 6 rientrano nella categoria dei beni naturali. L’Italia emerge inoltre come il Paese maggiormente rappresentato all’interno della WHL per quanto riguarda i siti legati ai “temi” della città con 29 beni iscritti, e ai paesaggi culturali, che raggiungono quota otto, come la Francia.

Parallelamente, nell’ambito degli altri programmi UNESCO dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, l’Italia può contare su 21 Riserve della Biosfera, tra cui, dal 2024, quella dei Colli Euganei in Veneto, 12 Geoparchi, inclusa l’Alta Murgia in Puglia riconosciuta nello stesso anno, e 21 elementi di patrimonio culturale immateriale, tra i quali figura anche il recente inserimento della cucina italiana nella sua interezza.

La cucina italiana viene presentata come un autentico sistema culturale, strutturato attorno a tre pilastri fondamentali. Il primo richiama i concetti di tradizione e memoria condivisa, interpretando le pratiche gastronomiche come veicoli di trasmissione del sapere e di relazioni familiari e comunitarie. Il secondo pilastro è legato alla biodiversità dei territori, poiché ogni area del Paese contribuisce con preparazioni e materie prime che rispecchiano gli ecosistemi locali e le consuetudini territoriali. Il terzo ambito riguarda infine la cultura del cibo, mettendo in evidenza la cucina come un rito sociale quotidiano fondato sulla condivisione, sulla cura e sull’identità collettiva, elementi che vengono riconosciuti come patrimonio culturale immateriale.

In Italia, paesaggio e patrimonio storico-artistico non sono semplici elementi identitari, ma beni di interesse pubblico tutelati dalla Costituzione. Monitorarne lo stato attraverso specifici indicatori consente di valutare quanto questo principio venga realmente applicato, in un contesto in cui il territorio è sottoposto a una pressione costante: quella di un Paese economicamente avanzato, densamente popolato e caratterizzato da un equilibrio fragile, ma anche da una concentrazione unica di valori culturali e paesaggistici.

Il nodo centrale, però, resta irrisolto. Se adeguatamente valorizzati, paesaggio e patrimonio culturale potrebbero rappresentare uno dei più potenti motori di crescita economica del Paese, capace di generare lavoro qualificato, sviluppo diffuso e filiere sostenibili. Eppure, questa risorsa straordinaria continua a essere sfruttata solo in parte, schiacciata da politiche frammentarie, da una visione di breve periodo e da un approccio che troppo spesso considera il patrimonio come un problema da gestire, anziché come una leva strategica su cui costruire il futuro economico e sociale dell’Italia.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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1 commento

  1. Londra ci sono migliaia di palazzi e monumenti che non hanno bisogno del bollino UNESCO perché sono vivi, curati, rispettati.
    In Italia invece si sventola l’UNESCO come una medaglia, ma spesso è un cartello: “attenzione, qui si sta lasciando marcire”.
    Non è leadership culturale: è la prova che siamo diventati specialisti mondiali nel mettere il patrimonio in bilico mentre il governo gioca a fare lo statista e perde guerre ovunque, portando gli Italiani in estinzione per servilismo.

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