Il furto continuo dei super ricchi

Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta di duemila miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. È quanto emerge da un dettagliato rapporto pubblicato da Oxfam e intitolato Takers, not Makers (letteralmente “coloro che predano non coloro che producono”). Il documento evidenzia chiaramente come un ristretto gruppo di persone, definito “aristocrazia”, detenga una ricchezza sproporzionata rispetto al resto della popolazione mondiale. Questa ricchezza, in molti casi, è il risultato di eredità intergenerazionali, pratiche colonialiste o di un sistema basato su monopoli e distorsioni del mercato capitalista, piegato al loro volere grazie all’enorme potere economico e politico che esercitano. Nonostante i tassi di povertà complessivi siano diminuiti nel mondo, il numero di persone che vivono nell’indigenza rimane invariato rispetto al 1990, rappresentando ancora il 44% della popolazione globale. Nel frattempo, l’1% delle persone più ricche possiede circa il 45% dell’intera ricchezza mondiale

Eredità, clientelismo, corruzione e drenaggio di denaro pubblico

L’idea che la ricchezza estrema sia una ricompensa per un talento eccezionale è ampiamente diffusa e fortemente alimentata dalla narrazione prevalente, che spazia dai mass media alla cultura popolare. Questa percezione, tuttavia, non trova riscontro nella realtà dei fatti. Il rapporto di Oxfam mostra come la ricchezza estrema della classe dei miliardari di oggi sia in gran parte ereditata o accumulata attraverso pratiche predatorie seppur legalizzate, in un fenomeno che non accenna ad arrestarsi. L’oligarchia mondiale si è consolidata grazie a un intreccio di eredità, clientelismo e potere monopolistico. Inoltre, data la loro grande influenza e la commistione con il potere politico, i miliardari riescono a moltiplicare le proprie ricchezze grazie alla pratica (teoricamente illegale) dellinsider trading, cioè l’utilizzo di informazioni privilegiate per trarre vantaggio sui mercati finanziari.

Secondo la classifica stilata da Forbes nel 2024, l’erede più ricco al mondo è Mukesh Ambani, con un patrimonio stimato di 116 miliardi di dollari. Ha ereditato parte dell’impero manifatturiero tessile fondato da suo padre e ha ampliato la sua fortuna attraverso la Reliance Industries, un conglomerato con interessi che spaziano dal petrolchimico al tessile, dal retail alle telecomunicazioni

Il rapporto svela come tutti i miliardari al mondo di età inferiore ai 30 anni abbiano ereditato la loro fortuna. Nei prossimi tre decenni, gli oltre mille miliardari attualmente in vita trasferiranno più di 5,2 mila miliardi di dollari ai loro eredi. Secondo Oxfam, il 36% della ricchezza dei miliardari deriva dall’eredità, che spesso è esente da tasse. L’analisi mostra che due terzi dei Paesi nel mondo non applicano alcuna tassazione sull’eredità per i discendenti diretti. Inoltre, metà dei miliardari vive in nazioni dove non esiste imposta di successione sul denaro che verrà trasferito ai figli. Questo fenomeno sta rapidamente creando una nuova aristocrazia globale, in cui la ricchezza estrema si trasmette di generazione in generazione, consolidando ulteriormente le disuguaglianze.

Il clientelismo e la corruzione sono altri due aspetti fondamentali che caratterizzano la fortuna di questa nuova aristocrazia. Non importa tanto il livello di competenza o conoscenza individuale, quanto piuttosto chi si conosce, su chi si può fare pressione, chi si può finanziare o corrompere. Gran parte della ricchezza estrema è infatti il risultato di legami clientelari tra i più ricchi e i governi. Questo fenomeno si manifesta frequentemente nell’intreccio tra pubblico e privato, dove le compartecipazioni aziendali tra soggetti statali e privati – presentate spesso come strategie volte a stimolare l’economia e migliorare i servizi – diventano spesso uno strumento per drenare risorse pubbliche a vantaggio dei ricchi.

