Nonostante l’interesse dei cittadini per gli argomenti correlati al cambiamento climatico e alla geoingegneria sia aumentato significativamente solo negli ultimi anni, lo stesso non si può dire per i progetti scientifici a riguardo, che erano già centinaia all’inizio degli anni 2000 e da allora sono aumentati a un ritmo pressoché costante. A fornire la fotografia di queste tendenze, oltre al recente aumento dei litri di inchiostro usati dai giornali sul tema, non sono nient’altro che i dati e le statistiche. Basti pensare che, solo dieci anni fa, quasi 10 milioni di persone provenienti da 194 Paesi hanno votato indicando quali fossero per loro i 6 temi più importanti: la categoria «azioni contro il cambiamento climatico» si è posizionata al 16esimo posto su 16, ottenendo meno di due milioni di preferenze. Nell’anno corrente, invece, la categoria ha scalato ben 7 posti posizionandosi nona su 17 e ottenendo quasi il 34% delle preferenze sul totale dei votanti. Tuttavia, consultando alcuni database, come quello fornito dal sito Geoengineering Monitor (geoengineeringmonitor.org), si può notare come, mentre i cittadini collocavano le questioni climatiche in ultima posizione per livello di interesse, gli esperimenti di geoingegneria avviati erano già circa mille e distribuiti in tutto il globo.
I programmi avviati o conclusi già negli anni 2000
Nel 2000 erano già 342 i progetti pianificati, in corso o persino già completati. Questi comprendevano 31 test per la rimozione dei gas serra (ovvero quei gas presenti nell’atmosfera capaci di intrattenere una parte consistente della componente infrarossa delle radiazioni solari e contribuire al riscaldamento globale), ben 272 esperimenti per la modificazione del tempo (di cui quasi il 70% predisposti allo studio di meccanismi per l’aumento delle precipitazioni), due relativi alla produzione di biodiesel da alghe ad alto contenuto lipidico e al loro consumo di anidride carbonica e infine un progetto sulla gestione della radiazione solare, che ha previsto la semina nell’atmosfera di piccole particelle (come scaglie di torio, bario o alluminio) con l’obiettivo di riflettere la luce solare e ridurre il riscaldamento globale. Tali ricerche sono state effettuate in maniera eterogenea in tutto il mondo: sono stati avviati quasi 100 esperimenti negli Stati Uniti, ma se ne trovano anche in Messico, Cuba e persino nell’America del Sud, in Paesi quali Brasile, Perù e Cile.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, sono state registrate una cinquantina di ricerche in Europa, di cui 2 per la modificazione del tempo in Italia e ben 8 nel Regno Unito. In Africa sono stati avviati 15 progetti simili, in particolare esperimenti di inseminazione delle nuvole in prossimità delle coste e altri studi sul miglioramento delle precipitazioni per contrastare la siccità. In Burkina Faso, per esempio, nel 1998 è stata avviata una ricerca che mira a migliorare la produzione alimentare attraverso la regolare inseminazione delle nuvole con particelle di ioduro d’argento (Agl). L’esperimento è stato condotto dalla Weather Modification Inc., un’azienda americana nata nel 1961 che gestisce una flotta di oltre 35 velivoli bimotore pronti a soddisfare le esigenze di ogni cliente. In Marocco, la stessa azienda è stata incaricata (e finanziata) dal governo di seminare oltre 14.000 chilometri quadrati di territorio per aumentare le precipitazioni. Spostandosi nell’entroterra asiatico, invece, è possibile trovare anche progetti che mirano alla riduzione delle precipitazioni, come il programma antigrandine avviato in Tagikistan, il progetto Namangan in Uzbekistan (che ha coinvolto 7400 chilometri quadrati fino al 2006, con l’obiettivo di disperdere la nebbia e le tempeste, proteggendo così le colture agricole) e persino un programma antigrandine in Mongolia, concluso già dal 1992 e finanziato dal governo in congiunzione alle istituzioni russe. Infine, dirigendo l’occhio verso l’Oceania, è possibile accorgersi che sono stati condotti anche esperimenti per la rimozione dei gas serra, come quello ancora in corso nelle Filippine sul biochar, affidato alla Philippine Biochar Association (il quale mira a intrappolare per sempre nel suolo il carbonio e altri composti), oppure come quello condotto a Sydney, che mira a fertilizzare l’Oceano scaricando sostanze nutrienti in aree a bassa produttività biologica, cercando di stimolare la crescita di fitoplancton, ovvero gli organismi autotrofi in grado di assorbire la CO₂ atmosferica e poi trascinarla sul fondo dell’Oceano sequestrando carbonio.
