L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato mercoledì a larghissima maggioranza, per il 32esimo anno consecutivo, la richiesta di porre fine all’embargo economico imposto a Cuba dagli USA. L’appuntamento nell’Assemblea ONU, che è composta da 193 membri, si è concluso con 187 voti a favore della risoluzione, soltanto 2 contrari (Stati Uniti e Israele) e un’astensione (la Moldavia), eguagliando il record di sostegno a Cuba raggiunto nel 2019 e replicato lo scorso anno. Secondo l’ONU, l’embargo – in vigore sin dai primi anni Sessanta – viola i diritti umani dei cubani, limitando l’accesso alle risorse vitali e rallentando lo sviluppo economico del Paese.
Cuba ha presentato la risoluzione argomentando che, nonostante le dichiarazioni di cambiamento da parte degli Stati Uniti, l’embargo continui a pesare enormemente sulla vita della popolazione. Il voto è arrivato dopo che il governo cubano ha criticato duramente l’amministrazione Biden, esprimendo la speranza che un futuro presidente possa porre fine all’embargo. Il ministro degli Esteri de L’Avana, Bruno Rodriguez, ha infatti accusato gli Stati Uniti di portare avanti una «politica di massima pressione», volta a privare Cuba di carburante e altri generi di prima necessità, affermando che l’economia cubana avrebbe perso oltre 16 miliardi di dollari a causa delle sanzioni USA sotto la presidenza Biden. Per contro, il rappresentante statunitense – il vice ambasciatore Paul Folmsbee – ha difeso l’embargo, affermando che esso costituisca una forma di pressione politica per promuovere riforme democratiche e denunciare le violazioni dei diritti umani da parte del governo cubano, pur riconoscendo «le sfide che il popolo cubano deve affrontare». «Ecco perché – ha aggiunto – le sanzioni statunitensi includono esenzioni e autorizzazioni relative alle esportazioni di cibo, medicine e altri beni di prima necessità a Cuba».
Il voto in Assemblea ha, quest’anno più che mai, una valenza particolare, dal momento che Cuba è impegnata a fronteggiare il sostanziale peggioramento di una forte crisi economica, in particolare a causa delle conseguenze della pandemia e dell’isolamento economico globale. Mentre i prezzi continuano a crescere a causa dell’inflazione, i cubani devono affrontare una sempre maggiore penuria di beni alimentari e farmaceutici. I blackout, inoltre, si verificano sull’isola con sempre più frequenza. Molti cubani, negli ultimi anni, hanno scelto di migrare verso i Paesi esteri: centinaia di migliaia di persone hanno lasciato l’isola per trovare fortuna altrove, molti dei quali proprio negli USA. Il voto dell’ONU, seppur non vincolante, consegna un chiaro segnale politico, sottolineando ancora una volta l’isolamento della posizione statunitense e il supporto globale a Cuba. L’isola, infatti, è riuscita a ottenere sostegno anche da Paesi storicamente alleati degli Stati Uniti, dimostrando una volontà condivisa di superare le tensioni ideologiche della Guerra Fredda e di promuovere relazioni più inclusive.
[di Stefano Baudino]




Finchè il mondo intero non si ribellerà alla politica USA di assoggettamento di qualunque paese che non risponde ai suoi canoni politico-finanziari non ci sarà nè pace nè sviluppo sostenibile nel mondo.
Uno stato decide il destino dell’intero pianeta. Tutti zitti.
Come si annientano le nazioni, i popoli e il loro diritto all’autodeterminazione: con l’economia.