Monopoli e colonialismo

Un altro fattore attraverso il quale i miliardari accumulano ricchezza è il carattere sempre più monopolistico di diversi settori finanziari e industriali. Le società monopolistiche hanno la capacità di controllare i mercati, stabilire le regole, fissare i prezzi e definire i termini di scambio con altre aziende e con i lavoratori. Queste strategie non fanno altro che incrementare la ricchezza dei loro proprietari, i cosiddetti “aristocratici”, tra i quali figurano alcuni degli uomini più ricchi del pianeta. Un esempio emblematico è Jeff Bezos, con un patrimonio netto di 219,4 miliardi di dollari, che ha costruito il suo impero attraverso Amazon, azienda che rappresenta il 70% degli acquisti online in Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Secondo Oxfam, il 18% della ricchezza dei miliardari del mondo deriva direttamente dal potere di monopolio, che continua a consolidare le disparità economiche su scala globale. 

Jeff Bezos è il fondatore e presidente esecutivo di Amazon, con un patrimonio netto di 219,4 miliardi di dollari

Questa mentalità economica deriva strettamente dal colonialismo, che continua a produrre effetti tangibili nel presente nonostante sia un fenomeno storico risalente a secoli fa e apparentemente concluso con la decolonizzazione dei Paesi colonizzati. Oggi, la maggior parte dei miliardari risiede nei Paesi ricchi del Nord del mondo, che ospitano appena un quinto della popolazione globale. Come evidenziato nel rapporto, è difficile spiegare questa concentrazione di ricchezza senza considerare l’impatto persistente del colonialismo.

Il colonialismo è un fenomeno sia storico che contemporaneo. Il colonialismo storico si riferisce al periodo di occupazione e dominio formale da parte delle potenze occidentali, principalmente europee, terminato in gran parte con le lotte di liberazione nazionale nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale. Il colonialismo contemporaneo, o neocolonialismo, descrive invece quei processi attuali che continuano a estrarre ricchezza dai Paesi del Sud del mondo verso quelli del Nord. Questo avviene attraverso meccanismi di controllo economico e coercizione che, pur non basandosi più sul dominio diretto, perpetuano gli impatti del colonialismo storico.

L’economia globale odierna è ancora strutturata in modo tale che la ricchezza fluisca dal Sud del mondo al Nord. Tuttavia, non tutte le persone nei Paesi ricchi beneficiano di questo sistema: la ricchezza è concentrata nelle mani di una piccola minoranza, e anche all’interno di queste nazioni la disuguaglianza continua a crescere in modo significativo.

Il mondo odierno, profondamente segnato dalla brutale storia coloniale, è ancora dilaniato da divisioni razziali e da un sistema economico che favorisce le élite a discapito della maggioranza. L’eredità di disuguaglianza forgiata attraverso il saccheggio e lo sfruttamento durante il colonialismo storico continua a plasmare le vite moderne, creando un sistema globale in cui la ricchezza viene sistematicamente estratta dal Sud del mondo per avvantaggiare una piccola élite nel Nord del mondo. 

Multinazionali e colonialismo moderno

L’impresa multinazionale è una diretta eredità del colonialismo, discendente di istituzioni come la Compagnia delle Indie Orientali, che agiva come un’entità autonoma ed era responsabile di numerosi crimini coloniali. Oggi, le multinazionali, spesso in posizioni di monopolio o semi-monopolio, continuano a sfruttare i lavoratori del Sud del mondo per conto di ricchi azionisti prevalentemente basati nel Nord globale.

Le catene di fornitura globali e le industrie di trasformazione per l’esportazione rappresentano moderni sistemi coloniali di estrazione della ricchezza dal Sud al Nord. I lavoratori coinvolti in queste catene di fornitura affrontano spesso condizioni di lavoro precarie, privazione dei diritti di contrattazione collettiva e scarsa protezione sociale. In alcuni casi, si trovano in situazioni assimilabili alla schiavitù, simili a quelle del colonialismo storico. Come evidenziato da Oxfam, i salari nel Sud del mondo sono tra l’87% e il 95% inferiori rispetto a quelli del Nord del mondo per lavori con pari competenze.