L’evoluzione della geoingegneria negli anni seguenti

Nel caso gli oltre 300 progetti già avviati o completati entro il 2001 non sembrino abbastanza, basta spostarsi leggermente in avanti nella linea del tempo per osservare un incremento di quasi il 40%. Fino al 2006, infatti, i progetti già avviati o conclusi erano 472, di cui 97 incentrati sulla rimozione dei gas serra (ovvero circa il triplo di quelli di cinque anni prima), 293 per la modificazione del tempo, 3 per la gestione della radiazione solare e 6 sulle alghe, ovvero quattro in più rispetto ai cinque anni precedenti. Nelle Americhe la distribuzione dei vari esperimenti è rimasta sostanzialmente eterogenea, mentre in Africa sono comparse 3 nuove ricerche sul biochar, uno studio in Algeria per lo stoccaggio della CO₂ (finanziato anche dall’Unione Europea e sospeso nel 2011, dopo che i ricercatori hanno rilevato un sollevamento della superficie su tutti i pozzi di iniezione, i quali avrebbero persino attivato sismicamente una zona di frattura profonda) e un progetto di fertilizzazione nell’Oceano Atlantico, sponsorizzato anche da due università inglesi. Ricerche simili sono state condotte anche in Europa, dove per la prima volta si trova riscontro di un esperimento per la gestione della radiazione solare: un professore di progettazione ingegneristica, in collaborazione con un ricercatore dell’Università di Manchester, sta infatti conducendo alcune analisi, sparando da alcune navi getti d’acqua nel cielo, i quali dovrebbero aumentare la riflettività delle nuvole di circa il 5%.
Passando poi al 2015, anno del sondaggio che ha visto le questioni climatiche inserite per ultime nella lista delle priorità, gli esperimenti di geoingegneria avviati o conclusi sono diventati ben 979, ovvero oltre il doppio rispetto a quelli esaminati fino al 2006. I progetti di rimozione dei gas serra (oltre 400) hanno completamente superato in numero quelli relativi alla modificazione del tempo (317), mentre si è registrato un aumento sostanziale anche relativamente alle ricerche sulla gestione della radiazione solare – che sono passate da 3 a 20 – e ai progetti sulle alghe, anch’essi 20 in totale. Per la prima volta, in Sud America è stato avviato un esperimento che mirava a migliorare la riflettività delle nuvole, il quale ha coinvolto cinque velivoli di ricerca, due navi e due siti in superficie. La ricerca è stata finanziata da diverse istituzioni pubbliche statunitensi e ha coinvolto 150 scienziati provenienti da 8 nazioni diverse, tra cui USA, UK, Perù e Cile. Inoltre, per la prima volta, sono stati effettuati studi simili vicino a Mosca – dove è stato valutato quanto aerosol di solfato è necessario iniettare in troposfera per ridurre significativamente la radiazione solare in arrivo – e in Australia, a Sydney, dove i ricercatori hanno studiato come creare nuvole più grandi e riflettenti per raffreddare l’acqua sottostante e proteggere la Grande Barriera Corallina dallo sbiancamento dei coralli.
I progetti di geoingegneria ad oggi
Infine, spostandosi sulla linea temporale fino ad arrivare al 2024, è possibile effettuare un resoconto complessivo degli ultimi decenni. Una questione che sicuramente non può sfuggire all’occhio consultando la mappa sono i numeri: i progetti di geoingegneria attivi o completati sono passati dai 979 del 2015 a ben 1.828 fino all’anno corrente (1.959 se si considerano anche quelli cancellati). Al primo posto, sia per quantità che per incremento, vi è la quota di esperimenti che mirano a ridurre i gas serra: sono oltre 900 al 2024, ovvero più del doppio rispetto al numero di progetti attivi o completati fino al 2015. Le ricerche dedicate alla gestione della radiazione solare sono circa 30, mentre i progetti di modificazione del meteo sono oltre 320 e quelli che hanno coinvolto la flora marina sono oltre 60 in totale. In sintesi, si potrebbero usare pagine e litri d’inchiostro per descrivere quali e quanti esperimenti siano attivi nel mondo, ma forse risulta più utile riassumere così: negli ultimi decenni i test sulle tecniche di geoingegneria si sono diffusi eterogeneamente in tutto il globo e sono più che quintuplicati.
[di Roberto De Maio]




E dunque che si fa? Ci possiamo difendere o come al solito dobbiamo patire e subire consapevoli e muti?
molto molto generico; quando si parla di “progetti” cosa si intende? cioè quanti tentativi vengono fatti per ogni progetto? con che frequenza? quanto territorio viene interessato?
come sono andati fino ad ora? hanno dato risultati soddisfacenti o hanno creato problemmi (tipo magari alluvioni o super grandinate…)?
Articolo interessante ma molto generico. Sarebbe utile conoscere i risultati di queste ricerche e le conseguenze. Ma temo siano secretati. O no?