La Corte interamericana dei diritti umani, uno dei tribunali regionali per la protezione dei diritti umani insieme alla Corte europea e a quella africana, ha ordinato all’Ecuador di garantire la protezione del territorio e del diritto a rimanere isolati dei suoi popoli indigeni incontattati Tagaeri e Taromenane. In particolare, la Corte ha attribuito allo Stato la responsabilità di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui il diritto alla proprietà collettiva, all’autodeterminazione, alla salute, al cibo, all’identità culturale e a un ambiente salubre. Un evento che le associazioni per i diritti umani hanno definito di portata storica: è infatti la prima volta che un tribunale internazionale si pronuncia sulla salvaguardia di comunità indigene non contattate.
La sentenza, nello specifico, attribuisce al governo la colpa di non aver protetto i Tagaeri e i Taromenane dall’espansione dell’industria petrolifera e dalla deforestazione, minacciando la loro sopravvivenza. Infatti, nonostante nel 1999 l’Ecuador abbia istituito la “Zona Intangibile Tagaeri Taromenane”, vietando qualsiasi attività estrattiva, l’area non è mai stata davvero protetta dall’attività umana.
Prima di tutto, perché la sua delimitazione è stata completata solo nel 2007. In secondo luogo, perché le misure di tutela sono state di fatto aggirate proprio da chi le aveva promosse: la ricchezza petrolifera dell’area ha spinto infatti il governo a dichiararla di “interesse nazionale”, aprendo alla possibilità di sfruttamento e compromettendo la protezione dell’area.
Per questo, la Corte ha ora imposto misure concrete per porre rimedio alle violazioni subite dai popoli indigeni e per impedire ulteriori minacce alla loro sopravvivenza. Ha inoltre ribadito l’importanza del principio di non contatto, essenziale per la loro sopravvivenza.
Il legame profondo degli indigeni con la terra e la cultura, unitamente al loro impegno per la giustizia ambientale e sociale, rendono la tutela dei loro diritti una questione di importanza globale. Il loro ruolo nella protezione dell’ambiente e nella promozione della sostenibilità è essenziale per il benessere del pianeta, così come la loro conoscenza tradizionale degli ecosistemi e delle risorse naturali è spesso più dettagliata rispetto alle pratiche scientifiche moderne. Una saggezza ancestrale vitale per la conservazione della biodiversità.
Le tribù incontattate, nello specifico, vivono in modi altamente autosufficienti e notevolmente diversi dalle società moderne. Per esempio, gli Awá dell’Amazzonia brasiliana utilizzano la resina dell’albero del maçaranduba per illuminare le loro case, e costruiscono in poche ore abitazioni con liane, foglie e tronchi. La loro comprensione del mondo naturale, basata su un vasto sapere botanico e zoologico, offre soluzioni uniche per una vita sostenibile. E che, per questo, va gelosamente custodita.
[di Gloria Ferrari]