Le grandi multinazionali dominano le catene di fornitura globali, beneficiando della manodopera a basso costo e della continua estrazione di risorse. Queste aziende catturano la stragrande maggioranza dei profitti, perpetuando dipendenza, sfruttamento e controllo attraverso strumenti economici.

Operai tessili indiani lavorano in pessime condizioni in uno stabilimento strettissimo

Nel 2022, uno studio intitolato Unequal exchange of labour in the world economy condotto dall’Università Autonoma di Barcellona e pubblicato su Nature Communication ha cercato di quantificare il vantaggio derivante da questo scambio ineguale tra il Sud e il Nord del mondo tra il 1995 e il 2015. I risultati hanno rivelato che ben 242 mila miliardi di dollari sono stati trasferiti dal Sud al Nord del mondo in questo periodo. Questo costante depauperamento, radicato nei secoli di storia umana, costituisce la base su cui si fonda l’aristocrazia globale degli ultra-ricchi miliardari di oggi.

Educazione alla disuguaglianza

Come spiegato da Oxfam, nel 1820, il reddito del 10% più ricco del mondo era 18 volte superiore a quello del 50% più povero. Nel 2020, questa disparità è salita a 38 volte. L’attuale sistema educativo contribuisce a perpetuare l’eredità coloniale della disuguaglianza attraverso il predominio della conoscenza e delle lingue occidentali, oltre che le profonde disparità nei finanziamenti e nella ricerca a livello globale. L’influenza sproporzionata di poche istituzioni educative situate nel Nord del mondo ha plasmato le politiche economiche e sociali del Sud del mondo. Nel 2017, ad esempio, il 39% dei capi di Stato a livello globale aveva studiato in università nel Regno Unito, negli Stati Uniti o in Francia.

Motori economici di estrazione come istituzioni globali, mercati finanziari e multinazionali, tutti plasmati dal colonialismo e dal predominio dei Paesi ricchi, continuano oggi a perpetuare schemi che favoriscono il trasferimento di ricchezza dal Sud al Nord del mondo. Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rappresentano ancora oggi simboli tangibili della disuguaglianza mondiale. I Paesi del G7 detengono infatti il 41% dei voti nel FMI e nella Banca Mondiale, nonostante rappresentino meno del 10% della popolazione globale. Inoltre, i leader della Banca Mondiale e del FMI sono nominati rispettivamente dagli Stati Uniti e dall’Europa.

Queste organizzazioni esercitano una significativa influenza nel modellare il sistema economico globale, insistendo sull’attuazione di politiche che spesso penalizzano i Paesi a basso e medio reddito. Il FMI, ad esempio, richiede ai Paesi debitori di dare priorità al rimborso dei debiti rispetto ad altre esigenze e promuove misure come la privatizzazione, la liberalizzazione del commercio e la riduzione della spesa pubblica come condizioni per l’accesso a nuovi prestiti.

Secondo il rapporto di Oxfam, tra il 1970 e il 2023, i governi del Sud del mondo hanno pagato 3,3 mila miliardi di dollari in interessi ai creditori del Nord del mondo. Inoltre, Oxfam stima che per ogni dollaro ricevuto dai Paesi poveri tramite il FMI, questi abbiano dovuto tagliare quattro dollari dai loro già magri bilanci pubblici. 

[di Michele Manfrin]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

1 commento

  1. E poi ci lamentiamo se l’immigrazione clandestina aumenta, questo sarà un processo inarrestabile fin quando non si lavora su una politica di riequilibrio della ricchezza. Ė necessario che la politica capisca che il processo di arricchimento di pochi a discapito di molti produrrà solo nuove tensioni e guerre mondiali fino all’autodistruzione del mondo. L’Occidente è obbligato a restituire ciò che ha tolto illegittimamente.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria